Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà insieme per l’acqua

L’acqua non è un bene prezioso non è un bene negoziabile.

PD e SEL aderiscono al “Forum Italiano dei Movimenti per L’acqua”

PONTECAGNANO FAIANO – Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente Comunicato Stampa congiunto del Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà di Pontecagnano, con il quale aderiscono al “Forum Italiano dei Movimenti per L’acqua”, a sostegno della raccolta di firme per proporre un referendum abrogativo della Legge voluta dal Governo Berlusconi, affermando il principio che l’acqua è un bene comune e prezioso e non può essere negoziabile o oggetto economico.

Questo blog da tempo ha aderito alla campagna “salva l’acqua”, ponendo in primo piano i pericoli e l’importanza che assume l’acqua nel futuro del Mondo, campagna che trova nei suoi più accaniti sostenitori padre Alex Zanotelli che ne ha fatto una vera e propria bandiera.

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COMUNICATO STAMPA

SEL e PD insieme per l’acqua

Sinistra Ecologia Libertà e Partito Democratico di Pontecagnano Faiano aderiscono all’appello lanciato dal “Forum Italiano dei Movimenti per L’acqua” per sostenere la raccolta delle firme finalizzata alla realizzazione di un referendum da attuare nel prossimo anno.

Carlo Naddeo

L’iniziativa prenderà il via domenica 2 maggio, con appuntamento in Piazza Sabbato, dove sarà allestito un gazebo per far sì che i cittadini possano sottoscrivere le adesioni.

Carlo Naddeo, coordinatore locale di Sinistra Ecologia Libertà, ha così motivato la propria partecipazione all’importante evento: Sinistra Ecologia Libertà ha nel proprio DNA la battaglia a difesa dei beni comuni ed è per una gestione pubblica dell’acqua, bene essenziale per la vita di ogni essere vivente e non una mercanzia da cui trarre profitto. L’acqua è tra i principali costituenti degli ecosistemi, è alla base di tutte le forme di vita conosciute ed è fondamentale nei suoi diversi usi civili, agricoli e industriali. L’acqua deve, quindi, essere sottratta alla logica del profitto che comporterebbe solo un aumento dei costi a carico dei contribuenti.

Roberto Brusa

Roberto Brusa, coordinatore del circolo cittadino del Partito Democratico, ha inoltre aggiunto: Una gestione dell’acqua pubblica, efficiente e priva del profitto, è utile alla salvaguardia del paesaggio e del sistema idrogeologico della comunità e si colloca in netta contrapposizione alle politiche liberiste dei territori praticate dell’attuale governo di destra, le quali determinano inaccettabili diseguaglianze anche in riferimento all’accesso a questo bene universale.

Sinistra Ecologia Libertà e Partito Democratico saranno, dunque, in prima linea per sostenere il percorso referendario e per ribadire il no alla privatizzazione dell’acqua, così riaffermando che questo è un bene comune non mercificabile.

In tal senso sono previste ulteriori iniziative.

Pontecagnano Faiano (Sa), 29 aprile 2010

1 commento su “Partito Democratico e Sinistra Ecologia e Libertà insieme per l’acqua”

  1. Una degna campagna unitaria delle 2 componenti maggiormente rappresentative degli interessi collettivi cari alla sinistra. L’acqua sulla Terra è il 40 per cento in meno di trent’anni fa, e nel 2020 tre miliardi di persone resteranno senza. Ma gli Stati più forti stanno già sfruttando la situazione per trasformare questa risorsa in bene commerciabile.
    Il pianeta è rimasto a secco e, guarda caso, ce ne siamo accorti troppo tardi. Sotto la spinta della crescita demografica e per effetto dell’inquinamento, le risorse idriche pro capite negli ultimi trent’anni si sono ridotte del 40 per cento. Gli scienziati avvertono che, intorno al 2020, quando ad abitare la Terra saremo circa 8 miliardi, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile sarà di 3 miliardi circa.Per esempio, Viene da chiedersi come mai la Cina, sul cui territorio si concentrano più del 40 per cento delle risorse idriche mondiali, si trova ad affrontare una grave penuria d’acqua potabile e irrigua: mettendo al primo posto la crescita industriale, il governo di Pechino non si è infatti preoccupato di tutelare le risorse ambientali, con il risultato che attualmente un terzo dei corsi d’acqua è inquinato, mentre nelle città il 50 per cento dell’acqua non è potabile. E le vendite dell’acqua in bottiglia delle multinazionali come Danone e Nestlé esplodono grazie alla preoccupazione dei consumatori per la scarsa qualità dell’acqua del rubinetto. conflitti per l’accesso all’acqua iniziano all’interno dello Stato, coinvolgendo e opponendo i grossi coltivatori – fautori dell’agricoltura intensiva – ai piccoli proprietari terrieri, gli industriali agli operatori turistici, ma soprattutto tagliando fuori le comunità rurali e indigene il cui “approccio” all’acqua è, per così dire, di tipo imprenditoriale, e, inevitabilmente, gli abitanti delle periferie delle megalopoli, in cui le infrastrutture igienico-sanitarie sono poche o nulle. Questo tipo di conflitti non dipende tanto da fattori naturali come il clima o la dotazione di risorse idriche, quanto dalle scelte politiche, economiche e sociali di chi gestisce la res publica. elle zone più aride la questione idrica è sempre servita ad alimentare la propaganda di regimi nazionalisti – si pensi alla retorica che circonda la costruzione di una grande diga, e ai nomi che le vengono dati: Saddam, Ataturk, Nasser. Così l’acqua si è trasformata, di volta in volta, in obiettivo strategico da colpire per indebolire l’avversario, in uno strumento di ricatto che serviva a garantire la supremazia regionale. Con l’attuazione del progetto Gap, che prevede la realizzazione di 22 dighe e 19 centrali idroelettriche, la Turchia ha due obiettivi: ribadire la sua supremazia rispetto a Siria e Iraq – anche quelli alle prese con progetti idraulici altrettanto imponenti – e controllare militarmente (con la scusa di proteggere i cantieri dagli attentati) i territori dell’Anatolia sudorientale, che da sempre sono roccaforte dei curdi. Alcuni anni fa, Ismail Serageldin, il vice presidente della Banca mondiale, disse che le guerre nel ventunesimo secolo saranno guerre per l’acqua. Si riferì al fatto che le fonti di acqua fresca nel mondo sono destinate a scarseggiare in modo allarmante e che di conseguenza saranno inevitabili dei conflitti.
    In risposta alla crisi, la Banca mondiale ha deciso di sostenere la privatizzazione delle acque e la tariffazione a costo pieno. Questa decisione sta causando sconcerto in parecchi dei paesi del terzo mondo dove forse in futuro la gente non si potrà più permettere l’utilizzo dell’acqua dopo che venga privatizzata. Tutte prospettive raccapriccianti

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