Nell’Italia dei Valori esplode la questione morale

“Questione Morale”: E’ guerra aperta nell’Italia dei Valori.

Dopo la lettera a Di Pietro inviata da Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli nell’Italia dei Valori si apre la discussioni interna.

Antonio Di pietro e Luigi De Magistris

ROMA – Citano Enrico Berlinguer ma parlano all’Italia dei Valori, perchè ritengono che una “questione morale”, quella che lo storico segretario icona del Pci sollevò nei confronti della deriva dei partiti di governo, sia all’interno del proprio schieramento. Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli, i primi due europarlamentari, il terzo consigliere regionale in Lombardia, hanno scelto il web per “prendere posizione”, per chiedere che “il presidente Antonio Di Pietro” reagisca “duramente e con fermezza alla deriva verso cui questo partito sta andando per colpa di alcuni”. Premettono subito, prevedendo la tempesta: “Non abbiamo voluto sfruttare l’onda delle ultime polemiche per dire la nostra, per non offrire il fianco a strumentalizzazioni che avrebbero danneggiato l’Idv”, ma poi, partendo dalle ineludibili notizie di cronaca, stilano una lista di questioni aperte che dipingono il partito del gabbiano come un vecchio arnese da Prima Repubblica.

“Sono solo la punta di un iceberg che pian piano emerge nella realtà di questo partito. Come dimenticare lo scandaloso caso Porfidia, inquisito per fatti di camorra e ancora difeso da qualche deputato dell’Idv che parla di sacrificio a causa di ‘fatti privati’. E poi il fumoso Pino Arlacchi, che dopo essere stato eletto con l’Idv e solo grazie all’Idv, ha salutato tutti con un misero pretesto ed è tornato con le orecchie basse al Pd. Ma chi ha portato questi personaggi in questo partito?”. Chiedono ad Antonio Di Pietro una “brusca virata”. E la motivano con la necessità di levare terra da sotto ai piedi a chi, all’interno del partito, “spera che l’Idv torni un partito del 4% per poterlo amministrare come meglio crede. Seggi garantiti, candidature al sicuro, contestazioni zero”.

Parlano di territorio, di “signori delle tessere”, di “macroscopiche irregolarità nella consultazione degli iscritti”. Sanno di compiere un’operazione politica delicata. E non nascondono il problema: “La maggior parte della ‘dirigenza’ dirà che con queste nostre parole danneggiamo il partito, altri che danneggiamo il presidente Di Pietro, altri ancora che siamo parte di un progetto eversivo che vuole appropriarsi dell’Idv. Noi crediamo che questo invece sia un estremo atto di amore per tutti gli iscritti, i militanti e i simpatizzanti dell’Italia dei Valori.

La “lettera” di intenti, ha un solo destinatario, ma coinvolge l’intero gruppo dirigente dell’Idv. Tanto che la risposta più dura arriva da una nota congiunta dei capigruppo di Camera e Senato (Massimo Donadi e Felice Belisario) e dal portavoce del partito Leoluca Orlando. L’Idv, scrivono “è un partito giovane che, a differenza di tutti gli altri, non ha ereditato la propria classe dirigente da precedenti formazioni politiche, ma sta costruendo a fatica, e con qualche inevitabile passo falso, una propria classe dirigente nata dalla militanza, dall’impegno, dalla passione e anche da precedenti esperienze politiche, valutate con molta attenzione. Per questo, parlare di una questione morale all’interno dell’Idv, come fanno oggi Sonia Alfano e Luigi De Magistris, è qualcosa di così offensivo e abissalmente distante dalla realtà del partito che può avere solo due spiegazioni.

Donadi oggi torna sull’argomento pubblicando sul suo blog una lettera molto dura, sin dal titolo: “Una pugnalata alle spalle”. Scrive il capogruppo: “Sono esterrefatto e chiedo scusa se i miei toni di oggi potranno apparirvi eccessivi ma l’attacco a freddo che De Magistris, Alfano e Cavalli, hanno sferrato oggi al mio partito mi indigna profondamente. Non era bastato il colpo arrivato il giorno dopo la vicenda Razzi e Scilipoti con le critiche alla selezione dei candidati e con il presagio di altre possibili fuoriuscite. A distanza di una settimana, arriva il secondo colpo, la bufala della questione morale in Italia dei Valori”.

Un attacco così violento ed incomprensibile può essere solo il frutto di una ingiustificabile mancanza di conoscenza della reale natura e della qualità di questo partito, dei dirigenti e dei quadri locali, oppure è il primo passo di chi immagina il proprio futuro politico al di fuori di Italia dei Valori. Se così fosse, Alfano e De Magistris, tradirebbero il mandato degli elettori non molto diversamente da Razzi e Scilipoti. Anche perché, in due anni di militanza in Idv, non vi è mai stata, sottolineiamo mai, riunione pubblica, esecutivo nazionale o altra sede istituzionale, in cui Alfano e De Magistris abbiano avanzato anche una sola critica verso un solo aderente o dirigente dell’IdV. Ferisce, in particolare, il fatto che un’accusa così grave abbiano ritenuto di porla sui media e non nel prossimo esecutivo nazionale, fissato a metà gennaio. In questo modo si comporta chi un partito lo vuole danneggiare e non migliorare”. La risposta del leader dell’Idv, ha toni più amicali, con una frecciata finale: “Carissimi Luigi, Sonia e Giulio, il partito che oggi accusate di avere in seno una questione morale da risolvere, è lo stesso partito con il quale siete stati eletti e in cui siete stati candidati proprio in virtù di quello spirito di rinnovamento della politica che l’Italia dei Valori intende portare avanti. Mi auguro che dopo questa lettera possiate anche voi impegnarvi, nel partito e per il partito, con la stessa determinazione e umiltà con cui migliaia di militanti si stanno adoperando. E, soprattutto, voglio credere che tutto questo lo facciate per il bene del partito”.

da Il Fatto Quotidiano del 23 dicembre 2011

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Ecco il testo integrale della Lettera

Luigi De Magistris Sonia Alfano

Luigi De Magistris, Sonia Alfano e Giulio Cavalli scrivono una lettera ad Antonio Di Pietro, segretario dell’Idv, partito cui appartengono, per invitarlo ad affrontare la questione morale esplosa dopo il caso Razzi – Scilipoti usciti dal gruppo per sostenere il governo Berlusconi il 14 dicembre alla Camera. Pubblichiamo integralmente il testo della lettera appello sottoscritta dai tre esponenti dell’Italia dei Valori.

“In molti, da più parti, ci chiedono di prendere posizione, di esprimerci su quanto accaduto negli ultimi mesi all’interno dell’Italia dei Valori. Ce lo chiede la base di questo partito, straordinariamente attiva e senza timori reverenziali. Ce lo chiedono i nostri elettori, anche quelli che di questo partito non sono. E ce lo chiede, prima di tutto, la nostra coscienza. E’ a loro e ad essa che oggi parliamo.

Non abbiamo voluto sfruttare l’onda delle ultime polemiche per dire la nostra, per non offrire il fianco a strumentalizzazioni che avrebbero danneggiato l’Italia dei Valori. Abbiamo fatto passare la piena facendo quadrato attorno all’Idv. Ora però alcune considerazioni per noi sono d’obbligo. E si rende necessario partire da una premessa: nell’Idv oggi c’è una spinosa e scottante “questione morale”, che va affrontata con urgenza, prima che la stessa travolga questo partito e tutti i suoi rappresentanti e rappresentati. Senza rese dei conti e senza pubbliche faide, crediamo che mai come adesso il presidente Antonio Di Pietro debba reagire duramente e con fermezza alla deriva verso cui questo partito sta andando per colpa di alcuni.

Le ultime vergogne, come altrimenti chiamare il caso Razzi/Scilipoti, due individui che si sono venduti, quantomeno moralmente, in virtù di altri interessi rispetto alla politica e al bene pubblico, sono solo la punta di un iceberg che pian piano emerge nella realtà di questo partito. Come dimenticare lo scandaloso caso Porfidia, inquisito per fatti di camorra e ancora difeso da qualche deputato dell’Idv che parla di sacrificio a causa di “fatti privati”. E poi il fumoso Pino Arlacchi, che dopo essere stato eletto con l’Idv e solo grazie all’Idv, ha salutato tutti con un misero pretesto ed è tornato con le orecchie basse al Pd. Ma chi ha portato questi personaggi in questo partito?

Per questo oggi, con questo documento condiviso, rilanciamo la necessità di una brusca virata, e chiediamo al presidente Di Pietro di rimanere indifferente al mal di mare che questa provocherà in chi, un cambiamento, non lo vuole. In chi spera che l’Idv torni un partito del 4% per poterlo amministrare come meglio crede. Seggi garantiti, candidature al sicuro, contestazioni zero. Gente, questa, che non ha più alcun contatto con la base e rimane chiusa nelle stanze del potere, cosciente che senza questa legge elettorale mai sarebbe arrivata in Parlamento e che se questa cambiasse mai più ci tornerebbe.

Abbiamo un patrimonio da cui ripartire, ed è quella “base” pensante e operativa, che non ha timore di difendere a spada tratta il suo leader Di Pietro ma nemmeno di rivolgersi direttamente a lui per chiedere giustizia e legalità all’interno del partito “locale”. Chiedono un deciso “no” alla deriva dei signori delle tessere, ai transfughi, agli impresentabili che oggi si fregiano di appartenere a questo partito e si rifanno, con precisione chirurgica, una verginità politica. Dopo i congressi regionali moltissime realtà si sono addirittura rivolte alle Procure per avere giustizia, presentando video e documentazione che proverebbero macroscopiche irregolarità nelle consultazioni tra gli iscritti.

Oggi una questione morale c’è ed è inutile e dannoso negarlo. Noi non possiamo tacere. La maggior parte della “dirigenza” dirà che con queste nostre parole danneggiamo il partito, altri che danneggiamo il presidente Di Pietro, altri ancora che siamo parte di un progetto eversivo che vuole appropriarsi dell’Idv. Noi crediamo che questo invece sia un estremo atto di amore per tutti gli iscritti, i militanti e i simpatizzanti dell’Italia dei Valori. Al presidente chiediamo solo una cosa: si faccia aiutare a fare pulizia. Ci lasci lavorare per rendere questo partito quello che lui ha pensato e realizzato e che ora qualcuno gli vuole togliere dalle mani.

Terminiamo questo documento con le parole di un grande politico italiano, che oggi purtroppo non è più con noi. Enrico Berlinguer.

“La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati”.

Luigi de Magistris, Sonia Alfano, Giulio Cavalli

4 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Incredibile? no, per niente. Basta conoscerli per sapere che sono tre ingrati, che si sono montati la testa e hanno prodotto un danno di immagine assai peggiore dei vari Scilipoti e Razzi. Cavalli lo conosco personalmente, gli altri due si sono fatti apprezzare per avere da subito, come si dice in dialetto, tenuto un comportamento da ‘mule fauze’. Smanie di protagonismo esasperato ed ingiustificato. De Magistris europarlamentare (416.646 preferenze) restò da subito ‘ubriacato’ da questo successo, ubriacatura aumentata dopo che i suoi vecchi capi di Catanzaro sono stati rinviati a giudizio dal g.u.p. di Salerno sulla base di denunce da lui presentate ancora nella veste di magistrato. Oggi parla di danno irreversibile perché non e’ più in magistratura (e mai vi vorrebbe far ritorno anche se fosse possibile – e non lo e’ -, dico io). Sonia Alfano interrompe gli studi a seguito dell’uccisione del padre Beppe dalla mafia e non li riprende più, iniziando una carriera politica all’insegna della visibilità. Giulio Cavalli e’ l’ultimo puledro della scuderia delle ‘teste dure’. Per sapere chi e’ basta una ricerca su google. Orbene, il dissenso va bene, ma la platealità no, non va bene. richiamare la “questione morale” poi è il massimo della improntitudine, specie dopo che Di Pietro ha chiarito ciò che gli interessati sanno da sempre, e cioè che un partito nuovo stenta, sopratutto con questa legge elettorale, a formarsi dei quadri politici efficaci ed efficienti. Accadeva al P.C.I. di Enrico Berlinguer, che e’ quanto dire! P.Q.M. tacciano, è più saggio e la decenza, almeno, è salva.

  2. e che si aspettavano gli elettori di Di Pietro? I problemi sono negli uomini, purtroppo, quindi bisogna fare attenzione quando si candidano, anche perché con questa legge i Parlamentari sono nominati.

  3. Sonia Alfano e Luigi De Magistris sono gli ultimi a richiedere che venga affrontata la questione morale all’interno di IdV. Sarebbe il caso che la questione morale fosse affrontata da loro stessi. E’ vero che sono stati eletti nelle fila di IdV, ma è anche vero che NON sono stati eletti con i voti di IdV. Si sono candidati come indipendenti nelle liste del partito, con l’impegno di portare avanti da indipendenti le questioni della società civile all’interno del loro ruolo di rappresentanza. E la società civile li ha sostenuti e votati. Non come IdV, ma per quello che hanno rappresentato come persone libere nelle lotte contro le mafie e la criminalità. L’errore commesso è stato quello di deludere la società civile prendendo la tessera di IdV cinque minuti dopo la loro elezione. Nessuno glielo aveva chiesto. Forse l’hanno fatto in buona fede, ma da quando si sono partitizzati, sono diventati corresponsabili dei disastri di IdV, che, come è fisiologico in tutti i partiti che lavorano per il consenso come puri votifici, sono costretti a caricare al loro interno di tutto di più. Gli Scilipoti e i Razzi ci saranno sempre, anche in IdV. Per definizione stessa di partito. Purtroppo a Di Pietro era stato chiesto più volte da varie autorevoli persone, l’ultima di cui ricordo è Paolo Flores D’Arcais con le sue numerose lettere di mesi fa, “caro Tonino, rifonda IdV”. Purtroppo le orecchie rimangono sorde, non c’è speranza in qualcosa di pulito, così facendo.

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