Presentazione a Paestum di “Rivoluzione Socialista…..” il Libro di Enrico Rossi

Sabato 28 luglio, ore 19.00, Laura Mare, Lido Girasole, Paestum, presentazione del libro: “Rivoluzione Socialista. Idee e proposte per cambiare l’Italia“.

Del Libro-saggio-intervista del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, edito dalla Castelvecchi e curato da Peppino Caldarola ne discutono dopo i saluti di Mauro Gnazzo, Andrea De Simone, Antonio Manzo, Carmine Pinto, e Federico Conte. Ma la Sinistra ha perso il treno, quel treno lo hanno preso i qualunquisti, i ribellisti, i populisti.

Enrico Rossi-Rivoluzione Socialista-Paestum

Enrico Rossi-Rivoluzione Socialista-Paestum

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

«Abbiamo il potere di costruire un mondo per tanti, non per pochi. Un grande ideale di liberazione che si annuncia stravolgente. Sta a noi organizzare attorno ad esso la partecipazione, la formazione, e la militanza delle nuove generazioni».

CAPACCIO PAESTUM – Sabato 28 luglio, ore 19.00, in Località Laura Mare di Paestum nel parterre del Lido Girasole, si terrà la presentazione del libro di Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana: “Rivoluzione Socialista. Idee e proposte per cambiare l’Italia“, edito da Castelvecchi e con l’autore ne discuteranno dopo il saluto del padrone di casa Mauro Gnazzo: Andrea De Simone, ex Presidente della Provincia di Salerno; Antonio Manzo, Direttore del quotidiano “La Città di Salerno”; Carmine Pinto, storico; Federico Conte, Deputato al Parlamento e coordinatore provinciale di MDP-LEU.

Disuguaglianze, crisi della democrazia, qualunquismi, populismi, nuovi razzismi, nazionalismi: questi sono alcuni dei “mali” che una sinistra rinnovata deve necessariamente mettere al centro della questione politica per sviluppare una analisi approfondita e calzante alla società attuale. Ed è proprio da questi “mali” e da queste necessità di affrontare in maniera nuova questi nuovi processi e analizzandone i tratti che parte Enrico Rossi per mettere sul tavolo e nell’agenda politica della Sinistra  la sua proposta per l’Italia.  Una proposta che ha come base il rifiuto: sia dell’estremismo parolaio, aggressivo, volgare, disinvolto e inconcludente; sia di quel pragmatismo amorale, che fa dello “sbrigativismo” una condotta pericolosa, in nome del quale ogni regola è un intralcio ed ogni opposizione deve essere “minacciata”, tacitata e annientata, come accadeva negli anni di Berlusconi e in quelli recenti di Salvini, Di Maio e l’appendice del Premier Conte.

Il presidente della Toscana immagina una sinistra che deve recuperare il contatto con i propri valori e le proprie idee fondative, per farsi riconoscere e proporre o “ri”proporre un’alternativa concreta a questa deriva valoriale, sociale e politica che ormai ha preso il Paese. Di qui ecco che “ri”appare il socialismo, affinché si possa ristabilire il giusto rapporto delle masse (società) con la politica ormai divenuta un mestiere e non un esercizio affermativo di ruoli primari della società, interpretati da persone che hanno già di per se “ruoli” propri, con proprie professioni e propri mestieri, che appunto li offrono, attraverso il proprio impegno “onorevole“, il proprio contributo, il proprio valore, le proprie idee ai Partiti, alle Istituzioni, alla Società.

La sconfitta della sinistra in questi ultimi tre decenni di trionfo del capitalismo e dell’ideologia liberista più sfrenati è consistita nella presunzione della Sinistra nell’accettazione del mondo così come inevitabilmente si presentava pensando di poterne “guidare” i cambiamenti e magari “cavalcarne” i percorsi, ma che al contrario hanno sistematicamente indebolito la società stessa lasciando senza difesa “l’uomo“, quell’uomo che con nonostante tutte le sue debolezze, comunque insieme all’Impresa e al Capitale, rappresenta la terza gamba di quel tavolo a tre gambe che è l’economia, tavolo che si regge solo grazie all'”uomo”. Secondo Rossi: “Bisogna risvegliare nei giovani l’ardore della politica. Penso a un socialismo per i Millenial, perché il capitalismo non è un tabù. Dopo trent’anni di predominio dell’ideologia liberista, la sinistra non è scomparsa“.

Purtroppo il Capitalismo, quello malato, quello che vuole solo dare ragione ai numeri e al profitto ignorando quella partecipazione umana fondamentale, appunto, perché quel tavolo a tre piedi possa reggersi è un tabù ed è pericoloso, e se si volesse analizzare negli ultimi trenta anni come sono aumentati i ricavi si scopre come di pari passo sono aumentate le povertà, offrendo ancora una volta una dicotomia pochi, pochissimi ricchi, tanti tantissimi poveri.

Ancora purtroppo, la Sinistra per queste ed altre regioni ha perso il treno e quel treno gli ha fatto perdere l’appuntamento e la cosa grave che in quel treno ci sono saliti i ribellisti, i populisti e i qualunquisti, che appropriandosi fintamente dei temi che la sinistra ha accantonato nell’esercizio del proprio “complesso di superiorità“, e quei temi hanno attirato gli elettori e ci sono saliti convinti di essere liberi ma senza sapere in che direzione vanno.

Sinossi. Dopo trent’anni di predominio dell’ideologia liberista, la sinistra non è scomparsa. Assistiamo ovunque a nuovi tentativi come quelli di Sanders e Corbyn, che suscitano l’entusiasmo dei giovani e rimettono in discussione il mondo così com’è. Disuguaglianze, crisi della democrazia, nazionalismi: questi i mali che una nuova sinistra deve mettere al centro della propria analisi. Enrico Rossi parte da qui per delineare la sua proposta per l’Italia e per il Partito Democratico, tratteggiando una visione che rifiuta tanto l’estremismo parolaio e inconcludente quanto il pragmatismo amorale. Il governatore della Toscana immagina una sinistra che recuperi il contatto con i propri valori e le sue idee fondative per proporre un’alternativa concreta.

Convegno con Enrico Rossi a Paestum

Convegno con Enrico Rossi a Paestum

Capaccio Paestum, 25 luglio 2018

3 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Rossi crede al suo socialismo. Nel 1930,in Francia,
    i surrealisti riflettevano sul ruolo determinante e condizionante delle strutture sociali. E così il
    capofila del movimento surrealista,Andrè Breton,
    proclamò apertamente la necessità della rivoluzione
    sociale.la rivolta assoluta,l’insubordinazione sociale,il ricorso alla violenza.Ma Breton,Eluard,
    Aragon erano dei poeti ,dei sognatori.
    Oggi bisognerebbe compiere sul piano politico,la
    rivoluzione che, sul piano intellettuale e della storia del pensiero ,due secoli fà,compì il pensatore
    tedesco che ,nel pubblicare la “Fenomelogia dello
    Spirito” poneva il sovvertimento del rapporto
    “Signoria -Servitù”al centro di ogni possibilità
    di emancipazione ,raggiumgibile solo da coloro
    che,in catene,sono disposti ad assumere la parola
    d’ordine “Libertà o morte”.E veniamo all’oggi per
    un contributo sul Mezzogiorno.Il Meridione d’Italia
    viene dal crollo del regime borbonico,passando per
    la rivoluzione garibaldina e per la guerra civile tra
    patria italiana e patria napoletana,tra Nord e Sud.
    Tale guerra civile non è mai cessata.La questione
    meridionale non così misteriosa,mostra la disgregazione sociale,lo sfarinamento delle forze
    associative che solo possono attuare il protagonismo.
    Ritornare a riflettere sulle politiche sociali,
    riprendere le vie di politiche per l’occupazione.E
    collegarsi con altre forze della sinistra europea
    per riportare al centro la condizione di chi è penalizzato dalla globalizzazione.E intanto aprire
    le sezioni e ogni luogo di incontro per dare voce
    a chi è stato ai margini.Qualcosa sì è spezzato
    nell’animo del paese ,ritrovare se stessi e la gente perduta.Il Mezzogiorno ha rinnegato se stesso,ha
    dimenticato i suoi morti e i suoi eroi, il pensiero
    meridionale sotto l’ombrello neo-borbonico e sanfedista.Una tragedia ,prima che politica,cultu-
    rale.Ma i morti risorgeranno ,per gridare il loro dolore,e per chiedere al”maledetto toscano”perchè
    nella sua iconoclasta e patologica furia antico-
    munista abbia avuto bisogno di distruggere il
    Partito democratico.Chiuso nel livore della sconfitta,la rabbia al posto della prospettiva.
    I morti e gli eroi della epopea contadina e braccian-
    tile del Mezzogiono non sono stati “fantasmi della
    modernità” ma attori e protagonisti del risveglio
    del Sud ,dopo la guerra civile meridionale.
    Stimato governatore Rossi, Vico ha insegnato che le traversie sono opportunità e senza dimenticare Gramsci ,non sciupiamo questa occasione per rinascere.

    eboli 22 luglio 2018 peppe leso

  2. Lo 0,00001

  3. Rossi ha espresso delle parole sul morente Marchionne vergognose in effetti un buon manager deve essere come un generale duro e soltanto questa severità manageriale ha salvato la Fiat dal fallimento facendole triplicare il fatturato anche a costo di sacrificare qualche unità lavorativa ma salvando il resto
    Vorrei sapere Rossi e i compagni quanti posti di lavoro hanno creato in tutto questo tempo sanno soltanto criticare poi le parole dette Hanno il sapore del becero sciacallaggio

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