Polito(FLI) spiega il voto sul Tribunale e attacca i Parlamentari

Sulla chiusura della Sezione distaccata di Eboli del Tribunale di Salerno, Polito attacca i Partiti e i politici locali, e sui Parlamentari locali: “la loro capacità decisionale…. è prossima a zero.

“La Spending Review è soggetta a continui cambiamenti e ripescaggi. La classe politica quando vuole riesce sempre ad imporre le proprie idee e sostituire al “rigor montis” il più italico “salva casta”.

Paolo Polito

EBOLI“Non potevo votare contro una delibera che necessitava di un voto unanime, anche solo per la semplice speranza che nulla è mai definitivamente perduto; questo concetto, per la verità, aveva valenza in tempi di politica autorevole, non di certo quella attuale. – Scrive il Consigliere Comunale di Futuro e Libertà per l’Italia Paolo Polito, per spiegare la sua posizione politica, in occasione dell’Ultimo Consiglio Comunale nel quale si è votato un Ordine del Giorno per scongiurare la Chiusura della Sezione Distaccate di Eboli del Tribunale di Salerno -.

Non potevo, però, – aggiunge – neanche votare a favore di una delibera dal sapore assolutamente retorico. – e di quì una parentesi per sottolineare come si sia dato più risalto alle questioni locali, legate al Partito di Casini, piuttosto che alla chiusura del Tribunale da parte della stampa locale -. “Una piccola annotazione riguardo al risalto che parte della stampa ha dato al consiglio comunale del 20 luglio; si è parlato della crisi amministrativa e dell’Udc: l’unico partito che non ha dato il proprio contributo sull’argomento e non ha fatto neanche una dichiarazione di voto; in effetti è da 8/9 mesi che non si sente la voce ufficiale dei componenti di quel partito, ma di certo è meglio così”.

E pendendo spunto da questa mancanza Paolo Polito chiarisce e cerca di spiegare il suo voto politico per non dare stazio ad equivoci: “La problematica riguardo alla chiusura della Sede distaccata di Eboli del Tribunale di Salerno, rientra nella più ampia azione che passa sotto il nome di “revisione della spesa”. Al di là di ogni considerazione che può fare chiunque, sia esso un politico, un operatore della giustizia, un semplice cittadino o, se volete, un delinquente, riguardo al concetto di spesa legato ai presidi di giustizia sul territorio, occorre, evidentemente, porre l’attenzione sul risultato che questo Governo (e con esso la maggioranza che a vario titolo lo sostiene) intende perseguire.

Del resto, la stessa operazione chirurgica – prova a spiegare Polito riportandosi alla ratio dell’azione del Governo Monti che interviene sulle spese e non sugli aspetti sociali e territoriali riferiti alla Giustizia – interesserà i presidi sanitari, quelli scolastici e così via di seguito, fino a toccare nientepocodimenoche, gli appetiti irrefrenabili della classe politica, attraverso l’abolizione delle province; abolizione, quest’ultima, che sembrava dovesse essere totale sin dalle scorse elezioni politiche; poi è diventata parziale e, oggi, è soggetta a continui cambiamenti e ripescaggi. Voglio dire con ciò che la classe politica quando vuole riesce a imporre le proprie idee e sostituire al “rigor montis” il più italico “salva casta”.

I parlamentari in genere, ma quelli salernitani in modo particolare, – e giù di li l’attacco che Polito sferra ai Parlamentari locali e Salernitani – rispetto al taglio lineare di tutte le sedi distaccate dei tribunali e di tante altre sedi ordinarie di tribunali e quant’altro,  si sono comportati come dei veri dilettanti. Talvolta essi assumo la tardiva difesa di queste istituzioni in via di soppressione con epiteti di disapprovazione e condanna uniti agli accorati appelli, nella speranza che la labile mente dei cittadini/elettori non ricordi che essi stessi fanno parte di quella larga maggioranza che sostiene il “rigor montis.

Quegli appelli – prosegue Polito nella sua disamina accusatoria ma indicativa delle funzioni stesse dei Parlamentari ancorché politici – avrebbero dovuto trovare giusta cittadinanza nelle sedi dei partiti, ma, evidentemente, i nostri parlamentari sono presi da altre questioni: difendere la casta, guadagnare un posto al sole, mantenere un posto in prima fila alle prossime elezioni. Sicchè, quegli appelli avrebbero dovuto indirizzarli, a tempo debito,  ai propri partiti, e con essi imporre al governo di modificare preventivamente le decisioni, prima dell’emanazione del decreto in oggetto. Qualunque forma attuale di lamentela appare una beffa, dal sapore amaro perché intriso della incapacità politica di chi oggi tenta di declinare le proprie responsabilità su “altri”, forse col miraggio di riuscire ad ingannare l’opinione pubblica, credendola indulgente e dotata di scarsa memoria. Ma così non è.

Parliamoci chiaro, i nostri parlamentari (italiani e salernitani, in particolare) – precisa ancora Polito per chi non avesse compreso il loro ruolo istituzionale e politico – non hanno saputo porre in essere alcuna valida azione per evitare quello che oggi appare come un destino ineluttabile. Non è dato di sapere se le carenze nello svolgimento del compitino politico sono giustificate dalla condivisione della politica di revisione della spesa oppure, com’e’ più probabile, per non essere riusciti ad esercitare alcuna azione di contrasto, dato che la loro capacità decisionale in seno ai partiti di appartenenza e’ prossima allo zero. Ma in tal caso dovrebbero, quantomeno, tacere e meditare, in nome di una democrazia rappresentativa da loro disattesa, sull’ evenienza di dedicarsi ad altre occupazioni.

Non di meno, – prosegue e conclude la sua notazione politica Paolo Polito facendo altresì anche autocritica rispetto alle responsabilità politiche non escludendosi per la parte che gli compete – gravi sono le responsabilità di tutti gli amministratori locali che nel corso di tanti anni, anziché crogiolarsi nella disamina di carichi di lavoro, nelle analisi di superfici territoriali o incidenze percentuali di criminalità, avrebbero potuto e dovuto, me compreso ovviamente, capire che l’istituzione di una sede più idonea sarebbe stata utilmente prodromica per l’istituzione della sede di tribunale ovvero per il mantenimento, oggi, di quella distaccata”.

Eboli, 22 luglio 2012

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