La CISL FP Vince un altro ricorso: Il Giudice riconosce il diritto di un lavoratore

La Cisl Fp di Antonacchio vince un nuovo ricorso. Riconosciute a un dipendente dell’Azienda Ospedaliera di Salerno, le prestazioni lavorative con autorizzazione postuma.

Antonacchio: “Purtroppo dobbiamo, sempre più, far ricorso al nostro staff legale, per vedere riconosciuti i diritti fondamentali dei lavoratori. Avremmo preferito non arrivare al contenzioso, ma sempre più spesso si rileva l’unica strada perseguibile qualora non si viene ascoltati dalle aziende.”

Azienda Ospedaliera Salerno

Azienda Ospedaliera Salerno

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

SALERNO – “Purtroppo dobbiamo, sempre più, far ricorso al nostro staff legale – afferma con rammarico ma con enorme soddisfazione Pietro Antonacchio Segretario Generale della CISL FP di Salerno – per vedere riconosciuti i diritti fondamentali dei lavoratori. Avremmo preferito non arrivare al contenzioso, ma sempre più spesso si rileva l’unica strada perseguibile qualora non si viene ascoltati dalle aziende.”

Con la sentenza n° 5193/2013 del 28.11.2013 del Tribunale di Salerno, Sezione Lavoro, il  ricorrente, che lavora alle dipendenze dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “OO.RR. S. Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, addetto presso l’Unità Operativa Complessa “Anestesia e Rianimazione” con mansioni di capo-sala coordinatore infermieristico, al fine dell’espletamento delle suddette mansioni ed in particolare per far fronte alle frequenti urgenze del caso, data la peculiarità del reparto, caratterizzata dall’improvviso arrivo di pazienti in lotta tra la vita e la morte e dalle già note impellenze organizzative assolutamente non procrastinabili,  durante l’anno 2011, si vedeva costretto a proseguire il proprio normale orario di lavoro effettuando lavoro straordinario, con autorizzazione postuma in sanatoria sottoscritta dal Direttore del suddetto servizio.

In assenza di corresponsione della retribuzione relativa alle ore di lavoro straordinario espletate, il ricorrente si vedeva costretto ad adire il Giudice del Lavoro per ivi vedere tutelati i propri diritti. L’Azienda Ospedaliera datrice di lavoro, pur non contestando i fatti storici, eccepiva che il ricorrente, quale pubblico dipendente, non aveva diritto ad alcun compenso per lavoro straordinario effettuato in assenza di una preventiva e formale autorizzazione da parte della pubblica amministrazione, poiché solo in questo modo è possibile verificare, nel rispetto dell’art. 97 della Costituzione, la reale esistenza delle ragioni di pubblico interesse che rendono opportuno il ricorso a prestazioni lavorative eccezionali.

Pietro-Antonacchio--con-i-giornalisti

Pietro-Antonacchio–con-i-giornalisti

Il Giudice adito, pur tuttavia, ha accolto la diversa tesi sostenuta da giurisprudenza contrastante e sottoposta al suo vaglio per la fattispecie in esame dal legale della CISL FP avv. Gaetano Galotto di Roccapiemonte, secondo il quale l’art. 5, comma 4, Decreto legislativo n. 66/2003 dispone che il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario, anche in assenza di preventiva e formale autorizzazione, è ammesso in relazione a “omissis” – casi di forza maggiore o casi in cui la mancata esecuzione di prestazioni di lavoro straordinario possa dare luogo a un pericolo grave e immediato ovvero a un danno alle persone o alla produzione –omissis”.

Pertanto, verificate le suddette circostanze sia in punto di fatto che di diritto, il Giudice ha accolto la domanda del ricorrente iscritto CISL FP volta ad ottenere la dovuta corresponsione retributiva. Una vittoria importante per la CISL FP del Segretario Generale Pietro Antonacchio che da molti anni si batte nelle diverse sedi al fine richiedere la suddetta corretta applicazione dell’istituto del lavoro straordinario nel pubblico impiego.

“La mancata esecuzione di prestazioni di lavoro straordinario, seppure mai preventivamente richiesta ed autorizzata” – conclude il Segretario Generale avrebbe potuto dar  luogo a gravi pericoli a danno dei pazienti e degli utenti, specie in un reparto così delicato quale quello della Terapia Intensiva. Con la sentenza si sancisce che, prima ancora dei cavilli legislativi e burocratici, l’obbligo è quello di garantire l’espletamento dell’assistenza e la salvaguardia dei pazienti. Per fortuna la ragione ha sempre la testa dura.

Salerno, 17 gennaio 2014

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