Tancredi (Giovane Italia): Eboli – Cinatown. Il commercio cittadino è in pericolo

Il Coordinatore di “Giovane Italia” Tancredi lancia l’allarme: Negli ultimi 3 anni in Città i cinesi hanno aperto 15 attività commerciali. Gli esercenti locali sono in pericolo.

“E’ un’invasione. Chiediamo all’amministrazione comunale di  prendere  in considerazione questa triste vicenda e cercare di diminuire le attività cinesi perchè ad Eboli sono diventati davvero troppi!”

Pasquale-Tancredi

Pasquale-Tancredi

di Massimo Del Mese (POLITICAdeMENTE)

EBOLILa comunità cinese in Italia è cresciuta rapidamente negli ultimi anni – scrive in una nota politica Pasquale Tancredi coordinatore di Giovane Italia di Ebolie con essa l’espansione delle loro attività commerciali (negozi d’abbigliamento, casalinghi, oggettistica…).

Questa nuova realtà di commercianti cinesi – fa notare Tancredi – è sempre più in aumento nel nostro territorio comunale, occupando molti locali della città.

Il commerciante cinese non bada a spese: lo si evince dai grandi negozi che con molta facilità vengono affittati in Città, talvolta con affitti assai elevati. 

Ed è proprio qui nascono i dubbi: – secondo Pasquale Tancredimolti negozi hanno degli affitti esorbitanti, talvolta esagerati, ma il negoziante cinese paga l’affitto ogni mese sempre puntuale, anticipando spesso il giorno del saldo. Per di più il pagamento avviene prettamente in contanti.

Come è possibile tutto ciò?

Oggi un italiano che possiede un negozio da affittare è più propenso a fare accordi con i cinesi che con gli stessi italiani. Questi negozi – per Tancredi – sono diventati un pericolo per l’economia ebolitana e per tutti i commercianti di vario genere. Ma ci rendiamo conto che negli ultimi tre anni sono stati aperti circa 15 negozi cinesi ad Eboli e nessuno è stato capace di porre un freno a questo fenomeno?

L’economia ebolitana si è abbassata con questi grandi negozi orientali – sostiene Tancredi attribuendo la crisi del Commercio a questo fenomeno azzardando anche ad una divcione manichea che metterebbe i commercianti locali dalla parte dell’onestà e quelli cinesi tra i disonesti – e, molti commercianti locali onesti, pur pagando le tasse a  volte anche per uno scontrino fiscale non emesso, sono costretti a chiudere battenti nonostante  questo periodo di crisi che sta attraversando il nostro paese.

La merce cinese inoltre – conclude la sua nota Pasquale Tancredi con delle osservazioni che attengono anche alla sicurezza – è il più delle volte irrintracciabile presentandosi sprovvista del marchio CE previsto dalla legge quindi contraffatti e  dannosi per la salute. I commercianti ebolitani non hanno nulla in contrario al libero mercato, ma questa è un’invasione! Chiediamo all’amministrazione comunale di  prendere  in considerazione questa triste vicenda e cercare di diminuire le attività cinesi perchè ad Eboli sono diventati davvero troppi!“.

Ebbene negli ultimi 3 anni in città si sono aperti due grandi centri di distribuzione: Le Bolle e l’Outlet Cilento Village. Il primo con 58 esercizi commerciali e un Ipermercato alimentare e il secondo con una 70antina di attività commerciale più bar, ristoranti ecc, a confronto, i 15 negozi cinesi sono una bazzecola.

Se la crisi del Commercio cittadino dipendesse dai cinesi, sarebbe comodo e avremmo risolto il problema: d’imperio faremmo il foglio di via a quei cittadini extracomunitari e daremmo fiato all’economia locale. Purtroppo così non è, tanto è vero che sono anni che si cerca, continuando a brancolare nel buio, di risolvere la crisi ecomomica, che tocca tutti i settori dalla produzione alla distribuzione, per passare dai servizi e dalle professioni. Insomma ogni anno è un’ecatombe di Partite IVA.

Purtroppo non si produce più proprio perché non si compra più, se non lo stretto necessario, e per questo anche i commercianti vivono la crisi. Ma altre ragioni collaterali sono anche l’eccessiva pressione fiscale, l’eccessivo costo del lavoro, il blocco di salari, stipendi e pensioni, la mancanza assoluta del credito, che insieme alla considerazione più amara di essere governati da persone che dimostrano ogni giorno di più i loro limiti e la loro inadeguatezza, insieme alle responsabilità che risalgono, andando a ritroso fino al Governo Berlusconi, che quella crisi che si presentava la teneva nascosta, si capisce come si è lontani dall’attribuire a 15 famiglie cinesi, tra l’altro in regola con le autorizzazioni e con i permessi, altrimenti non potrebbero esercitare, e presumibilmente anche contribuenti, la crisi del commercio cittadino ce ne passa.

Ebbene, fermo restando, e ce lo auguriamo che i commercianti locali siano onesti, non vedo perché quelli cinesi non dovrebbero esserlo. Cosa diversa è magari il  discorso sulla qualità e i controlli, che purtroppo attengono ad altre vie e che non escludono le leggi che i grandi importatori prima, e i grandi e piccoli commercianti poi, nel corso degli anni hanno voluto, per importare, aggirando le regole, qualsiasi mercanzia e introducendola sul mercato a prezzi per nulla concorrenziali, e cosa grave, spesso gli aquirenti hanno badato più al prezzo che alla qualità, inquinando il mercato e facendo un danno che poi si è visto nel tempo e che coinvolge anche discorsi di tipo macro-economici.

Per quanto mi riguarda, e non sono il solo, non compro cinese, perché oggettivamente ritengo che la qualità dei prodotti a parità di merce, è ben lontana dalle consolidate tradizioni italiane, che con il Made in Italy ha conquistato il Mondo, ma questa è una libera scelta che va nella logica del libero mercato, ma che non deve per nulla incidere sui diritti e sulle leggi.

Da noi c’é un proverbio, di cui tutti dovremmo farne tesoro e recita testualmente: Quando spendi, tanto appendi”. per dire che un buon acquisto deve necessariamente avere un valore apprezzabile al punto tale da preferirlo ad altri, che evidentemente reputiamo non abbiano. Ecco, facciamoci guidare da quel proverbio, ma non applichiamolo alla lettera, perché spesso si fanno buoni acquisti pur non spendendo tanto.

Eboli, 17 dicembre 2013

17 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. I CINESI LAVORANO 15 ORE AL GIORNO,SI DANNO I TURNI CON LE FAMIGLIE NUMEROSE,PAGANO IN CONTANTI PROFESSIONISTI E FORNITORI,FANNO QUELLO CHE FACEVANO I NOSTRI NONNI.
    BASTA CON LA LAMENTELA, IL PIAGNISTEO, IL VITTIMISMO DI DIRE CHE E’ SEMPRE “COLPA DEGLI ALTRI”,CI VUOLE RESPONSABILITA’ E CORAGGIO,RIMBOCCARSI LE MANICHE E AVERE IDEE,ALTRIMENTI SI CAMBIA MESTIERE….
    LA “GIOVINE ITALIA” E’ TROPPO SIMILE ALLA VECCHIA,SIAMO SPACCIATI SE QUESTO E’ IL NUOVO,NON SI SA DI CHE CULTURA,CHE AVANZA!!!!

  2. lungi dall’essere la causa del disastro della piccola economia del nostro paese, ma i cinesi rappresentano un forte campanello d’allarme per il territorio perchè sono decisamente fuori dalle regole e dal mercato per diversi motivi, quello che più mi spaventa è che il fitto che pagano (decisamente esoso) è totalmente slegato dal reddito dell’attività e questo penso sia sotto gli occhi di tutti. Da dove arrivano quei soldi? Sono poi certamente cattivissimi contribuenti, la mia esperienza personale è dello scorso venerdì, alle 14.30 sono andata al negozio dei cinesi che è aperto dove prima c’erano i f.lli Vecchio. Ho comprato una tombola, il cinese che ha incassato si è preso i soldi e non mi ha fatto lo scontrino, alchè ho provveduto a chiederglielo, aveva il registratore di cassa in una posizione invisibile e scomodissima e sullo scontrino fiscale alle 14.30 c’era scrtto scontrino fiscale n°9. E’ possibile?

    • ..si adeguano alla realtà dove vivono,mutuano costumanze atteggiamenti e quant’altro,ma almeno sono dinamici!! dove arriva questo cashflow?…spetta all’A.E. alla GdF scoprirlo,è il loro lavoro ,istituzionale,ma non prendiamocela coi cinesi solo,ci sono tanti operatori economici,italioti,che hanno dei locali sproporzionati al loro reale giro di affari,dunque cominciamo dai compatrioti a sospettare…

  3. Forse il sig. Tancredi oblia che le autorizzazioni “scia” Segnalazione Certificata di Inizio Attività,che concede il Comune come ente amm.vo, sono fonte di entrate per le casse comunali(spese di segreteria e alti oneri primari e secondari),dunque i cinesi sono gli unici a mantenere viva la CLASSE MERCANTILE CITTADINA,altrimenti sarebbe ancora + desertificata di quanto sia già,va merito agli asiatici in generale,di saper fare impresa,vennero facilitati all’arrivo anni addietro dagli italiani/europei nel continente,come noi da loro a de-localizzare industrie,per aumentare i guadagni,di pochi,ma poi hanno saputo camminare con le loro gambe,un classico boomerang.
    I CINESI EVADONO LE TASSE? SE ALCUNI LO FANNO E’ PERCHE’ SI SONO ADEGUATI AL CLIMA ETNICO DOVE VIVONO,LO FANNO QUI,IN G.B. FRANCIA E GERMANIA NO,COME MAI?
    L’Italia e i suoi abitanti si responsabilizzino e non accampino scusanti risibili!!!

    • EBOLI – “La comunità cinese in Italia è cresciuta rapidamente negli ultimi anni – scrive in una nota politica Pasquale Tancredi coordinatore di Giovane Italia di Eboli – e con essa l’espansione delle loro attività commerciali (negozi d’abbigliamento, casalinghi, oggettistica…).

      Questa nuova realtà di commercianti cinesi – fa notare Tancredi – è sempre più in aumento nel nostro territorio comunale, occupando molti locali della città.

      Il commerciante cinese non bada a spese: lo si evince dai grandi negozi che con molta facilità vengono affittati in Città, talvolta con affitti assai elevati.

      Ed è proprio qui nascono i dubbi: – secondo Pasquale Tancredi – molti negozi hanno degli affitti esorbitanti, talvolta esagerati, ma il negoziante cinese paga l’affitto ogni mese sempre puntuale, anticipando spesso il giorno del saldo. Per di più il pagamento avviene prettamente in contanti.

      Come è possibile tutto ciò?

      Oggi un italiano che possiede un negozio da affittare è più propenso a fare accordi con i cinesi che con gli stessi italiani. Questi negozi – per Tancredi – sono diventati un pericolo per l’economia ebolitana e per tutti i commercianti di vario genere. Ma ci rendiamo conto che negli ultimi tre anni sono stati aperti circa 15 negozi cinesi ad Eboli e nessuno è stato capace di porre un freno a questo fenomeno?

      L’economia ebolitana si è abbassata con questi grandi negozi orientali – sostiene Tancredi attribuendo la crisi del Commercio a questo fenomeno azzardando anche ad una divcione manichea che metterebbe i commercianti locali dalla parte dell’onestà e quelli cinesi tra i disonesti – e, molti commercianti locali onesti, pur pagando le tasse a volte anche per uno scontrino fiscale non emesso, sono costretti a chiudere battenti nonostante questo periodo di crisi che sta attraversando il nostro paese.

      La merce cinese inoltre – conclude la sua nota Pasquale Tancredi con delle osservazioni che attengono anche alla sicurezza – è il più delle volte irrintracciabile presentandosi sprovvista del marchio CE previsto dalla legge quindi contraffatti e dannosi per la salute. I commercianti ebolitani non hanno nulla in contrario al libero mercato, ma questa è un’invasione! Chiediamo all’amministrazione comunale di prendere in considerazione questa triste vicenda e cercare di diminuire le attività cinesi perchè ad Eboli sono diventati davvero troppi!“.

      QUESTO è IL MIO ARTICOLO , PENSO CHE LA MIA DICHIARAZIONE SIA STATA INTERPRETATA MALE , IO NON ACCUSATO IL CITTADINO CINESE DI ESSERE POCO ONESTO , , MI DISPIACE MA LA e’ LEI STESSO A ESSERSI CONTRADETTO Poiché ” NON COMPRA CINESE ” . SE ANDIAMO AVANTI COSI’ , COME LEI HA DETTO CHE I CITTADINI CINESI NON SONO UN PROBLEMA PER L’ECONOMIA EBOLITANA FRA QUALCHè ANNO CI RITROVEREMO LA NOSTRA CITTA’ INVASA DI NEGOZI CINESI , E ALLORA SAREMO COSTRETTI AD ACQUISTARE CINESE , MATERIALE DANNOSO PER LA NOSTRA SALUTE , IO NON ACCUSO NESSUNO , TANTOMENTO LA LORO ETNIA E LORO CULTURA CHE RISPETTO COME TUTTE LE ALTRE

    • Per Tancredi.
      La tua dichiarazione non ee’ stata commentata male, e’ stata solo commentata.
      Purtroppo, e non sei il solo, si cerca di affrontare tematiche complesse senza avere le opportune conoscenze, cosi’ come si interpreta ssntimenti comuni con una superficialita’ disarmante, e ora so o i cinesi nel commercio, e ieri i marocchini nell’agricoltura, l’altro ieri le rumene, le ucraine e le russe nell’assistenza agli anziani e ai malati, insomma ogni giorno si cerca di attribuire una ragione alla crisi economica che ci sta dissanguando, e nessuno vuole ammettere piu’ magari che gli italiani non vogliono fare piu’ certi mestieri.
      Per il commercio e’ diverso, concorrono molti altri fattori, il primo fra tutti e’ l’aver voluto realizzare guadagni eccessivi, approfittando dell’euro, caricando i prezzi, il secondo perche’ la grande sistribuzione ha canalizzato gli investimenti per regolare i flussi e cosi’ a dismisura sono cresciuti i centri commerciali e i famosi outlet,che hanno fatto moltiplicare anche un’altra formula: quella del feachising, senza che le associazioni categoriali abbiano opposto nessuna resistenza valida o nessun progetto alternativo.
      Caro Tancredi, riguardo alle mie considerazioni che tu pensi siano contrapponenti, ti aggiungo che nel mentre ti ribadisco che per ottenere l’autorizzazione ad esercitare un’attivita’ commerciale, innanzitutto si deve aver frequentato un corso e si deve fare un esame, ci vuole la partita iva e conseguentemente il resto, poi se non si pavano le tasse o si ipotizza che i flussi di danaro vengono da altrove, questa e’ un’altra cosa, andiamo nei teoremi. Atri blogger hanno scritto bene rispetto alle abitudini italiote e naturalmente hanno anche spigato sia lo spirito di sacrificio e di abnegazione nel lavoro, e sia auello di copiare gli italiani truffaldini ed evasori, ma questa e’ un’altra cosa, che deve essere perseguita laddove esistano i presupposti e non solo perche’ si e’ cinesi. L’agenzia delle entrate, la finanza, l’ Equitalia sanno fin troppo bene cosa fare e i nostri suggerimenti non li ascoltano per niente.
      in ultimo, se non compro cinese e’ una scelta, ed e’ legata, come ti ho detto, con assoluta precisione, solo ad una libera scelta e alla qualita’, sempre osservando i principi del libero mercato, che al contrario dei fantasmi e degli acchiappafantasmi, non e’ una scelta punitiva, macomparativa.
      Massimo Del Mese

    • Tancredi,vedi che la roba pericolosa come dici dei cinesi, viene comprata anche dai commercianti italiani oltre che consapevolmente anche dai cittadinimigliaia di container vengono in Italaia su commissione anche di tante società italiane.
      Poi nella zona a Gianturco nei pressi di napoli vi è un cash & carry svariato dei loro prodotti,la globalizzazione di cui sei figlio anche tu è nata da qual capitalismo che la tua parte politica incarna,capitalismo che ha dato vita alla moria di attività in europa x spostarsi ne sud-est asiatico.
      Sono degli abili commercianti? mica è colpa loro,
      sii abile,come mercante anche tu nella ferramenta o nell’agricoltura,inventati,disponi,di mezzi nuovi di vendita,prodotti civetta per attrarre,e non prendere la lamentela facile come SCORCIATOIA!!!!

    • QUESTO SIGNORE FINORA DOVE E’ VISSUTO?
      scendi dal pero!
      Alzi la mano chi non si è arreso ed è entrato in un negozio cinese! Hanno di tutto, soprattutto le cose più impensabili, a prezzi abbordabili. E’ vero che la qualità lascia a desiderare, anzi, spesso è proprio spazzatura che una volta avremmo disdegnato, ma trovare prodotti italiani in altri negozi è ormai quasi impossibile.
      i cinesi hanno sempre dimostrato una spiccata propensione imprenditoriale”, gli stessi cinesi riescono anche perché il loro sacrificio umano è immenso. Basti pensare che, mentre i signori italiani sono in ferie per alcuni mesi e lavorano il meno possibile nell’anno, loro sono continuamente al lavoro in tutti i giorni, anche in quelli festivi, oltre che estivi. E sono sempre i primi ad aprire la mattina il loro negozio e gli ultimi a chiudere la sera. Ecco spiegato uno dei motivi più importanti del loro successo commerciale. Gli italiani, in qualche modo, la loro crisi economica se la cercano.

  4. SI PENSA CHE I CINESI ABBIANO DELLE AGEVOLAZIONINon esiste nessuna fiscalità di vantaggio, qualunque attività economica si apra in Italia, da parte di chicchessia, pagherà le stesse tasse a parità di risultato economico e di struttura giuridica attraverso la quale si svolge l’attività stessa. I cinesi possono praticare prezzi più bassi perchè hanno minori costi del lavoro e perchè lavorano sette giorni su sette per oltre 12 ore al giorno. Il resto sono scemenze dette da ignoranti.Ricordiamo, però, che i cinesi non si comprano il SUV, non escono a cena, lavorano come muli da soma per 12 ore filate, e in un negozio magari ci stanno in sei, mangiando una ciotola di riso a testa. Quindi si ai controlli, ovviamente, ma che anche noi ci mettessimo in testa che la pacchia è finita e bisogna darci dentro, e – soprattutto – che posto per tutti..

  5. Di solito una subcultura politica becera,accolla alla sinistra l’invasione di stranieri,In 10 anni di governo a guida berlusconiana l’immigrazione clandestina ha dilagato. Da notare, in atto, il silenzio del centrodestra sulla questione. E allora, c’è bisogno di chiedersi perché Pdl,o quel che rimane,coi suoi alleati, e Lega perdono le elezioni?
    La destra vinse le elezioni con la promessa di fermare l’immigrazione clandestina, ma poi ha fatto tutt’altra cosa, anzi ha smesso di parlarne. Quando poi ho sentito Maroni usare la parola migranti mi sono cadute le braccia. Non c’è niente di scandaloso voler regolare una immigrazione selvaggia e non solo quella di Lampedusa.

  6. NOI VEDIAMO SOLO IL NEGATIVO,NON LE OPPORTUNITA’ ED IL GUADAGNO.
    Pechino si compra l’Italia in crisi:Dai grandi yacht alle macchie EDILI sono già QUASI 200 le imprese che sono passate sotto il controllo del paese del Dragone. Un giro di affari da 6 miliardi che coinvolge OLTRE diecimila dipendenti..non parliamo dei “cinesi d’Italia” e della loro capacità imprenditoriale che li spinge a fare MAN BASSA di ristoranti, bar, parrucchieri etc, ma dei grandi capitali che partono da Pechino per arrivare nel nostro Paese. Sì, perché la Cina è vicina e non lo provano solo i tanti turisti del Dragone che arrivano ogni anno in Italia.
    A far gola sono gli immobili di pregio del Bel Paese e le aziende del made in Italy.
    I cinesi che viaggiano all’estero sono stati 60 milioni nel 2010 e potrebbero diventare 80 nel 2015. Un’occasione d’oro per l’Italia, che richiama un immaginario fatto di moda, arte e gusto del buon vivere.

    • Più che opportunità o occasione lo chiamerei neocolonialismo.

    • forestiero,sbagli di grosso…neocolonialismo voluto dagli occidentali che con il turbo capitalismo globalizzato,li hanno visti i cinesi e gli altri popoli come carne da sfruttare,siamo noi imbolsiti senza entusiasmo con lacci e laccioli burocratici schiavi di noi stessi,del resto il buon cristiano,con tanto patetismo pregava Gesù che i poveri fossero meno poveri,ora Gesù ci ha accontentati e non ci va bene+,bella ipocrisia,diciamo che i l nostro benessere si basava sulle poche risorse che sfruttavamo a piacimento,de l resto la parola Economia vuol dire questo…PAGHIAMO LE NOSTRE INEFFICIENZE!

  7. Gli orientali hanno una marcia in più. Rassegnamoci. Lo si vede dalle loro città, dalla loro cultura, dalla loro dedizione al lavoro e persino dalla loro gentilezza !! Se in futuro dovremo essere invasi ( economicamente parlando)lo si vede anche nelle nuove tecnologie la SAMSUNG coreana è diventata leader degli smartphone,la HUAWEII è il numero uno della componentistica delle telecomunicazioni mondiali,cinese,LA ASUS E HTC ,di Taiwan,la piccola Cina,dunque hanno fatto passi da gigante in 20 anni son riusciti a colmare secoli!
    altra leggenda metropolitana che le attività cinesi siano esentate dalle tasse in base a qualche accordo politico,mi citerebbe la relativa legge, cortesemente.
    Ci sarebbe poi da fare un discorso a parte sulla casa. In Germania le case costano meno della metà ed è chiaro che se una famiglia potesse dimezzare i costi per l’acquisto della casa (che è forse il capitolo di spesa che incide di più nel reddito familiare) avrebbe maggiori disponibilità economiche per i propri acquisti e anche questo può far girare l’economia.

  8. Perche’ altri hanno la capacita’ di aprire tutte queste attivita’ commerciali e tu non ci riesci? Continua a scrivere qualcosa che sai, non immaginare che altri siano cattivi, conosci qualche cinese? Hai chiesto a loro in che modo sono riusciti ad aprire queste attivita’? O ci raggioni, oppure vai a vedere meglio, non mettere in testa che noi siamo cattivi. Saluti.

    • sono d’accordo,perda meno tempo sul web a polemizzare e si impegni,la classica attività nazionale preferita:”è sempre colpa degli altri”,nel mondo di oggi non attacca,se questi sono i giovani di destra,la sinistra sara egemone per un altra abbondante generazione!

  9. Signori, i cinesi sono cresciuti nella convinzione che tutto dovessere essere fatto per la grandezza della nazione anche a costo di sacrificare la proipria vita. hanno un concetto dell’esistenza che noi europei (individualisti) non immaginiamo nemmeno. Voi non potete capire in che condizioni questi poveri disgraziati sono costretti a lavorare sia nelle fabbriche italiane che in Cina. Avete mai visto cinesi andare in banca a chiedere mutui? Hanno creato una rete tutta loro tanto compatta che come una grande massoneria si autosostengono. Il denaro, rigorosamente in contanti, lo chiedono in prestito a qualche organismo interno (non so se a strozzo o a tassi decenti)e col lavoro e col guadagno (il più a nero cioè senza pagarci le tasse)ripagano il prestito fino a riscattarsi. Quando chiedeono in fitto locali o quando vogliono acquistarli non si pongono problemi sul prezzo anzi lo aumentano se c’è il rischio di perderlo. INPS INAIL IRES, IVA cosa sono? La cosa che mi sconcerta è che c’è gente che si lamenta dell’arrivo di queste persone che sconvolgono il mercato (se la concorrenza fosse leale nulla questio) e poi vanno da loro a comprare ogni aggeggio a prezzi assurdi rifiutandosi di andare in negozi di italiani (negozi nei quali, spesso, si vende merce cinese). Napoli è l’unico porto dove viene sdoganata la merce proveniente dalla Cina (milioni di containers all’anno). Come si fa a controllarli? E’ impossibile. Perché non diluirli nei tanti porti nazionali così da aumentarne i controlli? L’amministratore della società che gestisce la movimentazione dei containers nel porto napoletano è di Hong Kong e ho detto tutto. Gli organi di controllo dovrebebro interveniure tempestivamente su questi personaggi non per razzismo ma per far capire loro che in Italia le regole si rispettano. Maggiori controlli alle attività commerciali, alla regolare assunzione del personale, alla qualità dei prodotti venduti E’ OBBLIGATORIA. Ma perché non lo fa nessuno limitandosi a qualche blitz tanto per far vedere? I negozi irregolari vanno chiusi, gli ebolitani non devono andare a comprare porcherie che mettono a repentaglio la loro salute. Ma è tutto inutile. La Cina ha acquistato un bel pò del nostro debito pubblico e ci tiene per le pa… Non possimo essere troppo fiscali con loro altrimenti saprebbero come farcela pagare. Siamo sotto scatto. Siamo fottuti!!!
    A meno che …

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