Eboli: Il Mercato settimanale torna in Piazza …anzi…. NO

Città deserta, commercio in ginocchio. Arriva la boccata di ossigeno: il Mercato settimanale torna in Piazza. Poi  “NO”: Melchionda ci ripensa.

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Si era raggiunto anche l’accordo: A partire dal 31 dicembre e per tutto gennaio, il mercato settimanale si sarebbe dovuto tenere in Piazza della Repubblica. L’assessore Infante e le associazioni di categoria avevano anche espresso soddisfazione, invece ecco la doccia fredda.

Donato Santimone Virgilio De Francesco

EBOLI – La montagna a partorito il topolino. Dopo 36 anni il mercato settimanale ritorna in Piazza e lungo il viale.  Un altalenare di decisioni che di volta in volta ha portato ad espellere o ad accettare la presenza del Mercato settimanale, di quello che una volta era considerato il mercato delle pezze americane, delle cose povere, di quelle cose che costavano poco, ma che costituivano il “mercato” a cui si rivolgeva la massa, la povera gente, quella che non poteva spendere nei negozi cittadini più cari e più pretenziosi. Questa era la prima notizia, l’ultima invece dice esattamente il contrario: il mercato non va in Piazza e resta dove è, beffando i commercianti, gli ambulanti e lo stesso assessore.

A periodi alterni i commercianti hanno ostacolato, respinto, confinato quel merato: prima spostandolo, da una parte all’altra della Città; dopo facendolo svolgere in giorni diversi, dal sabato al giovedì e di nuovo al sabato; salvo poi a lamentarsi di volta in volta dopo aver preso o spinto a prendere delle decisioni.

E mentre gli anni passavano, i “mercatari” si aggiornavano e vendevano di tutto, dai prodotti per la casa all’intimo, dall’abbigliamento alle calzature ai più svariati articoli, insieme alle così dette “pezze americane“, che non sono più americane, ma che rappresentano la vera attrazione per tutti, soprattutto per quelli che rovistando tra gli stracci, riescono nella loro soddisfazione ad accaparrarsi indumenti di alta moda al prezzo di qualche euro.

Quel mercatino è cresciuto, è cresciuta la qualità e si  è ampliata anche l’offerta merceologica, che non ha risparmiato le imitazioni, i falsi e le truffe. A quel cambiamento non è corrisposto un’adeguata crescita del commercio cittadino e anno dopo anno: quei commercianti storici sono scomparsi; sono scomparsi i grandi negozi che offrivano le grandi “griffe”; quelle attività commerciali che sono rimaste si sono invecchiate insieme ai loro proprietari; le vetrine antiche di anni; gli stessi arredamenti e le stesse stigliature sono antiche; le offerte dei vari articoli merceologici superate; e così  il commercio cittadino è risultato sempre meno competitivo rispetto al Mercato settimanale, e  le Baracche riuscivano a vincere la sfida sia riguardo alla qualità dei prodotti che ai prezzi. Sembra sia arcaica anche la riscossione delle tariffe, che evidentemente metterebbe anche in discussione gli effettivi incassi rispetto ai metri realmente occupati.

Le Bolle Centro Commercilale

La conseguenza è che, secondo alcune stime, le 120 baracche ogni settimana raccolgono una ragguardevole somma che oscilla dai 600 agli 800mila euro, che inevitabilmente si volatilizzano ed escono dal circuito microeconomico cittadino pur concorrendo al circuito macroeconomico, divenendo giorno per giorno solo un “mercato” dal quale attingere risorse.

Si scopre oggi che il Commercio cittadino è in crisi. Si scopre solo oggi della grande agonia del commercio e dei commercianti. Lo si scopre oggi, perché quel coperchio che è rappresentato dall’apertura del Centro Commerciale Le Bolle, si è sollevato e sono venute fuori definitivamente i problemi, le vergogne, gli errori.

Ma quel che sorprende è che al capezzale agonizzante del commercio e dei commercianti ci sono sempre gli stessi “medici”: quelli che nel passato e nel presente non hanno saputo affrontare il problema nella sua complessità rispetto alla tradizione, alla contemporaneità e alle complessità delle spinte dei “tempi moderni“; non hanno potuto perché condizionati da spinte opposte; o non hanno voluto perché magari non ritenevano portasse utili in termini elettorali e di prospettive elettorali.

E oggi il problema della crisi del Commercio e non solo del Commercio viene fuori prepotentemente. La Città è deserta, i negozi anche, e se non si compra nelle festività natalizie vuol dire che è veramente tragico. La crisi è grande, è vero anche che sono i riflessi di quella crisi nazionale che angustia gli italiani che hanno dovuto subire tre manovre economiche inutili del Governo Berlusconi e una quarta del Governo Monti, che Dio solo sa come andrà a finire, ma quella crisi da noi è ancora più grave, tanto grave che adesso bisogna fare le capriole, gli inventori per cercare una risoluzione, e di qui la proposta venuta dalla Confesercenti e dal suo Presidente Donato Santimone, che ha rimesso la “palla” al centro, costringendo tutti a pronunciarsi. “Riportiamo il mercato settimanale nel centro cittadino” – ha detto Santimone nei giorni scorsi, e giù di li le polemiche, i favorevoli, i contrari.

Damiano Cardiello

L’opposizione con Damiano Cardiello ha bocciato senza mezzi termini l’idea: “L’amministrazione ha puntato tutto sul Centro Commerciale Le Bolle e ha lasciato a mani vuote i commercianti ebolitani e ora hanno pensato di metterci una pezza. Si tratta di una “buffonata”.

Gli stessi cittadini si dividono nel giudizio, e se c’è chi è favorevole riconoscendo la gravità del momento, c’é chi è contrario per vari  motivi che vanno dalla sicurezza, all’igiene, alla confusione. C’è inoltre, chi è ideologicamente contrario, puntando il dito sulle responsabilità che pure ci sono e si sono accavallate, ma che in questo momento, come in tutti i momenti difficili si devono accantonare. Tra tutti vi è anche una maggioranza di cittadini che punta il dito sui commercianti e se la prende con loro, indicandoli come i maggiori responsabili delle loro rovine ma anche delle rovine della Città, Centro Commerciale a parte, già desertificata negli anni, condizione che ha costretto gli ebolitani ad una sorta di “esodo” commerciale a favore della vicina Battipaglia, per fare in maniera conveniente i propri acquisti.

“Visto il periodo di forte crisi – dichiarano il Presidente e il suo vice di Confesercenti, Donato Santimone e Virgilio De Francesco, annunciando l’accordo raggiunto tra commercianti, amministrazione e  ambulanti per portare in piazza e lungo il viale il mercato settimanale e dare un poco di ossigeno al commercio cittadino – per la prima volta le associoni del commercio a posto fisso hanno dialogato e hanno organizzato soluzioni comuni per dare una prima risposta alla crisi del commercio. – e di qui la proposta che indica anche le date in cui si svolgerà il mercato settimanale –  Per tutto il mese di gennaio a partire da 31 dicembre il mercato  settimanale si terra in Piazza della Repubblica riprendendo un antica tradizione della nostra città. Grande è stata la sinergia tra Anva-Confesercenti, Confcommercio, AssoCampania e Uninpresa, che hanno lavorato   insieme alla Confesercenti di Eboli per potare a casa questo risultato. Va riconosciuto in questo momento il ruolo convinto e decisivo a sostegno dell’iniziativa dell’assessore alle attività produttive Pierino Infante”.

Il Vice presidente della Confesercenti di Eboli Virgilio De Francesco aggiunge: “oltre ad essere fermamente convinti dell’iniziativa, siamo consapevoli delle difficoltà e come commercianti ebolitani a posto fisso ci siamo auto tassati per fare una campagna pubblicitaria con tabelloni 6×3, con spot radiofonici, in streaming e con l’ausilio della filodiffusione per le strade cittadine per annunciare l’evento che vuole far ritornare forte il commercio in centro cittadino”.

Invece all’incontro conclusivo sono emerse tutte quelle difficoltà che già si conoscevano alla vigilia degli incontri con le associazioni di categoria, e nonostante tutto ci si era seduti allo stesso tavolo e si era trovato anche l’accordo.

Una soluzione tampone, che in ogni caso avrebbe comportato una serie di accorgimenti a risoluzione immediata che andavano: dalla rivisitazione della segnaletica stradale cittadina e dei flussi cittadini alla questioni igieniche, per finire a quelle della sicurezza, che in Città normalmente lascia a desiderare.

Pierino Infante

Una soluzione tampone che si sarebbe dovuta in ogni modo accettare, perché oltre a venire dalla concertazione delle varie organizzazioni del commercio e dall’amministrazione, voleva raccogliere un grido disperato, al quale necessariamente si dovrebbe dare una risposta, per evitare di essere conniventi nelle responsabilità che hanno attraversato gli ultimi 20 anni politici di questa Città, nella consapevolezza che pure si dovrà avviare una discussione sugli errori commessi, riguardo agli indirizzi politici mai concretamente compresi o addirittura percepiti come contrari alle aspettative dei cittadini.

Di questo ne era convinto anche l’Assessore alle Attività produttive Pierino Infante che si è messo di buona lena per cercare di risolvere un problema ormai cronico: “Sono consapevoli anche le varie associazioni di commercianti che si tratta di un esperimento – aveva dichirato Infante – E’ la famosa pietra nello stagno, quella che noi lanciamo, e sono soddisfatto nel vedere come sia i commercianti che gli ambulanti hanno affrontato il problema. Ho accompagnato le loro iniziative con piacere, riconoscendo che il momento è difficile e che la risoluzione è altrettanto difficile.

Abbiamo convocato con il Sindaco Martino Melchionda, per domattina la conferenza dei servizi per cercare di affrontare e risolvere tutti i problemi, burocratici e tecnici, e sono certo che avremo la meglio sulle procedure e riusciremo a risolverli. Ho fatto quello che era nelle mie possibilità e continuerò a farlo. Domani mattina ci sarà l’incontro definitivo e sarà sicuramente un passo verso un nuovo percorso che si deve obbligatoriamente intraprendere.

La conferenza si è tenuta, ma è andata diversamente da quanto ci si aspettava e dalla preparazione della vigilia. Il Mercato Settimanale resta li dove è: a Serracapilli. Al giovane consigliere di opposizione Damiano Cardiello che con la “buffonata” aveva liquidato l’iniziativa si è aggiunta anche la condanna dal capo-gruppo del PdL Fausto Vecchio, che di tanto in tanto si sveglia dal suo torpore e si ricorda di fare opposizione.

Se l’Assessore Infante aveva parlato di “pietra nello stagno“, chi è ben consapevole del declino economico e commerciale di questa Città vede quello “stagno” come una palude, che ha bisogno assolutamente di una radicale e profonda bonifica che va ben oltre l’intervento tampone che si intendeva adottare, e deve coinvolgere i vari soggetti, ivi compreso l’Amministrazione Comunale, in un progetto di prospettive, che non esclude misure che incentivino al riammodernamento delle attività e al sostegno di nuove iniziative. Ogni soluzione necessariamente significa anche una lezione per i commercianti che nel corso degli anni hanno fatto disaffezionare gli ebolitani che si sono rivolti altrove e  devono capire e sapere come affrontare le novità imparando a rapportarsi alle regole del mercato  se vogliono continuare a vivere invece di sopravvivere.

Si faceva la domanda che oggettivamente non attendeva nessuna risposta, conoscendo i soggetti: Riuscirà il Mercato a ripopolare la piazza e il viale? Riusciranno i commercinti ebolitani a risollevarsi da questa lenta agonia? Speriamo proprio di si, poi però si deve parlare di indirizzi  futuri e responsabilità passate e presenti. Per come sono andate le cose oggettivamente c’è da scommettere sul sicuro gli amministratori non sono affatto capaci, i commercianti sono inadeguati.

Alle responsabilità politiche delle varie amministrazioni degli ultimi 20 anni, alle colpe dei commercianti che non hanno voluto camminare con i tempi e reggere alle sfide del mercato e della concorrenza, si aggiunge anche l’incapacità di gestire momenti di emergenza e magari prendere decisioni che potrebbero anche non essere quelle giuste, ma che non escluderebbe esperimenti che potrebbero in ogni caso consentire di utilizzare quel tempo per adottare misure consapevoli, studiate e definitive.

E l’assessore infante adesso, cosa farà? il minimo dovrebbe avviare una riflessione poi magari decidere se restare e prendere schiaffi in faccia o lasciare e salvare la faccia.

Eboli, 29 dicembre 2011 – L’articolo è aggiornato alle ore 15,00 del 30 dicembre 2011

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