Parte da Salerno: “Italia Viva. Per una carta del rinnovo urbano”

Sabato 8 marzo 2014, ore 10.00 Salone dei Marmi, Comune di Salerno: Italia Viva. Per una carta del rinnovo urbano.

Parte da Salerno una riflessione Nazionale sulla Trasformazione Urbana con: Vincenzo De Luca, Ricardo Bofill, Vittorio Sgarbi, Domenico De Masi, Vertici nazionali architetti, ingegneri, urbanisti, costruttori.

Crescent-Salerno

Crescent-Salerno

da (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

SALERNOItalia Viva. Per una carta del rinnovo urbano”. Parte da Salerno un manifesto, una riflessione nazionale sulla trasformazione urbana e le sue potenzialità culturali, economiche, occupazionali. La palude burocratica e l’incerto quadro normativo, il comitatismo e lo pseudo ambientalismo rendono l’Italia un paese mummificato dove il rinnovo urbano – grande risorsa per il futuro del paese – diventa un sentiero di guerra, irto di ostacoli e senza reale tutela dell’ambiente. 

La riflessione nasce dall’esperienza maturata a Salerno dal 1993. La città ha vissuto una profonda trasformazione urbana che ne ha mutato la storia ed il destino. Ad oggi Salerno è, per quanto realizzato, per i cantieri ed i progetti, una delle realtà più dinamiche d’Italia e d’Europa.

A discutere di questi temi cruciali, dopo l’intervento del Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, uno straordinario novero di protagonisti della vita professionale, sociale e culturale del nostro paese insieme ai vertici di costruttori, architetti ed ingegneri: 

Italia Viva. Per una carta del rinnovo urbano

Vincenzo De Luca, Ricardo Bofill, Vittorio Sgarbi, Domenico De Masi

Vertici nazionali architetti, ingegneri, urbanisti, costruttori 

Sabato 8 Marzo ore 10.00
Salone dei Marmi Palazzo di Città via Roma Salerno

Ricardo Bofill
Architetto

Vittorio Sgarbi
Critico d’arte

Domenico De Masi
Sociologo

Franco Purini
Architetto

Stefano Stanghellini
Presidente Urbit/Urban Promo

Silvia Viviani
Presidente Nazionale INU

Paolo Buzzetti
Presidente Nazionale ANCE

Adolfo Guzzini
Presidente Nazionale IN/ARCH

Luca Zevi
Presidente IN/ARCH Lazio

Leopoldo Freyrie
Presidente Nazionale Consiglio Nazionale Architetti

Armando Zambrano
Presidente Consiglio Nazionale degli Ingegneri

Maurizio Tira
Presidente Centro Nazionale Studi Urbanistici

Nicola Di Battista
Direttore rivista Domus

Roberto Gerundo
Presidente INU Campania

Introduce:
Domenico De Maio
Assessore Urbanistica Comune di Salerno
 

Parteciperanno i presidenti degli ordini provinciali degli architetti e degli ingegneri della Campania, il Presidente nazionale di Federarchitetti e il Presidente di Confedertecnica Campania.

“Obbligata a restare immobile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve. La Terra l’ha dimenticata”.

Italo Calvino Le Città Invisibili

Una mobilitazione culturale e scientifica che muove i suoi passi da una serie di distorsioni che rendono i percorsi legislativi, amministrativi, politici e sociali, pieni di insidie e di ostacoli che spesso si concludono con l’intervento del Giudice Ordinario, o amministrativo, o della Suprema Corte contabile, o magari con la Magistratura Penale, e la conseguenza del tutto anomala che si attribuisce a loro le decisioni, ottenendo per questo che a disegnare le Città e a formulare scelte siano organismi per nulla elettivi, rendendo vano qualsiasi processo programmatico delle Amministrazioni locali, provinciali e dei governi regionali e centrali, come per la TAV.

E così accade come per il caso del Crescent di Salerno o magari altre opere in tutta Italia, che sebbene siano supportate da decisioni di assemblee elettive largamente maggioritarie, sempre come nel caso di Salerno, vengano bloccate,dall’azione di ricorsi di movimenti civici o organizzazioni o comitati che nella nota viene indentificato come “comitatismo” o “pseudo ambientalismo”.

Si dice che quando un Paese ha troppe regole quel Paese non è un Paese democratico. Ebbene l’Italia ormai si è incartata nelle sue stesse regole, e quando in un sistema si eccede nelle regole, queste prendono il sopravvento e finiscono per essere opprimenti per i cittadini e, come per il caso di Salerno, additìrittura dannose rispetto ad iniziative, che hanno già messo in circolo risorse economiche. Risorse economiche che le varie leggi hanno voluto demandare alla “Progettazione contrattata“, e attraverso l’istituto del Project financing, ottenere il doppio effetto: quello di realizzare opere pubbliche attraverso l’intervento privato, atteso che il Governo centrale e quelli periferici, per finire alle Amministrazioni, non avevano più risorse disponibili; e quello di favorire l’intervento privato con tutte le implicazioni che questi comportavano ivi compreso un utile per i soggetti così detti attuatori.

Insomma: Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Ma la grande mobilitazione che parte da Salerno, vuole mettere il dito nella piaga, facendo emergere appunto questa distonia. Ebbene se fosse dipeso da Italia Nostra, forse non avremmo il Colosseo e forse non avremmo i nostri bei monumenti, che piazzati proprio là in tutte le piazze d’Italia, potevano essere considerati come un ingombro, molti di questi monumenti venivano anche indicati come brutti, e quì il discorso prende un’altra piega, eppure ora sono li, hanno resistito ai secoli, alle guerre e alle calamità naturali.

Spesso ci si chiede, ma se queste azioni di contrasto avessero un costo, solo per iniziarle, si farebbero? Mi piacerebbe pensare di si, ma mi piacerebbe pensare che l’attivismo di queste associazioni, come nel caso di Italia Nostra che ha una sua caratterizzazione nazionale fossero indirizzate nella loro attività di tutela del territorio a 360 gradi, e allora forse non avremmo i fiumi inquinati, non avremmo le montagne contaminate, non avremmo spiagge e pinete abbandonate e magari non avremmo uno scempio ambientale a soli 20 chilometri da Salerno come la costa collinare che va da Eboli a oltre Battipaglia completamente erosa ma non da fenomeni naturali, ma dall’intervento dell’uomo, o meglio ancora di imprenditori che hanno sfruttato in maniera sconsiderata per circa 6 chilometri quei costoni con l’estrazione di sabbione e misto.

Evidentemente lo strabismo ambientale non consente ai sostenitori di Italia Nostra di vedere quelle colline sfregiate, perché impegnati a guardare il Crescent, che sarà anche brutto ma certo non quanto è brutto quel tratto di Città che si sviluppa alle spalle del Crescent. In quel caso è probabile che non vi sia molto clamore, anche perché un fermo non comporterebbe molti danni, semmai l’interruzione di un’attività dannosa per l’ambiente e il paesaggio collinare.

Magari si potrebbe fare una crociata contro gli Impianti serricoli e pretendere di abrogare una Legge Regionale che consente di coprire fino ad un massimo del 60% della estensione delle aziende e così si potrebbe ridurre il rischio di alluvioni, ma è probabile che queste battaglie, che sembrano essere orientate dai tecnigrafi, non trovano un solido riscontro, perché sia la Piana che le colline non sono il Corso di Salerno e non si può “impegnarsi” discutendo davanti ad una bella tazza di caffé tra una disquisizione e l’altra.

Purtroppo le nostre Città sono state tutte aggredite da bruttissimi condomini che le hanno rese brutte e difficili da governare dal punto di vista urbanistico e gli anni ’60 e ’70 hanno dato proprio una bella botta, ora il primo obiettivo è sicuramente quello di affrontare il problema pensando complessivamente ad un ridisegno delle Città, intervenendo con operazioni di recupero laddove è necessario e ne vale la pena ma intervenire anche con operazioni di diradamento urbanistico per modo da poter pensare ad un disegno armonico delle Città.

E queste operazioni, sebbene possano non piacere, sono a carico delle Amministrazioni, e se queste hanno una maggioranza, hanno tutto il diritto di disegnare il futuro delle città seguendo le loro visioni, che attraverso gli strumenti urbanistici e la evidenza pubblica, si confrontano con tutti quei soggetti interessati e tra questi ci sono anche i singoli cittadini e le Associazioni e i comitati.

E’ altrettanto evidente che, pur riconoscendo la titolarità della proposta e della realizzazione, un’amministrazione deve percorrere tutte quelle tappe che segnano i tempi di realizzazione confrontandosi e creando le migliori condizioni, affinché il confronto non sia un’azione ostinata ma una accettazione di quei ruoli che spesso in Italia non sono più riconosciuti e sono più che confusi da un eccesso di regole che ingessano ogni azione.

costone-collinare-battipaglia-Eboli

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Salerno, 6 marzo 2014

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