Legittimo impedimento: respinto il ricorso di Berlusconi. Guai in vista

Processo Mediaset. La decisione della Consulta è arrivata: E’ stato respinto il ricordo di Silvio Berlusconi per il legittimo impedimento.

Per il momento, secondo lo stesso Berlusconi, la decisione non avrà nessuna influenza sul Governo Letta, salvo poi a ripensarci. Dure reazioni di Capezzone, Cicchitto, Schifani e Gasparri ipotizza le dimissioni in massa da parlamentari.

silvio-berlusconi

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ROMA”Il tentativo di eliminarmi politicamente dura ormai da vent’anni” – questo è stato il commento a caldo alla decisione della Consulta, che ha rilasciato alla stampa Silvio Berlusconi, che nello stesso tempo ha voluto rasserenare gli animi rispetto al suo sostegno al Governo Letta ”Dalla discesa in campo ad oggi, la mia preoccupazione preminente e’ sempre stata ed è il bene del mio Paese. Percio’ anche l’odierna decisione della Consulta, che va contro il buon senso e tutta la precedente giurisprudenza della Corte stessa, non avrà alcuna influenza sul mio impegno personale, leale e convinto, a sostegno del governo ne’ su quello del Popolo della Libertà. E cio’ nonostante continui un accanimento giudiziario nei miei confronti che non ha eguali nella storia di tutti i Paesi democratici. Questo tentativo di eliminarmi dalla vita politica che dura ormai da vent’anni, e che non è mai riuscito attraverso il sistema democratico perché sono sempre stato legittimato dal voto popolare, non potrà in nessun modo indebolire o fiaccare il mio impegno politico per un’Italia più giusta e più libera”.

”Spettava all’autorità giudiziaria stabilire che non costituisce impedimento assoluto alla partecipazione all’udienza penale del 1° marzo 2010 l’impegno dell’imputato Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi di presiedere una riunione del Consiglio da lui stesso convocata per tale giorno”,  che invece ”egli aveva in precedenza indicato come utile per la sua partecipazione all’udienza”. Questa la motivazione della Sentenza della Corte Costituzionale, che ha respinto il conflitto di attribuzione sollevato da Palazzo Chigi nei confronti del Tribunale di Milano nell’ambito del processo Mediaset relativamente alla compravendita dei diritti televisivi, il quale ora attende il vaglio della Cassazione, che per la fine di questo anno quest’anno e l’inizio del prossimo per la celebrazione del terzo grado di giudizio, rispetto alla condanno di primo grado a 4 anni di reclusione, tre dei quali coperti dall’indulto, e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici per il reato appunto di frode fiscale in relazione alla compravendita di diritti tv, inflittagli in appello all’ex Presidente Berlusconi.

fabrizio-cicchitto

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La motivazione della Sentenza va nel solco della sentenza scritta sempre da Cassese nel 2011, che non solo ridimensionava il «lodo Alfano» ma aveva fissato anche il rispetto del principio della leale collaborazione tra poteri dello Stato a mò di “confine” ritenuto imprescindibile e la competenza del giudice ordinario a valutare il legittimo impedimento.

Se esprimono forti preoccupazioni gli avvocati del Cavaliere Ghedini e Longo per la sentenza, l’altro avvocato della difesa, Coppi ritiene sotto il profilo giuridico che la decisione sia molto discutibile e crea di fatto un pericoloso precedente, inquanto  stabilisce che il giudice può decidere sulla indifferibilità o meno di un Consiglio dei Ministri.

Immediate e dure sono state le reazioni del Popolo delle  Libertà che si è stretto concentricamente intorno al suo Leader dal Portavoce Daniele Capezzone a Fabrizio Cicchitto dal Presidente dei senatori Renato Schifani ai gruppi parlamentari e alla delegazione ministeriale, e quest’ultima congiuntamente ha affidato ad una nota la sua posizione aggiungendo di manifestare la propria vicinanza anche fisicamente: “Ci rechiamo immediatamente dal presidente Silvio Berlusconi”.

Maurizio Gasparri

Maurizio Gasparri

Maurizio Gasparri dal canto suo, ma sostenuto da molti pidiellini ha aggiunto: “Ho più volte detto che se qualcuno pensasse a un’assurda espulsione di Silvio Berlusconi dalla vita parlamentare, o per via giudiziaria o votando in Parlamento la sua ineleggibilità, l’indignazione per un fatto tanto grave sarebbe generale. Non possiamo immaginare che qualcuno voglia eliminare o espellere Berlusconi dalla scena politica italiana. Se ci fosse una palese violazione dei diritti di Berlusconi attraverso sentenze o decisioni definitive non potremmo rimanere inerti e per questo non ho escluso iniziative eclatanti – quì che avanza anche le dimissioni in blocco da Parlamentari – come le dimissioni di tutti i parlamentari del Pdl. Ribadisco che si tratterebbe di iniziative a fronte di eventi definitivi che mi auguro mai ci saranno. Le decisioni in corso in queste ore non sono tra quelle conclusive dei vari iter in atto”.

Una cosa è certa la decisione della Consulta non favorisce il clima politico del momento e non rasserena gli animi, al contrario alimenta quella che si ritiene sia una vera e propria “persecuzione” delle toghe di tutta Italia nei confronti di Berlusconi. Se dalla parte dei difensori di Berlusconi e dei suoi più fedeli si crida al complotto politico della magistratura; dalla parte dell’Avvocato Coppi si sottolinea come sia stridente la decisione del giudice ordinario di incidere e decidere anche sui Consigli dei ministri e sulla necessità o meno della loro convocazione; dalla parte dell’opinione pubblica si fa strada sempre più la convinzione che vi sia un “accanimento” nei confronti del Cavaliere, e ne è prova la celerità dei rinvii delle udienze e quelle dei Processi, in piena controtendenza rispetto ad altri Processi e magari a quelli che riescono a toccare per mano nel momento in cui si parla di rinvii ad anni.

Ma si avverte netta la sensazione che questa è l’ultima battaglia: quella decisiva. Quella che o riesce a dare giuste spiegazioni o si corre definitivamente il rischio di sputtanare sia il mondo della politica che le Istituzioni e per esse la Magistratura, che oggettivamente in questo momento particolare di crisi del Paese e se si tiene conto che si sono toccate anche le Pensioni minime, i Magistrati si sono aumentati lo stipendio, che non è affatto da fame, di 8.000 euro, incuranti dei sacrifici che si sta chiedendo agli italiani.

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