Copenaghen: E’ in gioco il futuro del Mondo

Al via il summit contro i cambiamenti climatici: la prima volta di Obama.

La Conferenza sul clima sarà un successo o un fallimento? 1200 delegati e poche speranza. L’Italia, non ha nessun ruolo.

di Erasmo Venosi

VERTICE NEGOZIALE SUL CLIMA

VERTICE NEGOZIALE SUL CLIMA

COPENAGHEN – A Copenaghen inizia il 7 dicembre la 15 Conferenza delle Parti, organo di decisione e gestione della Convenzione ONU, sui Cambiamenti Climatici. Si deciderà, se e come accelerare la lotta ai cambiamenti climatici. Si deciderà, se e come accelerare la lotta ai cambiamenti climatici. O una grande sconfitta, in caso di fallimento o un grande premio per tutto il Pianeta. Gli impegni dell’ultimo triennio non sono confortanti.

Il Summit 2005 di Gleneagles tra i paesi del G8 più Brasile, Cina, India, Messico e Sud Africa fu centrato sulla lotta ai cambiamenti climatici. La decisione finale portò al Plan of Action ,mai realizzato. Uguale esito al Summit di San Pietroburgo 2006, Heiligendamm 2007, Siracusa 2009. Conclusioni di quasi stasi nelle ultime Cop, di Bali e Poznam. I dati del problema sono noti , anche se la guerra di lobbisti del petrolio e del carbone, è totale verso gli organismi tecnici responsabili delle simulazioni su come sarà il clima domani e quali effetti produrrà sul pianeta.

L’IPCC, organismo Onu nel IV Rapporto ha evidenziato alcuni elementi: il riscaldamento climatico è causato almeno al 90% dalle attività umane e un aumento max di 2 gradi (rispetto 1800) consente di limitare gli effetti negativi. Questo risultato è ottenibile con tagli delle emissioni, in particolare CO 2 del 50/60 % entro il 2050. A Copenaghen si dovrà decidere : quanto devono essere ridotte le emissioni complessive ed entro quanto e rispetto a quale anno.

Infine qual è l’onere che spetta a ciascun Paese. Decisioni da prendere sapendo che le emissioni medie mondiali per abitante ammontano a circa una tonnellata di carbonio (equivalente) l’anno: variabile tra le 5,5 ton di un americano ai circa 350 Kg di un africano e alle 2 ton di un italiano.

Il taglio quindi richiesto dovrà portare a un valore di 500 Kg! Attenzione: giuridicamente non esiste alcun appiglio in trattati internazionali che disciplinano un’eguaglianza di emissioni pro capite. I criteri possibili da concordare sono tre: il principio egualitario (tanto gas a testa), il principio delle emissioni legate alla ricchezza prodotta da ogni Stato (CO2/PIL), un criterio intermedio. Copenaghen dovrà anche tenere conto dell’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia: entro il 2030 la domanda mondiale di energia crescerà del 50% cioè pari alla domanda mondiale che si ebbe nei primi 70 anni del secolo scorso.

La crescita riguarderà per il 90% le economie fuori dall‘Ocse, con Cina e India che assorbiranno oltre il 50%. Gli SU di Obama hanno approvato alla Camera dei Rappresentanti l’American Clean Energy Security Actt, con tagli ai gas serra del 17% al 2020 e del 42% al 2030. Al dibattito in corso, il nostro Governo sembra totalmente escluso. Governo tutto proteso ad abbracciare, l’incertezza scientifica e le tesi dei negazionisti nostrani. Negazionisti con articoli mai sottoposti a una peer review ovvero la verifica della peer review ovvero la verifica della fondatezza delle argomentazioni fatta da specialisti della stessa disciplina.

Un Governo con un Ministero dell’Ambiente che nel 2005 organizzò un Convegno dove fu tranquillamente assolto l’uomo, tra le cause del cambiamento climatico. Un Ministro dell’Economia che con la Fondazione Aspen, titola un intero numero sui cambiamenti climatici con Ecocatastrofismo. A Copenaghen l’Italia ci sarà con il “governo dei pirroniani“! Pirrone lo scettico a prescindere come diceva Totò.

Erasmo Venosi

dal giornale Terra

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