Alla Rassegna “Incontri d’autore…” Stefano Gallotta presenta “Liberi in Galera”

Venerdì 3 maggio, ore 18:00, Biblioteca Comunale “S. Augelluzzi” ultimo appuntamento della rassegna  “Incontri d’autore – leggere con…”. Stefano Gallotta presenta il suo libro “Liberi in Galera”.

Con il Libro del giovane giornalista Stefano Gallotta si chiude in bellezza una prestigiosa stagione letteraria. Il Sindaco Melchionda: “Tematica di straordinaria attualità, raccontata, con grande sensibilità, da un giornalista d’eccezione”.

Stefano Gallotta

Stefano Gallotta

EBOLI – Il prossimo venerdì 3 maggio alle ore 18:00, la sala antica della Biblioteca Comunale “S. Augelluzzi” ospiterà l’ultimo appuntamento della rassegna  “Incontri d’autore – leggere con…” organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Eboli.

Dopo il noir leggero e surreale di Ines Vecchio, le delicate poesie di Vincenzo La Manna e l’interessante manuale di Paolo Vocca, esperto di metodi di apprendimento rapido, è la volta di Stefano Gallotta, che chiuderà in bellezza la prestigiosa stagione letteraria.

Interverranno, insieme all’autore, l’assessore alla Cultura Liberato Martucciello ed il Sindaco di Eboli Martino Melchionda, modererà l’incontro, la giornalista Silvana Scocozza. La presentazione sarà, inoltre, accompagnata dalle letture di alcuni passi del libro, a cura dell’attrice Filomena Pisani.

Il giornalista Stefano Gallotta, lavora presso i campi d’accoglienza immigrati (Centri di identificazione ed espulsione) di Campochiaro (Cb) e Palazzo San Gervasio (Pz), ed è proprio da questa esperienza che nasce “Liberi in Galera” romanzo/documentario di quanto accaduto in quei luoghi, pubblicato dalla casa editrice Albatros – Il filo nella collana Nuove Voci.

Il romanzo è un viaggio non solo  giornalistico, ma per lo più introspettivo e sociale nelle sfaccettature più vive della vicenda dell’immigrazione all’indomani della cosiddetta primavera araba. L’incontro con mondi e culture differenti fa da apripista alla scoperta di bisogni simili, di urgenze uguali, di un moto d’animo che accomuna ogni essere vivente, qualunque sia la sua provenienza.

La ricerca di affermazione personale, di un lavoro. L’amore, la scoperta, la ricerca, la distanza, l’allontanamento ed il suo ricordo, sono sensazioni comuni a chiunque affronti la vita. Immigrati e ausiliari all’interno di uno stesso spazio fatto di grate, cancelli, identificazioni. Un unico mondo che non aveva ragione di esistere se non per il mentre in cui gli uni sarebbero stati immigrati, gli altri ausiliari del campo.

Un “micromondo” in cui le emozioni e gli stati d’animo di una vita si materializzano e sfogano repentinamente, all’unisono e violenti. Le emozioni ed i bisogni di una vita intera concentrati in poche decine di metri quadrati. E Stefano Gallotta ha saputo cogliere ogni piccolo dettaglio narrando la sua esperienza con la puntualità della cronaca e la sensibilità dello scrittore, e solo lui lo poteva fare da bravo giornalista quale è. Mi ha raccontato: “Quando si vive e si lavora in quelle realtà, si possono avere due tipi di approcci: uno è svolgere un lavoro facendoti scivolare addossso qualsiasi cosa e produrre solo uno sforzo fisico e tecnico; l’altro è quello di immedesimarti, nelle storie di cui sono portatori i visitatori e coglierne le emozioni, farle proprie e viverle nella consapevolezza di sfiorare vite, storie tristi e drammatiche, che ti entrano dentro e ti trasformano. Ebbene io ho vissuto la seconda modalità“.

Riguardo poi al perché ha scritto un libro Stefano Gallotta risponde senza esitazione: “Semplicemente perché, a volte, ci sono emozioni che non riesci a contenere. Storie che si raccontano da sè, che escono inattese e camminano con gambe proprie. Al di là della poesia, ciò che mi ha spinto è stata, forse, l’indole giornalistica, la voglia di dare il mio contributo al racconto di una storia più grande di me, quale la vicenda della primavera araba, dell’immigrazione (clandestina o meno) e della costituzione dei campi d’accoglienza. Un po’ voglia di raccontare ma, ancor più, un po’ incoscienza. L’approccio, infatti, non è stato giornalistico ma, per così dire, sentimentale.

Quello che ho raccontato sono gli occhi dei ragazzi, le loro emozioni, quelle provate in un microcosmo particolare, la cui presenza era giustificata da un dramma esistenziale che a quei ragazzi regalava la speranza di una nuova Vita, a noi di un Lavoro. Due bisogni che si incrociavano in un unico significato: di qualsiasi posto tu sia, di qualsiasi colore, religione o estrazione, i sogni degli uomini sono uguali, le speranze sono le stesse.

Ecco, – conclude Stefano sono questi gli aspetti che ho colto in quei giorni. Da un lato il dramma di ragazzi tunisini alla deriva delle proprie speranze; dall’altra quello di italiani alle prese con la precarietà del lavoro, dell’avvenire, dei sentimenti e della vita. Nei nostri cuori l’esperienza di famiglie lasciate in cerca di un proprio futuro, negli occhi la disillusione per un futuro di cui eravamo solo comparse”.

Ed è proprio vero, conoscendo Stefano, per averlo accompagnato nei suoi primi passi da corrispondente prima e da giornalista poi con Cronache del Mezzogiorno, ho apprezzato l’impegno e la passione, che ha messo nei suoi servizi giornalistici, i quali non potevano che trasferirsi nel suo sforzo letterario, semmai mettendoci tutto e qualcosa in più della sua passione, per dare il meglio di se stesso ed offrici con il suo Libro “Liberi in Galera“, uno spaccato che purtroppo abbiamo vissuto in quella vergognosa vicenda che ha interessato gli “invisibili” di San Nicola Varco e il drammatico quanto doloroso sgombero, da parte delle Forze dell’Ordine dei circa 800 migranti che vi vivevano in condizioni a dir poco disumane, e che invece Stefano dal canto suo vive quotidianamente.

“La rassegna d’autore che sta volgendo al termine – ha dichiarato l’assessore alla Cultura Liberato Martucciello ci ha regalato splendidi ed indimenticabili momenti.

Raccolto nell’accogliente e suggestiva sala antica della nostra biblioteca, un pubblico appassionato e partecipe, ha condiviso, di volta in volta, il piacere della lettura, ed  ha scoperto la penna di autori ebolitani.

Venerdì, chiudiamo in bellezza, sono davvero contento di discutere con Stefano Gallotta, del suo interessante libro, che racconta un’ intensa esperienza”.

A riguardo interviene il Sindaco di Eboli Martino Melchionda: Conosco Stefano da tempo, ed ho letto il suo  libro, già all’indomani della sua pubblicazione. Un’indagine lucida, frutto di un vero e proprio viaggio nei campi d’accoglienza, tra sofferenza e speranza di una vita migliore, visto dagli occhi di un giornalista d’eccezione, che finisce per fondersi interamente in tale realtà, regalandoci un sapiente e partecipe punto di vista.

Una tematica, quella affrontata nel suo libro, che rivela tutta la sua attualità. Di recente, in Comune, abbiamo aderito all’iniziativa dell’Unicef e conferito la cittadinanza onoraria a otto bambini di origine straniera, nati in Italia e residenti ad Eboli.

Un piccolo, ma significativo gesto di speranza, – conclude il primo cittadino – volto a riconoscere la diversità culturale ed etnica, non più come un ostacolo, ma come una preziosa risorsa di reciproco arricchimento”.

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L’autore

Stefano Gallotta, è nato a Milano il 7 maggio 1980, è cresciuto ad Eboli, ed oggi risiede a a Campobasso. Già giornalista per Cronache del Mezzogiorno, il Giornale di Eboli, Il Mattino, La Gazzetta del Molise, responsabile del sito web della Rete della Salute Mentale di Campobasso, lavora presso i campi d’accoglienza immigrati (Centri di identificazione ed espulsione) di Campochiaro (Cb) e Palazzo San Gervasio (Pz). Da questa esperienza nasce “Liberi in Galera”.

Il libro

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“Liberi in galera” è la prima opera dell’autore. Non si configura come indagine ma come viaggio personale all’interno di una piaga della attuale società: i campi d’accoglienza. Una tematica al centro del dibattito giornalistico degli ultimi anni, nota dolente per la difficile gestione che ne fa il nostro Paese, meta di speranze ed illusioni per uomini che sognano una vita migliore. Un sogno pagato caro che, spesso, si conclude con un immediato rimpatrio o con la difficile convivenza nei campi, fra tende di fortuna e file per un pasto. La vita del protagonista si fonde con quella di queste persone, ognuna con una strada e un percorso diverso, costrette a stare insieme fino al prossimo permesso di soggiorno. Saranno tuttavia proprio le loro storie a fargli apprezzare di più la vita.

La narrazione

“Liberi in galera” è un viaggio, professionale e umano, nelle sfaccettature più vive della vicenda dell’immigrazione all’indomani della cosiddetta primavera araba. E’ il racconto di una esperienza personale, vissuta direttamente dall’autore in qualità di ausiliario in un campo di accoglienza per immigrati, che non si sottrae all’indagine giornalistica. Ma che, spesso, va oltre essa.

Come in un reportage, la penna di  Gallotta riporta su carta immagini vedute con i suoi occhi, odori respirati con le proprie narici, superando la dimensione “essenziale” della cronaca giornalistica, approdando alla forma del diario personale. Un diario fatto di valutazioni e scoperte, relative tanto al mondo esterno quanto a quello interiore dell’autore stesso. La ricerca di affermazione personale, di un lavoro;  l’amore, la scoperta, la ricerca, la distanza, l’allontanamento ed il suo ricordo.

Tutto questo si rivela patrimonio comune a chiunque affronti la vita,  immigrati e ausiliari, all’interno di uno stesso spazio fatto di grate, cancelli, identificazioni. Un unico mondo che non aveva ragione di esistere se non per il mentre in cui gli uni sarebbero stati immigrati, gli altri ausiliari del campo. Un “micromondo” in cui le emozioni e gli stati d’animo di una vita si materializzano e sfogano repentinamente, all’unisono e violenti. Le emozioni ed i bisogni di una vita intera concentrati in poche decine di metri quadrati.

Informazioni generali sul libro
Editore & Imprint: Gruppo Albatros Il Filo
Pagine: 82
Narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945).

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Eboli, 30 aprile 2013

2 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. grande Stefano.
    Venerdi sono di turno lavorativo…….in bocca al lupo.
    Antonio

  2. UMANITà E SENSIBILITà ECCO COSA TRASPARE DALLA LETTURA DEL LIBRO, EMOZIONI CHE CAMBIANO IL LUOGO COMUNE SU QUESTI DISEREDETI CHE EMERGONO DAL NULLA PER POI SCOMPARIRE IN UN’EUROPA ALLA RICERCA DI UNA REALIZZAZIONE, CHE SPERIAMO TROVERANNO.

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