Lettera di Celli al figlio:Il pianto del coccodrillo

Il direttore generale della Luiss: “Avremmo voluto che l’Italia fosse diversa e abbiamo fallito”.

Milioni di padri sono preoccupati per i loro figli, ma devono fare i conti con la “terza settimana”, sono incazzati e non consigliano di lasciare l’Italia.

ROMA –  “Figlio mio lascia questo paese”. Questo è il titolo di una “accorata” lettera che  Pier Luigi Celli, attuale Direttore generale della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali, Luiss “Guido Carli”, ha indirizzato a suo figlio Mattia, che è stata pubblicata il 1 dicembre u.s. su “Repubblica”. Quali siano state le motivazioni che hanno spinto Celli a voler rendere pubblica una lettera al tempo stesso riservata e personale, non si è capito.

Pier Luigi Celli

Pier Luigi Celli

Tra l’altro, il contenuto della lettera  non dice niente di particolare, rispetto a quello che da decenni qualsiasi padre o qualsiasi normale  cittadino, che ha a che fare con i gangli della corruzione, delle raccomandazioni e dei favoritismi o dei nepotismi di ogni specie, e per noi del Sud del malaffare e della camorra, non pensa e non dice, non è una novità.  Semmai è “il pianto del coccodrillo”. Nessuno di quei padri non cerca di combattere per offrire un futuro migliore ai propri figli, rispetto a quello che si prospetta.

Una infinità di volte l’ho pensato e l’ho detto a mio figlio anche io, e credo non sarò stato il solo a farlo, ma leggere quella lettera e nello stesso tempo sapere chi la ha scritta, e le modalità che sono state utilizzate per renderla pubblica, ivi compreso lo spazio che un quotidiano come la Repubblica ha voluto concedere mi viene da ridere e nello stesso tempo sono più incazzato che indignato.

Pier Luigi Celli, è stato direttore della Rai, dirigente dell”Enel, dell’ Unicredit, dell’Eni. Attualmente è consigliere di Lottomatica, Hera SpA e Messaggerie libri. Per essere tutto questo, non mi si dica che è stato solo perchè è un bravo manager? Nessuno ci crederebbe. Il bravo Celli se non fosse stato un lottizzato ai voglia di stare dietro una scrivania a coltivare i suoi sogni a quattro soldi, come la maggior parte di persone che sono anche brave, ma che non sono lottizzate o non vogliono essere lottizzate, o che pur volendolo essere non sono riuscite a farsi lottizzare.

Il Direttore Generale della LUISS è così dispiaciuto di come è stato trattato da questo Paese e dalla sua classe dominante, che consiglia al figlio di andarsene.  E’ così dispiaciuto di come lui e i suoi sponsor hanno ridotto l’Italia che non riesce a garantire un futuro a suo figlio che ne consiglia l’allontanamento. Suo figlio dal canto suo, sempre in maniera “confidenziale”, usando le stesse modalità del padre, a mezzo stampa, ha detto di condividere le riflessioni del padre e che penserà di risiedere all’estero per un paio di anni e poi si vedrà.

Milioni di padri sono preoccupati per i propri figli e non pensano  di consigliargli di abbandonare l’Italia, che una “mappata” di persone ci ha distrutto, e se pure lo vorrebbero fare, non lo possono fare a mezzo stampa. I loro “cazzi” se li devono sbrigare magari nelle loro case, in cucina o nel bagno mentre si fanno la barba, e non possono far trascorrere un paio di anni sabatici ai propri figli all’estero, perché devono fare i conti con la terza settimana e con un mare di bollette che quella “mappata” di persone ci hanno destinato. E cosa dovrebbero dire o fare quei padri?

Parafrasando quella canzone di Marco Masini, a nome di tutti i padri che fanno sacrifici per i loro figli, senza avere scempiato l’Italia, mi viene voglia di dire al sig Pier Luigi Celli VAFFANCULO, ci farebbe piacere se se ne andasse lui, e il più lontano possibile.

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Ecco il testo integrale della lettera

“Figlio mio, lascia questo Paese”

di Pier Luigi Celli

Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.
Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.

Aula universitaria

Aula universitaria

Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.
Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.
Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.
Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.
Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.
Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

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