Comuni in rosso, il Sud trema: Tra Predissesto, dissesto e Piani ventennali, Italia a rischio due velocità

Dal “riequilibrio finanziario pluriennale” previsto dal TUEL ai debiti fuori bilancio che strangolano gli enti locali: Sicilia, Calabria e Campania guidano la classifica delle città in crisi. Eboli prova a lasciarsi alle spalle gli anni più duri, ma resta l’allarme sui conti, sul personale e sui servizi ai cittadini

Marco Naponiello per POLITICADEMENTE

“Sono oltre mille i Comuni italiani con i conti in rosso e quasi la metà naviga tra predissesto e dissesto finanziario. Il Mezzogiorno resta l’epicentro della crisi degli enti locali, schiacciati da debiti fuori bilancio, riscossioni inefficaci, carenza di personale e tagli ai trasferimenti statali. Anche Eboli ha conosciuto la stagione del riequilibrio finanziario pluriennale: anni di sacrifici, blocco delle assunzioni e investimenti congelati. Ora il Comune prova a consolidare l’uscita dal tunnel, mentre si avvicinano passaggi delicati come il riconoscimento di nuovi debiti fuori bilancio e l’approvazione del rendiconto consuntivo per evitare l’ombra del commissariamento”.

ROMA / EBOLI – C’è un’Italia dei Comuni virtuosi e un’altra che invece sopravvive tra anticipazioni di tesoreria, debiti fuori bilancio, servizi tagliati e tasse al massimo consentito. E la frattura coincide quasi sempre con la geografia del Paese: il Sud continua a pagare il prezzo più alto.

L’inchiesta di Milena Gabanelli per il “Corriere della Sera”, rilanciata da, fotografa una situazione allarmante: oggi sono 1.024 i Comuni italiani con i conti in rosso, mentre 484 enti locali si trovano già nella fase più delicata, quella del piano di riequilibrio finanziario pluriennale o del dissesto vero e proprio.

Il termine tecnico è quello previsto dall’articolo 243-bis del Testo Unico degli Enti Locali: “procedura di riequilibrio finanziario pluriennale”, meglio conosciuta come “predissesto”. Una sorta di ultima chiamata prima del fallimento amministrativo, che consente al Comune di spalmare il disavanzo su un arco temporale che può arrivare fino a vent’anni.

Ma il prezzo da pagare è altissimo. Per rientrare dai debiti, gli enti devono aumentare imposte e tariffe, tagliare servizi, ridurre la spesa corrente e congelare la capacità di investimento. In molti casi si fermano anche le assunzioni, con effetti devastanti sulla macchina amministrativa. Ed è proprio qui che il Mezzogiorno mostra tutte le sue fragilità strutturali.

Secondo i dati richiamati dall’inchiesta, il 63% delle crisi finanziarie dei Comuni si concentra tra Sicilia, Calabria e Campania. Un combinato disposto di riscossione inefficiente dei tributi, clientelismo, debiti storici, contenziosi milionari e, in alcuni casi, infiltrazioni criminali. Ma pesano anche i ritardi nei trasferimenti statali e la cronica difficoltà degli enti nel reperire personale qualificato. Quando un Comune entra nel tunnel del riequilibrio, la città si ferma.

Le opere pubbliche rallentano, la manutenzione ordinaria diventa emergenza permanente, i servizi si assottigliano e gli uffici comunali lavorano con organici ridotti all’osso. Una spirale che spesso produce ulteriori inefficienze e nuovi debiti fuori bilancio, cioè passività maturate senza preventiva copertura finanziaria e che il Consiglio comunale è poi costretto a riconoscere formalmente.

Una condizione che anche Eboli conosce bene. La città della Piana del Sele ha attraversato negli ultimi anni una lunga stagione di sofferenza finanziaria, segnata dal ricorso al piano di riequilibrio finanziario pluriennale approvato ai sensi del decreto “salva-Comuni”. Un percorso doloroso, fatto di sacrifici amministrativi e restrizioni pesanti: investimenti rallentati, spesa straordinaria compressa, rigidità nei conti e soprattutto il blocco del turnover e delle assunzioni per diversi anni.

Oggi il Comune continua a scontare un evidente gap di organico che inevitabilmente si riflette sulla qualità e sulla tempestività dei servizi ai cittadini. Gli uffici lavorano spesso in condizioni di sotto-dimensionamento cronico, mentre aumentano adempimenti, scadenze e responsabilità tecniche.

La speranza, naturalmente, è che il peggio sia alle spalle e che il percorso di risanamento avviato negli anni scorsi abbia consentito a Eboli di uscire definitivamente dalla zona grigia del predissesto, consolidando gli equilibri raggiunti almeno dal 2023 in avanti.

Ma i passaggi delicati non mancano. Nelle prossime ore il Consiglio comunale di Eboli sarà chiamato a discutere nuovi debiti fuori bilancio, tema sempre sensibile per qualsiasi ente locale impegnato nella tenuta dei conti pubblici. Sul tavolo anche il bilancio consuntivo, che – secondo le scadenze previste – avrebbe dovuto ottenere il via libera della Giunta entro il 20 maggio, per poi approdare obbligatoriamente in Consiglio comunale. Un adempimento fondamentale per evitare ulteriori criticità amministrative e scongiurare persino l’ipotesi di commissariamento in caso di ritardi o inadempienze. Perché il rischio, oggi, non riguarda soltanto i numeri. La palla passa per l’ennesima alla volta alla traballante maggioranza guidata dal sindaco Mario Conte.

Quando un Comune entra in crisi finanziaria, a pagare non sono soltanto i bilanci: pagano i cittadini, le imprese, i servizi sociali, le famiglie e le prospettive di sviluppo di un intero territorio. E il Sud, ancora una volta, rischia di restare indietro.

Eboli / Roma, 22 maggio 2026

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