Sanità e precari, Campania terra di nessuno

Precari, la Campania è terra della confusione: De Luca se ci sei batti un colpo e fatti sentire, ti giochi la credibilità. 

La CISL-FP con Pietro Antonacchio fa le pulci alla Sanità Campana e sollecita con una lunghissima nota un intervento radicale su tutte le criticità, dal personale precario a quello stabilizzato e demansionato, dalle strutture ai servizi, dai ruoli responsabili agli imboscati, un elenco con un unico destinatario: Il Governatore della Campania Vincenzo De Luca. 

Pietro Antonacchio

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

SALERNO – “Bisogna trovare una immediata soluzione. La data del 30 settembre potrebbe sancire una definitiva frattura che stronca le speranze di migliaia di operatori del settore sanitario regionale. – dichiara Antonacchio Pietro Segretario Generale della CISL FP di Salerno –  La linea della nostra organizzazione sindacale è chiara. Chi è dentro ci deve rimanere. Tutti coloro che sono fuori devono entrare immediatamente. E’ a grave rischio la credibilità del Presidente De Luca”.

Sono a rischio i contratti dei lavoratori a tempo determinato perché sembrerebbe che la ASL NA 2 abbia deciso di non rinnovarli. E’ un atteggiamento che impone una grossa riflessione, perché oltre a quelli in scadenza al 30 settembre che sembrerebbe non essere stati ancora rinnovati, ad ottobre saranno centinaia i lavoratori a cui scade il contratto a tempo determinato, e si arriverebbe per il 31 di dicembre a oltre 1200 lavoratori in tali condizioni. Lavoratori che escono fuori da una filiera che grazie alla loro attività ha garantito i livelli essenziali di assistenza. Il problema vero è che la complessità non si può gestire mettendo sullo stesso piano le varie differenti situazioni.  Ci vuole una capacità vera, che dovrebbe essere intrinseca a chi pensa che la politica può ancora governare i processi, per esemplificarli e meglio individuare le caratteristiche di ogni specificità, di ogni peculiarità in cui si manifesta il precariato, cercando di evitare una guerra tra poveri e sfiduciati che a tratti si sentono gravemente ma forse concretamente abbandonati dalla politica.

Vincenzo De Luca

In Regione Campania è da oltre un decennio che lavoratori vengono impiegati e sfruttati con varie forme di precariato per garantire i LEA – Livelli Essenziali di Assistenza – e non si riesce a trovare una strategia che possa accomunare esigenze di garantire un adeguamento del fabbisogno d’organico e una visione completa del fenomeno, che si manifesta in varie tipologie di rapporti di lavoro contrattualizzati. Quello che la politica non affronta è il problema vero e cioè che il fabbisogno di personale della dirigenza e del comparto, con il Decreto 67, è stato affrontato con una procedura esclusivamente matematica, fatta con degli algoritmi che non tenevano conto del bisogno di salute, della necessità di garantire qualità prestazionale e qualità dell’assistenza.

E’ impossibile non capire questo! Ed è altrettanto impossibile non capire che la discussione sull’adeguamento degli organici, a partire dai bisogni assistenziali, molto probabilmente potrebbe dare una certezza a migliaia di operatori del settore, poiché comunque lo stesso decreto ne sancisce circa in 15.000 la necessità, benchè sottostimata. E’ altrettanto incomprensibile non analizzare nel concreto le esigenze reali di ogni singola azienda sanitaria. Basterebbe coniugare i vari aspetti che si concretizzano negli enti, a partire dai milioni di euro che si spendono per il lavoro straordinario e le attività libero professionali che rendono impossibile la contrattazione di secondo livello, per capire che molto probabilmente gli stessi operatori con contratto a tempo determinato a tempo determinato, non ha fatto minimamente abbassato ne scalfitto di un solo euro il monte salari relativo a tale istituto.

Basta questo a significare che se li sostituiamo con altri lasciando, invariato il numero di addetti, non facciamo altro che considerare il complesso sistema governabile a guisa di una operazione di aggiustamento tecnica, come un bullone sostituibile. Ma parliamo di uomini e donne con la loro professionalità, le loro esigenze e le loro speranze. Vi sono problemi, vi è una diatriba fra l’utilizzo di graduatorie e di concorsi, una lotta tra poveri, alimentata da una politica assente, con visioni contrastanti anche da parte delle organizzazioni sindacali. Oltre 10 anni di turn over mancato, di mancate assunzioni, di approccio differente nell’affrontare il complesso problema ovvero la  mancanza di personale, l’utilizzo improprio delle risorse, la assente attenzione ai problemi di salute della gente, richiede un approccio concreto, all’interno di compatibilità economiche sottostimate, per far sì che da una guerra tra operatori si possa addivenire ad una strategia che affronti tutta la materia, inclusiva, senza escludere nessuno, poiché di tutti costoro, ma anche di altri, il sistema sanitario regionale ha bisogno.

Tutte le graduatorie dovranno essere esaurite, perché il bisogno ad esempio degli OSS è di 5.000 unità in tutta la Regione Campania; e noi stiamo parlando di 2.500 operatori che con la loro messa in servizio garantirebbero solo ed esclusivamente il 50 % del fabbisogno concreto. La stessa cosa vale per gli infermieri. Invece senza una cabina di regia che governi la materia si assisterà che, nell’ambito della loro autonomia gestionale, gli attuali “padroni” del sistema salute, scelti e voluti dal Presidente De Luca, si ergano a “padroni delle ferriere” e con le loro scelte non sostenute da buon senso, nel concreto stanno delegittimando lo stesso governatore, facendogli perdere la guerra  su quello che era il suo cavallo di battaglia ovvero determinare un equilibrio nella falcidiata sanità, settore che drena oltre il 70% delle risorse in bilancio della Regione.

E’ assurdo che non si ponga un freno a tali irresponsabili atteggiamenti perché nell’ambito di una politica complessiva del sistema sanitario regionale, De Luca ha dato sempre la certezza di avere una visione prospettica al fine di dare risposte alle molteplici e differenti esigenze dei lavoratori ma soprattutto dei cittadini campani. Speriamo che intervenga immediatamente poiché tutti sono consapevoli che Piano Sanitario Regionale di riorganizzazione della rete ospedaliera è inadeguato e sottostimato rispetto al fabbisogno assistenziale e che il redigendo Piano Territoriale mostrerà le grandi lacune di quello che dovrebbe essere il filtro principale, in uno a quello dell’emergenza,  ai fini riorganizzativi della rete ospedaliera, per evitare l’ospedalizzazione inappropriata e la migrazione in altre aziende sanitarie fuori regione. Scelte errate, come è il caso di quanto sta avvenendo alla ASL Napoli 2, concorreranno ad ulteriormente smantellare e smembrare il territorio dei presidi di assistenza poiché non riesce a riorganizzarsi.

Questa è la verità: vera. Il sistema si regge sulla effettiva ed esclusiva volontà, in uno ad una encomiabile dedizione al lavoro senza uguali, degli operatori, per continuare a garantire l’erogazione di servizi e di prestazioni finalizzate a dare risposte ai cittadini e per non dare l’idea di un abbandono totale della politica regionale su uno dei principi fondanti della carta costituzionale, il diritto alla salute, l’unico definito fondamentale. Abbiamo una psichiatria smantellata quotidianamente, dove si stanno cominciando a perdere diritti fondamentali dei cosiddetti “pazienti fragili” e così è per la riabilitazione, i dipartimenti.

I dipartimenti non vengono potenziati, e pertanto poi si deve assistere ai continui morti sul lavoro, poiché le strutture e i lavoratori che sono all’interno di queste unità operative sono effettivamente impossibilitati ad espletare le funzioni di controllo e di prevenzione negli ambienti di lavoro. Gli ospedali sono ingolfati poiché la rete distrettuale non è adeguata a filtrare i bisogni e i cittadini si rivolgono ai pronto soccorso, laddove gli operatori vengono quotidianamente malmenati. Per tutto questo sembrerebbe che la soluzione trovata alla ASL Napoli 2 sia quella di cacciare fuori i lavoratori a tempo determinato e sostituirli, nel mentre si sarebbe bisogni di entrambi e forse di altre centinaia. Questo è intollerabile. Abbiamo effettivamente verificato una volontà di accelerare i processi, e i processi, per essere veloci, devono essere effettivamente maggiormente governati. Abbiamo il problema di trovare immediatamente le modalità per garantire a tutti i precari l’espletamento dei concorsi riservati, di questo non se ne parla, e assistiamo a concorsi e a bandi che non tengono conto di quell’obbligo di garantire la stabilizzazione in ottemperanza ai dettami della Legge Madia, quella relativa al comma 2 dell’art. 20, e quelle invece relative all’art. 1 comma 543 della Legge 208, che chiaramente sancisce il requisito di 36 mesi occorrenti per avere una riserva, all’atto della promulgazione del bando. Questo dovrebbe essere coniugato alle giuste aspettative di quanto hanno vinto procedure concorsuali e delle migliaia di persone che sono utilmente inserite nelle graduatorie di merito.

Tutto ciò che avviene nel resto della nazione, in Regione Campania non può accadere, poiché il processo è lasciato alle determinazioni degli attuali “padroni” delle aziende. Ciò testimonia la mancata volontà di cominciare a fare sul serio: e questo è assurdo. Sono innumerevoli, oltre a medici, infermieri ed OSS lle necessità di adeguare  gli organici con personale tecnico ed amministrativo, con dirigenti amministrativi e tecnico-professionali, dirigenti sanitari e medici oltre alle 21 figure degli esercenti le professioni sanitarie. Sono innegabili le numerose necessità di dare certezza a chi ha un valore nella sua professionalità poiché allo stato gli è negato, anche al fine di smentire quanti pensano ancora che in una sanità moderna si è vincolati a un mansionario di oltre vent’anni fa. E’ impensabile che si continui ancora con lo sciacallaggio degli imboscati, su personale che non fa le mansioni per cui è stato assunto, dimenticandosi che ognuno ha una storia personale e che il settore in questi ultimi vent’anni si è talmente modificato che non esiste più la possibilità di vincolarsi a un mansionario, e che se la barca deve andare avanti, va grazie alle responsabilità che questi operatori si assumono. Di contro si assiste ad un incancrenirsi del fenomeno del demansionamento, dovuto all’inadeguata degli organici che costringe professionisti a dequalificarsi quotidianamente pur di far andare avanti la baracca. Siamo all’anno zero. Ci vuole un Piano Marshall assunzionale e in tutto questo nessuno può essere lasciato a casa perché sarebbe la più grave ingiustizia di una politica che allo stato non riesce più a leggere la complessità del contesto. Se un direttore di una azienda sanitaria pubblica pensa di affrontare il problema cacciando fuori, con la complicità dello staff dirigente della regione Campania, 30 lavoratori con contratto a tempo determinato e per la fine dell’anno circa 1200 lavoratori nelle loro stesse condizioni, vuol dire che la misura è colma e costoro, anche nuovi direttori generali, dovrebbero andarsene a casa.

Le decisioni del presidente De Luca non possono essere ostacolate dalla macchina burocratica, Adesso temiamo che il risultato di questo mancato accordo sui precari della sanità possa essere devastante”.  A lanciare l’allarme sul mancato rilancio della sanità pubblica campana è Lorenzo Medici Segretario Regionale Cisl Fp – I tavoli tecnici programmati alla regione Campania non hanno prodotto gli accordi sperati. “Non è stato tenuto conto del reale fabbisogno sanitario e non è stata presa in considerazione la proposta di proroga tecnica di tutte le forme di precariato almeno fino a dicembre – continua Medici – questa situazione rischia di provocare forti tensioni sociali negli ospedali e nelle strutture sanitarie che fino oggi hanno garantito i livelli essenziali di assistenza proprio grazie al lavoro dei precari. De Luca deve fare chiarezza sulla linea politica da adottare – continua il segretario regionale Cisl FpNon è possibile che la Regione ‘auto-annulli’ delle decisioni che non solo danno un respiro a chi attende da anni un contratto di lavoro ma soprattutto a chi ha bisogno di cure immediate”.

Salerno, 28 settembre 2019

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