Battipaglia e i conti pubblici – Santomauro e il deficit: Profondo rosso

Il deficit di cassa, circa 10 milioni di euro. Un buco passato inosservato anche al Commissario Prefettizio.

Questi crediti sono ancora esigibili? Di chi sono le responsabilità? E che ruolo ha svolto il Commissario Prefettizio?

Sindaco Santomauro

Sindaco Santomauro

BATTIPAGLIA – Il tempo passa e non si riesce a venirne a capo. Battipaglia ha il suo Sindaco, una mezza giunta ma non ha ancora una maggioranza qualificata. Sembrava quasi fatta e anche il Sindaco Santomauro lo aveva annunciato alla stampa che erano in corso trattative che ben presto avrebbero coinvolto altri partiti al di la di quelli della sua coalizione, facendo esplicitamente riferimento all’UdC, che d’altra parte non ne faceva mistero di voler supportare l’Amministrazione, ma dopo averne semmai saggiato le vere intenzioni.

Intanto Giovanni Santomauro, come Sindaco è seriamente preoccupato, perché incombe sulla sua testa, come una spada di damocle, un disavanzo di cassa di circa 10 milioni di euro, che apre inesorabilmente le porte al dissesto finanziario del Comune di Battipaglia. E’ almeno un anno e mezzo che si parla di queste cifre, tanto che a suo tempo si palesava l’ipotesi di vendere l’ex tabacchificio, per una somma che allora era pari a 8 milioni di euro. Somma necessaria a ripianare giusto giusto i conti di allora.

La situazione non è da pre-dissesto, è da dissesto vero e proprio.  E  Santomauro, da tecnico qual’è, per evitare di far precipitare il comune verso il baratro e gravare sui cittadini le conseguenze di un dissesto, ha individuato in una serie di provvedimenti la panacea di tutte le risoluzioni, come per esempio: il Piano Urbanistico Comunale, il “Più Europa”, e programmi di Riqualificazione Urbana; la ristrutturazione e il disegno di nuovi piani e nuove strategie industriali per tutte le Società a partecipazione comunale; un progetto di equità fiscale; la valorizzazione e la vendita di beni comunali; una radicale lotta agli sprechi; il recupero dei crediti ad ora non esigiti.

Un programma  veramente “intenso”, che Santomauro è consapevole di essere veramente “difficile”. Non riesce a chiudere il cerchio a causa del fatto che non ha una maggioranza autosufficiente, oltre al fatto di essere consapevole di operare in un contesto politico fortemente deteriorato anche dal punto di vista dei rapporti.

Ma quali sono queste cifre? Circa 6milioni di euro per canoni idrici e tributi vari non riscossi dal concessionario, altri 4 milioni di euro circa, per la mancata riscossione del ristoro dovuto dalla Fibe per la presenza sul territorio dell’impianto di Cdr, a fronte di un debito di 8 milioni di euro nei confronti del Tesoriere dell’ente per anticipazioni di cassa. La situazione è talmente drammatica che metterebbe a rischio anche gli stipendi, se si tiene conto che nelle casse comunali al momento non c’è un euro.

Ma questi crediti sono ancora esigibili? e di chi sono le responsabilità della mancata riscossione? Sono stati iscritti a ruolo o per “dimenticanza” non è mai partita una richiesta verso i contribuenti distratti? E’ vero che si tratta anche di oneri urbanistici mai richiesti? Perché durante la gestione Commissariale  del dott. Alfonso Noce non si è tentato, dal punto di vista amministrativo e contabile un ripianamento? perché si è lasciato trascorrere altro tempo? Di chi sono le responsabilità?

Una serie di domande che non hanno al momento una risposta, almeno fino a quando non si entrerà nel vivo dei conti e non si individueranno le relative responsabilità, che non escludono, evidentemente, nemmeno le gestioni Commissariali.

Santomauro ha sulle sue spalle una grande responsabilità che coinvolge si l’Amministrazione, ma che non esclude anzi coinvolge l’intero Consiglio Comunale e il senso istituzionale di quell’Assise e dei suoi maggiori interpreti. Responsabilità che mettono in evidenza gli errori, le politiche e le amministrazioni del passato: una vera e propria condanna senza appello.

E’ inutile pensare a qualsiasi forma politica e amministrativa e a qualsiasi programma che coinvolge scelte politiche capaci, secondo chi le propone, di ripianare i debiti. Perché “svendere” il proprio patrimonio per pagare dei debiti? perché “vendere” il proprio territorio per coprire errori del passato? Qualsiasi provvedimento di natura contabile e politico, che non abbia come scopo la valorizzazione delle proprie potenzialità ma finalizzato solo a ripianare debiti è già destinato al fallimento.

Il senso di responsabilità dei vari protagonisti politici del consesso cittadino da Gerardo Motta, che pure ha sempre denunciato il pericolo del dissesto, a Tonino Terribile, da Ivan Corrado a Cecilia Francese, da Egidio Mirra a Giuseppe Sica, allo stesso neo Presidente del Consiglio Comunale Ugo Tozzi e a quanti altri hanno a cuore le sorti di questa Città, dalle grandi potenzialità bloccata da piccole gelosie e grandi interessi, deve portare ad affrontare questa crisi con grande realismo senza timore di scoperchiare la pentola.

Queste scelte passano non nella svendita del paese ma nella individuazione delle responsabilità e nell’assunzione vera delle responsabilità.

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