I COMPUTER DI BRUSCIANO E GLI AFFARI NELL’AGRO

LA GUERRA ALLA CAMORRA

Continua l’appuntamento settimanale che il blog POLITICAdeMENTE dedica a queste indagini di mal’affare e di Camorra che purtroppo hanno come scenario la nostra Regione Campania e le province di Napoli, Caserta e Salerno, con epicentro nell’Agro nolano, agro nocerino sarnese e la piana di Caserta. Storie di indagini e di operazioni di polizia che fortunatamente vedono lo Stato prevalere sulle “camorre”. Storie raccontate e portate alla luce del sole dalla stampa e da giornalisti coraggiosi che insieme a poliziotti coraggiosi ci fanno ancora ben sperare sulla vittoria finale.

Le indagini della Finanza sui rapporti dell’’impresa «Siderlegno spa» di Aversa con il settore agroalimentare

L’’insospettabile legato al boss Setola arrestato martedì riforniva numerose aziende di componentistica in legno

di ANTONIO MANZO

da il Mattino del 12 marzo 2009

finanza_auto01LA PRIMA sigla che viene fuori dal computer sequestrato a Gabriele Brusciano, detto Massimo, uno degli insospettabili imprenditori al servizio di Giuseppe Setola, capo dell’’ala stragista dei Casalesi, si ritrova anche nella contabilità di molte industrie dell’’agroalimentare dell’’Agro nocerino Sarnese: è la «Siderlegno spa», l’azienda di famiglia di Brusciano, arrestato martedì scorso dalla Guardia di Finanza di Salerno e dal Gico di Napoli.

Brusciano, uno dei ragazzi dalla faccia pulita e fedina penale immacolata che si erano riuniti attorno al boss sanguinario Giuseppe Setola (in due giorni uccise un uomo a Baia Verde e i sei immigrati ghanesi a Castelvolturno), è figlio di imprenditori molto conosciuti nel Salernitano e nell agro nocerino sarnese in particolare. Non basta affatto, secondo gli uomini del colonnello Angelo Matassa, comandante provinciale della Finanza e del maggiore Mazzotta, capo della Tributaria, a disegnare uno scenario da intreccio criminale solo sulla base delle forniture offerte dalla «Siderlegno» l’azienda dei Brusciano ubicata a via Capri 11 a San Marcellino di Aversa, in provincia di Caserta.

Per ora gli investigatori parlano di «costante invasività» nel territorio salernitano, il giorno dopo la cattura di «Massimo» Brusciano, di forniture da parte di aziende, e se ne contano oltre venti, che fanno capo alla famiglia Brusciano di Aversa. Si tratterà di verificare, strada facendo, e con gli elementi acquisiti nel corso della perquisizione in quell’’appartamento di Marano di Napoli dove Brusciano aveva trovato rifugio, tutte le possibili cointeressenze economiche dei Casalesi in provincia di Salerno. Clan salernitani allo sbando, aggrediti dalla ricchezza della ’ndrangheta e dalla solidità economica finanziaria dei Casalesi, la provincia ridiventa terreno fertile per l’occupazione criminale.

Arresto Gabriele Brusciano

Arresto Gabriele Brusciano

Come accadde negli anni Ottanta: a Raffaele Cutolo bastarono i primi collegamenti con Giovanni Marrandino nella piana del Sele e Salvatore Di Maio, Tore o guaglione, a Nocera Inferiore per occupare spazi criminali. La prima verifica della Guardia di Finanza è nei computer sequestrati a Brusciano. Sono due. Erano in quell’’appartamento di Marano di Napoli, messo a disposizione del latitante sfuggito il 23 gennaio scorso ai carabinieri di Castello di Cisterna del maggiore Fabio Cagnazzo, pochi giorni dopo l’’arresto del sanguinario capo dei Casalesi. Non aveva in casa solo il libro con le confessioni di Giovanni Brusca, «Così ho ucciso Falcone», l’imprenditore che, secondo i pentiti, guidava l’’Audi A3 la sera che, tra una canzone neomelodica ed un caffè, Setola me i suoi seminavano terrore contro le abitazioni dei parenti dei pentiti, facendoli uscire sui portoni di casa per impallinarli come in un tiro a segno.

Nell’’appartamento di Marano di Napoli, messo a disposizione dal clan Mallardo legatissimo al clan Bidognetti, in quattro stanze e due camere da letto, c’erano anche computer, appunti, in un marsupio due pistola, una calibro 5,57 magnum e una 84 Beretta calibro nove canna corta, la stessa arma in dotazione alla Guardia di Finanza. In casa anche una fune per fuggire dai tetti, come la prima volta. Ma quella fune da rocciatore stavolta non si è stata utile. E poi, sparse nell’’appartamento, targhe di autovettura vecchio tipo targate Lucca.

L’azienda «Siderlegno spa» è in costante contatto di affari con aziende del settore agroalimentare dell’’Agro per la fornitura di cassette di legno per i pomodori, milioni di pallet per imballaggio fino a macchine per la lavorazione del legno. Da due giorni gli uomini della Guardia di Finanza del colonnello Matassa e del maggiore Mazzotta, comandante della Tributaria, sono impegnati nell’’analisi dei computer. Un primo rapporto alla Dda di Napoli è previsto per le prossime ore.

Si riporta l’intera pagina de “il Mattino“. Per ingrandirlo cliccare sopra

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