Napolitano: sto per lasciare. “Mettiamocela tutta”

L’Ultimo discorso agli italiani del Presidente della Repubblica Napolitano: Sto per lasciare. Mettiamocela tutta.

Ragioni di stanchezza e di eta’, ma anche il fatto che proprio il percorso riformatore appare avviato esattamente come lui chiedeva quel 22 aprile del 2013 in cui, davanti alle Camere riunite, giurava per il suo secondo mandato.

Giorgio Napolitano-Qurinale-discorso-fine-anno

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da (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

ROMA – Giorgio Napolitano prende commiato dalla gente, direttamente rivolgendosi alle famiglie che continuano a sentire il morso della crisi, ai giovani disoccupati, e nell’annunciare il prossimo abbandono dell’incarico (non prima di un paio di settimane, pare di capire) lancia un appello alla solidarieta’, all’unita’, alla reazione morale che puo’ rimettere in moto il Paese. E intanto chiede che le riforme siano approvate rapidamente, e che il suo successore venga eletto in un clima di serenita‘. Magari anche lui (o lei) in tempi brevi.

Prima di tutto, pero’, spiega il perche’ dell’addio. Ragioni di stanchezza e di eta’, logicamente, ma anche il fatto che proprio il percorso riformatore appare avviato esattamente come lui chiedeva quel 22 aprile del 2013 in cui, davanti alle Camere riunite, giurava per il suo secondo mandato.

Sto per lasciare le mie funzioni, rassegnando le dimissioni: ipotesi che la Costituzione prevede espressamente”, spiega, “Desidero dirvi subito che a cio’ mi spinge l’avere negli ultimi tempi toccato con mano come l’eta’ da me raggiunta porti con se’ crescenti limitazioni e difficolta’“.

Quindi e’ “positivo che ora si torni alla normalita’ costituzionale, ovvero alla regolarita’ dei tempi di vita delle istituzioni, compresa la Presidenza della Repubblica“. Detto questo, il bilancio che il Capo dello stato traccia del suo secondo mandato e’ positivo. “L’aver tenuto in piedi la legislatura apertasi con le elezioni di quasi due anni fa, e’ stato di per se’ un risultato importante”, ricorda a futura memoria, “si sono superati momenti di acuta tensione, imprevisti, alti e bassi nelle vicende di maggioranza e di governo ; si e’ in sostanza evitato di confermare quell’immagine di un’Italia instabile che tanto ci penalizza, e si e’ messo in moto, nonostante la rottura del febbraio scorso, l’annunciato, indispensabile processo di cambiamento”.

Le riforme: questo il punto centrale. “E’ innegabile che i miei auspici siano stati rispettati“, rileva ancora Napolitano con fare soddisfatto, “E il percorso va, senza battute d’arresto, portato a piena conclusione“. Messaggio implicito alle forze politiche (era stato ancora piu’ esplicito un paio di settimane fa): fate presto e non perdete tempo. Il primo banco di prova, del resto, sara’ proprio l’elezione del suo successore.
A riguardo Napolitano chiede senza mezzi termini che “Parlamento e forze politiche si preparino serenamente alla prova dell’elezione del nuovo Capo dello Stato“.

Infatti “sara’ quella una prova di maturita’ e responsabilita’ nell’interesse del paese, anche in quanto e’ destinata a chiudere la parentesi di un’eccezionalita’ costituzionale“.
Come dire: si capira’ in quest’occasione se davvero esiste un atteggiamento degno dei tempi che si vanno aprendo.
Cio’ detto, il Capo dello stato passa ad affrontare la seconda parte del suo addio, quella in cui sprona la gente comune a non lasciarsi sconfiggere dalle crisi.

Credo sia diffuso e dominante l’assillo per le condizioni della nostra economia, per l’arretramento dell’attivita’ produttiva e dei consumi, per il calo del reddito nazionale e del reddito delle famiglie, per l’emergere di gravi fenomeni di degrado ambientale, e soprattutto – questione chiave – per il dilagare della disoccupazione giovanile e per la perdita di posti di lavoro”, e’ la fotografia che fa della situazione. Purtroppo “tutti gli interventi pubblici messi in atto in Italia negli ultimi anni stentano a produrre effetti decisivi, che allevino il peso delle ristrettezze e delle nuove poverta’ per un cosi’ gran numero di famiglie e si traducano in prospettive di occupazione per masse di giovani tenuti fuori o ai margini del mercato del lavoro”.
Allora occorre “reagire tutti, mettercela tutta tutti” con quello spirito che permise al Paese di dar vita alla Ricostruzione del dopoguerra.
Uno scatto morale, di unita’ e solidarieta’, quello che chiede il Presidente che promette di “restare vicino” al suo Paese. Ma anche un intervento – si direbbe che Napolitano ne auspichi uno veramente severo – per ripulire la societa’. Non a caso parla esplicitamente dell’inchiesta sui guasti di Roma, citta’ a rischio mafia. “Gli inquirenti romani stanno appunto svelando una rete di rapporti tra ‘mondo di sotto’ e ‘mondo di sopra’“, spiega con disgustato distacco. E commenta: “Si’, dobbiamo bonificare il sottosuolo marcio e corrosivo della nostra societa’. E bisogna farlo insieme, societa’ civile, Stato, forze politiche senza eccezione alcuna. Solo riacquisendo intangibili valori morali la politica potra’ riguadagnare e vedere riconosciuta la sua funzione decisiva“.

Perche’, altrimenti, si scivolera’ inevitabilmente nell’antipolitica, quella stessa che oggi invita a uscire dall’euro.
Nulla di piu’ velleitario e pericoloso puo’ esservi di certi appelli al ritorno alle monete nazionali attraverso la disintegrazione dell’Euro e di ogni comune politica anti-crisi“: e’ l’ultimo pensiero che, forse, Napolitano dedica a quel Beppe Grillo (ma non solo a lui) che in via streaming gli sta facendo, in contemporanea, il controcanto.

Ma a Grillo, o chi per lui, Napolitano non concede l’onore della citazione diretta, nell’ora in cui dice addio agli italiani. “Restero’ vicino al cimento e agli sforzi dell’Italia e degli italiani“, promette ancora. Perche’ di strada da fare ce n’e’ ancora tanta.

Roma, 1 gennaio 2014

5 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Certamente non si può dire che sia stato il Presidente della Repubblica di tutti gli Italiani. I suoi numerosi tentativi di delegittimare la prima forza politica del Paese, prima della sua rielezione ma anche dopo, l’incomprensibile richiesta di distruggere le intercettazioni telefoniche tra lui e Mancino, l’ingiustificata motivazione che lo ha convinto a cambiare idea sull’accettazione del secondo mandato, l’assenza di moniti sul Paese più corrotto d’Europa, certamente il più grave freno allo sviluppo del Paese, altro che chiacchiere. Inaccettabile essersi accorto solo oggi di essere troppo vecchio. Lo sspeva certamente anche lo scorso anno, vecchio sopratutto per le necessità di modernizzazione di un Paese esso stesso troppo vecchio, inaccettabili le riforme in campo di cui si discute oggi, volte solo a ridurre i diritti democratici dei cittadini. Bene avrebbe fatto re Giorgio ad occupare quella poltronaper aaltri sei anni, avrebbe s3 non altro dato un segnale minimo di coerenza in più

  2. Re Giorgio Ultimo Atto:
    Certo Presidente, 61 anni vissuti da protagonista, e dopo 61 anni accorgersi che il sistema è marcio mi sembra Kafkiano, anche se Napolitano è un politico apprezzato in tutto il mondo, a torto o a ragione.
    Il suo mandato come Presidente della Repubblica è stato più che decente, considerato il contesto. Il suo discorso è stato invece quasi banale.
    Non credo che la crisi attuale sia dovuta al Colle. Credo che tutti dobbiamo essere più obiettivi e dare giudizi neutri. Uscire da questo tunnel non è facile per chiunque vada al governo o a fare il Capo dello Stato. Siamo un paese che trasforma e non ha materie prime e in concorrenza agguerrita con i paesi emergenti. Per cercare di uscire da tutto questo dobbiamo usare la nostra intelligenza italica e questa l’abbiamo solo noi
    Vorrei che il prossimo presidente avesse come unica bussola la Costituzione Italiana, che la seguisse fedelmente alla lettera. E quando da Bruxelles arrivano le letterine segrete avesse il coraggio di rispedirle al mittente in virtù dell’articolo 1 della Costituzione.

  3. Napolitano viene da lontano. Era migliorista e berlusconiano. Gli articoli del suo settimanale “Il Moderno” (con pubblicità Finivest anni ’80)sono impagabili.
    “Ad aprile del 1985 esce a Milano il primo numero de Il Moderno, mensile (poi settimanale) della corrente “migliorista” del Pci (la destra tecnocratica e filo-craxiana del partito, guidata da Giorgio Napolitano). Animato da Gianni Cervetti… all’insegna dello slogan “l’innovazione nella società, nell’economia, nella cultura” (p. 104).”
    “Intanto a Milano il numero di febbraio 1986 de Il Moderno… scrive che “la rivoluzione Berlusconi [è] di gran lunga la più importante, cui ancora qualcuno si ostina a non portare il rispetto che merita per essere stato il principale agente di modernizzazione, nelle aziende, nelle agenzie, nei media concorrenti. Una rivoluzione che ha trasformato Milano in capitale televisiva e che ha fatto nascere, oltre a una cultura pubblicitaria nuova, mille strutture e capacità produttive” (p. 115)”.
    «Il numero di aprile 1987 … esce con un’intera pagina pubblicitaria della Fininvest. È la prima di una lunga serie di inserzioni pubblicitarie dalla misteriosa utilità per l’inserzionista, dato che il giornale è semi-clandestino e vende meno di 500 copie… Intanto uno dei fondatori del Moderno, l’onorevole Gianni Cervetti, alla metà di aprile è di nuovo a Mosca… E il 18 aprile l’a­genzia Ansa da Mosca informa che in Urss, insieme al compagno Cervetti, c’è anche Canale 5… (pp 126 — 127)”.
    “A giugno 1989 … pubblica un megaservizio su Giocare al calcio a Milano. Con un panegirico sul Berlusconi miracoloso presidente milanista che “ha cambiato tutto: adesso la sua squadra è una vera e propria azienda,” e così via. Il giornale della corrente di destra del Pci è ormai un bollettino della Fininvest, e le pagine di pubblicità comprate dal gruppo berlusconiano ormai non si contano (p. 148)”.(*)
    (*) Testi tratti dal libro: “Il Baratto” dal blog http://www.dirittodicritica.com

  4. mettiamocela tutta,e scordi i Marò ? !Il tuo agire caro Giorgio è tutto un fiorire di gravi anmnesie.

    Il resto te lo condono da persona anziana a persona anziana.
    Ma ho memoria elefantina,non posso dimenticare nulla.
    Chi ti lecca ne trovi molti.Io sono sincero.
    Eutukìa, auguri

    Vuoi fare qualcosa che ti riscatti.Aduna la stampa e i media e rimedia all’amnesia riguardo ai 2 ,servitori dello stato,i cari Marò
    Addio.

  5. …@….
    Apprezzo il tuo intervento (Marco N.)le banalità del re giorgio sono mortificanti x gli Italiani le sue manie hanno bloccato il paese x molti anni ….spero solo che non ci sia già l’accordo x il nuovo presidente nel caso contrario siamo nella cacca

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