Eboli: Lenza (FdI) a muso duro contro il personalismo spietato

Il consigliere Lazzaro Lenza a muso duro contro il personalismo spietato. Si apre ai suoi lettori per chiarire le scelte di un abbandono.

L’intervista al consigliere comunale Lazzaro Lenza vuole essere lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo; o meglio tra una parte di coloro che pur essendo vecchi cercano di farsi accettare come nuovi e coloro che invece nuovi lo sono e basta, come Lenza.

Lazzaro Lenza

Lazzaro Lenza

di Gerardo Sorgente
Giornalista de “Il Mattino”
per (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

EBOLI – Manca poco al grande giorno ovvero quello in cui i candidati a sindaco si affronteranno aspramente fino all’ultimo voto. Questa a differenza delle altre tornate elettorali è la più dura perché in ballo c’è il destino della città con tutti i suoi cittadini, che  tra assopiti e delusi portare a casa un risultato sarà cosa dura. Partiamo da un dato di fatto molto importante ovvero che la gente è sfiduciata e si hanno delle difficoltà serie a credere alle parole dei politici di turno. Se il volto non è più sinonimo di garanzia la parola programma politico assume i contorni di una barzelletta capace di evocare solo i sentimenti di rabbia.

Nell’ultimo quinquennio Eboli è scivolata ai piedi di qualsiasi classifica si possa stilare o minimamente immaginare: dall’area culturale a quella sociale nulla si è mosso. L’edilizia è stata impiccata al palo della speranza e il commercio fucilato tra dati che hanno poca attinenza con la realtà. Se l’Italia è in crisi, il piccolo paesello sta esalando gli ultimi respiri. La politica quella seria ha mutato volto, quando esistevano i partiti le cose erano molto più semplici ma da quando sono subentrate le “allegre compagnie” le cose sono cambiate.

Gerardo Sorgente

Gerardo Sorgente

Quello che si apprende vivendo il marciapiede è sconcertante, lascia in bocca un senso di amarezza al punto da fare venire la voglia di inserire le future richieste di voto nella casella dello spam. Il tessuto sociale locale si è ammalato quando si è barattati la speranza con delle false certezze; quando si è detto si a determinate logiche di potere e si è voltato lo sguardo altrove per evitare quello spietato dei vincenti.

Eboli da terra ricca di cultura si è trasformata a stagno per le oche e il tutto è avvenuto con il consenso della popolazione. La corsa per la costruzione della verginità politica è iniziata, riunioni in stanze buie e scrivanie scricchiolanti, in questo contesto la fanno da padrone. Dopo tutte le sofferenze che una popolazione sta vivendo la cosa migliore che si possa fare è quella di dire a se stessi “m’addormento, svegliatemi quando devo votare”. Politici navigati e putrefatti hanno in comune una sola cosa: governare una città che ha qualche debituccio; ma con la medesima sfortuna, che il nuovo e il vecchio cercano di integrarsi perfettamente fino a voler diventare una sola cosa. La globalizzazione della grande illusione di riportare la città ai vecchi fasti sovrasta il tutto come un sole d’estate. L’intervista al consigliere comunale Lazzaro Lenza vuole essere lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo; o meglio tra una parte di coloro che pur essendo vecchi cercano di farsi accettare come nuovi e coloro che invece nuovi lo sono e basta, come Lenza. La coerenza del gruppo di Fratelli d’Italia, li ha portati ad abbandonare quella casa che doveva essere una cassa di risonanza ma che diversamente non ha saputo cogliere il cambiamento.

1. La città di Eboli vive una profonda crisi economico, sociale nonché identitaria. I negozi chiudono, le aziende falliscono mentre i giovani  fanno la valigia. Quali sono, secondo lei, le principali cause di quella che sembra avere tutti i tratti di una tragedia?

Le cause della crisi economica e sociale, strettamente correlate tra di loro, sono molteplici, non tutte da ascrivere alla classe dirigente di questi ultimi 20 anni, ma soprattutto non interessano più a nessuno. È necessario superare la fase dell’analisi e della ricerca del colpevole ad ogni costo e passare alla fase delle azioni concrete. Serve un maggior impegno per rilanciare l’economia della nostra città favorendo investimenti privati nella fascia costiera e nel centro storico ma soprattutto dare un forte impulso all’economia legata all’edilizia pubblica e privata. Per favorire l’economia legata al turismo è necessario puntare su due aspetti fondamentali: rendere fruibile il nostro mare, attualmente troppo inquinato per stare sul mercato nazionale e internazionale del turismo balneare e, contemporaneamente, cambiare gli strumenti urbanistici che oggi bloccano gli investimenti privati nel campo dell’ospitalità turistica. Un’operazione lunga e difficile che le amministrazioni di questi ultimi anni non hanno neppure tentato di avviare. Le soluzioni individuate per la fascia costiera, quel puad approvato dal pd di melchionda e fatto passare, tra proclami trionfalistici e annunci alla wanna marchi, sono miseramente fallite, come da noi ampiamente previsto. Per il centro storico, altro punto cruciale per l’economia cittadina, bisogna riprendere il progetto avviato 20 fa e continuare nelle opere di recupero e tutela dei luoghi della memoria collettiva senza tuttavia fare sconti a nessuno. I proprietari degli immobili fatiscenti devono essere messi davanti ad una scelta precisa: o restituiscono decoro al centro storico oppure ne pagano le conseguenze con azioni sanzionatorie severe, molto severe. È necessaria inoltre un’operazione coraggiosa di censimento degli immigrati irregolari che oggi abitano nel nostro centro storico, anche in condizioni igienico sanitarie quantomeno discutibili, spesso in numero spropositato per le abitazioni disponibili e con la complicità degli affittuari, per mettere la parola fine su questo scempio che sta trasformando il nostro centro storico da luogo della memoria in luogo dell’oblio. Quel luogo è pieno di edifici storicamente importanti ma non tutto quello che c’è è di pregio. Tutti quegli edifici diroccati, fatiscenti senza alcun interesse culturale e che stanno in piedi per scommessa possono lasciare spazio ad altro, più funzionale per lo svolgimento della vita quotidiana dei residenti e per attrarre flussi di avventori per gli esercizi della ristorazione. Sull’urbanistica, il discorso è lungo e complesso, in questa sede mi limito solo a dire che senza un disegno preciso della città non si va da nessuna parte e che spero che eboli riesca ad evitare la iattura rappresentata dall’housing sociale. Eboli soffre per la crisi economica e sociale ma non soffre di crisi di identità, anzi è esattamente il contrario. Mi spiego. Il fortissimo senso di appartenenza e di identità storica e culturale ha spesso condizionato in negativo le scelte delle classi dirigenti di questi ultimi 50 anni. La città si è spesso crogiolata, e continua a farlo, nei ricordi del passato glorioso che non è più. Un passato che vedeva la nostra città al centro della piana del sele per tutte le attività più importanti: la scuola, la sanità, la cultura, lo svago. Le classi dirigenti che si sono susseguite alla guida della città non hanno saputo cogliere i segnali del cambiamento della società e hanno lasciato che quelle attività si svolgessero con le stesse modalità di sempre. Mentre la scuola cambiava le nostre offerte formative restavano ancorate a metodologie superate, mentre la sanità si trasformava, il nostro ospedale continuava a pianificare le sue attività puntando su bisogni assistenziali superati ed avulsi dalle necessità di programmazione aziendale. La nostra città si è chiusa in se stessa perdendo tutti gli appuntamenti con la storia, forte di una posizione storica di vantaggio che anno dopo anno abbiamo progressivamente perduto. È come se ci fossimo incaponiti a viaggiare in autostrada su una gloriosa lancia fulvia del 1970 nell’era delle auto dell’elettronica informatizzata. Dobbiamo cambiare passo, aprirci al futuro, all’innovazione anche a costo di perdere un pò di identità, ma soprattutto liberandoci da quella spocchia che ci fa credere di essere sempre i migliori e di non avere bisogno di confrontarci con le altre realtà.

2. Il 2015 Eboli tornerà a votare. La percezione è che i prossimi anni saranno peggio di quelli passati. I debiti contratti dall’amministrazione e il reperimento dei fondi utili al completamento di lavori mai conclusi, come ad esempio i parcheggi di via Adinolfi, incombono come una grande ombra nera sul futuro della città. Secondo qualcuno sarà l’anno della svolta  per altri invece la parola speranza è solo una frase da vocabolario.  Come bisogna regolarsi?

No, nulla è perduto e la speranza divampa. Eboli ha risorse meravigliose, un potenziale inespresso che dobbiamo solo comprendere e utilizzare perché completamente ignorato. Andremo avanti e sapremo rialzarci da questo letto di dolore, ma non possiamo contare sulle risorse comunali. Quelle risorse sono ormai finite. La corte dei conti ci accompagnerà per i prossimi 10-20 anni a causa delle scelte amministrative di melchionda e del pd. Ci hanno ingessato ben bene e lo spazio di manovra con le risorse comunali è minimo perché il piano di rientro a cui le amministrazioni di sinistra di questi ultimi vent’anni ci hanno costretto, prevede una sorta di commissariamento  da parte degli organi di controllo. Vigileranno su di noi per  anni e di fatto saremo costretti a viaggiare su due binari ben delineati da cui non possiamo scendere, pena il deragliamento di tutto il convoglio. Ma le risorse economiche si possono reperire altrove. Le parole d’ordine sono attrarre gli investimenti privati utili e inseriti in un preciso piano di sviluppo della città e intercettare i tanti finanziamenti europei attraverso la produzione a getto continuo di progetti redatti dai nostri giovani laureati. I parcheggi di via adinolfi? Da opposizione responsabile li stiamo facendo operare per l’interesse della collettività. Avremmo potuto inscenare proteste e cortei come hanno fatto loro strumentalmente per la sanità, avremmo potuto mettere i bastoni tra le ruote (e di spazio per muoversi ve ne era e ve ne è a iosa), ma abbiamo anteposto l’interesse generale a quello di bottega. Facciano la loro strada e risolvano il problema che loro stessi hanno creato ma se non ci riusciranno, lo farà chi verrà dopo di loro, e se ci andremo noi, lo faremo in meno di 3 mesi.

3. Il Pd ad Eboli come nel resto del paese vive una  grossa crisi: personalismi e separazioni in casa lacerano il tessuto della città. Provando ad elaborare uno scenario, cosa accadrebbe se  venisse eletto nuovamente un sindaco facente parte del Partito Democratico?

Un altro sindaco del pd? Ancora un’altra esperienza con quelli di sinistra?  Non succederà. Gli ebolitani hanno le tasche piene di questo partito e di questa classe dirigente. Per vent’anni e forse più hanno governato male questa città, i cittadini non ripeteranno lo stesso  errore. È uno scenario talmente improbabile che faccio fatica ad immaginarlo. Ma se dovesse accadere questa terribile evenienza, posso solo pensare a scenari di paralisi totale. Si sono attaccati al potere come le cozze su uno scoglio e hanno depositato una cuticola impenetrabile di concrezioni calcaree che di fatto blocca ogni movimento possibile, ogni innovazione. Chi verrà sarà costretto ad usare il piccone per rimuovere interessi, privilegi e clientele per tentare di intaccare questa capsula che tiene bloccato lo sviluppo di eboli.

4. Dopo aver ampiamente chiarito quelle che sono le prospettive di una eventuale amministrazione targata PD spostiamoci nel centrodestra. Qualche mese fa lei ha divorziato dalla Casa delle Idee, ampio contenitore politico che raggruppa le forze di opposizione, cosa è successo realmente. Alla basa del suo gesto la poca tolleranza del protagonismo smodato e senza fondamento che era presente in quei giorni. E’ giusto oppure è passato un messaggio sbagliato?

Per stare in una casa delle idee ci vogliono la casa e le idee e ad un certo punto ci siamo resi conto che non riuscivamo a trovare nessuna delle due cose. Mi spiego meglio. Fratelli d’italia è un partito dalla forte identità politica. Noi stiamo a destra e stiamo con tutti quelli che vogliono rappresentare un’alternativa alla sinistra. Le nostre idee sono chiare e limpide: fair play amministrativo, coerenza, legalità, trasparenza, partecipazione e sovranità popolare, tanto per citare le priorità del nostro manifesto fondativo a eboli. Quest’identità in quell’ambito, giorno dopo giorno, rischiava di essere risucchiata nel calderone del civismo ad ogni costo, del ‘dai addosso’ ai partiti perché la gente è stufa dei politici. E a nulla sono valsi le nostre rimostranze e i nostri appelli, ribadendo che la gente è stufa dei politici truffaldini ma non della buona politica e che il partito è uno strumento importante per raccogliere sotto uno stesso tetto persone che si riconoscono nei principi e nei valori comuni, tenute insieme da precise regole sottoscritte da tutti. In quel calderone, ma non è l’unico sia ben inteso, si stava rischiando di cucinare un minestrone con pietanze già cucinate più volte e ben dissimulate nel brodo liquido di governo con il serio rischio di assistere alla bollitura dei nostri valori e dei nostri principi. E poi le idee. Per noi la coerenza è un valore non negoziabile. Ci pensiamo molto prima di prendere una decisione, stiamo ore e ore a discutere se  e come appoggiare o contrastare un’iniziativa, studiamo le carte, ci confrontiamo con gli esperti ma quando usciamo dalla sala riunioni siamo convinti che la decisione presa è quella giusta e portiamo avanti le nostre battaglie con coraggio, anche se le decisioni prese sono impopolari o possono essere tatticamente scomode da sostenere. Ci è sembrato invece che in quella sede prevaleva il tatticismo  sui valori e l’accondiscendenza sulle idee. Abbiamo avuto prima la sensazione e poi, con la questione sanità, la certezza che i modi di pensare venissero adattati a seconda dell’interlocutore che ci si trovava  davanti.  Ecco, in sintesi estrema posso dire che l’uscita dalla casa delle idee è stata dettata da motivi di sopravvivenza e di coerenza.

5. Lei si è sempre battuto per le primarie del centrodestra, qualcuno invece non è contento di questa scelta e per questo prova a discutere in altre direzioni. Si parla  che se il centrodestra non si attrezza per  le primarie, lei si candiderà e chiederà il supporto di coloro che le sono vicini in questo momento. Quale scenario per le prossime elezioni?

Le primarie sono l”unico strumento che consentirebbe di unire tutto il centrodestra in un’unica coalizione vincente al primo turno sotto la guida di un leader legittimato dalla sovranità popolare. Solo la gente può scegliere quale sia il migliore candidato del cdx e quali idee di città siano le più corrispondenti all’appartenenza in questo schieramento. Noi di fdi stiamo elaborando il regolamento per le primarie e lo sottoporremo al giudizio di tutte  le forze politiche che si riconoscono in quest’area. Senza primarie ci riterremo liberi di scegliere  il progetto politico più convincente e che più di tutti sia coerente con il nostro programma elettorale: eboli cambia dalla a alla zeta. 22 lettere per il futuro della nostra città. Si può sempre governare vincendo al ballottaggio, no?.

Eboli, 19 settembre 2014

6 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Una posizione coerente, corroborata da una lucida analisi!
    ottimo l’intervistato,professionale l’intervistatore,
    la considero come una confessione a “cuore aperto” di una persona perbene,che va al di là di pregiudiziali ideologiche associati a steccati partitici.

  2. Lenza è una persona Pulita, coerente, coraggioso di andare contro corrente per portare avanti le idee.. distante mille miglia dai politicanti ebolitani.. Insomma sono felice di poter dire di essere un suo grande sostenitore!
    Avino gerardo

  3. Io tesserato pd voto lenza. Evviva la follia

  4. non ho capito consiglia la sigaretta elettronica

  5. … la speranza divampa… così diceva Gandalf ne “il signore degli anelli – il ritorno del re”

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