Tancredi (Giovane Italia): Eboli – Cinatown. Il commercio cittadino è in pericolo

Il Coordinatore di “Giovane Italia” Tancredi lancia l’allarme: Negli ultimi 3 anni in Città i cinesi hanno aperto 15 attività commerciali. Gli esercenti locali sono in pericolo.

“E’ un’invasione. Chiediamo all’amministrazione comunale di  prendere  in considerazione questa triste vicenda e cercare di diminuire le attività cinesi perchè ad Eboli sono diventati davvero troppi!”

Pasquale-Tancredi

Pasquale-Tancredi

di Massimo Del Mese (POLITICAdeMENTE)

EBOLILa comunità cinese in Italia è cresciuta rapidamente negli ultimi anni – scrive in una nota politica Pasquale Tancredi coordinatore di Giovane Italia di Ebolie con essa l’espansione delle loro attività commerciali (negozi d’abbigliamento, casalinghi, oggettistica…).

Questa nuova realtà di commercianti cinesi – fa notare Tancredi – è sempre più in aumento nel nostro territorio comunale, occupando molti locali della città.

Il commerciante cinese non bada a spese: lo si evince dai grandi negozi che con molta facilità vengono affittati in Città, talvolta con affitti assai elevati. 

Ed è proprio qui nascono i dubbi: – secondo Pasquale Tancredimolti negozi hanno degli affitti esorbitanti, talvolta esagerati, ma il negoziante cinese paga l’affitto ogni mese sempre puntuale, anticipando spesso il giorno del saldo. Per di più il pagamento avviene prettamente in contanti.

Come è possibile tutto ciò?

Oggi un italiano che possiede un negozio da affittare è più propenso a fare accordi con i cinesi che con gli stessi italiani. Questi negozi – per Tancredi – sono diventati un pericolo per l’economia ebolitana e per tutti i commercianti di vario genere. Ma ci rendiamo conto che negli ultimi tre anni sono stati aperti circa 15 negozi cinesi ad Eboli e nessuno è stato capace di porre un freno a questo fenomeno?

L’economia ebolitana si è abbassata con questi grandi negozi orientali – sostiene Tancredi attribuendo la crisi del Commercio a questo fenomeno azzardando anche ad una divcione manichea che metterebbe i commercianti locali dalla parte dell’onestà e quelli cinesi tra i disonesti – e, molti commercianti locali onesti, pur pagando le tasse a  volte anche per uno scontrino fiscale non emesso, sono costretti a chiudere battenti nonostante  questo periodo di crisi che sta attraversando il nostro paese.

La merce cinese inoltre – conclude la sua nota Pasquale Tancredi con delle osservazioni che attengono anche alla sicurezza – è il più delle volte irrintracciabile presentandosi sprovvista del marchio CE previsto dalla legge quindi contraffatti e  dannosi per la salute. I commercianti ebolitani non hanno nulla in contrario al libero mercato, ma questa è un’invasione! Chiediamo all’amministrazione comunale di  prendere  in considerazione questa triste vicenda e cercare di diminuire le attività cinesi perchè ad Eboli sono diventati davvero troppi!“.

Ebbene negli ultimi 3 anni in città si sono aperti due grandi centri di distribuzione: Le Bolle e l’Outlet Cilento Village. Il primo con 58 esercizi commerciali e un Ipermercato alimentare e il secondo con una 70antina di attività commerciale più bar, ristoranti ecc, a confronto, i 15 negozi cinesi sono una bazzecola.

Se la crisi del Commercio cittadino dipendesse dai cinesi, sarebbe comodo e avremmo risolto il problema: d’imperio faremmo il foglio di via a quei cittadini extracomunitari e daremmo fiato all’economia locale. Purtroppo così non è, tanto è vero che sono anni che si cerca, continuando a brancolare nel buio, di risolvere la crisi ecomomica, che tocca tutti i settori dalla produzione alla distribuzione, per passare dai servizi e dalle professioni. Insomma ogni anno è un’ecatombe di Partite IVA.

Purtroppo non si produce più proprio perché non si compra più, se non lo stretto necessario, e per questo anche i commercianti vivono la crisi. Ma altre ragioni collaterali sono anche l’eccessiva pressione fiscale, l’eccessivo costo del lavoro, il blocco di salari, stipendi e pensioni, la mancanza assoluta del credito, che insieme alla considerazione più amara di essere governati da persone che dimostrano ogni giorno di più i loro limiti e la loro inadeguatezza, insieme alle responsabilità che risalgono, andando a ritroso fino al Governo Berlusconi, che quella crisi che si presentava la teneva nascosta, si capisce come si è lontani dall’attribuire a 15 famiglie cinesi, tra l’altro in regola con le autorizzazioni e con i permessi, altrimenti non potrebbero esercitare, e presumibilmente anche contribuenti, la crisi del commercio cittadino ce ne passa.

Ebbene, fermo restando, e ce lo auguriamo che i commercianti locali siano onesti, non vedo perché quelli cinesi non dovrebbero esserlo. Cosa diversa è magari il  discorso sulla qualità e i controlli, che purtroppo attengono ad altre vie e che non escludono le leggi che i grandi importatori prima, e i grandi e piccoli commercianti poi, nel corso degli anni hanno voluto, per importare, aggirando le regole, qualsiasi mercanzia e introducendola sul mercato a prezzi per nulla concorrenziali, e cosa grave, spesso gli aquirenti hanno badato più al prezzo che alla qualità, inquinando il mercato e facendo un danno che poi si è visto nel tempo e che coinvolge anche discorsi di tipo macro-economici.

Per quanto mi riguarda, e non sono il solo, non compro cinese, perché oggettivamente ritengo che la qualità dei prodotti a parità di merce, è ben lontana dalle consolidate tradizioni italiane, che con il Made in Italy ha conquistato il Mondo, ma questa è una libera scelta che va nella logica del libero mercato, ma che non deve per nulla incidere sui diritti e sulle leggi.

Da noi c’é un proverbio, di cui tutti dovremmo farne tesoro e recita testualmente: Quando spendi, tanto appendi”. per dire che un buon acquisto deve necessariamente avere un valore apprezzabile al punto tale da preferirlo ad altri, che evidentemente reputiamo non abbiano. Ecco, facciamoci guidare da quel proverbio, ma non applichiamolo alla lettera, perché spesso si fanno buoni acquisti pur non spendendo tanto.

Eboli, 17 dicembre 2013

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