Dall’Arizona la Dott. Cavese Stefania Polverino in prima linea contro il Covid-19

C’è anche una salernitana di Cava de’ Tirreni in prima linea dall’Arizona nella lotta contro il Covid-19. 

La Dott.ssa. Francesca Polverino è stata per otto anni all’Università di Harvard come ordinario di medicina ed ora è alla guida di un centro di ricerca sull’enfisema polmonare e sui danni da fumo di sigaretta all’università dell’Arizona.

Francesca Polverino

di Paolo De Leo per POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

CAVA DEI TIRRENI – C’è anche una dottoressa cavese in Arizona che sta dando un prezioso contributo alla lotta contro il Coronavirus. Stiamo parlando di Francesca Polverino, nata a Salerno, vissuta a Cava de’ Tirreni e laureata alla Seconda Università di Napoli. 37enne, Francesca è stata per otto anni all’Università di Harvard come ordinario di medicina ed ora è alla guida di un centro di ricerca sull’enfisema polmonare e sui danni da fumo di sigaretta all’università dell’Arizona.

La giovane ha concesso una lunga intervista al “Corriere del Mezzogiorno“, nel quale ha ripercorso la sua carriera. «Ho cercato di ritornare in Italia diverse volte – ha spiegato – ma ho sempre trovato le porte chiuse». Adesso è capo ricerca di un laboratorio con otto persone che si occupa di enfisema polmonare e BPCO: a marzo è stato convertito in laboratorio coronavirus. Si occupa in particolare degli effetti del fumo sulle infezioni da Covid19 e lo studio sarà pubblicato a breve su varie riviste mediche. Poi, l’idea di creare una corte multicentrica italiana, l’ItaliCO (Italian National Study of risk factors associated with Covid 19), la più grande al mondo sul Covid19.

«Tutto è nato su Facebook in un gruppo chiuso per soli medici con 100 mila iscritti, di cui ero amministratrice. Da alcune osservazioni cliniche, avevo notato che i pazienti Covid19 avevano delle caratteristiche peculiari. Chiesi dunque se altri medici avessero avuto la mia stessa sensazione e sono arrivate centinaia di risposte. A quel punto ho deciso di far partire il 25 marzo uno studio osservazionale».

La risposta è stata eccezionale: 5.620 pazienti con relative cartelle cliniche raccolte in 70 ospedali in tutta Italia: 19 regioni su 21. A Napoli hanno risposto il Cotugno grazie al dottor Roberto Parrella, il Fatebenefratelli e la Vanvitelli. La dottoressa Francesca Polverino, sposata dal 2015, è mamma di una bimba di 2 anni e in attesa della seconda figlia, rivela di essere stata ammalata, probabilmente di Covid: «A marzo avevo dei sintomi: febbricola durata un mese, tosse, assenza di gusto. In Arizona al momento non c’era il test per poter verificare se fosse Covid. Mi sono auto medicata con antinfiammatori: i miei genitori mi hanno inviato dei medicinali dall’Italia. Dovremmo essere grati al nostro sistema sanitario che non è discriminante come negli States».

E’ contrariata da una riapertura così repentina dell’attività in Italia: «Non voglio puntare il dito verso nessuno, ma in alcune regioni del Nord c’è stato un crollo della medicina del territorio e un collasso del sistema sanitario. Rallentare le restrizioni è stato un bene per i professionisti e per le imprese. Ma ho qualche remora sulla movida, anche a Napoli: i giovani possono essere portatori, magari asintomatici. Non sono tranquilla da quando ho visto quelle immagini». Con la stagione fredda è prevista una nuova ondata. «Sì tutti gli esperti l’attendono. Non è la prima volta che si manifesta il coronavirus, anche se in altre forme, e con il freddo si tende a frequentare ambienti chiusi: stavolta bisognerà prepararsi».

Cava dei Tirreni, 28 maggio 2020

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