Con l’ultimo Picconatore nasce il “quirinalista”

Con Cossiga, nacque una nuova figura di giornalista: “Il Quirinalista”. Antonio Manzo de Il Mattino  ne fu uno dei primi.

Francesco Cossiga

La scomparsa del Presidente Emerito Francesco Cossiga ha dato inchiostro alle penne e si è scritto tutto o quasi tutto sulla sua vita, i suoi rapporti politici, personali, familiari.

Non sarebbero bastate tutte le pagine scritte e tutti i tele e radiogiornali per raccontare i suoi percorsi politici e tutte le sue esternazioni ma anche tutte le ombre e tutti i misteri che non sono mai stati chiariti e risolti e che lui di tanto in tanto, in “pillole” offriva alla stampa, dicendo e non dicendo.

Se negli ultimi anni del suo mandato si guadagnò l’appellativo di “Picconatore“, in quelli successivi quello del “rompiscatole”, specie quando portò a Palazzo Chigi il “comunista” Massimo D’Alema.

Lo stimavano in molti e tra quelli anche chi lo odiava e ne aveva timore. Il suo settennato non fu facile, così come non fu facile sostituire Sandro Pertini, che aveva abituato gli italiani a considerare il Capo dello Stato non più come  “soprammobile istituzionale”, tanto da affezionarsi  come mai nei confronti di una carica istituzionale.

Se Pertini “incontinente” piacque agli italiani e fu l’apripista di un nuovo corso, Cossiga fu il “critico”, il “fustigatore”, ecco: il “Picconatore”. Se la prese con il “Palazzo” e con i suoi inquilini, ma soprattutto con il suo Partito, la Democrazia Cristiana, che incarnava il palazzo, lo Stato e in quel suo ruolo, continuò a “Picconare” fino alla fine burrascosa del suo mandato, proseguendo poi come attore politico nella veste a lui consona di “disturbate”, praticando una sorta di “esercizio dimostrativo”, per far comprendere ai vari coprotagonisti politici: “attenti, se volessi farei di più”.

Antonio Manzo

Il preambolo era necessario per introdurre un argomento poco trattato ma che invece val la pena di evidenziarlo, anche perché fu la conseguenza logica, seppur insolita, del modo di rapportarsi del Presidente rispetto al ruolo che la Costituzione comunque gli assegnava, e che costrinse i mass madia a prendere le dovute misure.

Con Cossiga, nacque una nuova figura di giornalista: “Il Quirinalista”.

Le principali testate giornalistiche seguendo il “Picconatore” e le sue “Picconate“, dovettero organizzarsi creando una figura ad hoc, che successivamente fu mantenuta e potenziata sia con il Presidente Oscar Luigi Scalfaro, che con Carlo Azelio Ciampi e Giorgio Napolitano.

Uno dei primi “Quirinalisti” insieme agli “storici” Maurizio Breda del Corriere della Sera e Federico Geremicca della Repubblica, è stato Antonio Manzo de “Il Mattino”, l’unico salernitano, tra l’altro amico di Francesco Cossiga, a coprire questo ruolo, poi vennero Luciano Lombardi del GR1 RAI, Nicola Graziani AGI, Pasquale Cascella l’Unità, Massimiliano Scafi Il Giornale, Fabio Iman Messaggero, Lesly Guglielmetti La 7, Franco Bucarelli GR RAI, Enzo Iacopino Il Giorno, Fabrizio Summonte TG5, Gianni Pennacchi Indipendente, Federica Sciarelli TG3, Claudio Angelini TG1.

Tra questi: Bucarelli si candidò alle politiche del ’92 come “microfono del Presidente”; Iacopino è il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti; Cascella è il portavoce del Presidente Napolitano; gli altri, nessuno escluso, tutti giornalisti di grande successo.

Antonio Manzo, salernitano, cattolico e praticante, proprio qualche giorno fa raggiunto telefonicamente, confidò di essere preoccupato dello stato di salute del Presidente Emerito e per questo aveva fatto officiare una Santa Messa, nel Santuario dei SS Cosma e Damiano di Eboli per l’amico Cossiga, nella speranza di “sollecitare” in qualche modo la sua guarigione.

E’ all’amico Manzo giornalista e tra i primi Quirinalisti, amico di Cossiga, POLITICAdeMENTE chiede di offrire ai suoi lettori, un suo “doppio” contributo parlando dell’uomo, del politico, dello Statista e della nuova figura di giornalista “Quirinalista” che è stata introdotta a seguito delle sue esteranzioni, sicuro che non si sottrarà a questo invito.

9 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Spesso si usano aggettivi inflazionandone il significato come Cattolico, democratico ,indipendente e liberale o libero.
    Queste parole entrano continuamente nel linguaggio politichese ,strAVOLGENDONE TOTALMENTE IL SIGNIFICATO.
    Voglio ricordare solo una parola di queste citate,Cattolico,io sono nato cattolico e losono stato fino a18 anni ma contemporaneamente sono cresciuto in un ambiente comunista e sono sempre stato comunista. Allora quando voglio descrivermi devo chiarire bene i due concetti,sappiamo benissimo che politicamente e culturalmente chi è comunista non frequenta chiese ne è cattolico,si marcava questa idea con i telefilm di Do Camillo e Peppone negli anni sessanta anni tremendi sia per l’Italia che per il mondo intero,i tempi della guerra fredda. Cattolico dire questa parola eh eh eh ,è semplice pronunciarla ma non tanto dimostrarne il significato rispetto alla persona che si definisce tale.
    Quindi prima di scrivere ,anche se si è bravi nel farlo ,non si attribuiscono queste parole per fare politica o bella figura specialmente quando si vuole dimostrare umilmente di essere grandi nel proprio mestiere.
    Credo che si è capito cosa voglio dire . Se si è cattolici lo si è fino in fondo e il cattolicesimo va vissuto quotidianamente senza essere ripagato di niente.
    Questo non è un concetto personale ma c’è scritto nella Bibbia.

  2. Da quelle picconate però non è venuta un’Italia migliore,anzi. Cossiga ha usato a suo piacimento i segreti che aveva. Li ha usati contro la sinistra e contro Berlusconi. Una persona sicuramente con gli attributi, ma usati nel momento sbagliato.

  3. Pisicchio, condivido, certo Cossiga ha taciuto molte verità su stragi ed anni di piombo,mostrando non una spiccata sensibilità,verso le vittime, ma sai com’e’: “mors omnia solvit”

  4. non stimo affatto il sig. Manzo, oltre che giornalista moderno è un uomo politico!! miscela davvero esplosiva, visto che con la sua penna può davvero dire di tutto!!! e spesso dice menzogne che possono rovinare l’immagine e quindi la vita.Ci vuole più rispetto e più professionalità, prima che si possa dire di essere un buon giornalista. Fortuna che esiste un Dio superiore………………

  5. @m.l. non condivido il giudizio su Manzo, è un giornalista di lunga data dimostrando professionalità e tenacia nella sua professione, quanto alla contiguità con la politica, guarda che ce ne sono a falangi in ogni redazione e schieramento, del resto il giornalista è pur sempre un cittadino colle sue idee…ti pare? ma questo non inficia in automatico la criticità,l’equdistanza, verso la politica ed i politici.Il killeraggio mediatico risiede in ben altre testate, “intelligenti pauca”…

  6. Marco, la criticità è costruttiva quando migliora le condizioni esistenti non quando incita all’odio o quando è basata su notizie mendaci, a maggior ragione criticabili, se servono, non per fare notizia ma per fare politica!!
    Rispetto sinceramente, invece ,le idee diverse, le angolazioni diverse, l’equidistanza di chi ne è capace e soprattutto l’intelligenza di chi riesce a leggere “oltre” a certe testate giornalistiche o campagne mediatiche. Ci vorrebbe più umanità in tutto; usare di più il cuore per raggiungere gli obiettivi e soprattutto per farsi comprendere dai propri simili.

    • E’ vero, ci vuole il cuore, in tutti i lavori ci vuole il cuore, tuttavia alcuni lavori sembrano incidere di più sul nostro vivere quotidiano, e spesso ci sembra siano invadenti, specie quando magari ci sembra di esserne coinvolti.
      Quello del giornalista poi è particolare, ma da qui a dare dei giudizi così pesanti mi sembra esagerato.
      Quando si deve raccontare qualche cosa, quando si deve fare qualche inchiesta, quando si deve anche correre il rischio di diventare antipatici (e questo è il minimo) è concreto, ma purtroppo le cose si devono raccontare, si è obbligati a farlo, anche se si corre il rischio di incidere sugli altri anche spiacevolmente.
      In questo, chi ti dice che non si è presi da un sacco di scrupoli? chi ti dice che un giornalista non si chieda se sta andando oltre? Quel confine non è così netto, nessuno può stabilire quando si tratta di diritto di cronaca o dovere della riservatrezza e della salvaguardia del privato. Spesso accade che in alcuni casi, quando si va oltre, si corre il rischio di lasciarci la pelle. Ecco perché bisogna andarci piano.
      Si usa la stampa per fare politica? ebbeno lo faccio anche io. Ho le mie idee, i miei orientamenti, i miei rapporti, e per quanto voglia sforzarmi, sicuramente ne sarò influenzato e a mia volta posso anche influenzare qualcuno .
      Bisogna stare attenti e bisogna evitare di ergersi a censori.
      Manzo è un giornalista. In provincia ce ne sono tanti, ma pochi sono giornalisti veri. Lui lo è. Nel corso della sua carriera ha fatto inchieste ed indagini pericolosissime, nettendo a rischio anche la sua vita.
      E’ ingeneroso volergli attribuire altro.
      Gli errori? Li commettiamo tutti, chi è che può dire che non ne ha mai fatti. Ma una cosa è commetterli in buona fede, un’altra invece è farli con convinzione.

  7. non scriverò altro, per il rispetto delle considerazioni personali altrui…..solo…………………………………..se alcuni giornalisti si ritengono coraggiosi, lo siano per davvero raccontando fatti veri, non bugie.
    molti giornalisti hanno speso la propria vita, la propria famiglia e la propria spensieratezza indagando su fatti e persone,aiutando persino la magistratura (al contrario di come si fa oggi)…..ma hanno poi scritto e dato al popolo notizie vere, non titoli sensazionali. Abbiamo una coscienza tutti e quando parlo di cuore, parlo di quello che aiuta l’altro a fare meglio senza aizzare ma indirizzare. La verità comunque emerge sempre e spiegherà meglio ciò che voglio dire quando dico che qualche volta per fare notizia si fanno accostamenti ed insinuazioni del tutto infondati che purtroppo segnano.
    io non sono un censore…ho solo espresso il mio personale pensiero verificando che certe notizie non vere hanno determinato incresciose conseguenze. Stimo, rispetto e sostengo fortemente il lavoro dei giornalisti, quando però è fatto con umanità e sacrificio.

    • Spero che tutti si facciano illuminare dalla propria coscienza. Lo spero ardentemente. In questa fase molto delicata che attraversa il nostro paese, non c’è più spazio per la morale. Di morale purtroppo bisogna registrare che ogniuno ha la sua e quindi è difficile appellarsi ad una morale universale, quella dettata dall’onestà, dai sentimenti, dal rispetto verso gli altri, dall’amore verso la natura e verso il prossimo.
      Dove andremo a finire? non lo so, ma tutti dovremmo contribuire a non far smantellare quei pochi baluardi che ancora risiedono in ognuno di noi. Tutto deve essere fatto con misura però, nel senso che non possiamo pensare di divulgare la pace portando la guerra, o pensare di risolvere il problema della fame autorizzando produzioni transegine, queste sono distorsioni e spesso c’è chi le promuove, sicuramente non tutti che ci credono e non si accorgono dell’errore. In questo senso dicevo “censore”. Spesso non riusciamo a valutare bene le cose, stando da una sola parte.

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