Liliana Segre n° 75190 Auschwitz

La senatrice Liliana Segre, sopravvissuta di Auschwitz, nuova icona della Sinistra o testimone della memoria?

Tra i rigurgiti di quel che resta di: una sinistra nuova, vecchia, radical chic e scollegata dalla realtà; e una nuova destra vuota, ignorante, arrogante e senza idee, contro tutti e tutto, che si affretta a voler cancellare ogni memoria tra negazionismo e sovranismo, il tentativo di banalizzare uno dei più grandi eccidi della storia dell’uomo.

Liliana Segre

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

SALERNO – Numero 75190 del lager di Auschwitz. Questo era il segno identificativo impresso sul braccio sinistro alla ragazzina Liliana Segre deportata in Germania dai Nazisti, come milioni di altri ebrei come lei e prigioniera in uno dei tanti un campi di sterminio tedeschi. Alla bambina Liliana capitò il più temibile e tristemente famoso Lager di Auschwitz, è fortunatamente tra stenti e maltrattamenti è scampata alla morte: Gli altri 5milioni di ebrei come lei, donne, uomini, bambini, vecchi, o sono morti di fame o sono stati bruciati nei forni crematori. Una barbarie che mai e poi mai potrà essere dimenticata come taluni vorrebbero, invocando un finto-nuovo buonismo per tacitare coscienze di chi ne è stato autore e per questo condannato dalla storia, dalla morale, da Dio, e che, se condivise, da chi si sente figlio, nipote, o erede degli autori di quello sterminio, e vorrebbe giustificare in qualche modo una barbarie, associando i residuati di una sinistra definita chich per sminuire quello che rappresenta una delle ultime persone sopravvissute ad un genocidio inspiegabile è una pratica quanto mai pericolosa come la stessa barbarie che si cerca di “seppellire”, allora si è colpevoli senza nessuna giustificazione come chi li ha voluto, ordinato e commesso quella barbarie.

Così come colpevoli sono tutti gli effetti di sopraffazioni fatti dagli uomini sugli uomini, da uomini che in nome delle religioni, delle razze, della Politica, del potere, si sono resi colpevoli di efferati crimini come quelli perpetrati dai Nazisti, dai regimi oppressivi che si richiamano e si richiamavano al Comunismo o al Fascimo, come per la Jugoslavia, o quelli più recenti Serbo-croati, o quelle sui Curdi e sui Palestinesi e decine e decine di altri soprusi consumati nel Mondo, in Africa, in Asia, in Medioriente, nelle Americhe. 

manifestazione-sindaci-milano

E parlando di questi fatti inconfutabili e consegnati alla storia non si può che condannare chi se ne è reso responsabile e chi cerca traballanti giustificazioni, o pcome partendo da una condanna della “sinistra” di oggi, si giunge, come fa Giovanni Coscia nell’articolo che segue mette in relazione i fatti di oggi e la Segre con la Sinistra, che definisce “radical-chic“, senza citare gli antefatti, giungendo ad etichettare una “sceneggiata” la manifestazioni di popolo che si è tenuta a Milano per condividere il dolore della Segre e rafforzare la memoria verso quei crimini ricordando ai novelli protestatori della «Nuova destra» “a”ideologica, ancora più pericolosa perchè non si ispira a nulla se non all’odio verso tutti ed in particolar modo costruirsi il nemico per adattarlo alla propria rabbia, di ringraziare Dio e tutti quegli uomini giusti che ci hanno lasciato il prato verde della libertà, di volta in volta bruciato, inaridito strappato da quell’odio che non potrà mai prevalere se non nei momenti difficile quando come un serpente che immediatamente alza la testa per colpire mortalmente l’amore verso il genere umano, si ripresenta la follia che ispira all’odio.

De Gasperi_Pertini_Salvini-L’evoluzione della politica

Certo ne io scrivo editoriali e ne POLITICAdeMENTE ospia editoriali di “regime”, la prova è la pubblicazione dell’articolo che segue, tuttavia è giusto esprimere opinioni diverse senza giudicare quelle degli altri come si fa nel momento in cui con un colpo al cerchio e uno alla botte, da una parte si condanna una manifestazione di Piazza, si definisce “smielato” il discorso della Segre, di “regime” l’informazione che commenta le manifestazioni spontanee contro l’odio delle famose “sardine” dall’altra si cerca di costruire una difesa alle politiche di Salvini e persino giustificare la “Bestia”, quella macchina mediatica del fango realizzata e pagata con parte di quei 49milioni di euro scomparsi nelle Isole Caiman con l’aiuto di quelle brave persone di quella organizzazione umanitaria chiamata ndrangheta, banalizzando la storia e la rappresentante forse una delle ultime di quella vergogna, figlia dell’odio militarizzato e condito di razzismo e di fascismo, odio che oggi purtroppo alberga solo in taluni personaggi politici che al contrario. Avrebbero mille motivi per fare opposizione e nessuno per cancellare la storia e lo spessore dei fatti per “semplificarla” alla loro miserevole cultura”.

Pertanto lasciamo stare Liliana Segre, e piuttosto che criticare il sostegno attraverso di lei ai sentimenti più alti della libertà e della democrazia, pretendere e promuovere sempre e non solo nelle giornate di solidarietà fortificando la memoria ed evitando artifizi per indebolirla.

Liliana Segre: ma chi sono i razzisti?

di Giovanni Coscia

«La senatrice a vita Liliana Segre, che nel secolo scorso scampò alla morte nel campo di concentramento di Auschwitz, è diventata, ormai, la nuova icona di una sinistra vuota, radical chic e senza idee, che addirittura scende in piazza, per manifestare pubblicamente il suo appoggio e la sua vicinanza alla senatrice. Non solo: alla grande sceneggiata milanese di martedì 10 dicembre 2019 vengono convocati anche i sindaci, che accorrono numerosi da tutta Italia. Quelli vicini politicamente per non essere “bastonati” dai capipartito, quelli di centrodestra per non essere tacciati di antisemitismo, razzismo e quant’altro. Risultato: radio, tv, giornalini e giornaloni ci hanno raccontato di questa straordinaria manifestazione, con primi cittadini di tutti i colori – e con la fascia tricolore addosso – per dire alla Segre “la tua scorta siamo noi”.

Come se non bastasse, si sono scomodati importanti editorialisti di regime, per spiegarci che – nel Paese – qualcosa sta cambiando, perché scendono in piazza le “sardine” e perché a Milano i sindaci hanno detto “no” agli odiatori di professione. Insomma, ci spiegano questi professori da salotto sovietico, arrivano segnali importanti di un risveglio della coscienza democratica della nostra povera Italia. Bene, noi riteniamo, invece, che “sardine” e sindaci in piazza per la Segre siano due facce della stessa medaglia, che è esattamente opposta al concetto di democrazia: sì, perché la democrazia è confronto, contrasto sulle idee, esposizione di tesi diverse. Ossia il contrario di ciò che è avvenuto a Milano e di ciò che accade con le “sardine”: non avendo argomenti, si sceglie di manifestare “contro” e, più precisamente, “contro” la politica dell’odio, che, hanno precisato i pesciolini di piazza, è quella di Salvini.

A Milano, è vero, si è avuto il buon gusto di non citare Salvini, ma ogni parola pronunciata dai sindaci alla radio e in tv e lo stesso breve, smielato discorso della Segre – che ha parlato di amore, contro gli odiatori da tastiera – aveva un ben preciso avversario: il demone leghista. Ecco, proprio la demonizzazione dell’avversario, che è il primo passo verso la ghettizzazione, rappresenta una forma di razzismo, che in una democrazia avanzata dovrebbe essere condannata da tutti. Media in primis. E, invece, i lacchè di professione contribuiscono attivamente a cercare di indebolire l’immagine di Salvini – il vero nemico di Zingaretti, Di Maio, Bersani e chi più ne ha più ne metta –, dipingendolo come un barbaro, un razzista, un “mangiatore” di immigrati.

Basterebbe dare uno sguardo ai Comuni a guida leghista, per comprendere che l’integrazione degli extracomunitari, in quelle città, è molto più avanzata rispetto, ad esempio, a Bari, Firenze o Palermo, guidate da campioni del centrosinistra. Eppure, continuiamo a leggere e ad ascoltare che Salvini fomenta l’odio, che la sua “Bestia” (la macchina mediatica messa in piedi dal leader leghista) origina notizie false, per alimentare la paura dei cittadini e l’odio nei confronti degli immigrati. E che lo stesso Salvini ha voluto leggi barbare, come i due decreti-sicurezza, approvati quando lui era ministro dell’Interno.

Tutto falso, ovviamente. E non lo diciamo noi, ma gli stessi partiti che sostengono il governo Conte bis, i quali – anziché cancellarle – hanno mantenuto le norme introdotte dai decreti sicurezza di Salvini: in piazza demonizzano questi provvedimenti, nella stanze del potere li difendono, perché sanno bene che non hanno un indirizzo razzista, ma di tutela del Paese, da una parte, e degli stessi immigrati, dall’altra. Quello che emerge, con chiarezza, è dunque molto diverso da ciò che vorrebbero farci credere i professoroni al servizio del regime: razzista non è chi vota Salvini, ma chi cerca di mettere in un angolo la Lega e i suoi alleati, non sulla base delle idee e del ragionamento, ma della demonizzazione.

E per farlo utilizza tutti i mezzi: anche quello, triste e vile, che prevede lo sfruttamento dell’immagine di una senatrice a vita scampata all’inferno di Auschwitz. Ma Zingaretti, Sala e i loro compari agli elettori pagheranno anche questo conto. Che, ne siamo convinti, sarà molto salato».

Battipaglia, 2 gennaio 2019

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