La sicurezza: il punto di vista dell’Associazione “L’Altritalia”

E’ necessario un lavoro di coordinamento tra le varie forze dell’ordine per un efficace controllo del territorio finalizzato alla prevenzione degli atti di delinquenza.

La questione criminalità non può essere usata strumentalmente come argomento per ottenere facili consensi individuando la causa nei migranti.

EBOLI – Riceviamo e volentieri pubblichiamo qui di seguito ed integralmente, il documento presentato dall’Associazione “L’Altritalia” di Eboli, alla seduta del Consiglio Comunale del 29 marzo 2012 sulla “sicurezza”.

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La Sicurezza: il  punto  di  vista  dell’Associazione “L’Altritalia”

Nelle ultime settimane è andato sempre più crescendo il timore per una serie di furti nelle abitazioni delle aree rurali del Comune di Eboli e, in particolare, nella zona di Santa Cecilia. I cittadini, allarmati, chiedono che si adottino provvedimenti, che si faccia qualcosa; alcuni hanno proposto e organizzato “ronde” di vigilanza.

Autorevoli rappresentanti dell’istituzione locale sono caduti nella facile, scontata e ideologicamente stantia equivalenza tra delinquenza e immigrazione. Le parole delle dichiarazioni raccolte da alcuni quotidiani locali sono molto pericolose: si è parlato di “santuari della delinquenza” riferendosi ai ricoveri di fortuna dove alloggerebbero gli immigrati-delinquenti.

L’Altritalia, associazione di volontariato impegnata da oltre 10 anni nell’assistenza sanitaria e in iniziative per l’integrazione dei migranti arrivati nella nostra città, denuncia questi discorsi rozzamente semplificanti, che alimentano pericolose ideologie razziste.

Vogliamo ricordare, prima a noi stessi e poi ai nostri concittadini, i terribili episodi avvenuti alcuni mesi or sono a Torino e Firenze, dove si è arrivati all’omicidio di migranti!

La questione della criminalità non può essere usata strumentalmente come argomento per ottenere facili consensi quando viene individuata la causa nei migranti.

Questi nostri concittadini sono arrivati, dopo pericolosi percorsi ed enormi sacrifici, per cercare lavoro. Spesso sono costretti ad accettare il ricatto del lavoro “nero”, perché privi del permesso di soggiorno in quanto scaduto o in attesa di rinnovo; i tempi di queste pratiche sono lunghissimi, trasformando il migrante in “delinquente” secondo la logica di cui sopra!!

Tanti imprenditori, però, in maniera illegale ed evadendo tasse e pagamento dei contributi, utilizzano migranti “clandestini” come forza lavoro a basso costo: prototipo della nuova merce “lavoro”, come sembra delinearsi negli ultimi tempi nelle leggi del nuovo governo.

La storia si ripete. Dopo lo sgombero di San Nicola Varco, reclamato per il ripristino delle “legalità”, ci si allarmò perché i migranti si erano “dispersi” nelle campagne. Certo, nessuno aveva  minimamente pensato a un diverso epilogo provvedendo a predisporre nei tempi giusti soluzioni alternative al “ghetto”, come tante volte in documenti prodotti dalla nostra associazione avevamo indicato.

Oggi avviene lo stesso: si reclama lo sgombero dei migranti, individuati e condannati come rei, senza prove né processi. Alla faccia dei garantisti!

Che fare.

L’Italia è la nazione europea con il numero più elevato di addetti alle forze dell’ordine: polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia provinciale, polizia urbana. Ci sembra anche banale proporre un lavoro di coordinamento tra le varie forze di pubblica sicurezza per un efficace controllo del territorio finalizzato alla prevenzione degli atti  delinquenziali, da chiunque commessi.

A tale proposito ci sembra inopportuno, dispendioso e inefficace il richiamo a miracolistici interventi dell’esercito. Riscontri positivi non ce ne sono; si vedano, ad esempio, Napoli e il Casertano, dove la criminalità organizzata domina incontrastata, nonostante gipponi e mitra spianati in tute mimetiche.

Vanno sicuramente prevenuti e perseguiti i reati, da chiunque vengano commessi, ma ancora di più ci sembra che vadano promosse iniziative per rompere l’isolamento delle comunità migranti, per premiare i comportamenti positivi, per cancellare il caporalato e il lavoro nero e schiavistico (tutti problemi che si possono individuare solo effettuando i controlli presso le aziende e non nei casolari), per ripristinare punti di riferimento istituzionali dove il migrante possa ritrovare informazioni, formazione e aiuto nei momenti di difficoltà. Purtroppo lo sportello immigrati è lontana memoria nel Comune di Eboli.

D’altro canto, ai cittadini delle zone rurali periferiche, come a quelli del centro, vanno assicurati servizi minimi efficaci a rendere vivibili i luoghi di vita e di lavoro: adeguata illuminazione, viabilità sicura, progetti di risanamento e di sviluppo. Non solo a Santa Cecilia e lungo la Marina di Eboli, ma in tutta Italia, le zone abbandonate diventano ghetti per gli emarginati.

Ci sembra necessario, urgente e non più rinviabile che la società civile, le organizzazioni sindacali, le associazioni di volontariato, le aggregazioni di qualunque credo religioso, si ritrovino per lanciare un progetto di città vivibile per tutti, senza distinzioni di colore della pelle o luogo di nascita.

Solo con la responsabilizzazione di ciascuno, svolgendo ciascuno il proprio compito secondo le proprie competenze, rispettando i principi costituzionali e le leggi che ad essi si richiamano, è possibile recuperare un vivere civile a tutta la comunità.

Eboli, 30 marzo 2012

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. Quanta serietà, chiarezza di idee,perfetta conoscenza del fenomeno e di un ventaglio preciso e ben ponderato di interventi con altissima probabilità se non di risolvere,almeno di ridurre a livelli accettabili e controllabili il problema sicurezza legato al fenomeno dell’immigrazione clandestina.da parte di associazjoni come l’ALTRiTALIA formata da persone meravigliose. D’all’altra parte a far da contraltare a tanta competenza e abnegazione c’e’ solo superficialità e approssimazione.E purtroppo,ancora una volta, quella che conta è quella parte incapace di dare risposte che non siano il frutto della parte peggiore dei sentimenti dell’animo umano e che, immancabilmente, non risolvono ma aggravano e incancreniscono i problemi.

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