Battipaglia- Brunello Di Cunzolo sui Casoni rossi dei Doria

Di Cunzolo: “Che civiltà è una civiltà che non riconosce regole e strumenti per attuare le regole?”

Il “Casone Rosso” è un elemento dell’architettura rurale “minore”,  rappresenta la “prosa” e non il picco poetico dell’espressione architettonica del tempo.

BATTIPAGLIA – Vengo trascinato, mio malgrado, in una polemica speciosa alimentata ad arte anche da il Mattino”, sull’abbattimento di uno dei due “casoni” di Santa Lucia.

Brunello Di Cunzolo

Brunello Di Cunzolo

Con questo scritto devo correggere le numerose fuorvianti inesattezze e la congerie di congetture accatastate per condizionare subdolamente il governo delle scelte. La tecnica è vecchia e collaudata, ma io non ci sto a subire ulteriormente questo modo di fare e di essere: la gogna.

Da tempo oramai subiamo una nuova sorta di “Santa Inquisizione” a sostegno di una nuova “teocrazia pagana” governata mediante cogenti ingiurie pubblicate con compiacimento dai giornali di questo nuovo regime, con diffamazioni più o meno latenti e offese gratuite rivolte alla persona, disprezzo per l’opera e per il pensiero, grottesche ironie e parodie di individui che celano il loro integralismo dietro battaglie apparentemente di civiltà, instaurando e ristabilendo “l’eresia”.

Io oramai da tempo sono un “eretico” e per questo resto in guerra con i vari “untori” che diffondono la peste della inciviltà. Lavorerò e scriverò comunque cercando di instaurare rapporti civili.

Ma, che civiltà è una civiltà che non consente il confronto corretto e leale? Che civiltà è una civiltà dove ogni volta che si pratica una legge bisogna giustificarsi per averla praticata? Che civiltà è una civiltà che non riconosce regole e strumenti per attuare le regole? Che non riconosce le istituzioni? Che razza di civiltà è una civiltà che fa vivere i cittadini senza la certezza delle regole e per questo nel timore d’essere trattati anzi processati e condannati come delinquenti, esposti al pubblico ludibrio? Che razza di civiltà è una civiltà che oltre ai ragionamenti vuole censurare i sentimenti e quindi stabilire chi si deve amare, chi si deve odiare?. Una inciviltà o forse altro.

Io resto laico e liberale: combatto la cultura “confessionale” degli integralisti, di chi si appella a “verità assolute”. Da una parte il bene e dall’altra il male. Di chi sostanzialmente si sostituisce alla Legge stessa, alle Istituzioni, alle Competenze, riconoscendo come assoluto il solo proprio credo, la propria onnipotente arroganza, sulla scorta della propria certezza dell’impunità concreta, reale.

Diffido di certa informazione che si ritiene infallibile e non chiede mai scusa, che tautologicamente ripercorre e batte strade già conosciute, teoremi e teorie già condannate e smascherate dai Tribunali della nostra Repubblica, tentando di schiavizzare il senso comune, denigrando ossessivamente, infangando in modo generico e continuo. Per quale scopo? Per uno scopo civile? Per uno scopo nobile?

Perché allora questa informazione non approfondisce la notizia, non scava, non verifica, non accerta?

Perché da per scontato che e tutto nero, tutta speculazione, tutto un volgare imbroglio?

Questa informazione degenerata si supera in questo inumano e volgare esercizio: dice di sapere che in questo caso è tutto in regola eppure ritiene necessario che si intervenga, non con strumenti normali, quali il confronto civile, la mobilitazione culturale, l’approfondimento ed il dialogo, ma con strumenti repressivi. Intervenga la Procura della Repubblica!, ma per far cosa, se è tutto lecito?

Che informazione è una informazione che pur certa che stai nella legge, chiede comunque che si intervenga con forza per impedirti le attività lecitamente autorizzate ed autorizzabili?

Non è forse questo un vero e proprio reato? reato di procurato allarme? E non è forse normale che la Procura intervenga quando si compiono dei reati? Non è forse ragionevole aspettarsi in un mondo normale che siano inquisiti i giornalisti?

Veniamo dunque ai fatti, a quelli veri, quelli che si possono apprendere documentalmente e testimonialmente: non le congetture, le elucubrazioni, le fesserie, i raggiri.

Parto da frazioni di dichiarazioni rese dallo stesso giornalista.

È certamente tutto a posto, tutto in regola. Lo dice anche “il Mattino”: dunque bisogna crederci.

Ma il giornalista si chiede anche perché tempo addietro bocciarono un progetto agli originari proprietari, i Solimene, per poi, invece, concedere il titolo edilizio alla IACP Futura?, nota a loro dire per scandali e scaldaletti vari, che avrebbe dovuto produrre edilizia sociale. (ndr – per i fatti di Battipaglia, la IACP Futura e tutti coloro che collaborarono con essa nei programmi di Battipaglia furono prosciolti in fase istruttoria da ogni accusa promossa nei loro confronti).

Bastava apprendere il progetto che fu ritenuto non meritevole di accoglimento per accorgersene e chiedersi perché mai gli allora proponenti non impugnarono il rigetto.

Il progetto proposto dai Solimene prevedeva comunque la demolizione dei due “casoni rossi”, il successivo progetto, invece, quello approvato, firmato anche dal sottoscritto col Prof. Arch. Nicola Pagliara, prevedeva la ristrutturazione dei due “casoni rossi”.

Differenza che apprezzerete, non da poco, chiarendo che nessuno dei due “casoni rossi” risultava comunque vincolato o tutelato, il progetto approvato ai Solimene in sede comunale fu opposto e bocciato dalla Soprintendenza mentre il successivo, quello da me sottoscritto, anche sottoposto alla valutazione della Soprintendenza ai Beni culturali di Salerno, nulla vide eccepire ai fini del Nulla Osta.

Quel luogo, comunque, è e resta vincolato al parere della Soprintendenza esclusivamente per l’area e non per gli edifici, a norma di un Decreto Ministeriale risalente all’inizio degli anni 70 che estende la tutela sino al fronte del mare.

Casone Doria

Casone Doria

Il successivo progetto, era il 2004, quello poi approvato, che maturò il primo titolo edificatorio, la concessione edilizia n°190/2004, fu predisposto dal sottoscritto e dal Prof. Pagliara per conto della società ICA srl nuova proprietaria del suolo, che a sua volta cedette l’iniziativa alla “Immobiliare Panoramica srl”, che a sua volta trasferì il compendio immobiliare alla IACP Futura, che era in cerca di aree edificabili idonee a contenere un programma di edilizia residenziale convenzionata, che non aveva potuto allocare su aree già predisposte in tal senso, in quanto furono vincolate dall’allora Amministrazione Comunale in favore della costituita STU.

L’area in esame non è dunque un’area destinata all’edilizia economica e popolare, ma un’area residenziale privata ad iniziativa privata ed i due “casoni rossi” sono di esclusiva proprietà privata.

Questa previsione insediativa è immanente sull’area in esame sin dal 1972, anno in cui fu definitivamente approvato il vigente PRGC, adottato nel lontanissimo 1968.

In quell’anno avevo solo 13 anni e, com’è naturale che fosse, era lungi da me qualsiasi forma di interesse per questo settore.

Tornando a bomba, il titolo edilizio rilasciato definitivamente alla IACP Futura non era collegato ad alcuna convenzione e prevedeva tra l’altro la ristrutturazione dei due “casoni rossi”.

La società costruttrice a fronte del programma edilizio promosso avrebbe autonomamente ceduto al Comune un area di parcheggio di 3.106 mq e inoltre corrispose oneri per complessivi 623.200,17 euro.

Il 14.01.2008 fu rilasciato il permesso di costruire n°03 in variante all’originario, sempre alla IACP Futura che prevedeva in ogni caso anche la ristrutturazione dei due “casoni rossi”. Il titolo obbligava il concessionario a subire una gravosa perequazione aggiuntiva con l’aggravio di una convenzione illegittima con cui l’Amministrazione intendeva acquisire locali terranei nel secondo “casone”, quello cioè che rimarrebbe in ogni caso oggi in ristrutturazione, per costituirvi un museo del mondo rurale.

A fronte del rilascio di questo titolo edilizio in variante gli oneri economici interamente versati nelle casse comunali sono risultati maggiori ad un milione e seicentomila euro a cui si somma l’area di parcheggio attrezzata di 3.106  mq ceduta gratuitamente e la pretesa cessione anche dell’immobile terraneo che da ultimo l’Amministrazione intenderebbe acquisire gratuitamente.

Questa convenzione e questa condizione particolare annessa all’efficacia del permesso rilasciato fu immediatamente impugnato dalla stessa IACP futura che aveva subito queste condizioni vessatorie solo ed esclusivamente per il grave stato di necessità in cui versava.

Non fu dunque per prima l’attuale proprietà, la SLAM srl del gruppo Pontecorvo, ad impugnare questa condizione come erroneamente viene affermato dalla stampa, bensì l’atto fu impugnato da subito dalla IACP Futura che rischiava il fallimento anche per l’aggravio dei tempi e le vessazioni a cui era stata costretta dalla Pubblica Amministrazione.

Il 13.05.2008 il permesso di costruire fu volturato alla SLAM srl col titolo n°65.

Il 03.01.2009, con lettera protocollo 7188, l’allora Dirigente del settore Tecnico del Comune di Battipaglia invitò il signor Giuseppe Pontecorvo, quale amministratore della SLAM srl, a partecipare ad una riunione del giorno 03 febbraio 2009 “per discutere in merito alla possibilità di migliorare la viabilità di raccordo tra la viabilità esistente e gli accessi al lotto”.

Da tale riunione su iniziativa dell’Amministrazione allora retta dal Commissario Straordinario, scaturì la necessità di comparare l’esigenza di mantenere la previsione di ristrutturazione di uno dei due “casoni rossi” con la esigenza di limitare i rischi provocati dall’incrocio delle due provinciali, ove si consumano numerosi incidenti mortali ogni anno, atteso che non vi erano le condizioni per contemperare tutte e due le esigenze di tutela.

Non erano apparse soluzioni alternative che tecnicamente potessero consentire il mantenimento del “casone rosso” posto giusto all’incrocio.

Fu così chiesto al privato di redigere una proposta di rotatoria depositata il 04.06.2009 al prot. 40828 da sottoporre sia alla Soprintendenza ai Beni Culturali sia alla Provincia, che fu oggetto di più esami, pareri e valutazioni e che pervenne alla definitiva approvazione maturata con il rilascio del permesso di costruzione in variante n°134/09 del 10 novembre 2009, dopo cinque mesi di istruttoria e dopo aver acquisito sia il Decreto paesistico n°40828/09/B.A., prot. n°61984 del 16.09.2009 sia il N.O. ai BAP di Salerno ed Avellino prot. n°25852 del 29.09.2009.

Nessun aumento di volumetria è stato concesso, nessun premio, anzi, fu concordato che i costi relativi alla realizzazione della rotatoria sarebbero gravati solo ed esclusivamente sul privato.

L’ipotesi progettuale proposta fu anche condizionata alla variazione della forma della rotatoria e degli assi di allineamento dalla stessa Provincia che intendeva far perfettamente collimare la scelta progettuale ai dettati letterali imposti dal D.M. 19.04.2006 inerente “norme funzionali e geometriche per la costruzione delle intersezioni stradali”.

Questi i fatti, la storia da cui prende corpo una contestazione di persone che si attestano a sostegno di una ipotesi alternativa di sistemazione stradale declamata dall’architetto Giovanni Montella, a cui per buon gusto sino ad oggi non ho controbattuto.

Questo collega afferma di non aver mai visto una rotatoria ellittica, ciò per offendere la dignità professionale dei colleghi specialisti che hanno proposto una prima soluzione di tale forma: bene. Da oggi stia più attento a valutare le forme delle rotatorie che incontra, potrebbe sterzare a memoria e finire fuori strada, a partire dall’ingresso di Battipaglia. Lì si accorgerà che la rotatoria è ellittica.

Questo collega afferma di non essere un tuttologo, volendo affermare probabilmente che io sento di esserlo. Ma in questo ci assomigliamo, visto che il progetto della rotatoria di Santa Lucia, che è stato sottoposto al vaglio dei competenti uffici, ed ha superato più di un esame valutativo, è stato redatto da due ingegneri specialisti della materia che hanno dimensionato il nodo stradale, mentre è a tutti ancora sconosciuto il nome degli specialisti che avrebbero costruito l’ipotesi alternativa, che non capisco perché non venga valutata dagli Enti preposti, ai quali non potrà sfuggire che tale ipotesi è impraticabile.

L’ipotesi alternativa presentata e promossa dall’architetto Montella è una ipotesi non conforme al D.M. richiamato in quanto globalmente carente sia dal punto di vista geometrico in termini di deviazione delle traiettorie, sia nel rispetto delle dimensioni dei bracci di ingresso e uscita dei vari rami.

Non elimina i punti di intersezione, quindi l’incrocio non può certamente classificarsi tra quelli di “intersezione a rotatoria”, ma tra quelli di “intersezione lineari a raso” (punto 3 del D.M. 19.04.2006). Così come si classifica oggi lo stato dei luoghi senza alcun intervento.

La corretta tecnica progettuale, prevede che il centro dell’anello giratorio deve sempre coincidere con l’intersezione degli assi stradali che formano l’intersezione, ciò al fine di ottimizzare la deflessione. (espressa richiesta della Provincia di Salerno con nota del 21.12.2009 prot. 18001).

Su due dei quattro rami non sono presenti canalizzazioni che definiscano compiutamente i bracci di ingresso e di uscita dei singoli rami tramite opportune isole divisionali. Inoltre, dove queste sono presenti, non sono rispettate le indicazioni fornite dalla tabella 6 del DM citato per quanto concerne le larghezze delle corsie relativamente ai bracci di ingresso ed uscita, infatti, i bracci di uscita hanno una larghezza pari a circa 3,50 m, contro i 4,50 m previsti dalla normativa (cfr. tab. 6 par. 4.5.2 del DM 2006), il braccio di ingresso presente sul ramo direzione “Eboli” della S.P. 8 ha larghezza 4,40 m contro i 3,50 m previsti dalla norma.

Per farlo funzionare ci sarebbe bisogno appunto di segnalazioni semaforiche e ciò significa che non viene eliminato l’incrocio, e viene mantenuto il grave rischio a cui è esposto il traffico.

Egregio collega Montella Lei sa che tutto ciò è vero, Lei ha gli strumenti per valutare le ipotesi progettuali e sa come distinguere una bufala da un incrocio rotatorio.

Dimostrato dal punto di vista tecnico che il progetto promosso dall’architetto Montella non è attuabile, quindi non è una alternativa, cade l’unico elemento che potrebbe convincere l’interesse generale e pubblico a determinarsi per una azione alternativa.

Se non vi sono opzioni alternative è evidente che bisogna porsi il problema della comparazione degli interessi tutelati.

E se ciò è prassi nel nostro specifico professionale, le valutazioni vengono fatte alla luce di chiari giudizi di valore.

Il buon Massimo Del Mese ha affermato che se a Battipaglia vi fosse stato il Colosseo sarebbe stato pur esso abbattuto: chissa, forse, ma certamente non possiamo tacerci che i “casoni rossi” non sono ne paragonabili alla torre Doria tuttora esistente nel bel complesso di “Porta di Ferro”, ne il Convento di Santa Mattia, oppure il complesso “Farina” che queste “anime illuminate” nulla fanno per sottrarli dall’oblio del tempo.

Ci dica l’Onorevole Franco Brusco se mai potrà impegnarsi a finanziare i privati proprietari dei Complessi rurali in abbandono, testimonianze pregevoli dell’architettura rurale che ci stanno lasciando per inedia.

La verità è che tutti dobbiamo fare i conti con le risorse disponibili e dobbiamo fare i conti con le scelte.

Purtroppo qualcuno vuole fare solo i conti con le bugie preelettorali.

La logica del “Conservatore” si basa su due principi fondamentali: la catalogazione e la selezione.

Bisogna dare dunque giudizi di valore e, purtroppo, questo “casone” non è il “Colosseo”, e neanche il “Complesso di Santa Mattia” o il “Complesso dei Farina”. È un elemento dell’architettura rurale “minore”, che come si dice in gergo rappresenta la “prosa” e non certamente il picco poetico dell’espressione architettonica del tempo.

Certo, un luogo, un edificio può anche assurgere a monumento Nazionale se è stato protagonista di un evento, come immagina l’ottimo articolista del “il Mattino” che ritiene “memoria storica” questa testimonianza immobiliare. Pare che Achille Lauro abbia tenuto proprio li un memorabile comizio negli anni ‘50: ma quanti edifici a questo punto dovrebbero esser mantenuti come “simboli” per queste motivazioni?

Via Gradoli a Roma, per esempio, dovrebbe essere luogo sottoposto a vincolo storico, sia per i fatti tragici che la legano al cruento epilogo dell’On. Aldo Moro, sia per l’ultima torbida vicenda che ha visto andare la Regione Lazio alle urne.

Dei luoghi effettivamente conservano delle magie e forse per questo che il perspicace giornalista ha chiosato il fatto trovando una nota storica degna di citazione, per far assurgere a monumento cittadino questo edificio rurale.

Ma, al pari, se questa è la nota testimoniale più alta, l’acuto per cui bisognerebbe conservare questo edificio, mi chiedo: perché non essere corretti intellettualmente e verificare la possibilità di usare l’unica tecnica che renderebbe giustizia alla permanenza di una testimonianza di ineguagliabile valore? Perché non attuare con “l’anastilosi” un intervento si smontaggio e rimontaggio dell’edificio, spostandolo di qualche metro in modo da permettere la realizzazione della rotatoria a norma, anziché contrabbandare una rotatoria “fantoccio” per oscurare una scelta di valore discutibile ma per gli esperti opportuna?

Sarebbero giustificati i costi dello smontaggio e del rimontaggio di questo edificio della memoria? Chi li pagherebbe? E se vi fossero questi fondi pubblici disponibili non sarebbe più giusto spenderli per “Santa Mattia”?

Egregio Architetto Montella ed egregi latori della protesta, vi sono state molte persone ed esperti coinvolti nel giudizio di valore che hanno un nome ed un cognome, un incarico e delle responsabilità: non è giusto che si faccia il tiro a segno e si dia voce alle “oche giulive” che additano l’architetto “del cavolo” quale responsabile di uno scempio, sol perché massimizzate le accuse e spargete il germe della diffamazione e della disinformazione scientifica. Non è civile infangare il lavoro ed il sacrificio di tanta gente, le competenze che si sono cimentate con affermazioni fantasiose quanto tendenziose su presunti premi volumetrici o risparmi d’impresa. Non è giusto additare al pubblico ludibrio chi ha già dimostrato grande sensibilità e maestria nell’usare e rivalutare reperti e strutture architettoniche degne di tutela.

Nessuno potrà infatti ottundere e sporcare l’intervento progettuale eseguito e pensato da me per realizzare “la Fabbrica dei Sapori”, ove la mia sensibilità, la mia capacità ha coniugato l’esigenza funzionale con l’esigenza di valorizzare i reperti dell’archeologia industriale con citazioni simboliche e interventi minimali puliti, netti, e per questo esaltanti. Eppure, anche questo esercizio fu osteggiato dall’architetto Montella che all’epoca era membro della Commissione Comunale Integrata: la sua sensibilità avrebbe provocato una ristrutturazione che in luogo delle attuali capriate in ferro, quelle originarie, avrebbe attuato capriate in legno e tetto in coppi. Come dire: ognuno è artefice del suo tempo e delle sue ragioni, basta però correttamente confrontarsi senza scorrettezze intellettuali, assumendosi in pieno le responsabilità dei propri “credo”.

L’anonimo corsista de “il Mattino”, altro esempio fulgido di coerenza, ha poi voluto infarcire la storia scandalistica additando generici speculatori, camorristi, usurai, uomini senza scrupoli dediti al riciclaggio di danaro sporco nelle attività edilizie battipagliesi, appoggiati da compiacenti funzionari. A questo signore dico: fai i nomi ed i cognomi, dagli un volto, sii serio e, se vuoi, sono pronto al confronto dialettico come e quando vuoi, a difesa della verità e della ragione. In questo “affare” non sono coinvolti personaggi di questa risma. Già in altre due precedenti occasioni questa testata giornalistica è stata trascinata da me in Tribunale, ed in entrambi i casi, sino ad oggi, ho registrato e ratificato la scorrettezza di questo modo di fare informazione, per ultimo con una esemplare condanna penale.

Infine, voi tuttologi, voi latori assoluti della verità, voi unici sostenitori del giusto, del bello, della ragione, voi che siete al di sopra delle leggi e dei giudizi morali, diteci chi sono coloro che per Voi hanno titolo a dare giudizi di valore e chi di coloro che hanno assunto responsabilmente tali giudizi non sono degni.

Avete l’obbligo civile e morale di fare tutto ciò e non solo perché vi eleggete a servizio pubblico ma anche perché vi avvalete di testate giornalistiche che sono finanziate con corposi finanziamenti pubblici.

Battipaglia 11 gennaio 2010

Architetto Bruno Di Cunzolo

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