ASL Salerno, Distretto di Eboli: Presentato il “Report su immigrazione e Sanità”

E’ stato presentato al Distretto 64 di Eboli-Buccino dell’ASL Salerno il Report su immigrazione e sanità.

Al Convegno organizzato dal Distretto Sanitario di Eboli presso la sede ASL in via Acquarita dal titolo emblematico: ”L’accesso dei migranti al servizio sanitario”, si è discusso delle problematiche inerenti l’immigrazione e il SSN. Grimaldi: ”Molto è stato fatto, ma molto altro aspetta di esserlo!

Distretto_Eboli-Buccino-Rapporto sull'Immigrazione-ASL SA

Distretto_Eboli-Buccino-Rapporto sull’Immigrazione-ASL SA

di Marco Naponiello
per (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

“Abbiamo amato l’Odissea, Moby Dick, Robinson Crusoe, i viaggi di Sindbad e di Conrad….Benedetto il viaggio che vi porta, il Mare Rosso che vi lascia uscire,l’onore che ci fate bussando alla finestra”. Erri De Luca (Abbiamo Amato)

EBOLI –  Mercoledì 10 u.s. si è tenuto alla sede del Distretto Sanitario 64 Eboli- Buccino, in località Aquarita un convegno sul rapporto tra sanità pubblica ed immigrazione di vario tipo , denominata appunto : ”L’accesso ai migranti al servizio sanitario.”, un tema questo scottante ed attuale che agita le discussioni della società civile come della politica, ma in una ottica di nicchia, ovverosia quello delle cure offerte dal SSN ai vari migranti con diversi status presenti sul suolo italiano. I dati sull’utilizzo dei servizi sanitari nazionali da parte dei immigrati sono alquanto farraginosi,ma è  sicuramente verosimile che gli stranieri incontrino difficoltà all’accesso alle cure erogate dalla sanità statale, sia in fase di prevenzione che di degenza, per problemi normativi e burocratici inerenti agli status stessi dei richiedenti le prestazioni.

Rapporto sull'Immigrazione-Distretto Eboli-Buccino

Rapporto sull’Immigrazione-Distretto Eboli-Buccino

Poi gli ostacoli, linguistici,culturali religiosi fanno il resto,la ritrosia per esempio, di donne di fede mussulmana od Indù a farsi visitare da medici di sesso maschile è conosciuta e difficile d’ abbattere, come il senso della patologie,per noi occidentali ordinarie, che superstizioni radicate da anni sono un bagaglio culturale dei quali,purtroppo gli stranieri di alcune aree si portano dietro inequivocabilmente. Dunque da tale elaborazione che andremo adesso ad esaminare possono emergere alcuni spunti di riflessione tecnica sul come attuare provvedimenti acconci alla situazione o riformare alcuni istituti obsoleti. Il tutto naturalmente faciliterebbe un controllo migliore dello stato della salute degli immigrati sul territorio con il proficuo scambio tra gli addetti ai lavori, che ridurrebbe inoltre i gap operativi fra gli stessi e sarebbe proficuo al risultato finale, ovvero amalgamare e migliorare tale servizio pubblico ed umanitario sull’intero nostro territorio, attraverso mezzi efficaci ed efficienti agli interventi in oggetto.

L’organizzazione dell’evento  e la relazione agli astanti sono state curate dal dott. Bruno Grimaldi dirigente medico con delega all’immigrazione, sotto la supervisione attenta dl direttore sanitario Rocco Basile, come  parte attiva hanno avuto anche la dottoressa Govanna Di Dia (Igiene e prevenzione) e altri quadri dirigenziali come Lucia Montera, Antonio Nigro ed Annamaria Paesano i quali hanno contribuito, come accennato alla realizzazione dell’evento. Intervenire per la salute degli immigrati o rifugiati” – esordisce Grimaldi – “significa attivarsi in uno scenario complesso,dovendosi rapportare a situazioni di diseguaglianze e dunque di fragilità che si dipanano su vari scenari, come l’etnia, la religione, il sesso, reddito, disabilità e via discorrendo,tenendo a mente il dettato normativo sovranazionale della Convenzione di Ginevra del 1951 che obbliga testualmente a dare protezione a: ‘colui che teme di essere perseguitato, per appartenenza razza, religione, nazionalità, gruppo sociale o convinzioni politiche’ ad oggi la popolazione residente in Italia di stranieri a vario titolo è pari all’8,2% del totale con oltre 5 milioni al 31/12/2014, quindi un fenomeno di ampissime proporzioni.

Rapporto sull'Immigrazione-Distretto Eboli-Buccino-1

Rapporto sull’Immigrazione-Distretto Eboli-Buccino-1

La parte del leone  tra gli stranieri nello Stivale la fanno come da prassi consolidata  i rumeni seguiti da altre nazionalità dell’est europeo e del Maghreb (Marocco Tunisia), seguiti dalla Cina e poi  i paesi sub sahariani (Camerun Nigeria), infine tutti glia altri, specie presenti nelle aree metropolitane, come i latinoamericani. Ma la globalizzazione oltre ad essere causa di migrazioni intra ed inter continentali è stata foriera di sperequazioni economiche amorali, se pensiamo che l’1% del pianeta detiene quasi il 50% delle ricchezze,dove la forbice tra i pochi ricchi e la marea di poveri si va allargando di anno in anno,costringendo 2.700.000.000. di esseri umani (in modo particolare africani) a vivere con un reddito di due  dollari statunitensi al giorno. Ma anche in Italia le differenze non mancano, se pensiamo prosegue il relatore:che la soglia di povertà calcolata dall’Istat sia di 975 euro,per un nucleo familiare di due persone, a fronte di un reddito medio di una famiglia italiana cosi parimenti composta di 1.326, balza agli occhi che gli immigrati ed i loro scarni redditi si aggirino intorno se non di meno alla soglia di povertà. Dato invece da sfatare  sta nel mito che consta nella cosiddetta invasione mussulmana: difatti solo in alcune regioni del entro nord (Emilia-Trentino) questi raggiungono il 40% dei residenti (in totale 1.600.000),ma anche la religione cristiana, come quella buddista o Sikh posseggono una forte presenza,lasciando ampio margine di vantaggio alle confessioni cristiane in particolar modo la cattolica.

Ma l’elemento statistico più doloroso lo si coglie nella tragedia degli immigrati che dal 2013 assistiamo nel mar Mediterraneo,il confine geo-politico maggiormente pericoloso al mondo, infatti nell’anno appena trascorso son morti annegati oltre 3000 profughi di cui 700 bambini, con 170.000 profughi sbarcati nel solo 2014, (solo 70.000 rimasti) e con risalto dei media internazionali alla circostanza siriana,la situazione per l’intera Ue ha  assunto i connotati del dramma emergenziale. All’interno della nostra nazione, il fenomeno degli immigrati rifugiati ha una dislocazione del 60% nelle regioni del nord, a seguire il centro con il 25 ed infine il sud con il 14%; nella nostra regione, la Campania, i dati sono molto bassi, gli stranieri sono quasi il 4% del totale, poco più di 200.000 unità e segnatamente nella nostra provincia,meno di 50.000.  Il fenomeno dunque pone una seria riflessione sulla condizione ed integrazione dei cittadini stranieri nel nostro contesto provinciale e regionale,e chiama direttamente in causa i servizi pubblici, primo tra tutti quello sanitario per dare risposte concrete non soltanto dal punto di vista dei Diritti Universali descritti dalle convenzioni internazionali,ma anche per cogliere orizzonti culturali diversi, via principale nel prevenirne eventuali futuri conflitti causati dalla esclusione sociale. Invero il Testo unico sull’Immigrazione Decreto L. vo 286/98 art 1 , da dritto: allo straniero o all’apolide che si trovi nello stato o alla frontiera,vanno garantiti i diritti fondamentali della persona, allo straniero soggiornante poi gli stessi diritti civile che gode il cittadino italiano. Altro passaggio fondamentale,che coinvolgono tutti gli stranieri anche quelli di “lungo periodo” o per altra causa presenti, l’art 35 della medesima normativa,garantendo l’assistenza agli stranieri seppur non iscritti al SSN, e per i soggiornanti inferiori ai 3 mesi, vengono garantite tutte le cure: ”urgenti essenziali e continuative, le cure non possono essere differite, senza pericolo di vita o danno alla salute della persona.” Stesso discorso per gli  STP (stranieri temporaneamente presenti) come tutela della donna in gravidanza, del minore oggetto di vaccinazioni secondo i protocolli di diagnosi nazionali ed internazionali inerenti la  profilassi urgente delle malattie virali: ovvero tutte le prestazioni sanitarie diagnostiche terapeutiche relative a patologie non pericolose nell’immediato e nel breve termine, ma che nel tempo potrebbero determinare maggiore danno alla salute o rischi per la vita.

Ma il fenomeno dell’immigrazione si arricchisce dell’elemento generazionale, ovverosia della seconda generazione i cosiddetti “Nuovi Italiani”, (figli in molti casi di un genitore italiano e che hanno effettuato in Italia il percorso di formazione scolastica) che pur conservando molto del retaggio degli avi sono,quasi, perfettamente integrati nel contesto di appartenenza, purtroppo sono italiani di fatto e non incomprensibilmente di diritto, mancando lo ius soli della immediata automaticità della nazionalità all’atto della nascita sul suolo italiano, possono anzi hanno molte difficoltà pratiche di integrazione, specie dal punto di vista burocratico. Se analizziamo che In applicazione delle norme che mirano a scongiurare l’apolidia, in Italia lo ius soli trova applicazione in circostanze eccezionali. Esso si applica, come norma residuale, in due casi: per nascita sul territorio italiano da genitori ignoti o apolidi o impossibilitati a trasmettere al soggetto la propria cittadinanza secondo la legge dello Stato di provenienza, oppure se il soggetto è figlio di ignoti ed è trovato nel territorio italiano. Esiste in aggiunta un’interpretazione indiretta dello ius soli è quella che permette al cittadino straniero nato in Italia e che vi abbia mantenuto costantemente la residenza dalla nascita la facoltà, al raggiungimento della maggiore età, di chiedere e ottenere, anche senza le condizioni normalmente richieste (reddito sufficiente, incensuratezza, circostanze di merito, etc.), la cittadinanza italiana; tale facoltà però può essere utilizzata solo entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, termine dopo il quale la cittadinanza è ottenibile solo tramite le norme ordinarie.

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Ma il mondo dell’immigrazione va arricchendosi di sigle, acronimi come le S.P.R.A.R. ovvero il servizio Centrale del Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati, istituita dalla Legge Bossi- Fini del 2002, gestisce i progetti di accoglienza, di assistenza e di integrazione a livello locale dagli Enti territoriali ed altri enti accreditati come la Caritas e che permette a mezzo di personale qualificato l’erogazione dei servizi del SSN e i centri  C.A.R.A. (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) per i migranti appena giunti in Italia irregolarmente che intendono chiedere la protezione internazionale. I Cara sono stati istituiti a seguito della riforma del diritto di asilo, conseguente al recepimento di due direttive comunitarie (D.Lgs.28/1/2008 n.25). Sono gestiti dal Ministero dell’interno attraverso le prefetture del posto, che appaltano i servizi dei centri a enti terzi gestori privati per mezzo di diversi bandi di gara. Ancora i deve familiarizzare con un’altra sigla i PPS (piani per la salute)  il quale è:un piano poliennale di azione elaborato e realizzato da una pluralità di attori, coordinati dal governo locale, che impegnano risorse umane e materiali allo scopo di migliorare la salute della popolazione anche attraverso il miglioramento dell’assistenza sanitaria“.

A livello locale dovrà in concreto individuare:

  • i più importanti bisogni di salute della popolazione
  • le risposte in termini di promozione della salute e prevenzione della malattia
  • i principali bisogni di assistenza sanitaria e sociale
  • le modalità di risposta e di offerta dei servizi.

La salute, intesa non come mera assenza di malattia, è la risultanza dell’azione di diversi fattori:

  • socio-economici: povertà, occupazione, esclusione sociale
  • ambientali: qualità dell’aria, delle acque, degli alimenti, dell’abitato, tipo di ambiente socio culturale
  • stili di vita: alimentazione sana, attività fisica, fumo, alcol, attività sessuale, uso dei farmaci
  • di accesso ai servizi: istruzione, tipo si sistema sanitario, servizi sociali, trasporti, attività ricreative.

I Cara presenti nel distretto dovranno poi :

  • Assenza di riferimenti  assistenziali
  • Conoscenza del problema (verifica sul  posto)
  • Disamina  dei nostri presidi sanitari
  • Interconnessione tra strutture  (presidi territoriali) e operatori.
  • Verifica  periodica,  raccolta dei dati (presenze, provenienza,  segnalazioni, ecc…)

La disamina è proseguita poi con le statistiche del numero degli ospiti e delle strutture recettive convenzionate sul territorio,come Hotel, Motel e similari, ma il momento fondante del programma di lavori è stato quello della esplicazione dei risultati raggiunti dallo staff del Distretto 64 Eboli Buccino: ”Noi abbiamo verificato sul posto lo stato di salute dei migranti” declama ancora Grimaldi: “l’assetto organizzativo degli enti preposti, lo stato igienico dei luoghi, informando al contempo la prefettura e altre autorità preposte,su eventuali difformità ed accorgimenti da prendere. Inoltre si è garantito le prestazioni per cure essenziali e continuative  tramite  i Presidi Ospedalieri ei nostri presidi territoriali: 118, Continuità Assistenziale, ambulatorio STP, consultorio familiare,  Poliambulatori, associazioni  di volontariato con le modalità prescrittive previste secondo le diverse tipologie, anche in assenza di codice regionale individuale,  Favorito la risoluzione dei casi più critici (donne gravide e minori non accompagnati c.d. fragilità) informando i mediatori, culturali e linguistici sulle modalità di accesso ai servizi sanitari e fornendo i recapiti e gli orari di accesso!

Termina infine il relatore del convegno ricordando ai presenti che il Distretto 64 ha sottoposto con dovizia professionale a visita tutti i necessitanti e richiedenti,a quelle dei servizi specialistici poi,gli aventi ad oggetto i casi più gravi e determinati anche da lesioni o malattie,assicurando al contempo ed in molti casi anche l’assistenza primaria di tanti medici di base che hanno umanamente prestato la loro disponibilità al riguardo : “sul territorio abbiamo attivato anche delle procedure specifiche per la sorveglianza sindromica, la profilassi immunitaria in relazione all’emergenza immigrati dall’Africa settentrionale del Ministero della Salute); e la gestione dei casi di malattie infettive (D.M.15/12/90, compresa nel programma di attività del Dipartimento di Prevenzione e dei Distretti  Sanitari);avevamo attivato un presidio dedicato a tale scopo  in località  Santa Cecilia di Eboli,attualmente il monitoraggio è continuo su tutto l’ambito del Distretto Sanitario 64 di Eboli-Buccino, dunque molto è stato fatto ma nei prossimi anni dovremo stabilizzare il compiuto e tenerci pronti alle nuove sfide,il meglio deve ancora venire, vi ringrazio tutti per la partecipazione,in modo particolare al dott. Rocco Basile, Direttore Sanitario ed a tutti i colleghi presenti quest’oggi,grazie ancora!

Eboli, 13 febbraio 2016

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. La dimostrazione palese della competenza e laboriosità del personale sanitario in quel di Eboli…Grazie

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