Tra debiti fuori bilancio, tensioni, fondi da spendere, Eboli vive uno stato soporifero e resta sospesa mentre cresce: paura, desertificazione commerciale e sfiducia politica. Sullo sfondo l’ennesimo ritardo di approvazione di un bilancio, il caso Marisei, i fondi PNRR da rendicontare entro il 31-12- 2026.

di Massimo Del Mese e Marco Naponiello per POLITICAdeMENTE
EBOLI – C’è un dato politico prima ancora che contabile che emerge con forza dal prossimo Consiglio comunale di Eboli: la città discute ancora una volta di debiti fuori bilancio, mentre il rendiconto consuntivo continua a non approdare in aula.
Un passaggio che non è soltanto tecnico. Perché i debiti fuori bilancio, disciplinati dall’articolo 194 del TUEL, rappresentano spese o obbligazioni maturate al di fuori della programmazione ordinaria dell’ente e che necessitano successivamente di un riconoscimento da parte del Consiglio comunale. Si tratta, in sostanza, di “scostamenti” rispetto alla fisiologica pianificazione economica dell’ente: sentenze esecutive, contenziosi, acquisizioni di beni e servizi senza preventiva copertura o altre fattispecie tassativamente previste dalla legge. La norma impone che sia il Consiglio a riconoscerne la legittimità e ad individuare le coperture finanziarie necessarie.
Ed è proprio qui che si innesta il nodo politico. Perché mentre si accumulano delibere relative a debiti, contenziosi e passività pregresse, manca ancora il vero termometro della salute economica dell’ente: il bilancio consuntivo. Secondo indiscrezioni politiche, il rendiconto potrebbe essere esaminato in Giunta entro il 20 maggio, ma successivamente dovrà necessariamente passare al vaglio del Consiglio comunale per l’approvazione definitiva.
Nel frattempo, la maggioranza appare attraversata da tensioni sempre più profonde. Nelle ultime settimane diversi gruppi consiliari avrebbero preso le distanze dal super assessore ai lavori pubblici e all’urbanistica Salvatore Marisei, figura considerata da molti osservatori uno dei principali riferimenti politici dell’attuale assetto amministrativo. Sul piano politico resta centrale anche il ruolo dell’ex ministro Carmelo Conte, storico dominus dell’area socialista e zio del sindaco Mario Conte, in una geografia di equilibri, ricomposizioni e fibrillazioni che da tempo sembrano prevalere sulla programmazione amministrativa.
E mentre la politica discute, il tempo corre.I fondi del PNRR e delle misure collegate al post-Covid dovranno infatti essere completati, collaudati e rendicontati entro il 31 dicembre 2026, salvo eventuali proroghe nazionali o comunitarie. Una scadenza cruciale soprattutto per una città polo come Eboli, che avrebbe dovuto utilizzare questa straordinaria stagione di finanziamenti europei per modernizzare infrastrutture, servizi e tessuto urbano.
Il timore, sempre più diffuso tra cittadini, associazioni e opposizione, è invece che altri territori abbiano sfruttato meglio questa occasione storica, programmando investimenti strategici e creando opportunità per le nuove generazioni, mentre Eboli rischia di restare indietro.
La percezione che si respira in città è quella di un lento impoverimento. Strade dissestate, viabilità problematica, saracinesche abbassate, attività storiche che chiudono, centro urbano sempre meno attrattivo, commercio di prossimità schiacciato dalla grande distribuzione. A tutto questo si aggiunge un crescente senso di insicurezza sociale che molti cittadini denunciano quotidianamente.
Eboli sembra vivere una progressiva desertificazione economica e demografica: giovani che partono, trentenni che non riescono a costruire un futuro stabile, partite IVA storiche in sofferenza, famiglie che faticano a mantenere il proprio tenore di vita.
Nel frattempo il dibattito pubblico appare debole. Le formazioni sociali incidono sempre meno, parte dell’opposizione viene percepita come evanescente e la stessa maggioranza sembra spesso consumarsi in liturgie interne fatte di scontri, tregue e ricomposizioni.
Anche altri dossier restano aperti: il dimensionamento scolastico che rischia di ridimensionare presìdi storici del territorio, le politiche sociali giudicate insufficienti nonostante la nascita dell’azienda speciale consortile, i malumori crescenti di alcuni sindaci dell’ambito rispetto alla gestione di Eboli capofila, fino alla grande partita della sanità territoriale e della difesa dell’ospedale e dei suoi reparti di eccellenza nel nuovo scenario politico regionale che potrebbe delinearsi dopo la stagione di Vincenzo De Luca.
La sensazione, sempre più diffusa, è che il futuro non sia più una categoria lontana. Si giochi ora. Nel presente. Nei semi amministrativi, economici e sociali che vengono piantati oggi conteremo il raccolto del futuro. Perché le città non crollano improvvisamente. Si svuotano lentamente. Prima economicamente, poi socialmente, infine anche emotivamente.
E forse la domanda che attraversa davvero Eboli è una sola: quanto tempo può ancora permettersi di aspettare?
Eboli, 19 maggio 2026






