Battipaglia: Dal Consiglio “si” ai migranti e Bruno(PD) dá lezioni d’immigrazione

Mentre il Consiglio Comunale discute, si schiera con i migranti e mette a “giro” il mattone, Bruno(PD) dá lezioni di immigrazione.

Bruno(PD): «L‘immigrazione è una materia di competenza esclusiva dello Stato, ma non è più rinviabile il coinvolgimento degli enti locali nel governo del processo migratorio». E dalla maggioranza spunta anche una proposta per il PUC: 200 alloggi a rotazione per migranti e senza tetto.

Consiglio comunale Battipaglia_immigrazione1

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da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

BATTIPAGLIA – Mentre il Consiglio Comunale di ieri sera ha discusso in una seduta piena di tensione e superpicchettata, da una parte da Forza Nuova e dall’altra dalle Forze dell’Ordine, e fortunatamente tutto è andato bene, e alla fine si è schierato con i migranti, il segretario cittadino del PD Davide Bruno, in una lunga nota politica dà lezioni sui migranti e sull’immigrazione, ma soprattutto chiarisce ruoli e responsabilità, e raccomanda di non perdere l’obiettivo principale che oltre all’accoglienza deve rispondere e senza tentennamenti ai doveri e ai diritti.

Doveri e diritti che spesso in materia di accoglienza, vengono travisati o quantomeno mortifocati sotto l’onda emotiva dell’emergenza, eppure nella completezza della proposta è spuntato il collegamento con il “mattone“, rispetto al quale la maggioranza attraverso uno dei suoi componenti, ha pensato bene di proporre di inserire nel PUC un certo numero di alloggi (200), da poter assegnare a “rotazione” ai migranti e ai senza tetto.

rodopa-battipaglia

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Una proposta interessante ma nello stesso tempo pericolosa, poichè non tiene conto degli effetti che potrebbe generare e che proprio in questiultimi giorni ne stiamo verificando i fatti con l’arrivo a migliaia e migliaia di migranti o profughi che siano nel Porto di Salerno, dando voce a qualche sussurio che vorrebbe individuare tra Battipaglia e Eboli il centro di smistamento perchè vi sarebbe su scala “industriale” una sistemazione “pronta” o immediatamente “risolvibile”, sussurrio che, è difficile crederci ma che se fosse vero sarebbe preoccupante dal momento in cui intorno al “solidarsismo” vi sono anche un bel popò di flussi economici che, sempre se fossero veri quei “bisbiglii”, ruoterebbero intorno ad una organizzazione che verrebbe pagata dal fondo nazionale a migrante o profugo e che a sua volta verrebbero poi subconcessi ad altri soggetti garantendo un cospicuo guadagno per l’una e per l’altro, circostanza questa che poi trasformerebbe i migranti anche in un serbatorio di manodopera per le grandi aziende agricole, le quali non pagherebbero più ad ora ma commissionerebbero a cottimo la preparazione dei terreni in campo aperto o sotto Serra, garantendo un compenso che andrebbe parte all’organizzatore (o forse sarebbe meglio chiamarlo “caporale“), recuperando sulla sub-concessione e parte alle squadre dei migranti, che a loro volta aggiungerebbero qualche euro a quelli che gli toccherebbero di già.

Fantascienza, bugie, romanzo o verità?

In ogni caso i migranti o i profughi sistemati a Battipaglia non sono affatto circa 200, se si mettono anche nel conteggio quei 148 che alloggiano nel Rodopa di proprietà della famiglia Caprino, Battipaglia è nella Piana e val la pena ricordarlo a qualche smemorato o smemorata che a convenienza la erge a capitale della Piana, che tra Battipaglia, Eboli e Capaccio i migranti sono a migliaia, prevalentemente del maghreb, ma di tutte le etnie e di tutti gli status: regolari, in attesa di regolarizzazione; clandestini in attesa di lavoro stabile per regolarizzarsi e/o solo di passaggio per il resto d’Europa; profughi; richiedenti asilo politico; nessuno, ma proprio nessuno, nemmeno i servizi segreti sanno quanti sono realmente, aggiungendovi anche i comunitari. Una stima al ribasso li collocherebbero intorno ai 6500, quella al rialzo oltre gli 8000, quella reale inimmaginabile, tanto che nella Piana del Sele sorgono come funghi le “case di accoglienza”, e se una parte di questi vengono sfruttati in agricoltura, altri in altri settori, altri ancora dalle nuove e miste camorre emergenti, e le donne ovviamente non hannoche intrattenersi nelle traverse della litoranea sfruttate da organizzazioni miste di magnaccia.

Ex Azienda Mellone Santa Cecilia_1

Ex Azienda Mellone Santa Cecilia_1

Tutta questa gente ovviamente per il Consiglio comunale di Battipaglia e per l’Amministrazione comunale stanno sotto lo zerbino belli nascosti: L’importante è che non si vedano; ma l’importante è che rispondano a quella richiesta che l’economia del posto vuole, e se poi si deve fare business, mettiamoci anche qualche villaggio di 200 appartamenti, insomma: “Pecunia non olet“; ma “Roma Capitale docet“. Intanto, si notano già  dei movimenti, pare sia in allestimento un altro grande Centro di accoglienza nell’agro di Santa Cecilia di Eboli presso un’Azienda “ex Mellone”.

E tra una solidarietà e l’altra, qualche protesta, qualche decisione e qualche proposta urbanistica il Consiglio decide di percorrere la strada della accoglienza insieme alle Istituzioni sovracomunali iscrivendosi al Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), che a sua volta è gestito dai Comuni e dal terzo settore, entrando a far parte di progetti che in soldoni costeranno per immigrati dalle 35/40 euro al giorno per persona, dai 45/55, per gli adulti, fino ai 75/80 euro al giorno per minori e portatori di handicap. Un bel Business, e siamo tutti solidali.

Davide Bruno-

Davide Bruno-

E sulla base dei lavori del consiglio comunale ecco che Bruno(PD) interviene: «L‘immigrazione è una materia di competenza esclusiva dello Stato, – scrive in una lunga nota il segretario cittadino del Partito Democratico Davide Bruno, proprio mentre si discute in Consiglio Comunale di immigrazione, di clandestini, di accoglienza, e lo fa con un piglio da “professore” che dà lezione a degli alunni che evidentemente nello sviluppare il “tema” sono usciti fuori traccia e si sono persi in sproloqui senza centrare il problema e la problematica che confusamente si affronta, ma condendola di altre questioni che pure sono importanti ma che vanno appropriatamente affrontate perché se ne comprenda la portata per intervenire e gestirne gli eventi – che esercita tale competenza a livello territoriale attraverso i Prefetti. Appare evidente come non sia più rinviabile il coinvolgimento degli enti locali nel governo del processo migratorio, collegando le politiche dell’immigrazione alle politiche per gli immigrati. In maniera palese la ripetuta sottovalutazione del fenomeno porta il nostro Paese in emergenza costante.

L’immigrazione, spesso oggetto di facile propaganda – aggiunge Bruno riferendosi anche a come evidentemente è stata trattata recentemente da una nota trasmissione televisiva famosa per la sua narrazione catastrofista – per gli sbarchi e l’accoglienza ai rifugiati, significa parlare di disagio, di paura ma rappresenta anche uno principali contributi all’economia nazionale. La farraginosa situazione delle istituzioni europee aumenta le difficoltà: non riescono a controllare i flussi in partenza  e non riescono a gestire qui le persone che arrivano. Non esistono soluzioni semplici e immediate per l’immigrazione in cui gli scenari di esodi di massa sono molto gravi sia nel numero che nelle modalità.

La questione – fa rilevare Bruno – è che il fenomeno va regolato, sulla base di decisioni e non di ricatti emotivi. Nè si possono mettere da parte le istituzioni democratiche elette, rispetto alle dimensioni del fenomeno e sui suoi costi, generando un vortice tra allarmismo e paure. Sarebbe la risposta peggiore all’illegalità e allo sfruttamento di mano d’opera a basso costo. E non si tratta di assistenzialismo senza responsabilità. Un immigrato deve rispettare innanzi tutto le leggi del Paese che lo ospita. Non possono esserci zone senza regole dove in particolare i diritti fondamentali delle persone, i diritti delle donne, dei bambini non sono rispettati. La capacità di rispettare regole comuni è un primo livello di integrazione. Guardare ad un’accoglienza diffusa sui territori contro la logica delle grandi strutture sovraffollate è necessario per evitare un rigetto sociale.

L’accoglienza degli immigrati, – precisa con dovizia di particolari Bruno – gestita dalle prefetture si basa sui CARA (Centri di accoglienza per richiedenti asilo), CPSA (Centri di primo soccorso e accoglienza) e CDA (Centri di accoglienza per richiedenti asilo). Tali strutture sono al collasso, ospitando numeri ben oltre la soglia di capienza massima. In tutta la penisola in questi anni di “emergenza” è cresciuta una rete di cooperative, associazioni, centri di accoglienza e privati i cosiddetti CAS, (centri di accoglienza straordinaria) che mettono a disposizione posti letto in strutture (spesso non adeguate) per una spesa media di circa 35 euro al giorno.

sbarco-migranti-porto-salerno

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Altra considerazione da fare, – secondo Bruno – è sull’applicazione della carta della buona accoglienza, siglata a Roma, dal ministero dell’Interno. Con la Carta si impegna a offrire misure mirate alla persona; favorire l’integrazione puntando su piccoli numeri  e diffusione nei territori; garantire la titolarità pubblica degli interventi grazie, al coordinamento con prefetture e comuni; rendere di conseguenza l’inclusione sostenibile per le comunità locali, evitando tensioni e conflittualità.

L’obiettivo – per Bruno – è uscire da logiche di emergenza, mettendo a sistema un’organizzazione strutturata dell’accoglienza ispirata al modello del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), gestito da Comuni e Terzo settore.

Chi governa si ritrova tra spinte opposte, da un lato garantire l’ accoglienza al migrante che è fuggito da guerre e carestie, dall’altro lato dare risposte alle richieste di sicurezza e legalità dei propri cittadini La nostra città, la nostra politica si può far promotore di un patto tra Comuni, da proporre e promuovere con l’ANCI, affinchè una rappresentanza di Regioni e Comuni siano presenti nei processi decisionali del ministero dell’interno per gestire i flussi migratori per la TASK FORCE che si sta costruendo e chiedere maggiori risorse per ridurre i tempi dei richiedenti asilo e ridurre i tempi per vagliare i ricorsi.

Nell’immediato – conclude il Segretario Davide Bruno del Partito Democratico cittadino – il comitato per l’ordine pubblico con la prefettura va richiesto in seduta periodica così come l’organizzazione di programmi di volontariato per le attività di cura del territorio. Nel lavoro e nella comprensione c’è l’essenza dei nostri valori. E’ il primo passo da compiere se vogliamo che gli interventi volti all’inclusione sociale e all’integrazione sui territori funzionino. Questa può essere l’unica risposta per non far prevalere paure e per fermare l’illegalità. Offrire un’ integrazione concreta in cambio del concreto rispetto delle nostre leggi coniuga una doppia responsabilità di governo per la sicurezza e per la solidarietà».

Battipaglia, 24 settembre 2016

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