Il “compagno fasciasta” Fini si ribella, ma i suoi “colonnelli” lo lasciano

Fini: “Bisogna cambiare marcia, ci vuole un partito vero, non una caserma”.

Questi i temi principali: Democrazia interna; chiarezza su Mafia e stragi; Biotestamento, crisi e voto agli immigrati.

Gianfranco Fini - Silvio Berlusconi

Gianfranco Fini – Silvio Berlusconi

GUBBIO – Non è la prima volta che c’è gelo tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Non è la prima volta che il Presidente della Camera è costretto a intervenire nel dibattito politico sottolineando un adifferenza di posizione dal Governo, dal Premier, e dal suo Partito il PdL. Questa volta però, il gelo sta diventando una distanza siderale, difficilmente colmabile, anche perché i suoi “colonnelli” o ex suoi colonnelli, hanno preso le distanze da  Fini pensando più alle loro sedie o privilegi che alla politica.

Gianfranco Fini, in fondo cosa ha detto alla Scuola di Formazione Politica del PdL di Gubbio?
– Ha detto che il Governo si è appiattito sulle posizioni della Lega Nord,
ma che in fondo riconosce che si deve dialogare con Umberto Bossi e evidentemente mediare sulle sue proposte;
– Ha detto, riferendosi al PdL, che bisogna cambiate rotta
, nel senso che necessita un partito vero piuttosto che “una caserma”, con più democrazia interna, nel quale si possa esprimere la propria opinione liberamente, dialogare ed elaborare proposte, senza per questo essere messo alla gogna;
– Ha ribadito la sua posizione sul Biotestamento
, nel momento in cui ha invitato il PdL ad aprire un tavolo di confronto per cercare la migliore soluzione semmai anche ricorrendo al voto;
– Ha sottolineato che dare il voto agli immigrati
alle elezioni amministrative non è essere “cattocomunisti”, ma significa allinearsi con gli altri Paesi europei e prendere atto che bisogna andare verso una vera integrazione;
– Ha sottolineato che quando si afferma che i milioni di persone che sono in difficoltà
, e che non arrivano nemmeno alla seconda settimana del mese, è per colpa della crisi economica mondiale, invece di mettere in discussione l’attività di governo, è sbagliato;
– Ha affrontato il tema della giustizia, sottolineando che non bisogna mai dare l’impressione di non avere a cuore la legalità e la verità, riferendosi alle stragi di mafia degli anni ’90, ma anche alle dichiarazioni di Berlusconi circa le procure di Milano e Palermo che cospirerebbero contro di lui e il PdL, pur ammettendo ci sia un accanimento giudiziario nei confronti del Premier.

In fondo il Presidente della Camera dei Deputati ha detto quello che dicono tutti gli italiani e che Berlusconi preso dall’eccesso di difesa delle sue avventure, non vuole ascoltare e vede in ogni critica un complotto e un tradimento. Nello stesso tempo Fini che proviene da un partito vero e non di carta pesta o da “caserma”, con una sua ideologia, con valori politici, etici e morali certi, che non sono mai stati messi in discussione, mal digerisce l’improvvisazione dell’agenda politica e determinati provvedimenti che tendono a minare diritti e libertà fondamentali dell’uomo e del cittadino.

Così come si è reso conto che il suo esercito non può intrupparsi in un altro con la resa delle armi, divenendo una corrente di un Partito che non c’é, e non può continuare a sopportare che l’azione politica, ove mai ce ne sia una, tenendo conto che sono diversi mesi che non vi è stato un solo confronto, interno al PdL, è appannata così come è appannata l’immagine del nostro Paese, dalle storie “gaudenti” del nostro Premier, dai continui colpi di scena e dalle continue smentite e rismentite.

Gianfranco Fini si è reso conto anche di un’altra cosa: che è rimasto solo. I suoi “Colonnelli” preferiscono le poltrone piuttosto che andare incontro a nuove avventure, Maurizio Gasparri lo critica e lo contesta, Igniazio La Russa fa finta di mediare ma prende le distanze, per questo cerca alleati esterni e sicuramente li troverà, come ha trovato Pier Ferdinando Casini, ma troverà sicuramente anche il suo esercito, soprattutto perché si avverte una forte sensazione: quella di essere già nel dopo Berlusconi.

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