Il Governo smantella anche l’Università

Tagli ai bilanci, stipendi non garantiti, contratti bloccati, licenziamento di massa dei precari. Un disegno scellerato che impone l’involuzione della “precarietà” verso la “disoccupazione” strutturale di massa.

E’ il turno dell’Università con il suo Ministro inadeguato: Tremonti e Berlusconi proteggono i ricchi e tartassano i poveri.

Maria Stella Gelmini

ROMA – Continua inesorabile l’opera di smantellamento dello Stato  e dei settori dello Stato. Sanità, Pubblica Istruzione, Famiglia, Lavoro, Giustizia, e l’Università e la ricerca. Un Ministro inadeguato e telecomandato da un altro Ministro, Giulio Tremonti che insieme al suo Premier Berlusconi protegge i ricchi e tartassa i poveri.

In questa “mattanza” è arrivato il turno dell’Universita. Il Senato ha approvato in prima lettura la “riforma” Gelmini. Intanto, i rettori hanno incassato un primo smacco dal governo: i 400 ml per la “sopravvivenza”, promessi dal Ministro Maria Stella Gelmini e necessari a “coprire” gli stipendi del personale nel 2011, sono spariti dalla Manovra Tremonti (D.L. 78/2010 convertito in Legge n. 122/2010). I fondi pubblici 2011 (FFO) con i tagli del governo (-17,2%  sul 2010) ammontano a circa 6 miliardi, la sola spesa per il personale ammonta a 6,5 miliardi !I l personale tecnico-amministrativo si trova il rinnovo contrattuale nazionale e i trattamenti accessori bloccati.

La Manovra Tremonti inoltre limita al 3,2 % gli “aumenti del salario” nel biennio passato 2008/2009 e, mentre al personale vengono elemosinati circa 7 euro mensili di vacanza contrattuale per il 2010/2012, per i baroni (e tutto il 15% degli statali che non è contrattualizzato) nel solo 2010 l’incremento dello stipendio è del 3,09%. Aumentano le tasse per gli studenti, le borse di studio sono state tagliate già nel 2010 del 60%. A tutto questo la parte collaborativa del sindacato confederale applaude mentre l’altra (collaborativa solo con i “governi” amici) ritiene i lavoratori sempre disponibili ai sacrifici purchè equi e ben ripartiti! Noi diciamo basta ai sacrifici: bisogna lottare per  ridistribuire ricchezza e non sacrifici. I lavoratori sono sotto scacco da decenni e continuano a pagare per chi dalle crisi “finanziarie” ed “economiche” esce sempre più ricco e potente.

Merchionne, manager milionario, dice che «la lotta di classe è finità».

La verità è che invece la lotta di classe continua e si fa “socialmente” drammatica perché siamo ad un salto pianificato che impone l’involuzione della “precarietà” verso la “disoccupazione” strutturale di massa.

Non sono chiacchiere: con la manovra i fondi per i precari nelle amministrazioni pubbliche vengono ridotti del 50% il che significa 40.000 precari che perdono il lavoro nelle università. A questi licenziamenti si aggiungono i precari della Ricerca e il massacro nella Scuola . Non è diversa è la situazione nel resto della Pubblica Amministrazione, a partire dalla Sanità, dove con i tagli ai bilanci si tagliano posti letto, servizi di emergenza e ufficialmente si lasciano a casa 100.000 lavoratori.  La distruzione in quantità e qualità dei servizi pubblici si realizza con il licenziamento di massa dei lavoratori precari. Aggiungendo altri campi di battaglia come le morti bianche, la disoccupazione giovanile a 2 cifre, le persecuzioni ai lavoratori immigrati, lo smantellamento di previdenza, assistenza e formazione pubblica, siamo alla “guerra allo stato sociale” altro che lotta di classe.

Come conferma vale la pena di osservare quanto stampato sul giornale della Confindustria che, parlando di Università,  titola: Nel 2011 le spese per il personale rischiano di essere superiori  al fondo statale (FFO) ma non in tutti i poli” e quindi suggerisce che le “Università (siano) affidate al mercato. Solo la ricerca di fondi europei e privati può far crescere le attività” !!! I conti tornano e lo scontro pubblico/privato smette l’abito ideologico e diventa materialisticamente un fatto concreto di convenienza e prospettiva economica.

Quella del Sole24Ore del 26 agosto, non è “filosofia” come sa bene il movimento dei ricercatori universitari che si sta battendo con determinazione contro la riforma Gelmini: la discussione parlamentare di questa legge non è finita, e mentre si riaccende la lotta contro il Ministro Gemini nel settore della Ricerca e della Scuola, anche i lavoratori dell’Università non devono nascondersi o delegare ma devono cominciare con forza ad organizzare la “resistenza”, per la propria dignità, per l’Università Pubblica e per i figli di tutti i lavoratori che hanno il diritto ad una formazione pubblica di vera eccellenza che permetta loro reali occasioni di riscatto e mobilità sociale.

L’inadeguatezza del Ministro è sempre più evidente sia dai contenuti dei suoi interventi mediatici sia dal fatto che evita i confronti con i lavoratori. Si  è però consapevoli del fatto che le singole vertenze dei vari settori devono  trovare un punto di incontro  e connettersi fra loro  per cercare in qualche modo di arginare questa sistematica distruzione e semmai rovesciare le politiche economiche e sociali di questo Governo e degli ultimi decenni.

Università in lotta

Fonte USB Salerno

5 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Ennesimo atto di demolizione Statale:la Storia: Nell’autunno 1922 due navi tedesche (poi note come Philosophy Steamers) trasportarono da Pietrogrado alla Germania centinaia di intellettuali, la crema dell’intelligentsia russa pre-rivoluzionaria. «Una deportazione di cervelli senza precedenti» (Heller), che eliminava ogni scomoda opposizione in nome di un obbligato conformismo, e che inferse alla cultura russa un colpo mortale. Non fu un caso isolato. Ci sono ideologie, regimi, situazioni che rigettano gli intellettuali, la ricerca, il pensiero creativo (il caso meglio noto è quello della Germania nazista, ma anche l’Italia fascista fece la sua parte, con intellettuali ebrei e non). Non meno massiccia di quelle è l’emigrazione forzata di giovani talenti dalla prospera e smemorata Italia degli ultimi vent’anni: secondo l’Istituto di ricerca economica di Berlino (febbraio 2008), da anni il nostro Paese esporta migliaia di ricercatori e per ogni dieci che se ne vanno meno di uno viene, o torna, dall’estero. Ma in nome di che cosa i Governi italiani, in ammirevole sintonia bipartisan, s’industriano a favorire la diaspora dei migliori giovani dal Paese? Dietro questa ostinazione c’è un’ideologia, un progetto? C’è un’idea dell’Italia, del suo futuro?In nome di che cosa maggioranza e opposizione, ministri e deputati assistono passivamente a questa emorragia di forze intellettuali? Nessuno potrà credere sul serio che alla base vi sia un calcolo economico. È evidente che formare nuove generazioni di ricercatori per poi “regalare” i migliori ad altri Paesi non è un buon investimento. Eppure, nella strettoia che l’università italiana sta attraversando questi dati non sembrano avere alcun peso, quasi per corale cecità di un Paese determinato a indietreggiare. I severi tagli della legge 133/2008 incideranno seriamente sul futuro dell’università. Sarebbe ingiusto non riconoscere le gravi difficoltà economiche del momento, come lo sarebbe non ammettere i troppi casi di cattiva amministrazione delle risorse da parte degli Atenei.
    Il paradosso è che i finanziamenti per università e ricerca in Italia sono da troppi anni strutturalmente insufficienti (meno di un terzo dell’obiettivo fissato dall’agenda di Lisbona) ma al tempo stesso le scarse risorse vengono spesso sprecate o mal spese. Ma nessuna scure che si abbatta alla cieca ha mai generato nuove forme di virtù: colpendo in misura eguale chi ha gestito malissimo le proprie risorse e chi lo ha fatto al meglio, la legge Tremonti non ha dato all’università italiana il segnale giusto.Settori che, in tutto il resto d’Europa, i governi usano contro la crisi e per lo sviluppo, mentre da noi incontrano l’incompetenza e l’incapacità di chi guida le sorti del Paese

  2. Io mi ribello non ci stò, ma la massa il 90% della gente non protesta ,magari si lamenta nascosta in silenzio, ma questo non serve ,non si vuole esporre ,continua a stringere la cinchia,ma ormai non c’è piu niente da stringere,non vi è rimasto neppore l’osso,ma la gente riesce ancora a mangiare. Ben presto quando non si riuscirà piu a mettere tavola e allora ,sarà tardi inevitabilmente si sfocerà nella violenza.I primi allarmismi gia si sentono nell’aria ma come ci insegna la storia pagheranno solo i deboli.
    Per evitare questo bisogna organizzare proteste di massa abbattendo i confini politici,ormai si sa i nemici sono coloro che ci rappresentano al governo compreso l’opposizione ,infatti a quanto sembra non vi è opposizione.Costoro invece di fare i nostri interessi ci domano come si faceva nel medioevo.
    Basta io non ci stò
    Viva la libertà viva la forza di protestare.

  3. per Admin : oltre al suo blog ,vedremo in futuro di nuovo su RAI due Santoro?
    che fine gli hanno fatto fare .
    Non paragono le due cose so benissimo che le posizioni politiche e il modo di condurre sono estremamente diversi.
    Chissà ,auguro anche a lei di poterla vedere su un canale privato con una trasmissione in diretta su dibattiti locali e nazionali.

  4. Una triste verità.Mi farò tagliare le mani se dovessi rivotare per questa gentaglia.

  5. le persone che votano a sinistra spesso si chiamano riformisti
    ma come vai a fare una riforma (vedi quella della scuola) apriti cielo.
    ma è possibile che non va bene niente e si contesta una riforma ancora prima di applicarla?
    bah vedete Voi

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