A Pomigliano ha vinto il SI: Una vittoria amara, 62,2% a 36%

Non c’è stato il plebiscito. E’ stata una vittoria sotto “ricatto”. Ora la Fiom vuole riaprire le trattative e la Fiat glissa.

Bisogna pensare ad un nuovo patto tra lavoro ed impresa, alla luce della modernità  delle produzioni e del dinamismo dei mercati, ma tra pari.

Operaio Fiom

“E’ più facile che un cammello passi per una cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel Regno di Dio“.

POMIGLIANO D’ARCO – Ha vinto il sì. Dei 4.642 votanti, con 2888 si, 20 schede bianche, 59 nulle e 1673 no, i lavoratori hanno approvato l’intesa tra l’Azienda e i sindacati con la esclusione della Fiom. L’accordo allo stabilimento Fiat di Pomigliano D’Arco, dovrebbe portare un poco di serenità e schiudere i cancelli della fabbrica.

E invece non sarà facile, e non lo sarà specie per quei 1673 lavoratori che coraggiosamente hanno detto no, per loro i cancelli sono “socchiusi”. Il risultato è amaro, i vertici della Fiat lo sanno, si sarebbero aspettato un plebiscito, perché in effetti, indipendentemente dall’accordo sottoposto al referendum, si è votato per il lavoro. Quindi quei SI, il 62,2% degli operai hanno votato ma solo per mantenere il loro posto di lavoro, con un “cappio” al collo, perché avevano paura di restare fuori dal mondo del lavoro, specie in una Regione come la Campania che i disoccupati sono uno su tre.

Quel SI sotto ricatto, nella colpevole connivenza di chi lo ha sostenuto pesa sui futuri rapporti che regolano le controversie tra l’impresa e i lavoratori. Da domani non esistono più certezze. Il mondo dell’impresa ha voluto far pagare le sue colpe al mondo del lavoro, quel famoso anello debole che mantiene l’impalcatura dell’economia. Lo ha fatto con la complicità del mondo politico, nessuno escluso, che con la scusa della recessione, della concorrenza di altre aree del globo, con la scusa della scarsa produttività e delle difficoltà dei mercati, hanno demolito quei diritti che sono sanciti dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori.

Raffaele Bonanni

Una ipocrisia in tecnicolor.

Sicuramente è cambiato qualche cosa da quando si è pensato e si è approvata la Carta del Lavoro, sarebbe il caso di affrontare nella sua coplessità un nuovo patto tra lavoro ed impresa, anche alla luce della modernità e della velocità che il mondo della produzione deve affrontare quei mercati in continuo dinamismo, ma l’ipocrisia del Governo, della politica e dei Sindacati, che non hanno avuto il coraggio di affrontare il problema, mentre approfittando del bisogno, hanno voluto demolire quei dei diritti dei lavoratori, nelle ginocchia, con la contrattazione decentrata, ma sotto ricatto, non offrendo nessuna scelta e seguendo il principio: prendere o lasciare.

Marchionne

Ora è tutto nelle mani della Fiat, e la Fiom lo sa, e per questo teme che il risultato possa non bastare all’Azienda, che non è affatto soddisfatta del risultato, e per questo potrebbe giocare sul mancato plebiscito, per accusare i lavoratori di remare contro, per tirarsi indietro e negare gli investimenti, quei famosi 700 milioni per il progetto della nuova Panda a Pomigliano.

Il mancato plebiscito non è affatto un grande passo avanti come lo hanno definito i sindacati, i partiti che lo hanno sponsorizzato e il ministro Maurizio Sacconi che lo ha spalleggiato, è solo una brutta pagina che si aggiunge ad un libro nero che ormai i più deboli sono costretti a leggere. E di una brutta pagina si tratta, basta pensare che un minuto dopo la soddisfazione ci sono stati i dubbi di Raffele Bonanni. Dubbi che sono legittimi e che sia Marchionne che la Fiat nel suo complesso, hanno lasciato trapelare nel manifestare la insoddisfazione per il risultato e la vacuità delle proposte post-referendarie.

“E’ più facile che un cammello passi per una cruna di un ago, piuttosto che un ricco entri nel Regno di Dio“. Che significa? Maurizio Sacconi, Raffaele Bonanni, Luigi Angeletti e tutti gli sponsor di questo accordo si vadano a leggere il passo del Vangelo secondo Marco.

10 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Mi chiedo e Vi chiedo: Ma che dignità può avere un UOMO, un lavoratore, che per poter garantire “IL PANE” ai propri figli deve accettare il FIAT/RICATTO ?
    O voti SI ( con la messa in discussione di tutta una serie di diritti conquistati in anni di lotte operaie e “ratificari” dallo Statuto dei Lavoratori) oppure il lavoro lo porto in altri Paesi ove la “la fame” è maggiore ed il rispetto del lavoro umano sconosciuto.
    Ma dove stà andando Questo Paese che una volta era la “CULLA DEL DIRITTO” ? Quale arma ha un giovane “precario” o peggio disoccupato se oggi non PUOì nemmeno essere sindacalizzato ?
    Certo che lavorare può significare sopravvivere ma il futuro che “stiamo” costruendo basato tutto sul “libero mercato” e sull’egoismo personale ( ognuno pensa a se se stesso) di tipo leghista e di chi lo sostiene ( anche inconsciamente) non è quello che “sognavamo” noi giovani democristiani, socialisti, comunisti etc…. Mi chiedo e Vi chiedo, cosa sognano, cosa sperano per il futuro i giovani di oggi. Molti, troppi sono i cattivi maestri, qualcuno gira anche in questo spazio democratico ( leggi il mio ex compagno Elio P.)

  2. Un accordo capestro sul bisogno degli operai. Un si da vergognarsi, anche perché la Fiat non manterrà una soloa promessa.

  3. Ho timore che il referendum sia solo il classico “Cavallo di Troia”,dato che il plebiscito richiesto da Marchionne il “MARPIONNE”, non era affatto realistico, e dunque la FIAT ha il classico “casus belli” per potersi smarcare dagli impegni sottoscritti e produrre in Polonia a costi minori.Si legge da un comunicato”L’azienda apprezza il comportamento delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso l’impegno e il significato dell’iniziativa di Fiat Group Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano”.Alle parole seguiranno i fatti?Si fa strada l’ipotesi di costituire una newco, una nuova società che riassumerebbe con un nuovo contratto i singoli lavoratori di Pomigliano disponibili ad accettare le condizioni poste dall’accordo. Un pò come è successo con Alitalia. Ma il Lingotto non esclude un cambio netto di strategia con la produzione di un modello di auto diverso dalla Panda. Ciò richiederebbe una diversa organizzazione del lavoro ed un ridimensionamento della forza lavoro attuale di Pomigliano: secondo i sindacati sarebbero impiegati un migliaio di lavoratori in meno.Di certo un quinto degli operai in disaccordo, non garantisce all’azienda la possibilità di un ciclo produttivo “tranquillo”.Se la palla è tornata in mano Fiat, dopo il referendum è tornata in campo anche la Fiom, che viene ricondotta al “ gioco delle parti” , con le nefaste conseguenze di un ennesimo accordo firmato ai danni dei lavoratori. Che presto si accorgeranno a loro spese a quale infimo prezzo hanno svenduto la propria prestazione lavorativa ! Invece di prendersi la responsabilità di fare blocco comune contro le pesanti pretese padronali, così da imporre il rispetto della dignità umana ,dell’occupazione , dei diritti basilari e contrattuali.E’ evidente che Fiat non si aspettava il no di così tanti lavoratori di Pomigliano, ma annuncia di continuare a lavorare con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell’accordo; la percentuale di voti contrari non sembra raggiungere la soglia minima auspicata per gestire l’intesa evitando il clima di forte ostilità generato negli ultimi giorni.
    Resta quindi in bilico l’accordo da 700 milioni di euro che avrebbe dovuto spostare la produzione della Panda dallo stabilimento in Polonia a quello campano di Pomigliano.
    Il referendum, nonostante sia stato fatto per tastare il terreno, non è mai stato visto dalla Fiat come l’atto finale della partita, visto che la stessa Fiom (artefice di questi problemi) ha sempre detto di non considerarlo legittimo e quindi di non firmare a prescindere l’accordo…chi vivrà vedrà!

  4. Si deve solo vergognare Bonanni e l’altra barzelletta di Angeletti. Non hanno nemmeno finito di uccidere lo statuto dei lavoratori con questo referendum capestro e già temono che la Fiat non manterrà gli impegni. Il lupo perde il pelo ma non il vizio.
    La Fiat voleva la totale sottomissione, non c’è riuscita e adesso butta all’aria tutto.
    Vergogna

  5. PER I LAVORATORI E’ LA FINE! ADESSO TUTTI GLI IMPRENDITORI SI SENTIRANNO IN DIRITTO DI USARE LA SPUGNA PER I CANCELLARE LE LOTTE SINDACALI E LE CONQUISTE GUADAGNATE CON IL SANGUE DEI LAVORATORI DI TUTTI IL MONDO : DOMANI 25 GIUGNO LA CGIL SCIOPERA ! ADERITE IN MASSA! SE TUTTI UNITI NON PASSERANNO, ALCUNI DI NOI SONOPRONTI AL SACRIFICIO ESTREMO!

  6. Lo scontro tra FIOM-CGIL e FIAT non è altro che il fallimento di una classe politica che da decenni si occupa solo del lavoro come emergenza e non attraverso una politica seria strutturale.

    L’accordo che uscirà fuori da Pomigliano non è altro che il compromesso necessario che milioni di precari italiani sono costretti a subire ogni giorno pur di lavorare e di pagare un mutuo.

    Le condizioni che oggi ci fanno rabbrividire sono condizioni che implicitamente accettanno ogni giorno milioni di precari italiani e probabilmente sono migliorative rispetto alle condizioni che tanti di loro sono costretti a subire (e mi riferisco ad esempio a turni di lavoro di 10 ore, straordinari non pagati, ferie e giorni di malattia inesistenti salvo rare concessioni, la pensione come miraggio).

    Oggi ci sono milioni di precari che farebbero volentieri a cambio con le condizioni strappate alla Fiat per Pomigliano. Ed è questa la vera tristezza, soprattutto perchè la politica ha fallito e non riesce a rappresentare le istanze di questi lavoratori, non riesce a presentare proposte concrete condivisibili che vanno oltre le lacerazione tra le millemila sigle di sindacati e minipartiti.

    Ma perchè allora in molti ci scandalizziamo per queste condizioni oggi ? Perchè non abbiamo mosso ciglio quando negli ultimi dieci anni soprattutto silenziosamente colpo su colpo giorno dopo giorno con compromessi sempre più grandi venivano meno quelle conquiste per milioni di precari di questo splendido paese che giustamente Antonio Lioi chiama “la culla del diritto” ?

    Perchè ci siamo fatti logorare ed ogni giorno abbiamo accettato machiavellicamente un compromesso. Lo abbiamo accettato per noi stessi rinunciando alla ferie, per i nostri figli rinunciando alle pensioni e così via.

    Oserei dire che in questo paese non c’è soltanto la crisi del lavoro, è in atto una lenta ed inesorabile crisi della cultura. Un impigrimento generale dell’italiano medio che ha portato anche ad una crisi della produttività.

    I dati dicono che dopo la fine della prima repubblica non solo i salari dei lavoratori dipendenti hanno smesso di crescere ma anche la loro produttività.

    Si può ancora pensare di riproporre oggi una lotta tra operai e impresari quando proprio a pomigliano uno dei problemi e il tasso di assenteismo e la bassa produttività. Chi di noi sarebbe così folle da tenere in piedi una struttura che non produce e per di più con operai perennemente non a lavoro per i motivi più svariati ?

    E’ necessario quindi trovare il giusto equilibrio tra le esigenze delle imprese ed i diritti dei lavoratori. La flessibilità vuol dire sacrifici per tutti non per forza annullamento dei diritti. Un sacrifico possibile lo indica da tempo Tito Boeri. In particolare sostiene che sarebbe auspicabile legare una percentuale del salario (proponendo il 50 %) alla produttività. Questo potrebbe essere uno dei modi per evitare l’assenteismo ed aumentare la produttività. E sicuramente sarà anche un modo almeno per non dare scuse a chi vuole delocalizzare e sfruttare altri paesi che in questo momento sono disponibili a minor prezzo e con minori garanzie. Ma anche qui la domanda sorge spontanea ? il problema è della Fiat ? o è delle tante imprese italiane che da anni delocalizzato produzioni, settori strategici, settori di ricerca e persino i call center senza che nessuno battesse ciglio ? Chi ha reso possibile tutto questo ? Perchè non si affronta il problema del lavoro, del contratto unico, del rapporto con i sindacati, della produttività, delle pensioni, dell’aumento dei salari, della flessibilità, della mobilità con una politica strutturale seria ed ordinaria pensando a come vorremmo l’italia fra 20 anni e non a come qualcuno l’ha immaginata 40 anni fa ?

  7. Carissimo Gabriele, dirti che hai ragione e che condivido fino in fondo le tue considerazioni mi sembra poca cosa ma è proprio così !!!
    Al centro del tuo contributo vi è la frase che dovrebbe essere alla base di GRANDI DIBATTITI: E’ necessario ………. trovare il giusto equilibrio tra le esigenze delle imprese ed i diritti dei lavoratori.
    Il punto è questo ! Aggiungo solo altri due spunti:
    A- Le esigenze delle imprese non dovrebbere essere solo quelle dettate dal “libero mercato”, ma “equilibrate fra la necessità del fatturato e la crescita sociale di tutto “il mondo” che circonda l’impresa stessa,
    2-Gli addetti operativi , di tutti i livelli dagli operari ai quadri, dovrebbero capire che quello che “avevamo” costruito negli ’60 e ’70, relativamente alla ricerca del “POSTO” di lavoro piuttosto che “IL LAVORO” è un concetto da abbandonare per sempre.
    Il LAVORO comporta la corresponsabilità nel successo dell’impresa.
    Non mi dilungo, ma ti ho letto con piacere. Spero che questo sia il tono degli interventi su questa “piazza” virtuale.a.l.

  8. pensiero sconcertante.
    Non credete ai sindacati ed alla fiat sono venduti e falsi .
    l’alternativa è il turismo le belle arti la natura e l’ambiente,sono energie sicure e che non costano perche gia esistono .La forza lavoro cioe gli uomini devono impossessarsene e gestirle senza arrecare danni piu di quelli che ci sono ,soprattutto nel napoletano.
    Non dico stronzate gli altri si quando parlano di tavolo di trattative ,lavoro accordi sindacali ,tutte stronzate per fregare l’operasio. Su Operai rimboccatevi le maniche siete artefici eprotagonisti della vostra vita e destino prendete il capo non vivete di assistenzialismo Costoro Governo confindustria e sindacati quersto vogliono schiavizzarvi a vita. Viva la liberta viva la repubblica ora piu che mai questi slogan servono.

  9. loro vanno in ferie alla faccia dei disoccupati o schiavizzati, I dipendenti fiat dove vanno in ferie? sull’asfalto delle strade degradate di apOMIGLIANO DOVE CAMORRA E DELINQUERE LASCIANO POSTO A QUESTE STRONZATE PER FAR SOGNARE GLI STOLTI POVERI DISCRAZIATI.cOSA uGALE DESTINO OSPEDALE eBOLI CHIUSURA CERTA CHIACCHIERE SOLO PER FAR POLITICA.

  10. Come inizio 2014 non c’è male!:
    La Fiat conquista il 100% della Crysler, dopo l’accordo con il sindacato americano. Il centro delle decisioni del gruppo si sposta definitivamente negli USA.
    Come costruirsi un impero economico con i soldi degli altri.
    Ora che hanno travasato i soldi da Fiat in Chrisler e messo in salvo i loro,ma anche nostri,interessi, chiuderanno gli stabilimenti italiani lasciandoci 100.000 disoccupati. E’ dal 1928 che campano con i soldi pubblici e la loro scomparsa dalla scena,forse, politico-economica italiana ci farà solo bene.
    In altre epoche le fabbriche FIAT sarebbero state parzialmente nazionalizzate.
    I media invece di dipingere l’operazione come un successo di italianità dovrebbero specificare che la produzione FIAT ormai si sta concentrando solo negli USA.
    PENSIAMO:
    1)La Chysler era nella vetrina ” Saldi” dall’epoca del marchio Simca Chrysler
    2)Tutti i precedenti tentativi di accordi GM,Toyota etc sono falliti miseramente
    3)Le chiusure di stabilimenti non vengono MAI annunciate ma fatte
    4)E’ stato mai fatto un conto tra quanto versato all’ INPS ( non dagli operai o per pensioni ma dall’azienda per cassa integrazione e quanto la azienda ) ed il prelevato per cassa integrazione ordinaria e speciale per tutto il GRUPPO indipendentemente dalla ragione sociale ?
    5) 1,75 miliardi di euro ? Estero su Estero ? E quante imposte verranno pagate in Italia e quante imposte future verranno sottratte all’Italia?
    La Fiat ringrazia il popolo Italiano che con i finanziamenti all’azienda ha permesso ai grandi azionisti di costruire un network.

Lascia il tuo commento

Inserisci il tuo nome

Il tuo nome

Inserisci una email valida.

Inserisci una email valida (non viene pubblicata)

Inserisci il tuo commento

POLITICAdeMENTE – Il blog di Massimo Del Mese © 2020 All Rights Reserved

2009-2016 Fluidworks Web & Media Solutions

2009-2012 by Fluidworks Web Agency Eboli (Salerno)

PoliticaDeMente