Eboli e il Caso SARIM tra poche luci e tante ombre

Quando la politica decide di escludere: il caso SARIM tra ribassi insostenibili e scelte opache fa scuola. Una decisione che solleva interrogativi gravi sulla trasparenza, sulle reali finalità dell’azione amministrativa e sull’interesse pubblico realmente perseguito. E dopo l’accoglimento del Ricorso al TAR, adesso si attende la perizia

Mino Bardascino

di Massimo Del Mese e Marco Naponiello per POLITICADEMENTE

EBOLI – Nel dibattito pubblico cittadino, il caso SARIM rappresenta ormai molto più di una semplice vicenda amministrativa. È il simbolo di un modo di fare politica che utilizza gli strumenti tecnici – bandi, ribassi, criteri economici – per perseguire obiettivi che appaiono chiaramente politici, ovvero chiaramente “indirizzati” a precise volontà, costi quel che costi, tanto paga “Pantalone”.

L’amministrazione, inoponatamente e tutt’altro che neutrale, ha costruito un quadro economico fondato su costi a ribasso tali da rendere il lavoro strutturalmente insostenibile. Non si tratta di efficienza, né di risparmio virtuoso per la collettività: si tratta di condizioni che nessuna azienda seria, rispettosa delle norme, dei contratti e della dignità dei lavoratori, può accettare senza snaturare il proprio operato.

Un ulteriore elemento che rafforza la sospetta volontà di esclusione emerge dall’azione legale intrapresa da SARIM davanti al TAR. L’azienda, trovandosi davanti a condizioni economiche e criteri di selezione evidentemente penalizzati, e lontana anche dalle direttive ARERA, ha deciso di tutelare i propri diritti con un ricorso amministrativo. La procedura ha messo in luce non solo le criticità del bando, ma anche la disparità tra operatori locali e soggetti esterni, evidenziando come le scelte dell’amministrazione possano risultare contestabili sul piano giuridico.

Il ricorso al TAR più che un gesto di ostilità, è sembrato una difesa della legalità e della sostenibilità economica del lavoro che si deve svolgere. Mostra, inoltre, che le conseguenze della volontà politica di escludere non rimangono sul piano teorico, ma producono effetti concreti che richiedono l’intervento della magistratura amministrativa.

In questo contesto, l’esclusione di SARIM non appare come una conseguenza casuale, ma come un esito prevedibile nei confronti, guarda caso, di una azienda ebolitana, radicata nel territorio, dotata di esperienza, certificazioni e capacità operative consolidate, viene di fatto estromessa non per carenze, ma per eccesso di correttezza. Sottolineando in maniera veramente da condannare che chi rispetta le regole diventa incompatibile e magari si deve “brigare” affinché altre regole malamente architettato, come con dovizia di particolare si sottolinea nel ricorso, tra l’altro accolto, per essere aggirate.

Il sospetto, allora, è legittimo: quei ribassi insostenibili sembrano funzionali non a selezionare il migliore, ma a favorire altro, e magari spesso anche privi delle stesse garanzie, talvolta caratterizzati da certificazioni “discutibili” e/o da una capacità operativa tutta da dimostrare. Una scelta questa, se portata a termine, che oltre a penalizzare il territorio, indebolisce il tessuto economico locale e mette a rischio la qualità dei servizi.

Qui emerge con forza la volontà politica. Perché quando un’amministrazione persevera in decisioni che producono sistematicamente l’esclusione delle eccellenze locali, non può più rifugiarsi dietro l’alibi della tecnica. La tecnica diventa strumento, la politica diventa responsabilità.

A tal proposito il nome del nostro sito (POLITICAdeMENTE), non è solo una definizione provocatoria: è la fotografia di un approccio, che troppe volte nella gestione della cosa pubblica, come nella fattispecie confonde il ribasso o ben altro in generale, con il merito, l’opacità con la semplificazione, l’interesse pubblico con logiche che pubblico non sono. Escludere SARIM significa, oggettivamente, escludere un modello di impresa sano, significa dire no al lavoro tutelato, significa aprire la porta a un sistema fragile e potenzialmente dannoso, e il certo per l’insicuro. Tanto che fa é sempre “Pantalone” a pagare e finendo per sostituire alle luci le ombre.

Ombre che fanno evidenziare come i numeri non tornano. Ed è così che @politicademente  per fare chiarezza, oltre a guardare nelle carte, a suo tempo volle intervistare Mino Bardascino Ceo della SARIM, l’Azienda che sta svolgendo il servizio di raccolta dei Rifiuti a Eboli, ma che non ha partecipato al Bando Comunale della raccolta dei Rifiuti per il prossimo quinquennio, poiché, come ci ha raccontó nella intervista Bardascino con le carte alla mano, non solo non rispondeva alla delibera del Consiglio Comunale che raccoglieva le direttive dell’ARERA, ma non rispondeva nemmeno ai “numeri” che al contrario la stessa ARERA aveva indicato, prendendo atto dei maggiori costi che nel frattempo erano e sono lievitati a seguito dei vari fattori nazionali e internazionali, ritenendo che gli stessi numeri, rimodulati, potevano offrire un servizio efficiente e rispondente alle necessità del Comune di Eboli per un costo poco più di 10milioni di Euro. Di qui formulammo e formuliamo ancora la domanda:

Come mai al contrario delle cifre indicate da ARERA e il PEF approvato in Consiglio Comunale si è provveduto ad indire ad un Bando di 6milioni e 100mila euro, addirittura inferiore a quello aggiudicato alla stessa SARIM, sei anni fa al costo di 7milioni e 500mila euro?

Quella domanda come le ciliege sollecitava e generava un’altra domanda ancora:

Perché mai l’amministrazione, sebbene ha indetto un bando inferiore a quello precedente ha aumentato le tariffe TARI ai cittadini? Forse per coprire quelle oltre 5000 utenze riscontrate che non pagano la TARI e fare un “regalo” a quei 10mila e oltre ebolitani evasori?

A quelle domande non abbiamo mai avuto risposte e nessuno ci ha detto mai detto perché dobbiamo pagare la TARI al posto di migliaia e migliaia di evasori, “protetti” da scelte consapevoli e per questo colpevoli?

Eboli merita scelte trasparenti, coraggiose e coerenti. Merita un’amministrazione che difenda il territorio e non lo sacrifichi. Finché ciò non accadrà, casi come quello di SARIM continueranno a essere non incidenti di percorso, ma atti politici veri e propri “deliberati” con piena volontà pur nella consapevolezza non siano giusti. Atti che chiedono spiegazioni, assunzione di responsabilità e, soprattutto, verità e servono a fare luce e dipanare quelle ombre.

E a proposito di ombre e di luci, ieri sera la Città era al buio. Vogliamo fare luce anche su questo?

Eboli, 23 gennaio 2026

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