IN ITALIA DI TASSE SI MUORE

Per la Banca D’Italia (riverimento 2013) siamo “solo” il quarto Paese zona UE più tartassato, per la Confcommercio invece nello stesso periodo abbiamo raggiunto la vetta con il 54% dei tributi sul Pil.

In Italia di Tasse si muore. E’ l’Ufficio Studi Confcommercio a regalare agli italiani il primato tra i tartassati G20.

Premier Renti-Andamento Tasse

Premier Renti-Andamento Tasse

di Marco Naponiello
per (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

ROMA – Come lo stesso Premier ebbe a dire qualche messe addietro “di troppe tasse si muore”, seguito sulla falsariga dal Ministro della Economia Federica Guidi, la pressione Fiscale non accenna a diminuire anzi aumenta,  lo stesso sottolinea la Corte dei Conti con un dato paradossale,  al Meridione l’aumento è di oltre 4 punti percentuali,  a rilevarlo è lo stimato Cnr.

Matteo Renzi lo diceva già nella veste di Sindaco della Città gigliata, che di troppe tasse il nostro paese rischiava di morire seguito a ruota dopo l’insediamento del suo Governo dalla titolare del Ministero dello Sviluppo Economico, Federica Guidi ad una Convention di Confcommercio, un mantra ripetuto in modo particolare da gente comune imprese e partite iva, e ne siamo unanimemente d’accordo in specie se lo ripetessimo ai vertici europei, ai rigoristi contabili Merkel e Katainen  su tutti, che stanno soffocando l’economia italiana e non solo. Per ridare fiducia servirebbe una manovra fiscale enorme, coraggiosa. Auspicando che l’azione dell’esecutivo Renzi vada in questa direzione, senza una decapitazione delle tasse sulla casa, sugli investimenti, sulle imposte locali, sui mille balzelli spuntati ovunque per tappare buchi, senza una rimodulazione delle aliquote Irpef, si continuerà ad affondare fino alla morte. Annunci e make –up economici, non porteranno né lavoro, né crescita.

Viviamo orbene in un Paese paralizzato dalle tasse, abbiamo raggiunto un acme di aggressività fiscale insopportabile, abbiamo metodi inquisitori e riscossivi intimidatori al limite della costituzione, tramite due enti pubblici come Agenzia delle Entrate ed Equitalia, , le addizionali sono una pletora, non c’è quasi  più nulla della attività civile che non sia da pagare, la situazione è ormai degenerata, serve una incisiva riforma del fisco, l’eliminazione di tanti diaframmi che si interpongono al cittadino. L’astensionismo è un segnale chiaro, v’è un dissenso troppo grande stavolta per far finta di nulla. Veniamo ai dati attuariali, la pressione fiscale è un martello inesorabile,in Italia ha raggiunto il 54 % effettiva, prima tra le economie a capitalismo avanzato, rispetto a  quella riferita al Pil emerso, il nostro Paese ottiene nel 2013 il record della tassazione.

A regalare agli italiani il primato tra i tartassati G20 è l’Ufficio Studi Confcommercio. Sul podio, dunque, e con l’intenzione di rimanerci: se nel resto del pianeta sembra prevalere la tendenza alla riduzione dei balzelli, lo Stivale è in controtendenza, con un aumento di 2,7 punti di Pil nel 2013 rispetto al 2000. Nello stesso lasso di tempo in Svezia il calo è stato di 7,6 punti, di 3,3 punti negli Usa e di 2 punti in Germania, tanto per fare degli esempi irritanti agli occhi dei contribuenti; La pressione fiscale record è confermata dal confronto con gli altri paesi UE: in Danimarca la pressione fiscale effettiva é al 51,1% del Pil, in Francia al 50,3%, in Belgio al 49,3%, in Austria al 46,8%, in Svezia al 46,7%, in Norvegia al 42,3% etc, ma quivi parliamo anche e soprattutto, di nazioni che offrono come contropartita servizi sociali ed economici improponibili al confronto dei nostri, non per niente nei paesi scandinavi il Welfare, si occupa dei cittadini come dice un motto “ dalla culla,  alla tomba” ma anche li sembra mostrare segnali di cedimento.

Pier Carlo Padoan

Pier Carlo Padoan

Ma una voce inopinata si alza fuori da coro, quella di Innocenzo Cipolletta, economista e dirigente aziendale di fama, che ritiene il contrario, nel senso che si non c’è italiano che non pensi di essere in credito con lo Stato, perché ritiene di pagare più tasse di quanto riceva in servizi. Ma non è così per la maggior parte di noi. In realtà chi predica a favore di una riduzione delle tasse e della spesa pubblica, secondo l’ex Direttore Generale di Confindustria, di fatto predica a favore di una sperequazione dei redditi che avvantaggia le classi più ricche. Vivere in un paese che fornisce buoni servizi è meglio che vivere in un paese dove si pagano poche tasse. Una posizione questa criticata non da pericolosi bolscevichi, quanto in primis, dai columnist del Sole 24 Ore e da diversi esperti settoriali, viste che le sperequazioni sono già in atto da tempo e i servizi delle tasse e delle imposte pagate, non vengono percepiti adeguatamente dai cittadini, che ne sono gli ipotetici fruitori.

E in una società opprimente di tributi l’effetto sarà consequenziale alla causa, l’abbandono della Patria natia, con giovani che cercano speranze al di fuori, Un popolo di emigranti lo siamo sempre stato, ma ora il flusso è una marea. Secondo l’Istat gli italiani che nel 2012 si sono cancellati dall’anagrafe per trasferirsi all’estero sono 68mila, in aumento rispetto ai 50mila del 2011 e ai 40mila del 2010. Dati che danno l’idea di un fenomeno in crescita, ma sottostimano il numero dei nostri connazionali che sono andati via, chi se ne va non sempre cancella il proprio nome dai registri pubblici o magari lo fa dopo un lustro, quando ormai è certo che la scelta è definitiva. Fuggono i “cervelli” in concomitanza con le “braccia”, giovani laureati e specializzati, accanto a giovani con formazione minore  o addirittura quasi nulla, alla ricerca della “Mecca “ di una vita serena a loro impossibile visti i parametri nazionali.

Corte dei conti

Corte dei conti

Ma la fenomenologia, coinvolge anche la “terza età” , infatti migliaia di  pensionati in difficoltà, aggrediti dalle tasse, fanno le valige e passano dalla probabile mensa dei poveri alle spiagge delle Canarie, per poter vivere dignitosamente dopo una vita di tanti sacrifici, si ritrovano una magra pensione ed uno Stato famelico pronta ad aggredirla;  se adesso si conteggia anche la novità della “emigrazione geriatrica”.  le aspettative future per la Nazione su questo dato sono sconfortanti.

Per la Corte dei Conti l’aumento pressione fiscale è colpa delle tasse locali, delle varie addizionali che dovrebbero coprire i mancati trasferimenti dallo Stato centrale agli enti scesi dall’80% all’in circa un misero 20%, con onere dei cittadini di coprirne il budget degli Enti minori, i quali nei buchi neri delle Società Partecipate, dissipano buona parte del gettito in loro appannaggio. I magistrati contabili proseguono, arrivano a scrivere che “la prospettiva di condoni e sanatorie rende autolesionistico” pagare correttamente tutte le tasse. Anche perché i controlli sono pochi, le multe esigue e le sanzioni penali restano spesso inapplicate. Ma il vero vulnus dell’italico Fisco è l’evasione fiscale, che ha punte di 200 mld di € annui, quanto 5 finanziarie “pesanti” sperando che la cura di Padoan, attuale Ministro delle Finanze ed ex vicepresidente del Fondo Monetario Internazionale, possa cogliere i frutti sperati.

D’altronde, l’opinione pubblica e le forze politiche in Italia sono piuttosto divise sull’atteggiamento morale nei confronti dell’evasione fiscale. Alcuni ritengono sia un male fisiologico, e persino necessario, o comunque giustificabile in qualche modo, le massime “Pagare tutti per pagare meno” o “pagare meno per pagare tutti” nel tempo son divenute una pia illusione, e i vari Redditometro, Sistema Serpico, Scudo fiscale, Tracciabilità Informatica, oltre a non registrare sostanziali miglioramenti, son stati considerati ulteriori mezzi di vessazione all’ uomo della strada. Un recentissimo sondaggio, da parte stavolta del Censis, ha evidenziato come oltre il 60% dei connazionali ha paura di diventare povero in futuro, il rimanente 40 o lo è di già o per loro fortuna si sentono dei privilegiati ottimisti, ma basta questo dato a vaticinare come nei prossimi anni, la paura dell’ indigenza porterà sempre più italiani ad “arrangiarsi”, magari travalicando le norme fiscali, e i pessimi esempi che i media ci propinano diventano in automatico un surrettizio invito a delinquere, loro malgrado.

Federica Guidi

Federica Guidi

In Campania andiamo di male in peggio, tra i vari “trofei” della gestione Caldoro, dobbiamo annoverare anche il primato fiscale, La Campania è la regione con il livello di tributi locali più alto in Italia. A decretarne la Regione con più alta pressione fiscale è un recente studio predisposto da Svimez. Il 2,8% del Pil regionale finisce in

tributi locali e pone la Campania al primo posto davanti a Liguria (2,6) e Calabria (2,3). La classifica penalizza la Campania non solo dal livello dei tributi, ma anche dal fatto che il livello del reddito pro capite è tra i più bassi d’Europa oltre che d’Italia. Nel 2013 a fronte di un reddito di circa 29mila euro un Veneto ha versato al proprio Comune 409 euro. Nelle stesse condizioni un cittadino Campano versa 458 euro però va valutato che il reddito di quest’ultimo è sensibilmente inferiore , quindi proporzionalmente e come se pagasse  una somma maggiore di tributi complessivi. Dunque  a parità di ricchezza i cittadini meridionali pagano di più ma usufruiscono di servizi peggiori paragonabili alla entità dei tributi versati.

Traendo le conclusioni, è impossibile un sistema impositivo unico nella zona euro, visti lo stato diverso dei conti pubblici con nazioni virtuose ed altre dissennate che hanno debiti pubblici astronomici, la soluzione più demagogica ma di difficile attuazione, sarebbe rimodulare o addirittura rinnegare parte del Debito Pubblico per attenuarne la pressione tributaria, o il famoso  Federalismo Fiscale, una riforma mai decollata, col rischio concreto  di creare novi centri di spesa locali fuori controllo. Forse la soluzione di buona  logica seguendo la legge del “Rasoio di Occam”, «A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire» .

E sarebbe quella di aggredire i templi dell’intoccabile evasione,le cricche le caste, le furberie varie che hanno vissuto per anni con la complice egida del potere politico in connubio con altri poteri deviati dello Stato, che invece di tutelare gli interessi generali, hanno privilegiato dolosamente gli interessi dei pochi, e per terminare,  consentitemi di congedarmi  sempre con una frase del famoso filosofo inglese  «Dirumpamus vincula eorum et proiciamus a nobis iugum ipsorum.»  ovverosia, “spezziamo le loro catene e gettiamo via il loro giogo da noi”, un invito ed un monito, forse ancora fattibile nell’Italia dei tempi attuali.

Roma, 8 dicembre 2014

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