La giungla previdenziale: Tra pensioni d’oro, da fame e nessuna

Il mondo del lavoro tra riforme contraddittorie e traguardi da raggiungere nel miraggio della pensione.

La previdenza questa giungla: Tra Pensioni d’oro, pensioni da fame e il malessere della terza età di chi non avrà mai  una pensione.

Pensioni-Inps

Pensioni-Inps

di Annamaria Forte
a (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

La riforma. Tempi pensionistici sempre più lunghi. Il sesso forte, tra il 2016 e il 2018 potrà concedersi il relax a 66 anni e sette mesi. Per il 2019, nuovo adeguamento. Le donne del settore privato, a 65 anni e sette mesi (66 anni e sette mesi nel 2018), mentre le lavoratrici autonome a 66 anni e un mese (66 anni e sette mesi nel 2018). Le dipendenti pubbliche invece, alla stessa età degli uomini (66 anni e sette mesi). La pensione anticipata dal 2016 rispetto all’età di vecchiaia percepibile con 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne.

Il caso. Se da una parte c’è chi ben propone e vede i tempi allungati, in quanto la tempra fisica gli dona ancora vigore,(così afferma la scienza)  dall’altra chi o con una seconda attività o con acciacchi vari, vede sempre più lontana il meritato riposo dalla routine  quotidiana.

Annamaria Forte

Annamaria Forte

Tenendo presente che determinate attività richiedono forze fisiche ed energie mentali al passo coi tempi…il che non sempre avviene, anche nel mondo scolastico, laddove le nuove generazioni richiedono una didattica sempre più individualizzata, inclusiva e consona alla società liquida, costantemente in fermento.

La stanchezza morale o la carenza d’entusiasmo, spesso assediante i lavoratori, si riflette naturalmente all’esterno, lanciando segnali tutt’altro che soddisfacenti, in tema di qualità ed efficienza!

Ed allora, ci si chiede, nel momento in cui si ventilano assunzioni, con riforme come il  Jobs Act, prima di sventolare lavoro “ai quattro venti” , non sarebbe il caso di congedare degnamente “il vecchio”, che ha vissuto la sua stagione lavorativa e che ben volentieri cederebbe il passo a nuove leve, desiderose di intraprendente voglia d’affermarsi e di liberarsi dai sussidi  pensionistici e non, di genitori anziani?

Discrezione al singolo. Mettere in condizione quanti non hanno altri interessi o nuove realtà che li terrebbero occupati, di  restare nel posto di lavoro,  sentendosi ancora in grado di esercitare in pieno delle proprie capacità mentali e fisiche, rispetto a  chi invece opterebbe per lasciare perché non ritiene più di poter accettare la sfida quotidiana dei cambiamenti anche  tecnologici, istanze sempre più pressanti, generazioni con nuove richieste educative. Il Governo  dovrebbe calarsi nella realtà di un Paese che anche se implora lavoro, detiene demograficamente la maglia nera della senilità.

Roma, 2 aprile 2015

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. in una situazione così un presidente della repubblica onesto si dovrebbe dimettere.E niente cavilli.

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