La Riforma del terzo settore é Legge

Terzo Settore: Per le Acli é una riforma che tiene insieme, identità e dignità sociale.

Esclusi partiti politici, sindacati, fondazioni bancarie e associazioni di categorie. Mastrovito (Acli): “Una svolta culturale, che guarda con fiducia alle imprese a vocazione sociale!”

Gianluca-Mastrovito

Gianluca-Mastrovito

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

SALERNO – Da tempo si avvertiva l’esigenza, di riordinare e disciplinare organicamente il complesso e variegato mondo degli enti del privato sociale (oltre 3mila) al fine di riconoscerne la giusta rilevanza sia nel processo economico – in particolare per quanto riguarda l’impresa sociale – che in quello sociale, in vista di un maggiore coinvolgimento nella progettazione delle politiche sociali.

A distanza di due anni (2014), dall’inizio dell’iter legislativo, annunciato all’indomani del Festival del Volontariato di Lucca, la riforma del Terzo Settore diventa operante con l’approvazione in via definitiva alla Camera, del decreto legislativo che ne definisce anzitutto identità, attraverso il riferimento ai soli enti con finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

“Il dato politico rilevante, – dichiara Mastrovito – Presidente delle Acli – è che il terzo settore diventa finalmente soggetto politico, economico e sociale di riferimento, parte integrante di un disegno di riforma dello Stato, di cui fanno parte anche la riforma del lavoro e quella istituzionale”.

Il Paese ha bisogno di ripartire, continua Mastrovito– attraverso processi capaci di tenere insiemesperanza nel futuro, fiducia tra le persone e sussidiarietà nella gestione dei processi economici, politici e sociali. La riforma così come licenziata, rappresenta la possibilità di una svolta culturale, a condizione che i decreti attuativi, non tardino, lasciando gli sforzi sin qui fatti, nell’alveo della propaganda politica.

Una riforma coraggiosa, che può facilitare nuova interconnessione tra cittadini e privilegiare così, forme di economia civile, la cui vocazione è la ricerca continua di punti di equilibrio tra le esigenze dello Stato, quelle del mercato e della società civile. Riconoscere al Terzo settore la capacità di scambiare liberamente beni o servizi sul mercato in funzione di un fine diverso dal profitto o la possibilità per un’impresa, di avere un fine di utilità sociale, rientra in quella visione umana che la Chiesa definisce come “civilizzazione dell’economia”.

Tra le novità della riforma, di certo, va segnalatal’istituzione del Registro unico, in cui saranno elencate le diverse realtà in ragione di finalità e statuti; la definizione dei destinatari dei Fondi 5xmille; la costituzione della Fondazione Italia sociale, con lo scopo di aggregare risorse aggiuntive dal mondo privato e non da ultimo, l’istituzione del Servizio Civile universale, per una difesa non armata della patria, accessibile anche agli immigrati regolarmente residenti. Su questo punto, auspicabile, che possa diventare un anno obbligatorio che rimetta insieme il Paese, che mescoli nord e sud e che generi una cultura diffusa di solidarietà.

Confidiamo, in una corretta applicazione del principio di sussidiarietà che, se ben applicato, favorirà nel Paese percorsi di cittadinanza attiva e una idea di economia al servizio dell’uomo

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