25 Aprile 1945 / 25 Aprile 2026. Dalla Liberazione alle nuove minaccioso e pericolose sfide globali, la ricorrenza banco di prova di maturità democratica del Paese tra polemiche residuali, rigurgiti repressi da anni da finte e deboli convergenza. Il dibattito politico si interroga sul l’attualità della festa nazionale simbolo della fine del nazifascismo.

di Massimo Del Mese e Marco Naponiello per POLITICAdeMENTE
ROMA / EBOLI – A ottantuno anni dalla Liberazione, il 25 aprile 2026 si presenta ancora una volta come una data carica di significato storico e politico, ma anche come uno specchio delle dinamiche contemporanee del Paese. Istituita nel 1946 per commemorare la fine dell’occupazione nazista e del regime fascista, la festa nazionale continua a rappresentare un momento fondativo dell’identità repubblicana, legato ai valori della Resistenza e della Costituzione.
Eppure, nel corso dei decenni, non sono mancate letture divergenti e tensioni politiche attorno a questa ricorrenza. Anche nel 2026, il dibattito tra le forze politiche oscilla tra richiami alla memoria storica e tentativi di allargare il significato della giornata, trasformandola in una festa realmente condivisa, capace di superare le contrapposizioni ideologiche del passato, tentativi purtroppo che appaiono evidenti “recitazione” specie nella ufficialità delle manifestazioni, laddove a deporre corone e rappresentare lo Stato vi sono proprio gli eredi di quegli attori che poi furono sconfitti dalla Storia con le Armi e la Democrazia.
Se da un lato persistono posizioni che rivendicano una lettura identitaria del 25 aprile, dall’altro si registrano segnali di apertura verso una visione più inclusiva: una celebrazione non contro qualcuno, ma a favore di valori universali, come la libertà, la democrazia e il rifiuto di ogni forma di autoritarismo, vuoi se esso si nasconde dietro la destra o in nome della sinistra piuttosto che mostrare la loro vera faccia di .
In un contesto internazionale segnato dal riemergere di spinte autarchiche e da modelli politici sempre più polarizzati, il significato del 25 aprile si arricchisce di nuove implicazioni. La memoria della Liberazione diventa così non solo un momento di ricordo, ma anche un monito attuale: la democrazia non è un dato acquisito, ma un processo da difendere e rinnovare quotidianamente.
In questo scenario, realtà locali come la città di Eboli continuano a dimostrare una particolare sensibilità verso queste tematiche, promuovendo iniziative che tengono viva la memoria senza alimentare divisioni. Un approccio che appare sempre più necessario per evitare di disperdere energie in sterili polemiche, concentrandosi invece su una direzione comune: quella di una società più giusta, consapevole e coesa.
Il 25 aprile, dunque, può ancora rappresentare una festa di tutti, a condizione che si riesca a valorizzarne il significato più profondo: non una ricorrenza divisiva, ma un momento di unità attorno ai principi fondamentali della convivenza civile. In fondo, è proprio nel senso più autentico della parola “democrazia”, intesa nella sua radice greca di potere al popolo, che si può trovare la chiave per superare le contrapposizioni e guardare al futuro con maggiore equilibrio e responsabilità.
Roma / Eboli, 23 aprile 2026






