Incendio Area San Nicola Varco: Dura replica di Melchionda a Cariello

Dura replica del Sindaco di Eboli a Cariello, sull’incendio nell’area di San Nicola Varco. La proprietà è della Regione Campania: “Affermazioni fuori luogo”.

Melchionda: “Abbiamo lavorato perché quell’area, in cui vi erano centinaia di persone che sopravvivevano in condizioni igienico sanitarie indegne di un paese civile, fosse restituita alla collettivita’. La Regione, e sono trascorsi anni dopo lo sgombero disposto dalla magistratura, ha continuato a lasciarla nel completo abbandono”.

Martino Melchionda,

EBOLI – Il Sindaco di Eboli Martino Melchionda interviene sulla polemiche seguite al grave incendio che ha interessato l’area dell’ex Mercato Ortofrutticolo di San Nicola Varco, a tutt’oggi mai bonificata dalla mole di rifiuti presenti dalla Regione Campania, proprietaria del complesso.

Nel corso del 2010, difatti, su disposizione della magistratura, quella zona fu sgomberata dagli occupanti, centinaia di immigrati che vivevano in condizioni degradanti e incorrendo in gravissimi rischi di carattere igienico-sanitario, anche a causa dei rifiuti accumulatisi negli anni.

Il Comune di Eboli sostenne quella scelta di restituire alla collettività quell’area, situata nel cuore della Piana del Sele, e contemporaneamente si adoperò, attraverso l’assessorato alle Politiche sociali e con il contributo della Caritas, per fornire assistenza alle centinaia di persone che per anni erano vissute in condizioni inumane e degradanti.

Lo stato di degrado di quell’area, però, si era potuto consolidare, negli anni precedenti, anche a causa dell’assenza delle Istituzioni che sarebbero dovute intervenire ad impedire un simile scempio, anche a causa del comportamento di chi, all’epoca Assessore provinciale in carica, si limitava alla solidarietà di facciata, alla propaganda sterile, astenendosi da qualsiasi intervento concreto che andasse oltre ad una visita ogni tanto, a beneficio dei giornali e delle fotocamere.

“Noi – dichiara il sindaco di Eboli Martino Melchiondafin da quando ci siamo insediati abbiamo denunciato con forza l’insostenibilità della situazione a San Nicola Varco, determinatasi nel corso degli anni a causa dell’ignavia di certa classe politica.

Ad un certo punto l’instabile equilibrio che si era determinato è venuto meno, a seguito dell’intervento della magistratura che ha deciso saggiamente di porre fine ad uno scempio ambientale ed al permanere di un luogo fuori dalla legalità, in cui le persone vivevano in condizioni di profondo degrado.

Noi – prosegue il primo cittadino – abbiamo condiviso quella scelta. Una scelta dolorosa, ma assolutamente necessaria. Abbiamo aiutato in ogni modo possibile gli immigrati, sia nel momento dell’emergenza che successivamente, insieme alla Caritas diocesana, attraverso la struttura di Torre Barriate prima e di Villa Falcone e Borsellino successivamente, che destinammo con ordinanza urgente a centri di accoglienza per immigrati regolari. E abbiamo fatto tutto da soli, perché l’allora Assessore provinciale Cariello si limitò a visite di cortesia ai ragazzi ospitati, senza stanziare un euro.

Lo stesso Massimo Cariello che, all’epoca rifondatore del comunismo prima di approdare alla corte di Cirielli,  ha demagogicamente sostenuto l’idea insana di mantenere in vita quel ghetto, dove gli stessi immigrati vivevano in condizioni inimmaginabili per chi non vi abbia mai messo piede.

Addirittura Massimo Cariello, preda di eccessi populistici e di un furore ideologico svanito da lì a qualche mese – aveva sostenuto la folle opzione, sostenuta dall’assessore regionale dell’epoca Alfonsina De Felice, di consolidare il ghetto attraverso l’installazione di ottanta container della protezione civile.

Questa iniziativa assurda fu impedita dalla radicale opposizione dell’Amministrazione da me guidata. Dovemmo ordinare alla polizia municipale di impedire questo ulteriore disastro, ed io stesso contattai il presidente Bassolino affinché fermasse l’iniziativa improvvida del suo assessore.

Ed oggi – incalza Melchionda – lo stesso Cariello, con rara improntitudine, interviene nuovamente sulla questione, cercando di far passare l’idea balzana che dovesse essere l’amministrazione comunale a vigilare e magari a far bonificare un’area di proprietà della Regione Campania, rispetto alla quale peraltro la regione medesima si è totalmente disinteressata negli ultimi due anni, anche in termini di restituzioni della stessa a funzioni produttive.

Noi – spiega il sindaco – abbiamo più volte emesso ordinanze in merito alla necessità di procedere alla bonifica integrale dell’area interessata dall’incendio, che è colma di rifiuti di ogni sorta, alcuni anche pericolosi. Lo abbiamo fatto immediatamente dopo lo sgombero, all’epoca era in carica l’amministrazione Bassolino, e lo abbiamo fatto, rinnovando l’ordinanza, quando si è insediata la giunta Caldoro. Occorrono almeno tre milioni di euro per sgombrare l’area da quei rifiuti. E chi è proprietario dell’area ha il dovere giuridico di provvedere. Così come ha il dovere di vigilare per impedire l’accesso notturno di delinquenti che vadano a sversare abusivamente ulteriori rifiuti, o a bruciare quelli già presenti. Per questo, in caso di persistere della grave inadempienza da parte degli uffici regionali, dovremo segnalare il tutto alla magistratura.

E’ evidente a tutti – conclude Martino Melchiondala grave strumentalità della presa di posizione di Massimo Cariello, che, in mancanza di argomenti seri, cerca di scaricare sull’amministrazione comunale responsabilità che non esistono.

Suo dovere sarebbe invece, giacché è rappresentante del partito di destra in cui milita anche il presidente della Giunta regionale, abbandonata repentinamente Rifondazione Comunista sotto le cui bandiere è stato eletto sia in provincia che in comune, far sentire con forza la propria voce in regione, per chiedere che venga posto  fine a questo scempio”.

Eboli, 26 agosto 2012

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