La Uil-Fpl: Il Covid Hospital di Eboli non sopprima i servizi ai cittadini

La Uil-Fpl ammonisce De Luca e i vertici ASL sui rischi di sacrificare l’assistensa sanitaria al Covid Center. 

L’Ospedale di Eboli è da mesi in stand by, ridotta pericolosamente l’assistenza sanitaria ordinaria, venendo meno il diritto costituzionale alla salute. Per 12 posti in reparto, 4 in rianimazione e solo 3 medici del Covid Center, sono state sospese tutte le altre attività non potendo garantire percorsi sicuri. E in 8 mesi non si è speso un euro per ammodernare sale operatorie e reparti. 

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da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

EBOLI – Il Coordinatore Medico Uil-Fpl P.O. Eboli Dott. Angelo Catalano e il Segretario Generale Uil-Fpl Donato Salvato rispetto all’emergenza epidemiologica da Covid-19 e alle politiche di gestione che coinvolgono l’Ospedale di Eboli, hanno scritto una lettera: Al Governatore della regione Campania Vincenzo De Luca; Al direttore Dott. Antonio Postiglione; Al Direttore Generale ASL Salerno Mario Iervolino; Al Direttore Sanitario P.O. Eboli Mario Minervini; Ai Lavoratori del P.O. Eboli; Avente ad oggetto: Istituzione del Covid Hospital a Eboli – garanzia di tutti i livelli di assistenza – utilizzo personale medico e di comparto privo di competenze ed esperienze specialistiche. 

Con la lettera La Uil-Fpl comunica «che è venuta a conoscenza che nella giornata di lunedì scorso si tenuto un apposito incontro tecnico per assumere decisioni in merito alla attivazione del Covid Hospital presso il nosocomio di Eboli, con l’utilizzo di personale medico e sanitario distratto da altri reparti e quindi privo delle competenze specialistiche necessarie per i reparti di degenza Covid. Tale decisione preoccupa in quanto conferma il modus operanti di agire per tentativi rispondendo alle esigenze immediate e cogenti senza una strategia efficace e di lungo periodo. – scrivono nella lettera Catalano e Salvato della Uil-Fpl – Da settimane la Scrivente evidenzia la necessità che la Sanità Salernitana per la vastità e la eterogeneità del territorio ha bisogno di una cabina di regia unica che tenga conto dell’intero sistema assistenziale e della diverse condizioni territoriali.

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Per quanto riguarda la decisione di utilizzare personale medico e sanitario non specialistico, in reparti specificatamente Covid-19 ciò appare altamente censurabile. – prosegue la nota stampa della Uil-Fpl – Ciò

contribuirebbe ulteriormente a creare ulteriori focolai di contagio all’interno delle strutture ospedaliere, come purtroppo si sta riscontrando in questi ultimi giorni, rendendo vulnerabili i luoghi deputati a garantire sicurezza ed assistenza alle persone.

Decidere di far fronte alla emergenza Covid impegnando personale medico inquadrato in discipline non equipollenti od omogenee rispetto alla medicina interna o a quella di malattie infettive o di malattie dell’apparato respiratorio, e personale infermieristico e del Comparto, privo delle necessarie competenze, esperienze e spesso anche delle necessarie protezioni adeguate, condizioni necessarie a gestire una patologia così complessa come quella del Covid-19, – proseguono Catalano e Salvato nella lettera – metterebbe in grave pericolo non solo l’incolumità degli operatori ma in particolare quella dei pazienti stessi esponendo tale personale sanitario ad un ingiustificato aggravio del rischio professionale.

Tale impostazione determinerà, come già sta avvenendo, una ulteriore emergenza sanitaria legata non alla pandemia da Covid ma a quella determinata dalla sospensione delle altre attività sia mediche che chirurgiche presso le strutture pubbliche.

E’ certamente condivisibile lo sforzo di reclutare nuovo personale medico e sanitario per fronteggiare tale emergenza, – aggiungono i due rappresentanti sindacali della Uil-Fpl – il sindacato lo chiede da tempo, ma ciò non può avvenire a carico dello stesso servizio sanitario, sospendendo ogni attività assistenziale nelle strutture ospedaliere pubbliche e nelle case di cura private con l’unica eccezione degli interventi di assoluta urgenza e non differibili.

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La assenza di risposte alle normali richieste di assistenza determinerà che normali patologie si trasformino in aggravamenti a cui non si potrebbe neppure rispondere in tempo, visto il livello di saturazione delle strutture di accoglienza. – avvertono ed accusano Salvato e Catalano – Esistono necessità che sono legate alla prevenzione e allo screening che se rinviate o non attenzionate determinano gravi rischi.

Non dobbiamo permettere che superata la pandemia si debba riscontrare una ulteriore graduatoria di decessi causati dalla mancanza di assistenza generica.

Dobbiamo lavorare a garantire entrambi i livelli di assistenza nella sicurezza e nella tutela. – ricordano i due sindacalisti ai livelli politici e ai vari Dirigenti aziendali e locali delle responsabilità che sin da ora si assumono rispetto al quadro che si prospetta derivante dalla rinuncia a svolgere quelle funzioni primarie che un Ospedale deve svolgere per garantire a tutti i livelli di assistenza ordinari e straordinari – Appunto partendo da tale necessità non dobbiamo dimenticare che per il personale medico il criterio dell’area e disciplina di appartenenza , definiti con l’accesso concorsuale, unitamente al contenuto dell’incarico dirigenziale, delineano il perimetro delle mansioni esigibili, per cui il professionista può e deve essere chiamato ad espletare tutte quelle funzioni sanitarie strettamente connesse ed equipollenti alla disciplina specialistica oggetto dell’incarico.

Quindi nell’assumere decisioni in tale senso occorre tener in debito conto quanto contrattualmente è consentito nonchè del principio di appropriatezza e sicurezza delle cure sanitarie. – ricordano ancora Catalano e Salvato richiamando ancora alle responsabilità le varie personalità in indirizzo – Sulla vicenda dell’attivazione del Covid Hospital a Eboli questa O.S. è consapevole che è nostro dovere offrire sia la migliore assistenza possibile ai pazienti Covid-19 (che presuppone formazione specifica, esperienza e disponibilità di adeguati presidi sanitari), sia la migliore prevenzione della diffusione del contagio. Entrambe le esigenze sono imprescindibili, pur consapevoli che il rischio zero non esiste.

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L’esperienza recente ci ha dimostrato che la diffusione e l’estensione incontrollata del contagio, con conseguente impennata dei decessi, è stata in grande parte determinata dalla commistione di pazienti affetti da Covid-19 con quelli non-Covid all’interno delle stesse strutture. – sottolineano ancora i due sindacalisti UIL-FPL – Facendo tesoro di queste esperienze, il ministero della salute ha pubblicato il 25 marzo un documento di indirizzo in cui viene esplicitamente sollecitata la identificazione di “…strutture/stabilimenti dedicati alla gestione esclusiva del paziente affetto da COVID-19 …” e, al tempo stesso, strutture non-COVID da utilizzare “… per contribuire ad attività necessarie… nonché per la riprogrammazione dell’attività assistenziale nei confronti di pazienti che non possono interrompere il percorso di cura …A tal proposito si fa presente che:

  • Il Presidio Ospedaliero di Eboli ha significative limitazioni infrastrutturali che possono inficiare l’irrinunciabile isolamento dei pazienti COVID-19 ad alta contagiosità. Anche ammettendo che la procedura organizzativa elaborata per minimizzare il contagio sia perfetta, è evidente che, in caso di ospedale ibrido, vi sarebbe comunque un alto rischio di diffusione del contagio, con conseguenze catastrofiche. E’ l’infrastruttura che include in se una limitazione oggettivamente insuperabile.
  • La trasformazione dell’ospedale ebolitano in ospedale COVID-19 comprometterebbe inevitabilmente in modo significativo l’erogazione delle prestazioni sanitarie ad alta complessità offerte da molti anni ai pazienti che provengono da un ampio bacino territoriale. In particolare, nel nostro ospedale sono presenti Unità Operative strategiche che garantiscono livelli assistenziali di vitale importanza.
  • Che le attività assistenziali in regime di ricovero ordinario, day-service, day-hospital e ambulatoriali, finora erogate dal Presidio Ospedaliero di Eboli, visto il vasto bacino d’utenza e le branche specialistiche presenti rappresentano un unicum per l’offerta di tutto il territorio salernitano, vedi Cardiologia UTIC Emodinamica e Nefrologia, senza tralasciare tutte le altre branche.

Occorre pertanto intervenire su un ulteriore potenziamento delle strutture Sanitarie pubbliche salernitane, già attive ed organizzate all’uopo, mediante l’implementazione delle risorse professionali, tecnologiche e infrastrutturali. – Il Coordinatore Medico Uil Fpl P.O. Eboli Dott. Angelo Catalano e il Segretario Generale Uil Fpl Donato SalvatoPer quanto evidenziato la scrivente Organizzazione Sindacale esprime la massima contrarietà alle ipotesi prospettate e invita/diffida le Autorità in indirizzo a valutare quanto esplicitato, per evitare che si assumano gravi decisioni che determinino ulteriori disagi alla nostra popolazione con l’assunzione di responsabilità non solo di ordine morale».

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Il Covid Hospital di Eboli ha 12 posti in reparto, 4 in rianimazione e solo 3 medici, e questo sembrebbe il punto dolens, infatti sebbene i responsabili del reparto più volte in questi mesi hanno richiesto rinforzi, non vi è stato nessun riscontro, tranne gli ordini di servizio partiti dalla Direzione Sanitaria del PO di Eboli a personale non formato e senza esperienza dei problemi correlati alle malattie diffusibili, compreso il personale medico, paramedico e infermieristico impegnato nelle varie Unità Operative, anch’esso drammaticamente insufficiente per l’ordinario, e anche questa circostanza colpevolmente ignorata dalla Direzione ospedaliera.

Una carenza cronica che costringe l’intero Ospedale a non poter dare il meglio di se, sebbene abbia tutte le specialistiche e sebbene potrebbe comunque ottemperare alla richiesta ordinaria da parte dei cittadini utenti, i quali a loro volta, addirittura rinunciano a rivolgersi all’Ospedale per paura di possibili contagi. Rinunce che toccano anche cittadini che hanno patologie gravi, generando altre emergenze che si spera non ci costringano a contare altri morti. Vieppiú, e più volte capitato, come raccontano alcuni, che taluni ricoverati al Covid Hospital affetti anche da altre patologie, sono stati trasferiti in Ospedali diversi, come Scafati o quelli di Napoli, piuttosto che nei reparti dello stesso nosocomio, non potendo garantire percorsi unici.

Equipe Reparto Infettivo/Covid Eboli

Intanto è sorta una polemica, relativamente all’Ordine di Servizio della Direzione Sanitaria, infatti è circolato suo social ed è stato poi anche diffuso da articoli di stampa che gli unici reparti che hanno confermato e dato disponibilità per coprire i turni presso il repsrto Covid, a supporto ai pochi infettivologi e pneumologi sono stati quelli di Anestesia, Rianimazione e Nefrologia. Notizia che ha fatto andare su tutte le furie il personale di medicina, chirurgia, urologia, cardiologia, oculistica, otorino, i quali avrebbero, secondo quel twit rifiutato il loro apporto. Una polemica che si è estesa anche ai plessi Ospedalieri di Battipaglia e Roccadaspide. E pensare che proprio per questi due Ospedali la Direzione aveva chiesto Medici e Infermieri. Se questa notizia risponde al vero è veramente inquietante non sia mai stato chiesto del personale, e si sta giocando con il fuoco, ma si sta anche azzoppando le potenzialità dell’Ospedale di Eboli, il quale sebbene tutte le rapine compiute negli ultimi anni, e le colpevole Direzioni continua ad essete uno degli Ospedali più completi a Sud di Salerno. Gli effetti li vedremo quando sarà finita l’epidemia e ci accorgeremo che nessuno più si ricovererà ad Eboli. Ne vedremo delle belle grazie alle strategie che si sono portate avanti negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi. Irresponsabili.

Eboli, 5 novembre 2020

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