Il Pasticcio del Governo sul caso Brancher

Il Quirinale ha evitato che la legge sul legittimo impedimento venisse interpretata per quella che l’ha fatta apparire Brancher, una “furbata” per “sistemarsi” con la giustizia.

La credibilità delle istituzioni è un bene supremo e nessuno lo sa meglio del Presidente Napolitano, “Legittimo impedimento” a parte.

di Paolo Pombeni*

Paolo Pombeni

ROMA – L’intervento del Quirinale in merito all’incredibile vicenda del neoministro Brancher che appena nominato è corso ad avvalersi di un presunto «legittimo impedimento» per sottrarsi ad una udienza di un processo in cui è imputato non è un intervento di ordinaria amministrazione.

Non perché configuri un conflitto fra l’autorganizzazione del governo e il Capo dello Stato, ma perché invece è un chiaro messaggio di Napolitano a tutti quelli che lo tirano per la giacca chiedendogli di intervenire su provvedimenti legislativi del governo che spesso appaiono disinvolti.

Le critiche all’improvvisa nomina di Aldo Brancher ad un ministero che è subito apparso un pretesto più che una necessità sono state molto ampie e sono venute anche da diversi settori che non sono per niente ostili al governo. Era subito sembrato incomprensibile che in tempi di austerità e di polemiche contro sprechi e burocrazia (polemiche in cui molti uomini del governo Berlusconi sono in prima linea) ci si mettesse a creare un ministero senza portafoglio, per di più su una materia che era già competenza di un politico del peso di Umberto Bossi.

Non era difficile immaginare che questo scatenasse le dietrologie e che girasse subito la spiegazione che lo si era fatto per consentire all’uomo politico di sottrarsi al processo con il ricorso al legittimo impedimento. Ebbene con tutto questo alle spalle l’on. Brancher si è buttato subito a dar ragione ai suoi critici correndo ad avvalersi del legittimo impedimento quasi un minuto dopo la sua nomina e con la risibile motivazione che aveva da organizzare il suo nuovo ministero (proprio nel giorno dell’udienza? E con tanta urgenza da non poter perdere neppure qualche ora?).

Aldo Brancher

Ora qualsiasi osservatore capisce che il caso sfiorava, oltre che la vergogna, il ridicolo. Il Quirinale era stato molto criticato dai soliti pasdaran per aver firmato la legge sul legittimo impedimento, che invece, di per sé e applicata in modo proprio, non è affatto scandalosa.

Come poteva non intervenire nel momento in cui alcuni personaggi facevano carne di porco di una legge che voleva essere di garanzia trasformandola in un escamotage per risolvere dei guai personali?

La credibilità delle istituzioni è un bene supremo e nessuno lo sa meglio del presidente Napolitano che si è battuto, non di rado in dolorosa solitudine istituzionale, per tenere la sua Suprema Magistratura fuori di ogni inclinazione valutativo-politica nel merito delle leggi, e per garantirne invece il ruolo di garanzia dei valori sostanziali di compatibilità complessiva con le regole del nostro sistema costituzionale.

Chiunque guardi alla umiliante vicenda di Brancher non può sottrarsi al giudizio da dare su di essa: un uso bassamente strumentale delle normative per vantaggio personale, neppure motivato con un po’ di stile.

Dunque un colpo pesante alle istituzioni, fra l’altro inflitto nel momento in cui il Presidente del Consiglio è a Toronto per prendere parte ad un importante G8-G20: certamente queste notizie dall’Italia, che le cancellerie internazionali conosceranno subito, non sono del genere che rafforza la credibilità di Silvio Berlusconi a quell’importante tavolo.

La domanda che viene allora da porsi è come mai si sia finiti in un pasticcio di questo genere. Non ci voleva certo una equipe di raffinatissimi politologi, costituzionalisti e consiglieri politici, per capire che si stava montando un trappolone che, bene che andasse, sarebbe finito nel ridicolo (ed alla fine è andata persino peggio).

Napolitano Bramcher Giuramento

Non riusciamo a credere che nello staff di Berlusconi non ci siano uomini che capiscono tutto questo. Di conseguenza si finisce per chiedersi se non abbiano ragione, quantomeno in parte, quelle voci che descrivono un presidente del Consiglio appannato, che ha perso lucidità e fa fatica a tenere sotto controllo i suoi uomini.

Si tratta di un aspetto ancora più preoccupante della vicenda in sé e Berlusconi farebbe bene a mostrare che anche in questo caso è in grado di tenere sotto controllo certe inculture istituzionali che allignano nella sua cerchia e di non farsi trascinare in un clima che rischia di essere quello dell’autunno della Repubblica.

Il Quirinale in questo caso, anche se non sembra, è stato una garanzia anche per la maggioranza. Ha infatti evitato che passasse l’interpretazione estremista per cui la legge sul legittimo impedimento è esattamente quello che l’ha fatta apparire Brancher, cioè una «furbata» per far sistemare a qualche politico i propri affari con la giustizia, ribadendo invece, indirettamente, che l’uso rigoroso anche di una legge discutibile può rientrare negli strumenti di organizzazione di un equilibrio democratico. A patto, ovviamente, di tagliare fuori, senza pietà, tutti quelli che ci provano.

di Paolo Pombeni da il Mattino

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*PAOLO POMBENI

Professore ordinario di Storia dei sistemi politici Europei presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bologna. Editorialista per il quotidiano “Il Messaggero”, membro dell’editorial board del “Journal of Political Ideologies” (Oxford), fondatore e direttore della rivista “Ricerche di Storia Politica” (Il Mulino).

Tra le sue recenti pubblicazioni: Partiti e sistemi politici nella storia contemporanea (Bologna: Il Mulino, 1994 n.e.), Social Democracy and the Affluent Society: Politics in Europe at the Turning Point of the Sixties, in Socialism and Social Reform in the Twentieth Century, a cura di I. Favretto e J. Callaghan (Manchester: Manchester University Press, 2006), Goverment and Ideology, in “Journal of Political Ideologies” 11, n. 1 (February 2006) e Il primo De Gasperi. Formazione e apprendistato di un politico di professione 1881-1918Crisi, legittimazione, consenso (Bologna: Il Mulino, 2003), Alcide De Gasperi. Un percorso europeo, (Bologna: Il Mulino, 2005) ) e dirige l’edizione critica degli Scritti e Discorsi Politici di Alcide De Gasperi di cui è uscito il primo volume (Bologna: Il Mulino, 2006). (Bologna: Il Mulino, in uscita). Ha inoltre curato

Nel 2008 gli è stato assegnato il Premio Europa dall’Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

paolo.pombeni@europressresearch.com

8 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Ma quale pasticcio questi pensano solo a salvarsi dalla maagistraura. La giustizia è la loro ossessione dal premier in testa.

  2. che vergogna. Il primo atto è queelo di approfittare del suo ruolo. è una cosa scandalosa. Napolitano è una garanzia. Se continua così va a finire pure lui come Fini sulla graticola dei berluscones.

  3. Un comportamento di indecoroso privilegio gettato sfacciatamente dinnanzi ai cittadini italiani, dovunque ci sia il Capo del Governo, e qualunque cosa tocchi ci si trova di fronte ad un conflitto d’interessi amorale, unico nel mondo occidentale.Il neo ministro,spinto anche dalle critiche “stereofoniche” ha deciso al termine di una giornata per lui drammatica, nella quale la sua figura si è trasformata nel possibile punto di rottura della maggioranza e ha messo in crisi la stessa tenuta del governo. Al punto che le pressioni che dal Canada gli ha fatto recapitare il premier, le condanne dei finiani, il gelo della Lega, le richieste di dimissioni dell’opposizione e le critiche dei pm milanesi lo hanno portato al clamoroso passo indietro: tra due lunedì, il cinque luglio, sarà in aula per rispondere alle accuse dei pm,forte di un gesto che, spera Brancher, dovrebbe evitargli le dimissioni.Intanto anche il popolo del Carroccio è in ebollizione come dimostrano alcuni siti web dove i lumbard si sfogano senza remore su profili più o meno ufficiali del partito insomma la base del principale alleato alza la voce alza la voce. VOGLIO ANCHE RAMMENTARE CHE IN ITALIA CORRUZIONE E PRIVILEGI costa al paese Italia 60 milardi di euro l’anno, mille euro a testa, neonati compresi, QUESTO PERCHE’ :ciò che in altri paesi è la cultura della responsabilità in Italia diventa cultura della giustificazione. Nessuno è mai responsabile di niente. SHAME!!!

  4. è nauseante, per una persona onesta, sentir che venga chiamato Onorevole, tale individuo

  5. Ma come si può avere fiducia nelle istituzioni con questa gente.

  6. l’italia sta proprio morendo….

  7. I commenti laconici di Lucia, Orazio, Marco, di tutti gli altri e quello più argomentato di Marco Naponiello, mi aiutano a dire che siamo governati da gente senza scrupoli, a pensare che forse questo è quello che ci meritiamo, visto che gli elettori di destra non sono affatto scandalizzati e al contrario tendenti a giustificare questa gente, Berlusconi in testa.
    Poveri noi.

  8. Voglio aggiungere che quando un politico si difende secondo la classica sindrome da accerchiamento, del resto nel caso specifico decisamente patetica, con la scusa dell’eliminazione mondiale, significa che come uomo pubblico e’ alla frutta, non sapendo avvalorare causali maggiormente verosimili.Napolitano, offeso nel ruolo di garante delle istituzioni repubblicane,anche se non è compito suo interpretare le norme,ha voluto sanzionare scelte e comportamenti ambigui,visti i tristi tempi,del resto Brancher ancora risulta senza deleghe specifiche,un imbarazzante doppione creato ad hoc,per sigillare un “privilegio del maggiorente”, a cui ora nella destra con sommo imbarazzo, cercano di discostarsi con giustificazioni e comunicati ancora più imbarazzanti! God save the Italy

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