La PAIF di Battipaglia decide per lo sciopero: «Vogliamo risposte»

La Paif di Battipaglia nell’assemblea di fabbrica ha deciso per lo sciopero e lanciano il messaggio: «Vogliamo delle risposte».

All’unanimità i dipendenti hanno deciso di incrociare le braccia. Si chiede un impegno diretto dell’azienda per la presentazione in tempi brevi del nuovo piano di concordato al Tribunale Fallimentare. Bertolini: «Ci fermeremo fino a quando il documento non sarà approntato».

Rappresentanti-sindacali-paif-Carmine-Palma-Giovanni-Bartolini-Giuseppe-Citro-Bruno-Carucci.

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di Oreste Vassalluzzo
giornalista professionista
da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

BATTIPAGLIA – La pazienza dei dipendenti, 83 tra operai e impiegati, è finita. La drammatica assemblea in fabbrica ha sancito l’astensione da lavoro, quel poco che ancora si svolge alla Paif e alla TermoPaif, in attesa del piano di concordato che la proprietà, i fratelli Pastena, intende presentare al Tribunale Fallimentare dopo la bocciatura del primo documento già varato.

«Noi ci fermeremo da lunedì mattina – afferma Giovanni Bertolini della Rsu Cisl -. Ci asterremo dal lavoro fino a quando non ci daranno risposte chiare sul nostro futuro e non vedremo, almeno, il piano di concordato che l’azienda ha più volte annunciato. Da lunedì saremo presenti con un picchetto dinanzi alla fabbrica in via Spineta».

La decisione è stata varata all’unanimità da tutti i presenti all’affollata assemblea di ieri mattina. La situazione dell’azienda è ormai ridotta ai minimi termini. Il vertice in prefettura a Salerno di qualche giorno fa è servito soprattutto per rendere partecipe delle sorti della Paif Italia il prefetto Gerarda Maria Pantalone.

Paif-Battipaglia

Paif-Battipaglia

Ma per il resto ci sono poche, pochissime speranze. Il rischio concreto del fallimento è dietro l’angolo, così come quello del licenziamento per i dipendenti della storica azienda di materiale plastico. L’ipotesi suggestiva di un nuovo investitore per risollevare le sorti della Paif si scontra con i numeri. I debiti accumulati sono tanti e qualche imprenditore, in questo momento, penserebbe di rilevarli?

L’unica strada sembra quella di un fallimento accompagnato con la possibilità di investitori che gestiscano la fase di transizione per ripianare prima i debiti verso i creditori e poi pensare al futuro. La proprietà, rappresentata dal prefetto da Rosario Pastena, ha in animo di presentare questo nuovo piano che risponda alle richieste del Tribunale Fallimentare e che prevede la liquidazione di Paif Italia (la società con più debiti) e una soluzione di continuità per TermoPaif.

Nel mezzo ci sono gli 83 dipendenti che lavorano a singhiozzo e per cui è già previsto, almeno per i 30 dipendenti della Paif Italia, il ricorso alla cassa integrazione. Dal canto loro gli operai sono disposti anche a lavorare con orario e salario dimezzati proprio per tentare un’ultima possibilità di salvataggio della storica azienda battipagliese. Un pezzo di storia industriale e di familiare che è finita ormai nelle pagine di cronaca e nelle stanze di un Tribunale.

Battipaglia, 10 febbraio 2014

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