La Band Yumma-Re presenta “Sing Sing” il suo 2° Album

E’ stato presentato “Sing Sing”, il secondo disco della band campana Yumma-re. E con la musica elettronica, d’avanguardia, blues, rock, folk e latin rock raccontano le contraddizioni dell’Italia

Un disco che prende il suo titolo dal palazzo dove è cresciuto il nucleo della band, per arrivare a parlare delle contraddizioni dell’Italia di oggi su tappeti sonori che centrifugano elettronica d’avanguardia, blues, rock, folk e latin rock.

Yumma-re-Sing-Sing-2013

Yumma-re-Sing-Sing-2013

di Massimo Del Mese (POLITICAdeMENTE)

EBOLI – E’ uscito il 22 novembre 2013 scorso “Sing Sing“, il secondo disco degli Yumma-re, storica band campana con molteplici esperienze alle spalle. Un disco che prende il suo titolo dal palazzo dove è cresciuto il nucleo della band, per arrivare a parlare delle contraddizioni dell’Italia di oggi su tappeti sonori che centrifugano elettronica d’avanguardia, blues, rock, folk e latin rock.

Il nuovo disco degli Yumma-re parte dai ricordi della gioventù (Sing Sing è il nomignolo del palazzo in cui hanno vissuto la loro infanzia e giovinezza i tre fratelli Luigi, Umberto e Francesco Nobile, nucleo degli Yumma-re insieme a Mario Buoninfante e Berniero Bardascino) per arrivare a parlare dell’Italia di oggi: ne viene fuori un ritratto triste e malconcio della vita odierna, soprattutto quella vissuta nel nostro Paese.

Il suono di “Sing Sing” è molto più asciutto rispetto agli altri lavori della band, che, messo da parte il trip hop accennato nei brani Moon e Rotten meat, si dipana per lidi più rock, nervosi e tesi. La base ritmica, spesso ipnotica, gli interventi chitarristici, l’elettronica, mai banale e fine a se stessa, e le linee vocali, creano momenti dai tratti blues e rock di frontiera, che, insieme a ballads dall’odore folk e latin rock centrifugate in ambientazioni metropolitane, rappresentano l’essenza sonora dell’album.

L’Italia degli anni ’10 raccontata da Yumma-re è una donna torturata e divorata in pubblico da porci affamati, in cui la cultura è una donna con le gambe che non la sorreggono più che allatta i figli con il rum e l’invito è quello di sculacciare l’attuale classe politica italiana ed educare le nuove generazioni ad una politica nuova. Sullo sfondo il Sing Sing e le sue atmosfere da sud non solo dell’Italia ma del Mondo, tra ricordi, malinconia e speranza di un futuro migliore.

Yumma-re-Sing-Sing-2013-11.

Yumma-re-Sing-Sing-2013-11.

Il Sing Sing è un palazzone costruito intorno agli anni 30 che, essendo senza balconi, ricordava forse vagamente il carcere di New York chiamato appunto “Sing Sing”. Un palazzo aperto, dove la vita si svolgeva sui pianerottoli, dove i problemi e le gioie dei singoli erano dell’intera comunità che lo abitava – racconta Luigi Nobile, voce e tastiere della band – . Un palazzone con ritmi, odori ed abitudini da Sud d’Italia, da Sudamerica, da Sud del mondo. Il “Sing Sing” era ed è un luogo pieno di colori, fatto di vite semplici, vissute da persone semplici. Filtrando la realtà attuale attraverso i nostri ricordi di gioventù, è venuto fuori un ritratto triste e malconcio della vita odierna, soprattutto quella vissuta in Italia”.

E se Luigi Nobile con i suoi fratelli trae le sue impressioni e attraverso il suo vissuto riportandosi agli anni 2010 e prima ancora e con la musica li lega a sentimenti di tristezza e di malinconia, io che in quel palazzo ci sono nato, ma molto tempo prima, ricordo quegli anni ’50 e li lego al contrario ai momenti più belli della mia vita e sebbene ne abbia allo stesso modo malinconia, la mia malinconia è legata al ricordo felice della mia infanzia.

Abitavo al portone di sotto, e a quel tempo, tranne le famiglie numerose come la mia (11 persone), le altre vivevano in coabitazione e le famiglie non corrispondevano al numero dei 56 alloggi di quella scala ma raggiungevano il centinaio. Alle porte le chiavi non c’erano si apriva con uno spago dall’esterno, non c’erano nemmeno i vetri, una parte rano stati distrutti dalla guerra, gli altri da noi bambini. Nessuno di noi utilizzava le scale, Scendendevamo e salivamo attraverso i finestroni in ferro e la mattina e quando tornavamo dalla scuola, si vedeva questo grappolo di bambini che pericolosamente scalava fino all’ultimo piano quel palazzo, tra i rimproveri delle nostre mamme.

L’acqua non c’era, l’andavamo a prendere alle fontane pubbliche. E’ arrivata, credo, nel ’57, fu una festa. L’anno precedente arrivò anche la televisione, ce l’aveva il Segretario comunale Rocco, abitava al portone di sopra. La luce, quella che ricordo era una lampadina che appena riusciva ad illuminare la cucina, nella quale c’era un grande tavolo dove si studiava e si mangiava. La Cucina economica a muro, alimentata a legna faceva anche da stufa, e ricordo che sulla piastra di ghisa c’era sempre l’acqua pronta per cucinare, l’acqua era sicura, quello che doveva esserci dentro non si sapeva mai, spesso solo la fantasia. Eravamo tutti poveri, era povero anche il contesto, ma noi ragazzi e quelli più grandi di noi eravamo felici ed eravamo allegri, ma eravamo anche pieni di sogni e pieni di speranze e crescevamo con il culto del lavoro.

Come finiva la scuola ognuno di noi andava a bottega, quelli più grandi ottenevano lavori stagionali, nelle campagne o nelle fabbriche di trasformazioni agricole, la De Martino, La Cirio, o il Tabacchificio di Fiocche o lo Zuccherificio di Battipaglia. I più fortunati lavoravano da Pezzullo.

Eravamo anche ribbelli ed eravamo anche selvaggi e ricordo le “guerre” vere e proprie con le pietre, che si ingaggiava con i giovani delle vicine palazzine, noi avevamo il nostro quartier generale nella Palazzina del Tubercolosario, un edificio appunto che sia prima che durante e subito dopo la guerra raccoglieva i malati di tubercolisi, poi abbandonato, e successivamente demolito per costruire un deposito comunale, che ora a sua volta sarà demolito per fare spazio alla realizzazione di una palazzina per civili abitazioni con i fondi del “Progetto di Via Buozzi”. Di quelle guerre ne conservo ancora i ricordi con una serie di cicatrici in testa e sul corpo, eppure poi quei ragazzi sono diventati grandi, sono diventati commercianti, professori, magistrati, avvocati, ingegneri, o semplici ed onesti operai. Molti sono emigrati, con alcuni ci siamo rivisti, con la maggior parte mai più. Ora però basta, non credo possa interessare più di tanto il resto…. e di resto ce ne è e come, tanto che arriva fino ai giorni nostri, e tutte le motivazioni degli Yumma-Re hanno per me, oltre che un significato fortemente rievocativo, motivazioni altamente politiche che disegnano lo spaccato di una società che mentre sembra sia andata avanti è regredita ed è rimasta sconfitta e sopraffatta dalla disumanità di quella civiltà che fa del consumismo un Totem, rispetto al quale tutti si aspettano tutto e tutti si aspettano niente.

L’uscita del disco nella serata della sua presentazione ufficiale è stata accompagnata dal primo singolo e video Let’s Spank Politics.

SUL WEB: www.facebook.com/yummare. Per ascoltare: www.rockerilla.com

Yumma-re-Sing-Sing-2013-4.

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BIOGRAFIA YUMMA-RE – Gli Yumma-re nascono nella primavera del 1996, con la produzione dell’omonimo demo. Con questo primo lavoro la band ottiene ottimi consensi dalla critica specializzata e partecipa alle maggiori manifestazioni nazionali raggiungendo, in particolare, le vittorie dei festival “Arezzo Wave ’97” e “No Playback ’98” e le finali del “Festival di Recanati ’98”. E’ del ’98 la loro prima uscita discografica ufficiale, “Radio Tirana”, un ep accolto in modo positivo dalla critica che porta gli Yumma-Re su Radio Rai 2, Italia 1 (Planet), Match Music, Radio Popolare, Radio Rock FM e molti altri media. Nel periodo che va dal 1998 al 2002 gli Yumma-re si esibiscono in circa 300 concerti in tutta Italia, facendo da spalla tra gli altri a Prozac+, Afterhours, Chumbawamba, Parto delle nuvole pesanti, Enzo Avitabile, 24 Grana, David Thomas e tanti altri.

Partecipano inoltre a numerose rassegne tra le quali “Suoni di tutti i colori”, “Nel nome del rock”, “Festa della musica-Napoli”, “Ecolove”, “Orte di note”, “Giffoni film festival“, “Feedback”, “Over the rock”, “Casentino rock”. A partire da questo periodo la band si dedica inoltre ad altre esperienze musicali che vedono la composizione di colonne sonore, tra cui quella del cortometraggio “Nero lavoro”, e di musica d’ambiente per mostre di arti visive. Dal 2003 gli Yumma-re collaborano a vario titolo con Spasulati band, Beltrame, Lef, Zero Consequences, Le Nèon Noir, Alessandro Mancuso e i Beati Paoli. Nel 2005 la band si ritrova in studio per iniziare i lavori del proprio primo album ufficiale. Dopo tre anni di intenso lavoro negli studi Monochrome nel 2008 vede la luce “Eden” (My Kingdom Music), che raccoglie notevoli consensi dalla stampa specializzata e il cui tour tocca le più importanti città italiane sviluppandosi in oltre 60 date . Il gruppo, dopo il tour estivo del 2011, decide di fermarsi per preparare il progetto “ Eden Remix” che vede la luce nel dicembre 2011, affidando al Dj produttore “Progetto Fahrenheit” tre brani estratti da “Eden” : “Borderline”, “Sleepin on a satellite”, “Killer”. Nell’autunno 2012 il gruppo rientra negli studi Monochrome per iniziare i lavori del nuovo lavoro discografico “Sing Sing”, che uscirà il 22 novembre 2013 per Monochrome Records/Tippin the Velvet.

YUMMA-RE – “Sing sing

  1. Autumn Song
  2. Let’s spank politics
  3. Rotten meat
  4. My blues
  5. Sudamerica
  6. La reina de l’aldea
  7. I have a gun
  8. You let me down
  9. Moon
  10. Sing Sing Ballad

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Press Pills   Yumma-re „Eden“

Yumma-re-Sing-Sing-tour1

Yumma-re-Sing-Sing-tour1

Non certo sbarbati novellini questi Yumma-Re,attivi dalla lontata primavera del 1996. propongono una strana fusione tra depressione post-rock e l’artificio elettronico ed alienante tipico del Dub. Il richiamo sensuale di Patrizia giananttasio stordisce con un attraente tono francofono spalmato su un tappeto di note all’uncinetto tra le vecchie magie di Stereo-Total e il nuovo riciclato ladytron.”Revolution pr 2″ alscerà senza fiato l’ascoltatore in una ricerca senza meta della verità poetica che latita. Una band rimasta nell’anonimato a cavallo tra due secoli porta alla luce un talento meraviglioso degno di un posto al sole nella scena dell’alternative rock (Beautiful Freaks – tum)

Eden”, nuovo lavoro dei salernitani Yumma-re (già vincitori di Arezzo Wave nel 1997), indaga la paranoia e la paura dell’individuo del nuovo millennio. Una voce femminile, un connubio di strumenti analogici e digitali, ritmiche imperiose e substrati dub (“Babylon”) s’inerpicano lungo metalliche e vibranti schitarrate (“Nations”), attraversano sintesi di Stereolab e industrial depotenziato (“Killer”), ostentando, dove possibile, una sorta di melting-pot avveniristico (“Borderline”). Un quintetto di sicuro talento quello composto da Patrizia Giannattasio (voce), Luigi Nobile (tastiere, voce e programmazione), Umberto Nobile (chitarra e tromba), Mario Buoninfante (chitarra e tastiere) e Francesco Nobile (basso e chitarra), qui alle prese con un suono insieme effervescente e ricco di sfumature, sempre desideroso di vestire nuovi panni, magari riecheggiando i Laika nelle fluttuazioni trasognate, solcate da una tromba crepuscolare, di “Revolution Part 1”, facendo della malinconia un sentimento da vivisezionare con cura nel trip-hop cadenzato di “My Dream” o sgambettando reggae in “Sleepin’ On A Satellite”. (…)se vi capita, andate a vederli in concerto. Pare siano ammalianti… (Onda Rock – Francesco Nunziata )

Testi in inglese dal gusto indie-rock. Fascino francese dall’ipnotico sottofondo elettronico. Gelido calore spagnolo condito con sonorità afrobeat. Questo è l’Eden descritto dagli Yumma-re nel loro ultimo lavoro discografico in uscita per l’etichetta My Kingdom Music a gennaio 2009.Gruppo nato nel 1996, i salernitani Yumma-re avevano già fatto breccia nella critica con il loro primo lavoro, un ep dal titolo Radio Tirana. Dopo le vittorie all’Arezzo Wave ’97, al No Playback ’98 e al Festival di Recanati ’98 si dedicano ad un’intensa attività live e ad altre esperienze musicali che vedono la composizione di alcune colonne sonore cinematografiche e musica d’ambiente per arti visive. In Eden il loro background è totalmente presente, percettibile, penetrante. È nel mix di scelte produttive e sonore che si crea quel fascino musicale pregno di profondo magnetismo: i ritmi degli arrangiamenti ci guidano in numerose contaminazioni musicali che spaziano dall’elettronica al rock, dal reggae all’afrobeat, catturati dalla limpidezza della voce femminile di Patrizia Giannattasio che in alcuni brani ricorda Bjork, la nostra Elisa di Asile’s World, fino ad arrivare alla complessa e originale produzione di Meg (…) L’Eden è ormai descritto. Dove sono gli esseri umani? (nonsolocinema.com – Gianluca Capaldo)

(…) il loro sound è qualcosa di assai poliedrico, sfiggente, incoercibile, refrattario a catalogazioni troppo frettolose e superficiali. La cornice è quella del rock indipendente alternativo e iniettato di suggestioni elettroniche; eppure, accanto a chitarre post grunge,c’è spazio per strumenti a fiato, linee ipnotiche di basso, nichilismo new wave, instabilità ritmicadi scuola trip hop, rarefazione emotiva, flirt col jazz. La band definisce il proprio sound come una mistura di creazioni digitali ed analogiche, atte a inquadrare la paranoica schizofrenia dei tempi che corrono. The Third And The Mortal, Ulver, Portishead e Massive Attack sono citati come ipotetiche referenze di simili atmosfere (ed io aggiungerei anche Lali Puna, Bjork e Hooverphonic). Il gran pregio di questi ragazzi è l’assenza di un baricentro chiaro e definito, e conseguentemente la capacità di sorprendere e stupire canzone dopo canzone.(…) Destabilizzanti. (stereoinvaders – Psycotron )

La composizione è articolatissima, i ritmi incalzanti avvolgono l’ascoltatore in un mondo sospeso fra l’elettronica più pura e la melodia classica e suadente della Giannattasio. Eden è magnetico, ipnotico, onirico. Non c’è una base, un punto di partenza, di appoggio: è tutto un dolce dondolare su di una altalena troppo alta per poter scendere, metafora della vita di oggi e della crisi schizofrenica della modernità. (alonemusic.it) 

Il punto fondamentale non è cosa c’è o cosa non c’è, ma semplicemente che la musica degli Yumma-Re è gran musica! Un po’ dub, un po’ rock, un po’ lounge, un po’psichedelica, un po’ alla Bjork, un po’ Depeche Mode, un po’ Massive Attack, un po’ Jamiroquai, fusione perfetta di un’alchimia tanto azzardata quanto riuscita. La grazia e la classe che contraddistinguono  le composizioni degli Yumma-Re sono una proposta unica (…) Nessun altro altro giro di parole da fare, se vi ritenete di orizzonti musicali molto vasti, allora i campani sono da ascoltare, se invece cominciate a sentirvi soffocare senza vibrazioni distorte, allora rivolgetevi pure altrove… ma vi state perdendo una proposta al contempo originale e affascinante come solo le curve armoniche di una donna sanno essere! (metal wave- madhatter)

Lo ascolto e mi rendo conto che sono una band veramente notevole, che ha una forte musicalità ed espressione, potrei fare dei banali parallelismi con gruppi come Massive Attack o Portishead o Bjork, ma voglio evitarli perchè degli artisti che riescono a generare un prodotto così sofisticato non li meritano. Quello che mi ha colpito fin dalle prime note è la qualità compositiva così fluida e mai banale, le tracce non sono immediate e piacevoli, le sonorità pop si mescolano a quelle dub e a quelle rock lisergico in mix perfetto,lo si capisce ascoltando la seconda traccia “Nations”, e la terza “Killer”. La voce di Patrizia Giannattasio è suadente e rabbiosa allo stesso tempo, scolpisce con la sua bellezza ogni nota del disco e passa con disinvoltura dal cantato in inglese, francese e spagnolo. Le chitarre di Umberto Nobile e Mario Buoninfante passano dal melodico al lisergico con molta disinvoltura, i due utilizzano molto il delay, traccia dopo traccia riescono ad integrare e arricchire il sapiente lavoro di Luigi Nobile, tastierista, secondo me punta di diamante del gruppo. Dico questo perchè per tutto il disco crea delle composizioni e delle melodie sorprendenti, usa molto bene i campionamenti, e i suoni di synth che elabora sono molto ricercati, costituisce una base solida per tutto il resto della band, oltretutto è anche un buon vocalist. (A&B)

Maledetti punti di riferimento. Pronti all’uso per ingannare la mente ed accrescere le aspettative.  The Third And The Mortal, Ulver, Portishead e Massive Attack. Quattro nomi, quattro carriere invidiabili sebbene, sinceramente, soltanto due enormi macigni  posti sulle ali degli Yumma-Re al fine di impedirgli il volo. Lo specchietto per le allodole questa volta non funziona. La band salernitana è diversa dalle quattro precedentemente citate e l’unica cosa che le può accumunare è semplicemente il genio. Genio che non ha suoni, strutture e note, ma acquista sostanza grazie ad una scelta. Il talento può aiutare. Lo stesso dicasi dell’incoscienza e della bizzarria tuttavia non è sufficiente. Tutto deve concatenarsi, tutto deve andare per il verso giusto e sperare che colpisca le orecchie meglio predisposte in quanto non esiste un giudice o un arbitro della genialità.  Per fortuna, poiché nel momento in cui tale etichetta fosse imposta dall’alto puzzerebbe di dittatura (fascista o comunista, a voi la scelta). Il riconoscimento del genio, invece, si deve sudare ma purtroppo quando tutti lo fanno proprio e lo riconoscono sopravviene la morte creativa del suo interprete. Il rumore delle voci della massa crea fasulle verità, uccide il sapere e la riflessione. Per il funerale degli Yumma-Re è ancora presto. Proprio ora, dopo oltre un decennio di attività, si innalzano i primi bisbigli sulla loro sorprendente vena creativa. Verrà il tempo per piangere. Oggi non distraiamoci ed ingrassiamo il coro che esalta quelle scelte sonore in grado di preparare un cocktail terribilmente ipnotico ove trip hop, dark, indie rock e jazz trovano un delicato equilibrio. (…) Ogni singolo brano è una scheggia impazzita di lucida follia. La voce della guest Patrizia Giannattasio s’incastra alla perfezione su atmosfere liquide ed onriche che mostrano la solidità di una band che attinge, sperimenta ed interpreta in ottica moderna. In definitiva un ottimo prodotto di una band che va assolutamente scoperta ed ascoltata, e che sarei veramente curioso di vedere dal vivo. (lux – kronic.it)

Come i più blasonati artisti del french touch, gli Yumma-Re conquistano subito gli attici delle classifiche dello sfizio con una miscela di ritmi in levare e afro, elettro rock e affascinanti intromissioni nel neo lounge da far invidia persino a celebrati Kruder & Dorfmeister. I salernitani Yumma-Re danno la dimostrazione della duttilità windly nel proporre un fluido lungo 40 minuti di raffinatezza e alta acrobazia “ingegneristica”di suono e anima; un autentico catalogo di vibes dove dentro circuita una maturità che trova una dimensione pluri-emotiva. L’album “Eden” a volte racconta, altre evoca, talvolta batte duro, tutto con uno stile da vero signore. E’ difficile – onestamente –rimanere imparziali quando lo si ascolta e poco c’è da controbattere in proporzione alla sua grande classe; il sound di questo disco è forte e diretto, dilatato ed etereo, e interagisce trasmettendo ondate di comunicativa ipnotica schiacciante. Spugnature elettroniche e sangue umano caldo catturano stati alterati ed evoluti, ricomposti e scomposti e viceversa in un dinamismo ben addestrato da anni di esperienza; e i frutti di tanta gavetta sono tutti convogliati tra queste undici stratificazioni straordinarie di “prove di volo riuscite”, un piccolo vanto di casa nostra su cui farci i “sboroni” è pressochè d’obbligo. Davvero un bell’Eden quello che si incontra e si va a vivere per 40 minuti; un disco che riesce a superare il limite fisico degli strumenti, Chitarre, una voce femminile di poliglotta magia, percussioni e riverberi sono “unicamente” suoni, mentre è la cura spasmodica del suono e dell’intera struttura fluttuante ciò che fa di questo “paradiso” in terra degli Yumma-Re uno squisito momento di estremo piacere amniotico. Consigliatamente hype! (massimo sannella – mescalina.it)

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Eboli, 2 dicembre 2013

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3 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. caro giggi, non ti smentisci …sei un sognatore con i piedi a terra. la storia ti darà ragione

  2. Bravi. Bravissimi. E bravo anche Del Mese che pubblica questi notizie.
    Interessante e quanto mai appropriato e’ lo scorcio di vita raccontatoci, sullo sfondo di una condizione di vita che ormai quasi tutti hanno dimenticato. Riprendiamoci le nostre vite. Regaliamoci la felicita’, quella di apprezzare le cose semplici. Bravi tutti.

  3. Allora c’ė ancora speranza. I giovani sanno sempre interpetrare i sentimenti e l’arte meglio di noialtri.
    La tristezza e la malinconia sono sentimenti nobili.
    L’assurdo, rappresentato magistralmente da Admin e’ che oggi nella societa’ ricca e opulenta siamo tutti poveri, ieri eravamo tutti poveri e tutti ricchi di principi, di onesta’, di valori, xi speranze.
    Che tristezza Yumma-Re, che malinconia. Avete ragione. BRAVI

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