Centro Storico. Cicia e Palladino sul Regolamento: Rosania, artefice dei problemi

Sul Regolamento del centro storico intervengono Cicia e Palladino: “C’era da aspettarselo, che l’artefice del vecchio regolamento, fosse l’unica voce dissidente”.

“Il regolamento approvato in Consiglio è l’ultimo atto di un percorso di importanti interventi che vanno nella direzione della valorizzazione  e del recupero della parte storica della città, perché si popoli e diventi luogo di attrazione turistica”.

Cosimo-Cicia-Roberto-Palladino

Cosimo-Cicia-Roberto-Palladino

 da (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

EBOLI – Il Vicesindaco di Eboli Cosimo Cicia e il Presidente della Commissione Urbanistica Roberto Palladino – si legge nella nota pervenutaci dall’Ufficio stampa del Comune di Eboli – replicano alle ultime considerazioni dell’ex consigliere comunale Gerardo Rosania, in merito al Regolamento per la riqualificazione del centro storico.

Il Regolamento che il Consiglio Comunale ha approvato, che dovrebbe ridefinire modalità di esecuzione, così come gli interventi vari ed eventuali manufatti che dovrebbero corredare i fabbricati nel Centro Antico di Eboli, dividono ancora. Una divisione che evidentemente muove le sue origini da diverse filosofie che hanno accompagnato nel corso di questi ultimi anni tutti gli interventi che si sono realizzati nel Centro Antico della Città, specie a seguito della ricostruzione post-sisma e dell’intervento di realizzazione di edifici per civili abitazioni di proprietà comunale.

Interventi, che non hanno seguito nessun tipo di prescrizione, apparentemente similari a quelli che vi erano in precedenza, ma eseguiti approssimativamente con tecniche si fa per dire moderne, in un contesto che, sarebbe dovuto essere salvaguardato, ma non come poi si è fatto in maniera eccessiva da smorzare ogni slancio, seguendo appunto la cultura “repressiva” del divieto che è stato il filo conduttore sia rispetto a quella parte della Città che di storico conservava pochissimo se non la sua pianta, e sia rispetto al resto delle indicazioni e prescrizioni riportate nel vecchio Piano Regolatore Generale, azzoppando ogni iniziativa e ogni possibilità di sviluppo, ed operando scelte che non si sono nemmeno minimamente attuate perché non ritenute dalla stragrande parte dei cittadini, ivi compreso gli investitori appetibili, e praticabili viste le impalcature burocratiche di divieti e contorsioni urbanistiche nella mente solo di chi li aveva pensati e adottati.

Palazzo Varriale-La Francesca

Palazzo Varriale-La Francesca

E così si è costruito male il nuovo e si è ricostruito peggio il vecchio, non si è conservato lo storico, cosiché si è riprodotto falsi storici e si è realizzato nuovi assurdi inserimenti di blocchi tecnicamente incomprensibili, urbanisticamente inaccettabili, qualitativamente scadenti, realizzando una operazione che non è ne carne e ne pesce, ma che al contrario ci ha stroppiato quel poco che invece andava salvaguardato. Nella ricostruzione finanziata senza nessun controllo si è utilizzato tecniche costruttive inadeguate e non si è intervenuto per nulla su quei pochi edifici di pregio storico rimasti ancora ruderi a distanza di 34 anni dal terremoto. Consegnando al patrimonio urbano edifici che non avranno una storia lunga e non intervenendo al contrario su quelli che andavano protetti e salvaguardati, delché degli uni e degli altri ben presto non ne resterà più nulla.

In questo quadro chi è andato ad abitare in quelle abitazioni che avevano la pretesa di essere in un centro Storico ma che al contrario non rispondevano ai requisiti che avevano le abitazioni che c’erano in precedenza, magari con i famosi soppenni, e gli abbaini, o con camini e comignoli nelle murature, e se qualcuno avesse voluto realizzare appunto qualche cosa di simile ecco che intervenivano quei famosi “divieti” oltre che le complicazioni aggiuntive essendo il centro storico sottoposto ai vincoli del Parco dei Picentini, anche per i fabbricati moderni realizzati dal Comune sulle aree di sedime dei fabbricati abbattuti a seguito del terremoto.

Centro storico di Gubbio

Centro storico di Gubbio

Vincoli assurdi anche su abitazioni moderne falso-storiche realizzate dal Comune. Vincoli come quelli del SIC sulla Fascia costiera che tutto hanno fatto tranne che qualcosa di positivo, lasciandoci un’area completamente nel cesso, solo perché nella mente bacata di qualcuno, salvaguardare significa vietare, “VAFFANCULO” direbbe Grillo, e “VAFFANCULO” per una volta lo diciamo anche noi a tutti i distortori della conservazione “divietistica“.

E’ possibile tentare di salvaguardare l’esistente intervenendo in maniera sistematica e cercando di proteggere ma inserendo elementi di novità armonici e per nulla confliggenti con l’esistente stesso?

Se nel corso dei secoli si fosse praticato il “divietismo” non ci sarebbero state tutte le stratificazioni storiche, artistiche, architettoiniche, urbanistiche, ivi compreso gli interventi sui paesaggi oggi non ci troveremmo le straordinarie testimonianze delle civiltà che si sono susseguite nel corso della storia dell’uomo, e non avremmo noi italiani quel patrimonio che proprio grazie a quelle stratificazioni ci riconduce a borghi e città che parlano attraverso le pietre, i muri: di romanico, di gotico, di normanno di angioino, o magari tratti arabeggianti o spagnoleggianti, e prima ancora di di quei monumenti straordinari di matrice etrusca, greca e romana., e guardandoli ne restiamo affascinati e ne comprendiamo le evoluzioni.

Palazzo Tolomei Siena

Palazzo Tolomei Siena

E questo ritornando alla diatriba che coinvolge Rosania, cultore dei divieti, che critica e Cicia e Palladino cultori del semplicismo-tardivo interventista, se non è certo praticabile vietare non è altrettanto praticabile “lasciare”, semmai sarebbe il caso di effettuare uno studio che cataloghi in maniera seria il complesso degli edifici nel Centro Antico, cercando di individuare innanzitutto quali siano quelli che realmente andrebbero salvaguardati, ma non certo per farli diventare simulacri o monumenti alla rovina “divietistica“, così come sarebbe il caso di individuare quali siano quegli edifici che rappresentano la “truffa” storica, (cioè che avrebbero la pretesa di essere storici perché allocati in un contesto storico che però a perso la sua identità originaria, presente solo in alcuni pochi tratti) e in quelle certezze pensare a tutti quei manufatti che possono migliorare fabbricati e abitazioni, sopperendo alle manchevolezze progettuali che hanno reso o rendono necessari alcuni interventi.

C’era da aspettarselo – dichiara il Vicesindaco Cosimo Ciciache l’artefice del vecchio regolamento, che non pochi problemi ha posto ai residenti e agli esercenti nella sua applicazione, fosse l’unica voce dissidente rispetto ad un provvedimento votato dal Consiglio Comunale all’unanimità, e frutto di un attento e condiviso lavoro fatto nell’ambito della competente commissione consiliare.

Le modifiche al vecchio regolamento si sono rese necessarie a causa della sua eccessiva rigidità, che ha suscitato numerose difficoltà applicative, e spesso l’impossibilità di realizzare anche i più ordinari interventi edilizi finalizzati all’insediamento nel centro storico, e insediamento – laddove compiuto nel pieno rispetto del suo pregio architettonico  – significa anche recupero e valorizzazione.

Abbiamo ritenuto di superare alcuni limiti del regolamento, ma questo non significa sfregiare il nostro centro storico; gli sfregi, piuttosto, si sono compiuti nella vigenza del vecchio regolamento. Non si tratta di un problema di regole che restano comunque severe, ma di controlli da parte della polizia locale, che vanno intensificati; fermo restando il fatto che occorre, pur sempre, senso civico da parte dei cittadini.

In particolare, il nuovo regolamento diversifica le aree che effettivamente ricadono nel centro storico, da quelle che, invece, come via Matteotti e via Ripa, sono ben più recenti.

Si ricorderà, difatti, l’assurdità del provvedimento che impose solo ai commercianti del lato destro di via Ripa di smontare le tende frangisole”.

“Il vecchio regolamento del 2003spiega il Presidente della Commissione Urbanistica Roberto Palladinoha bloccato la possibilità di avere i comfort minimi di abitabilità nel centro storico, costringendo, talvolta, chi ha scelto di viverci o di aprire una attività commerciale a violare le regole.

Con il nuovo regolamento superiamo questa difficoltà, agevolando l’insediamento nel centro storico, sempre nel rispetto del suo valore storico ed architettonico. A questo punto colgo l’occasione per ricordare le innumerevoli attività che questa Amministrazione ha messo in campo proprio per il recupero del nostro centro antico. A titolo esemplificativo ricordo i lavori di riqualificazione di piazza Porta Dogana, di vico Rua, via Cavone, via Giudice e via Barbacani.

Sempre questa Amministrazione ha scelto di puntare sul rilancio del centro storico e l’ha fatto con una importante operazione di marketing, consentendo la vendita dei locali del centro antico con una procedura innovativa che va sotto il nome di ‘fitto capitalizzato’. Si tratta di una importate agevolazione, che consente di prendere in fitto un locale per cinque anni, e qualora, poi, si decidesse di acquistarlo, i soldi già spesi per la locazione vengono sottratti dal totale dovuto.

Sono queste le azioni che hanno consentito il ripopolamento del centro antico ed il suo rilancio in termini turistici; molti ricorderanno che nel 2008 esso ospitava un solo ristorante, oggi, attraverso il progetto ‘Evoli borgo antico’  si è popolato di numerosi caratteristici locali, e da esso sono nate “Le Tavole del borgo” che arricchiscono egregiamente l’offerta turistica del nostro territorio.

E allora, il regolamento approvato in Consiglio è solo l’ultimo atto di un percorso fatto di importanti interventi che si muovono tutti nella stessa direzione: la valorizzazione ed il recupero della parte storica della città, affinché possa popolarsi e diventare luogo di attrazione turistica”.

(Proporre queste foto significa dare la dimensione di come le filosofie “divietistiche” lasciano le macerie, ma anche come la conservazione si esercita nel tempo utilizzando appunto tecniche e culture del momento.)

Eboli, 5 giugno 2014

2 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Ma veramente possiamo immaginare che un progetto del genere possa portare lavoro e migliorare l’economia della Citta’?
    Chi lo pensa e’ un illuso per non dire stupido.
    Qui ci mancano le quattro lastre e u’ lamparone e si immagina di spe dere sei milioni di euro in un’opera che nel migliore dei modi restera’ chiusa e abbandonata come quella di san gerardo materdomini.
    intanto abbiamo, giustamente, una fascia costiera completamente abbandonate, e tutte le strade che conducono a mare ugualmente abbandonate e poi non vale nemmeno la pena di ricordare tutte le altre cose di cui avremmo bisogno.
    Ragioni che si aggiungono a tutte le altre mootivazioni del posto e dei riferimenti storici.
    che dio ci aiuti.

  2. Sicuramemte il troppo storpia e un eccesso di rigidità è l’anticamera dell’immobilismo ma pensare che liberalizzare in maniera smodata, permettere di fare ciò che si vuole lasciando vincoli solo sulle sciocchezze è davvero una cosa che non si può accettare.
    Forse a questi signori sfugge qualcosa che mal comprendono e digeriscono: il rispetto delle regole da parte di chi sceglie di vivere in un luogo e di rispettarne le regole.
    E’ pacifico che chi sceglie di vivere in un luogo del genere lo fa perché non si aspetta di vivere tra le comodità del centro cittadino ma è anche vero che chi ha investito in quel luogo immaginava di dover vivere in un luogo bello ed accogliente. Ecco “bello”, “bellezza” un valore che a chi amministra questo paese è completamemte sconosciuto

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