Vertenza Treofan: L’arroganza stellata “scarica” Battipaglia

Vertenza Treofan, le cose si complicano. La sindaca Francese esclusa dall’incontro: “Dobbiamo restare uniti”. 

Un altro incontro snobbato da Di Maio e la farsa della sospensione dei licenziamenti. Il MISE unico responsabile, arzigogola, non ha esercitato le sue prerogative e per la Treofan non c’è speranza il principe degli arroganti disinvolti ha recitato il “Requiem” nella sua visita del 26 dicembre. Resta solo la protesta ad oltranza contro i “ladri” di fabbriche e di speranze.

 Francese alle porta del MISE

Francese alle porta del MISE

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

BATTIPAGLIA – Si è svolto nella mattinata di lunedì, presso il Ministero dello Sviluppo Economico a Roma l’ennesimo incontro sulla vertenza Treofan, la fabbrica battipagliese di eccellenza che la multinazionale indiana Jindal ha acquistato nell’ottobre scorso e che inopinatamente ha deciso di chiudere mettendo a rischio fra dipendenti, cooperative di servizio e indotto, circa duecento posti di lavoro.

L’incontro – prosegue la nota della Sindaca di Battipaglia – è stato caratterizzato ancora da un’assoluta difficoltà da parte della Multinazionale a giustificare in modo credibile la volontà di chiudere questa fabbrica, mentre ancora non esiste un piano industriale, il tutto poi, aggiungendovi un ulteriore rinvio ad un ulteriore incontro, ma l’appuntamento di lunedì, grave, gravissimo, è stato caratterizzato anche dalla scelta del Ministero di tenere la sindaca di Battipaglia fuori da quel tavolo di trattative.

Infatti alla sindaca di Battipaglia Cecilia Francese, “vestita” appunto da Sindaco, in modo ufficiale e con la fascia tricolore, le è stato fisicamente impedito di partecipare alla riunione. Un atteggiamento questo – fa rilevare ancora la nota – che si configura come una gravissima offesa istituzionale per la quale sarebbe bene che qualcuno provvedesse a porgere le scuse ufficiali.

Lavoratori Treofan a Roma presso il MISE

Lavoratori Treofan a Roma presso il MISE

Un atteggiamento – per la Sindaca – che si configura non soltanto come espressione di una concezione approssimativa della democrazia, ma soprattutto si presenta come una offesa intollerabile alla città di Battipaglia, alla comunità di Battipaglia, alla comunità della Piana del Sele che in quel momento la sindaca rappresentava ufficialmente, rappresentando altresì oltre alla città di Battipaglia un territorio, un’intera area impegnata in una battaglia per la questione più importante in assoluto: la difesa del lavoro.

Chi pensa che questo atteggiamento arrogante ed offensivo possa scoraggiare le istituzioni locali battipagliesi o la comunità di Battipaglia, affinché lascino soli i lavoratori della Treofan, ha sbagliato direzione. Il Comune di Battipaglia, la Sindaca, il Consiglio Comunale tutto, che già in altra occasione ha espresso all’unanimità la partecipazione alla vertenza Treofan continueranno ad essere vicino ai lavoratori. Sappiamo bene che la battaglia è dura, ma sappiamo che essa è diventata ormai un simbolo della lotta per il lavoro dell’intero Mezzogiorno d’Italia.

moti 69 Battipaglia

moti 69 Battipaglia

Non è una minaccia, – tiene a sottolineare la nota della Sindaca – ma vogliamo ricordare a tutti che quest’anno ricorrono i 50 anni della rivolta del ‘69 che vide tutta la Città di Battipaglia in piazza a bloccare l’Italia intera su un tema che, anche allora, si chiamava lavoro. Noi siamo in piazza – conclude la nota della Sindaca – non solo per i lavoratori della Treofan, ma siamo in piazza per il futuro dei nostri giovani, siamo in piazza per il futuro della città di Battipaglia, siamo in piazza per il futuro dell’intera Piana del Sele, chiediamo a tutti, forze politiche, associazioni di categoria e di ogni tipo di partecipare a tutti i momenti di lotta che tutti i lavoratori della Treofan e tutte le organizzazioni sindacali intenderanno indire. Questa battaglia va vinta e va vinta con la presenza e la partecipazione di tutti.

E che si aspettava la Sindaca di Battipaglia da quell’incontro?

Il REQUIEM per la Treofan è stato recitato dal “sacerdote” dell’arroganza disinvolta Luigi Di Maio il 26 dicembre scorso, quando si recò in visita alla Fabbrica. In quella circostanza, si comprese il destino di quella Fabbrica, dalle sue dichiarazioni vaghe e per nulla rassicuranti se non di facciata, confermate dalla scorrettezza di non presenziare a nessuno degli incontri convocati al suo Ministero, unico responsabile insieme alle piraterie delle multinazionali che si muovono oltre gli Stati e decidono le sorti economiche di imprese, lavoratori, territori e interi Paesi. E questo è avvenuto nel silenzio di chi? Proprio di quel Ministero dello Sviluppo Economico guidato da quel arrogante disinvolto portatore di novità assoluta: L’ignoranza; che si eleva ad arte facendolo diventare leader e protagonista del “nuovo” e di un cambiamento che nessuno si augura di poterne vedere i risultati o meglio le macerie.

Luigi Di Maio alla Treofan di Battipaglia

Luigi Di Maio alla Treofan di Battipaglia

Che si aspettava la Francese? Questi portatori di cambiamento, campioni a cinque stelle, predicavano la trasparenza prima, quando non stavano nelle stanze del potere e in più invocano lo streaming, non oggi, oggi invece si fa tutto nel segreto delle stanze e nessuno deve sapere niente, tranne chi si ritiene appartenga al bottone, e la Francese forse se si chiamava Raggi o Appendino, campionesse anche loro del nulla incartato e infiocchettato, poteva partecipare a quell’incontro sempre che fosse stata disposta a dire un bel po’ di palle. Perché le risultanze di quell’incontro sono solo palle. Aver sospeso per 14 giorni la lettera di licenziamento è solo una grande presa per il culo, e in questo campo pare che sia il Vice Premier e sia il suo capo di gabinetto Sorial siano maestri.

Il 18 febbraio che palle organizzeranno? Ebbene che la Francese se ne faccia una ragione e se ne facciano una ragione anche i lavoratori, per modo da attrezzarsi e organizzare una grande manifestazione contro questi che siano vecchi e nuovi proprietari, De Benedetti o Jindal, Sorial o Di Maio. Insomma sia quei poteri forti che questi venditori di niente dicono di combattere sono quei poteri con i quali non aspettano altro che divenire soci alle spalle dell’Italia e di tutti quegli elettori che in buona fede hanno affidato il loro voto nella speranza di cambiare qualcosa e ora si stanno accorgendo invece di aver votato solo “Ladri” di speranze.

Battipaglia, 6 febbraio 2019

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