Sele-Tanagro-Calore: Bilancio positivo per il Contratto di Fiume

Sele-Tanagro-Calore, il Contratto di Fiume, un’occasione preziosa. Positivo il bilancio dell’incontro di avvio del CdF. 

On. Fulvio Bonavitacola Vice Governatore della Campania: “Un’occasione da cogliere per l’intero territorio. I Contratti di Fiume mirano ad un polo radicato sulle vocazioni del territorio. É un organismo nelle vostre mani, un solido contenitore che, come tale, diventa prestigioso solo col contenuto”.

Bonavitacola contratto di fiume Contursi terme

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

CONTURSI TERME – Si chiude con un bilancio positivo l’incontro che dà avvio ufficiale alla sperimentazione del Contratto di Fiume, patto fra enti territoriali e operatori privati volto a rilanciare, in chiave sostenibile, i territori compresi nel bacino idrografico dei fiumi Sele, Tanagro e Calore salernitano. Promossa dall’Ente Riserve Naturali “Foce Sele Tanagro” e “Monti Eremita Marzano” e Regione Campania, l’iniziativa ha animato la mattinata di Sabato 11 luglio presso l’Hotel Terme Capasso a Contursi Terme.

Dopo il forzato rallentamento dovuto all’emergenza epidemiologica in corso da COVID19, i prossimi mesi saranno dedicati ad un’accelerazione dei lavori con l’organizzazione di cinque laboratori tematici su rischi naturali, paesaggio e turismo, urbanistica, agricoltura, gestione della risorsa idrica, preceduti da incontri con gli stakeholder locali: consorzi di bonifica, imprenditori del turismo, agricoltura e zootecnia, terzo settore. Solo successivamente si potrà arrivare alla stipula finale del Documento Strategico che vedrà la sua forza nella programmazione partecipata. L’obiettivo è recuperare la qualità delle acque, fronteggiare il rischio idrogeologico e porre le premesse per uno sviluppo economico sostenibile, in attuazione della Direttiva Quadro europea 60/2000 sulle acque. In campo, un primo finanziamento per la fase di start up e un successivo percorso che, nella nuova programmazione economica regionale, mira ad intercettare numerosi fondi nazionali ed europei.

Contursi contratto di fiume

Nel rispetto delle disposizioni sanitarie per limitare la diffusione del Covid 19, la partecipazione alla riunione è stata riservata agli amministratori dei 40 comuni e ai presidenti delle 5 comunità montane locali interessati dai corsi d’acqua e rientranti nella perimetrazione dell’Ente Riserve. A fare gli onori di casa, l’avvocato Luigi De Lisio e il Presidente dell’Ente Riserve, prof. Antonio Briscione, che hanno introdotto i dirigenti regionali della cabina di regia. Relatori, il Vicepresidente della Campania, on. Fulvio Bonavitacola, il Presidente della commissione Bilancio e Finanza regionale, on. Francesco Picarone, la Presidente del Consiglio Regionale, on. Rosetta D’Amelio, il Dirigente regionale dott. Romeo Melillo, il Responsabile tecnico dell’Ufficio Contratti di Fiume, dott. Gerardo Lombardi, e la dott.ssa Daria Rizzo della Sogesid Spa.

Gli interventi hanno fatto emergere con forza il connotato assolutamente unico dello strumento CdF, sancendo in diversi passaggi come lo stesso rappresenti “un’occasione da cogliere per l’intero territorio”, il cui valore aggiunto è dato dall’approccio “bottom up”. “Il dna di questo nuovo soggetto è strutturalmente diverso dai precedenti” – ha chiarito l’on. Fulvio Bonavitacola, rispondendo ai timori di chi pensava all’ennesimo progetto calato dall’alto. – “Il concetto passato dei ‘poli di sviluppo’”, – ha spiegato, – “era guidato dall’idea che insediare in qualsiasi luogo, qualsiasi tipo di industria, proveniente da qualunque parte, portasse sviluppo”. – Ha poi aggiunto – “I Contratti di Fiume sono totalmente diversi, mirano ad un polo radicato sulle vocazioni del territorio. É un organismo nelle vostre mani, un solido contenitore che, come tale, diventa prestigioso solo col contenuto”.

Fulvio Bonavitacola

Ma nell’intervento di Bonavitacola c’è spazio anche per la visione prospettica di un nuovo turismo che punti a valorizzare le aree interne e i borghi antichi come luoghi in cui rifugiarsi dal “mondo delle nevrosi”. Per Bonavitacola “c’è una nuova domanda di qualità della vita, mangiar sano, respirare aria pulita, recuperare i tempi lenti e il silenzio di una volta. Il Contratto di Fiume serve anche per andare incontro a queste necessità”.

Ad integrazione del significato profondo del CdF, il presidente Briscione ha sottolineato “Gli Enti pubblici, gli operatori privati e il terzo settore rappresentano il fulcro del Contratto di Fiume. Dal contributo qualificato di tutti loro e dall’Ente Riserve dovrà venir fuori la strategia di sviluppo in grado di caratterizzare gli investimenti del prossimo decennio dei nostri territori”. – Soddisfatto per aver portato a compimento un procedimento iniziato quasi dieci anni fa, ha proseguito – “É un contratto ‘sperimentale’. Grazie alle sinergie con i diversi attori coinvolti e grazie al sostegno della Regione Campania, riusciremo a consentire che si possa esplicare la straordinaria forza di questo strumento di programmazione negoziata”. – La Regione e l’Ente Riserve hanno inteso coinvolgere sin da subito tutti e quaranta i comuni che rientrano nell’area naturale protetta, – “con la possibilità di estendere immediatamente la sottoscrizione anche agli altri 20 comuni che rientrano nel bacino idrografico del fiume Sele, ha chiosato.

Non è mancata la citazione di una delle più recenti scommesse dell’Ente Riserve, il progetto “Le Terre dei Parchi”, la pasta realizzata con i grani antichi coltivati con metodo biologico nei terreni rientranti nell’area naturale protetta. Partito lo scorso anno come progetto pilota, è ora alla vigila della prima distribuzione dei prodotti trasformati e vede già ampliare il bacino di produttori con l’ingresso del Parco Regionale dei Monti Picentini e, a breve, del Parco Regionale del Taburno – Camposauro, seguendo la valorizzazione delle filiere e del mantenimento della funzionalità ecologica, stimoli alla manutenzione conservativa del territorio. Il CdF sarà anche un modo per rafforzare la qualità ambientale, presupposto immancabile per iniziative come questa.

Il Presidente Briscione ha poi tracciato la road map degli appuntamenti con il tessuto imprenditoriale locale e con il terzo settore che, insieme alla raccolta delle proposte tramite apposito portale web, rappresenterà l’applicazione della strategia dal basso che porterà alla stesura del documento programmatico del Contratto di Fiume vero e proprio.

Fiume Sele

………….. … ………….

Avvio del Contratto di Fiume 11/07/2020, Terme Capasso, Contursi Terme (SA)

INTERVENTI

Antonio Briscione, presidente Ente Riserve

Francesco Picarone, presidente comm.ne bilancio Campania

Rosetta D’Amelio, presidente consiglio regionale

Romeo Melillo, dirigente regionale

Gerardo Lombardi, responsabile tecnico ufficio CdF

Daria Rizzo, Sogesid Spa

Franco Alfieri, sindaco di Capaccio Paestum

Gelsomino Centanni, sindaco di Calabritto

Paolo Imparato, sindaco di Padula

Gabriele Iuliano, sindaco di Roccadaspide

Fulvio Bonavitacola, vicepresidente Campania

Avv. Luigi De Lisio introduce e coordina gli interventi con i saluti di rito.

Prof. Antonio Briscione, Presidente Ente Riserve Naturali Foce Sele – Tanagro e Monti Eremita – Marzano – Ci sembrava opportuno incontrarci dal vivo, dopo un percorso immenso, lungo dieci anni, fatto di numerosi incontri che hanno permesso di definire i dettagli del Contratto di Fiume. Il covid ha rallentato un po’ tutti gli incontri con gli stakeholder, l’imprenditoria, il turismo e il terzo settore. Oggi ci confrontiamo con i sindaci e le comunità montane che rappresentano il fulcro del Contratto di Fiume. E’ un contratto “sperimentale” e l’auspicio è che la sua realizzazione si svolga in sinergia fra i diversi attori coinvolti. Generalmente i CdF agiscono su ambiti omogenei di pochi comuni, ma, grazie al lavoro dei dottor Lombardi, Melillo, e della Regione, siamo riusciti a coinvolgerne 40 con la possibilità di estendere successivamente la sottoscrizione ad altri 20 che rientrano nell’ambito dell’Ente Riserve, soprattutto nel territorio del Calore Salernitano. Dobbiamo essere bravi nel sancire l’utilità e l’operatività di questo strumento, di comune accordo con le amministrazioni pubbliche. 

Briscione pt.2 – Tre cose indispensabili: la settimana prossima avremo incontro in videocall i rappresentanti delle associazioni di imprenditori agricoli, bufalini e il terzo settore, per poi aprire una fase di consultazione istantanea, per evitare manifestazioni in presenza numerose. Prevedremo dei form per la presentazione delle proposte da parte degli interessati.

Gestione integrata della risorsa idrica, mantenimento della funzionalità ecologica, fruizione turistica, informazione e sensibilizzazione, manutenzione conservativa del territorio, valorizzazione delle filiere, guardando alla sostenibilità delle attività economiche. Con le Terre dei Parchi, abbiamo verificato che il tessuto associativo e imprenditoriale mostra interesse a partecipare a discorsi di sostenibilità. In che modo dovremmo ragionare? Tenteremo per sottobacini, soprattutto se vogliamo parlare con 40 comuni + altri 20 di integrazione. Il 70 % del CdF è costituito dai privati più che dal pubblico ma, con l’assemblea e la cabina di regia, si coordinerà tutto insieme. Ringrazio pubblicamente Bonavitacola per l’opera monumentale che sta svolgendo in ambito ambientale. Reti idriche, reti fognarie erano problemi giganteschi nel comprensorio dell’ambito dei comuni dell’Ente, e poi il piano rifiuti, tutto costruito con la centralità delle aree protette. Alcune misure specifiche, in passato, non venivano proprio affrontate. Si stanno ponendo finalmente le basi affinché questo diventi instaurabile per tutto il prossimo quinquennio della dirigenza regionale.

On. Francesco Picarone, Presidente Commissione Bilancio e Finanza, Demanio e Patrimonio Regione Campania  – Questo strumento può consentire un approccio con le tematiche della protezione ambientale e della programmazione europea in tema. E’ passato un anno dalla redazione della legge sui CdF (L.R. 5/2019). Abbiamo dovuto comporre le linee guida, mettere in piedi un ufficio specifico per attivare con il coordinamento, ci sono 500.000 euro per la sola fase di start up e accompagnare i soggetti attuatori, come l’Ente Riserva.

La nuova programmazione, sia quella sottesa ai fondi MES e sui Recovery Fund si baserà molto sulle tematiche ambientali, riduzione dei rischi antropici e la Green Economy (Il MES si può impiegare, ad esempio, nella decarbonizzazione dell’Ilva). Tutto deve però avere un approccio integrato. Il CdF non è uno strumento di programmazione aggiuntiva, ma utilizza quelli già esistenti. E’ un azione di programmazione VOLONTARIA locale, con un approccio integrato della acque sulla quantità e qualità, e la difesa idrogeologica del suolo. Guarda ad aspetti connessi del turismo, agricoltura, paesaggio, territorio. La sperimentazione ha riguardato un’area molto vasta che è quella del Sele. 

Si parte dalla D.E. 60/2000 che trova applicazione nei piani delle acque dell’appennino meridionale, il piano di gestione delle alluvioni i piai regionali. La Regione Campania è coordinatore della CdF, mentre l’Ente è soggetto attuatore. Questa è una fase preliminare fino al raggiungimento del documento strategico. Si agisce così per garantire omogeneità fra le 5 aree individuate. Si deve arrivare all’elezione dell’assemblea prima di arrivare al documento strategico che segue tutta la fase della relazione preliminare, il documento di intento e il coinvolgimento degli enti locali. In quel momento la regione passerà il testimone agli attori locali. 

Diversamente dalla situazione attuale, la necessità di avere una ricognizione dei progetti da fare, delle fonti di problematicità, della tutela, fonti di inquinamento, richiede un approccio di programmazione integrata per ambiti omogenei. Tutti i piani già citati debbono trovare un punto di confluenza in uno strumento come il CdF e il coinvolgimento dei comuni che insistono sul fiume, dando vita a laboratori e percorsi. Questi potranno trovare sbocchi nei fondi della programmazione della Regione e nei finanziamenti Recovery Fund e MES. Possiamo avere un soggetto attuatore sul territorio che PROGRAMMI secondo priorità definite che sono le necessità di tutela ambientale del bacino idrografico e lo sviluppo ambientale, economico e turistico nel territorio. 

E’ una sfida che si può vincere e lo si può fare perché il movimento è partito e i lavori sono già avviati. Questa vicenda si intreccia con lo sviluppo del litorale. Mettere a sistema la zootecnia, l’agricoltura e il turismo sulla costa si innesta con quello che accade dalla sorgente alla foce del Sele. Ci sono i presupposti per attivare ingenti stanziamenti da impiegare nello sviluppo del territorio. Dopo l’arresto del lockdown è un’occasione da poter cogliere per rilanciare, con l’aiuto dell’Europa, l’economia locale e italiana. Se non lo facciamo, non ci riusciremo per il futuro. Il CdF è uno dei modi per spendere bene questi fondi. L’ambiente è la precondizione essenziale per lo sviluppo di questo territorio

On. Rosetta D’Amelio, Presidente del Consiglio Regionale Campania – Dopo l’illustrazione di Picarone potrei dire anche solo “sono d’accordo”. In una fase del genere dobbiamo legare quello che accade qui con quello che avviene a livello nazionale ed Europeo. Siamo in fase di nuova programmazione. Quando abbiamo fatto la legge sul CdF, alla quale tenevo molto, abbiamo avuto una stretta sinergia con il presidente della commissione ambiente e col delegato Fulvio Bonavitacola. Se avessimo perso la partita della programmazione europea e la sperimentazione che si poteva fare del CdF, non avremmo avuto le risorse per farlo decollare. La legge è stata un segnale importante per stabilire questo percorso, ma oltre alla nuova programmazione europea, dove il CdF trova ampio spazio e notevoli risorse, era, alla luce anche del lockdown, è un occasione per avere una visione nuova di sviluppo dei nostri territori con un un’attenzione ancora più forte alle tematiche ambientali e alla valorizzazioni delle potenzialità che hanno le aree interne della Campania. Potrebbe essere, se siamo intelligenti, un potenziale per cambiare le linee di sviluppo che ci sono state fino ad oggi. Prima non c’era l’appetibilità sulla qualità dei prodotti locali, oggi invece si vede un rinnovato interesse per la qualità del territorio, condizioni di vivibilità maggiori, magari usando il decreto semplificazione che permette agli amministratori locali, di pari passo con il miglioramento delle infrastrutture, di assecondare la capacità attrattiva già in essere di questi territori sul lato turistico. MES e Recovery Fund possono sostenere un lavoro che ambisce ad essere di esempio da qui a livello regionale e nazionale. L’incontro di oggi cade a puntino perché ci sono tutte le condizioni per partire e proseguire bene.

Oggi partiamo da questo, ma ci sono le tante leggi che abbiamo messo insieme e si intrecciano, abbiamo approvato la legge sulla sentieristica, ad esempio. In Francia la valorizzazione dei fiumi, con il loro indotto turistico, è uno dei più rilevanti capitoli del bilancio nazionale. Dobbiamo saperlo mutuare, con una capacità nostra, per riuscire a far produrre dal CdF un indotto turistico, valorizzando ambiente e territori. C’è tutto questo che diventa un’occasione di sviluppo straordinario. 

Avendo fatto il sindaco so bene i bisogni che hanno gli amministratori locali per lavorare in cambio. La regione ci crede molto e già dall’anno prossimo potremmo avere risultati. Credo che l’on. De Luca, con il lavoro che ha fatto, non abbia competitor, per cui quella di oggi è una riunione programmatica ma possiamo già prendere degli impegni per i prossimi anni. Dobbiamo sfruttare la capacità che già hanno i nostri territori di attirare, accogliere, dare qualità. 

Il Sele parte da Caposele, attraversa i territori il Borgo di Quaglietta, l’oasi di senerchia, un territorio con delle produzioni meravigliose, si avvia verso il mare. Insieme quindi dobbiamo pensare ad un fiume e un mare più pulito. Immagino infine, anche quanti tratti del fiume siano navigabili a fini turistici.

Dott. Romeo Melillo, dirigente UDCP “Ambiente ed ecosistema, Supporto alle strategie ambientali relative alle aree interne, Ciclo integrato delle acque, Ecoballe, Politiche agricole, alimentari e forestali” Regione Campania – Non ci può essere una logica “ad escludendum”. Quindi questo favorirà delle possibilità aggiuntive in termini di territorio e fondi comunitari. Ci deve essere un processo inclusivo, immaginando che il fiume non un antico “limes”, un confine, ma una strada aperta che deve interessare quanti più territori possibili. Sottolineo anche io la connessione interessante che si è creata. Se ciò oggi si è concretizzato è perché si è creata una condizione, partita da Picarone, e si è riusciti a comporre un’zione con ottime premesse. 

La Campania ha cercato di recuperare un ritardo che si era accumulata negli anni, sviluppato anche dalla consulta dei fiumi creata dal precedente governo. Un ritardo pienamente recuperato essendo una delle poche regioni che prevedono un CdF, un disciplinare per costruirne il percorso e siamo riusciti con la legge a prevedere un piano alternativo al percorso bottom up, senza voler togliere decisione agli attori locali. Siamo voluti partire da un’analisi del pregresso che ha fatto emergere le difficoltà dello start up e di unità sui progetti fra amministratori locali, stakeholder, produttori e associazioni. L’intuizione di consentire alla regione di svolgere un ruolo di iniziativa e coordinamento tecnico scientifico, semplifica il percorso da questo punto di vista.

Il primo obiettivo è la tutela della risorsa idrica e la lotta al dissesto idrogeologico, e poi lo sviluppo economico del territorio. Stiamo pensando ad un’intesa con le regioni vicine, in particolar modo con Puglia, Basilicata e Calabria. Si parte con una visione nuova, integrata con l’orientamento al new green deal europeo. Fra le 5 policy europee, una è per un’Europa più verde e un’altra è un’Europa più vicina ai cittadini. Con l CdF che parte dal basso le stiamo attuando entrambe.

Il piano di azione sarà quello che alla fine dovrà intercettare le nuove risorse con progetti sostenibili. L’impegno in capo alla Regione è la fase della progettazione con progetti esecutivi e cantierabili. Anche la nuova PAC (Politica Agricola Comunitaria) è orientata sulla tutela dell’ambiente e anche questa può integrarsi nell’ambito delle fonti di finanziamento riconducibili al CdF. Registro un clima positivo, un presidente dell’Ente Riserve vulcanico e pieno  di idee, quindi mi sento tranquillo che avremo uno spazio interessantissimo legato a questo strumento.

Dott. Gerardo Lombardi, Responsabile tecnico Ufficio Contratti di Fiume, Direzione Generale “Per la difesa del suolo e l’ecosistema” – Il CdF è uno strumento tecnico operativo. A noi spetta la capacità di attuarlo. La regione ha messo la sua parte con il suo interesse e c’è un interesse generale in cui tutti quelli che si sentono di poter promuovere istanze positive per il rilancio del territorio e la lotta al dissesto idrogeologico possono partecipare. Bisogna però partire dalle scuole per la tutela ambientale, insieme al tessuto imprenditoriale. La cosa più importante con i laboratori tecnici tematici, è creare una partecipazione dal basso colmando delle lacune su conoscenze che non ci sono, sostenuti dagli amministratori che conoscono perfettamente le necessità del territorio, passando da una fase di scarso protagonismo ad essere centro della trasformazione.

Dr.ssa Daria Rizzo, Sogesid Spa (con relazione tecnica a video) – il CdF servono a dare attuazione alla direttiva HABITAT. Si basano  sul meccanismo di partecipazione e programmazione negoziata. Servono, attraverso il contributo dal basso, a dare delle possibilità di sviluppo e riqualificazione di situazioni di criticità che siano coerenti con le pianificazioni già esistenti. Sono stati citati il piano gestione delle acque, i pta, e la pianificazione nel settore delle aree protette. Bisogna prima di tutto fare un’analisi del contesto di partenza per la tutela dei corpi idrici. L’obiettivo finale è far convergere tutti questi strumenti, partendo da un’analisi critica delle debolezze, in azioni comuni che possano rilanciare e qualificare il territorio. La legge regionale sui CdF punta alla mitigazione del rischio idrogeologico, alla tutela dei corpi idrici, degli habitat naturali e una maggiore fruibilità di questi ambienti. E’ naturale che riqualificando gli ambienti e creando delle economie ecosostenibili, il territorio diventi più vivibile.

Step con amministratori per dare attuazione al CdF. Ora siamo nella fase di interlocuzione con i soggetti pubblici e privati per avere degli input per costruire il documento strategico e quello di intenti, l’articolato che verrà sottoscritto da chi vorrà realmente partecipare al documento. La Regione Campania è il soggetto capofila, successivamente si cederà il testimone al territorio, non dopo aver condiviso le azioni che i sindaci riterranno prioritarie. A breve partiranno laboratori tematici come la mitigazione ambientale o la riqualifica ambientale. Dall’esito di questi laboratori verranno fuori le azioni che andranno nel documento strategico e poi la progettazione partecipata. Si cercherà di far convergere anche obiettivi contrapposti, in modo tale che i raggiungimenti degli obbiettivi di un’area siano funzionali a quelli dell’altra area (strategia win to win).

Il contesto ambientale è ampiamente ricco di sic, riserve e specificità naturali. Il Sele è il maggiore fiume delle province di Avellino e Salerno. Lo stato chimico è buono ovunque, lo stato ecologico presenta alcune criticità su cui operare. Per la qualità di specifica destinazione, il corpo idrico Sele non è conforme. Se da un lato si presta a creare habitat idoneo per dei pesci, risulta non conforme a causa di scarichi di reflui, impianti di depurazione, scarichi di serre. Agricoltura e zootecnia intensive non sono da demonizzare, ma bisogna intervenire su tecniche e metodiche con cui queste vengono implementate in riferimento, ad esempio, all’inquinamento  dell’azoto o l’impermeabilizzazione delle serre. Perché non partire dal CdF per evitare che si verifichino eventi alluvionali frequenti?

DIBATTITO

Il momento del dibattito, snello e programmatico, si è svolto dando la parola ad alcuni sindaci seguendo la suddivisione in quattro sub ambiti: basso Sele, alto Sele, Tanagro e Calore. 

Sindaco di Capaccio Paestum, Franco Alfieri, per il sub ambito basso Sele – C’è un’individuazione chiara delle aree. E’ un ennesimo strumento che si cala sui territori (come i pit, gal..) che può essere uno strumento  per intercettare risorse nella prossima programmazione. Non è spunto critico ma non deve essere l’ennesima occasione persa. Siamo riusciti a spenderli in precedenza, ma non siamo riusciti a cambiare i nostri territori. Col CdF probabilmente, essendo più ampio ed integrato potremmo agire in più settori dando soluzioni a problemi enormi. Parlando di fiumi nei nostri territori vengono in mente due problemi, inquinamento e rischio. Il Sele ha problemi di depurazione, non paragonabili ad esempio al Sarno, ma esistono. A volte l’agricoltura rimane il primo imputato, poi ci sono i reflui della zootecnia, Eboli, Albanella, Capaccio, con migliaia di capi di bovini espressione di un’eccellenza che deve convivere con il turismo e l’ambiente. Dobbiamo replicare quello che è stato fatto nelle altre regioni, moltiplicando gli impianti di depurazione, trattamento dei rifiuti reflui che potrebbero creare energia.

Siamo alla fine di una consiliatura regionale portata avanti con numerosi tratti positivi che ci permette di pensare ad una continuità con la prossima sempre a guida De Luca. I fiumi non devono essere pericolo o vettori di inquinamento. Altrove si lavora con bellezza e turismo, dobbiamo farlo anche noi, abbiamo fiumi bellissimi non valorizzati per quello che potrebbero essere. Oggi abbiamo uno strumento  ulteriore per farlo. 

Per l’Alto Sele, Gelsomino Centanni, Sindaco di Calabritto e Presidente della Comunità Montana Cervialto – Per parlare di fiume bisogna iniziare a parlare della fonte. Si deve fare gioco di squadra con le idee chiare, dando la stessa importanza a tutte le zone, portando avanti questo discorso in maniera egalitaria ovunque, così si può andare avanti con chiarezza. I problemi ambientali delle nostre montagne dovranno essere al centro di questo discorso. Se ci sarà questo patto chiaro fra di noi, si potrà tracciare uno sviluppo, contrariamente a quanto è successo in passato. 

Subambito Tanagro, Paolo Imparato, Sindaco di Padula – D’accordo con Alfieri, è l’ennesimo strumento calato dall’alto ma si spera non sia un VINCOLO calato dall’alto, l’ennesimo che viene imposto ai nostri territori. Non ho sentito parlare dei consorzi di bonifica. Forse con questo consiglio regionale gli è stato dato un ruolo. Parliamo di 20 – 30 anni di assenza di manutenzione, ad esempio, del Tanagro. Ricordiamo Rocco Giuliano, sindaco di Polla (a cui va l’applauso della platea), per le battaglie fatte. Dal Tanagro, l’acqua la mandiamo pulita. Qui il problema è legato al rischio idrogeologico, alla strozzatura verso Polla. Il Vallo di Diano incontra problemi con le alluvioni. D’accordo col turismo ma, se non funziona il fiume, possiamo far funzionare gli altri pezzi del territorio. 

Vorrei che noi snellissimo le procedure burocratiche, ad esempio, per attingere all’acqua del fiume anche per i piccoli contadini che realizzano un orto di autoproduzione. Per un sindaco parlare con l’ANAS o la soprintendenza dei beni culturali di Salerno è difficilissimo. Se un sindaco, per mettere 4 pali della luce sulla strada, non riesce a parlare con i dirigenti Anas o soprintendenza, bisogna allora SEMPLIFICARE. Per i fiumi, bisogna puntare alla messa in sicurezza in maniera integrata fra territori, consorzi di bonifica e comunità montane e solo dopo fare turismo ed economia.

Per il sub ambito Calore Salernitano, Gabriele Iuliano, Sindaco di Roccadaspide – esprimo apprezzamento per questo percorso. Non nascondiamoci, la prova è il momento della progettualità, dove dovremo dimostrare di avere una visione d’insieme. C’è da mettersi al tavolo insieme per lavorare step by step. E’ un’occasione da non perdere, tante son state colte in parte rispetto agli strumenti calati sui territori. Questo è uno strumento  della nuova programmazione dove ci sono risorse e opportunità. Sicurezza, risorse, tutela, sviluppo, programmazione… tutto da mettere insieme. Noi siamo ben lieti ed abbiamo già numerose proposte da sottoporre alla Regione e all’Ente riserve. Si deve capire come metterle insieme in questa bella ipotesi di programmazione futura.

Conclusioni On. Fulvio Bonavitacola, Vicepresidente Regione Campania – Cosa preoccupante attualmente è l’imprevedibilità, in primo luogo sanitaria, del nostro futuro. La vicenda COVID che qualcuno ha frettolosamente archiviato, non sappiamo che piega prenderà nel futuro. Nel mondo siamo ancora in condizioni drammatiche come in Brasile. Abbiamo davanti una situazione di grande incertezza. Questo è motivo anche di grande paura che cresce soprattutto in chi non ha un ancoraggio economico e sociale. Poi c’è il problema del cambiamento climatico sul nostro pianeta, nel nostro paese. E’ significativo l’accorciarsi degli intervalli delle crisi idriche. Nel 2017 una grave, quest’estate la crisi sarà altrettanto dura. Bisogna ridiscutere gli accordi di trasferimento regionale dell’acqua. L’invaso di Campolattaro consentirà di costituire una delle più grandi opere irrigue dei prossimi anni. Riusciremo a realizzarlo fra 5 anni? Sarebbe un miracolo, ma se ci riuscissimo raggiungeremmo l’autonomia idrica. L’acqua è un bene primario, nasciamo nell’acqua. 

Perché abbiamo sostenuto il CdF? Comprendiamo anche noi dubbi e preoccupazioni espresse in questa sede. Cercherò di dire perché secondo me non è così. Il dna di questo nuovo soggetto è strutturalmente diverso dai precedenti. Il concetto dei poli di sviluppo, successivamente sostituito da quello di “cratere”, era di installare delle aree industriali in determinati territori, guidati dall’idea che attraverso l’insediamento di qualsiasi tipo di industria, proveniente da qualunque parte, portasse sviluppo. I CrF sono totalmente diversi. Non pensiamo al polo industriale, ad accogliere chicchessia, ma pensiamo ad un  polo radicato sulle vocazioni del territorio e che incrocia varie aziende nel territorio. La vita di questo organismo poi è nelle vostre mani. E’ un modello assolutamente moderno, è un contenitore che, come tale, diventa prestigioso solo col contenuto. Il contenitore però deve essere realizzato bene. Oggi stiamo partendo con un contenitore solido da riempire di contenuti. Abbiamo scelto di finanziare una prima fase di studio. E’ stato fatto un lavoro enorme, non è un insieme di aziende che si insediano in lotti ma una filiera territoriale, legata in sinergia con ambiti di territorio più vasto. Il contenitore deve tenere dentro varie cose, come una distribuzione equa della risorsa idrica. Siamo in trattative con Puglia, Molise e Basilicata, con idee chiare e autorevolezza per difendere la nostra terra. 

I consorzi di bonifica, imprevedibilità climatica (piove poco o piove moltissimo all’improvviso). Le precipitazioni improvvise creano le problematiche, quindi il problema della difesa del terreno, proteggere colture, aziende è prioritario. Siamo alla vigilia di una grande stagione di difesa del territorio, investendo sulla manutenzione, alla quale molti hanno fatto opposizione perché non si vede l’investimento che fa prevenzione.

Stiamo facendo scuola in molte parti d’Italia.

In questo contenitore, equa distribuzione di risorse idriche, risorsa suolo, politiche che mettono insieme sviluppo e tutela dell’ambiente senza contradizione, in seno ad un ambito di una cultura della sostenibilità. Noi abbiamo bisogno di dimostrare e praticare questa alleanza fra sviluppo e ambiente. Uno è il piano  paesaggistico che stiamo completando che dovrà regolare il rapporto fra aree vincolate. Nessuno vuole devastare, ma bisogna liberarsi dal complesso che mettendo  un chiodo stiamo distruggendo la natura. Veniamo da anni di scempio infinito ma non per questo dobbiamo avere il terrore e il senso di penitenza continua. Bisogna avere anche il coraggio del cambiamento. Quindi il tema della trasformazione ci dà qui l’opportunità di creare numerose occasioni. Ad esempio il tema dei reflui bufalini, con diversi impianti evitiamo la dispersione, creiamo biometano ed energia rinnovabile, uscendo con un brand che è quello di un territorio che integra tutela ambientale e produzione. Dobbiamo saperlo comunicare.

Un altro tema è quello dei borghi antichi. Il mondo che ci aspetta è quello delle nevrosi. C’è una quota che esprimerà una domanda di qualità della vita, di mangiare sano, di respirare l’aria pulita, di avere i tempi lenti e il silenzio di una volta. Reversibilità, la possibilità di ripristinare quello che avevamo perso è un messaggio rivoluzionario. Il CdF serve anche per offrire un prodotto di qualità della vita. Significa destagionalizzare, ristrutturare un turismo, anche congressuale…

Mentre allora, coi piani di sviluppo, c’era l’imprenditore più o meno illuminato, interessato solo a prendere gli incentivi per poi chiudere, ora ci sono gli enti territoriali come promotori dello sviluppo locale. Bisogna fare scelte coraggiose. 

Appena insediate c’era l’accelerazione della spesa e spendere quello che si aveva. Oggi si fanno scelte in vista di sviluppo seguendo una strategia. Il nuovo ciclo dovrà essere questo, zone economiche speciali, politiche ambientali, grandi infrastrutture. Stiamo creando le premesse per guidare un’impostazione di politica di investimenti che arriverà a breve. Abbiamo un grande presidente invidiato ovunque, dobbiamo avere anche una grande classe dirigente.

Contursi Terme, 14 luglio 2020

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