Ancora incendi a S. Nicola Varco: Inferno o Paradiso, Ghetto o Outlet

Il Sindaco di Sicignano Amato in una lettera: “Aiutiamo i ‘fratelli’ musulmani”. Altri preferiscono i “fratelli” Negri.

Chi appicca gli incendi? Chi sfrutta gli immigrati? Dove lavorano? Con chi lavorano? Dove è finito il Polo Agroalimentare?

Guglielmo Epifani CGIL in visita a S. Nicola Varco

Guglielmo Epifani CGIL in visita a S. Nicola Varco

EBOLI – Si sono verificati ancora degli incendi a S. Nicola Varco di Eboli. Sono andati in fiamme centinaia di pneumatici, non si sa quando siano stati depositati in quei capannoni abbandonati che purtroppo ospitano, nella colpevolezza delle Istituzioni, centinaia di disgraziati extracomunitari.

La nube nera si è sprigionata dal ghetto di San Nicola Varco, interessando i terreni agricoli circostanti. Un altro incendio si era verificato il 27 luglio scorso, quando un rogo notturno aveva distrutto due forni artigianali e un capannone in cemento, anche in questo caso, utilizzato come “dimora” da una cinquantina di marocchini. Per entrambi i casi le fiamme furono dolose.

Martino Melchionda

Martino Melchionda

Il verificarsi di questi “incidenti” fanno preoccupare le forze dell’ordine e le organizzazioni sindacali e umanitarie che si occupano dell’immigrazione in generale e del caso specifico di S. Nicola Varco, considerata una vera e propria emergenza umanitaria.

S. Nicola Varco è alla ribalta della cronaca da diversi anni, ma solo da qualche mese si era incominciati ad affrontare il problema sia dal punto di vista umanitario, sia dal punto di vista legislativo e amministrativo. Il ghetto di S. Nicola Varco è stato colpevolmente ignorato da tutti: Amministrazioni comunali varie; Forze dell’Ordine; Governi regionali; centrali, ivi compreso le sue promanazioni provinciali (Prefettura), tanto che si definì, sulla stampa e ripetutamente anche dal sottoscritto sulle pagine di “Cronache del Mezzogiorno”, gli “invisibili” di S. Nicola Varco.

Il “Ghetto”, incomprensibilmente, contrappone per veduta ed impostazioni politiche diverse i vari livelli Istituzionali: da una parte il Sindaco di Eboli Martino Melchionda, risvegliatosi all’improvviso da un lungo sonno si è ricordato di quei disgraziati, e vuole sgombrarli; dall’altra la CGIL immigrati e l’Assessore Regionale Alfonsina De Felice, che continuando nella sua opera, sta procedendo alla bonifica dell’area e ha fatto installare a San Nicola Varco 30 docce e altrettanti bagni biologici. Tra le polemiche rimbalza agli occhi la totale assenza della Provincia di Salerno, l’impegno superficiale e di striscio del Vescovo di Salerno Monsignor Gerardo Pierro, la “crociata” umanitaria del Sindaco di Sicignano degli Alburni Alfonso Amato.

Alfonso Amato

Alfonso Amato

Amato dal canto suo sta contestando a suo modo il collega Melchionda e con una serie di lettere ha ricordato che il problema oltre che amministrativo e legale è principalmente umanitario. Ha ricordato, inoltre e in aperta polemica con Melchionda, che vuole sgomberare quell’area tout court, che i “fratelli” musulmani (così li ha chiamati Amato), indipendentemente se regolari o irregolari sono una risorsa, lavorano, vengono sottopagati e sfruttati da imprenditori senza scrupoli, e che lo sgombero è un atto di grande inciviltà. Melchionda, dal canto suo non ha nulla contro i “fratelli musulmani”, pare preferisca altri fratelli, anche quelli di colore: i “fratelli Negri”. Il Sindaco di Sicignano può scrivere anche un libro: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Anselmo Botte CGIL

Anselmo Botte CGIL

In questo scontro si sono inserite furiose polemiche e gli incendi dolosi che hanno tentato di “affumicare” le decisioni. Tra i polemici ci sono i sindacati e specie la CGIL immigrati, che attraverso Anselmo Botte, uno dei suoi rappresentanti più impegnati alla risoluzione umanitaria di quel ghetto, i quali, hanno manifestato tutta la loro preoccupazione per il verificarsi degli incendi di sicura matrice dolosa, facendo rilevare la casualità tra la volontà di sgombrare quell’area, gli incendi stessi e la realizzazione nel terreno adiacente dell’Outlet “Cilento Village”.

Denunce ben precise vengono invece dalle opposizioni, Antonio La Manna (AS), Giuseppe La Brocca (MPA) e Vincenzo Clemente (UdC) si chiedono come sono potuti arrivare tutti quei pneumatici e non risparmiano dubbi circa la sincronia bonifica-sgombri-incendi. Clemente ha presentato denuncia verso anonimi: se la poteva risparmiare.
I Carabinieri avranno già aperto un fascicolo? stanno  già facendo delle indagini? Cercheranno in qualche modo di proteggere quei disgraziati, prima che ci scappi il morto? Si vuole proprio sperare di si. Ci vuole poco “armare di fuoco” qualche spregiudicato delinquente per causare una “disgrazia”.

Francesco Faenza

Francesco Faenza

Tra l’altro la polemica a distanza più feroce, per il passato, è stata  anche quella tra il Sindaco Melchionda e Francesco Faenza, giornalista de “il Mattino”, tra i più bravi e attenti osservatori di fatti di cronaca e  di politica. Quest’ultimo all’accusa da parte del Sindaco di trasformare artatamente i fatti, in un duro articolo apparso su un giornale locale , il settimanale “UNICO”, ha messo in evidenza, sia pure con ironia ma con una puntuale precisione, in almeno 10 casi, le deleghe e le assenze fisiche ed istituzionali del Sindaco Melchionda, che si sono accumulate nel corso degli anni in relazione a fatti, incontri e sopralluoghi, nel famoso ghetto di San Nicola Varco.

E’ evidente che gli incendi di oggi suscitano più che un sospetto, lo dicono apertamente i Consiglieri di opposizione, lo dice il sindacato CGIL e Anselmo Botte e in più riprese lo hanno detto gli organi di stampa. Purtroppo, l’improvviso attivismo, dopo anni di “cecità”, fa insorgere più di un sospetto che riconduce alla destinazione del terreno circostante su cui deve sorgere l’Ormai famoso “Outlet Cilento Village” dei fratelli Negri, con tutte le polemiche  che ci sono state anche in relazione ad un articolo di stampa, che sollevava un sacco di sospetti circa quell’investimento. Sospetti che resteranno tali fino a quando non saranno risolti alcuni fondamentali interrogativi:
– Che fine ha fatto il Polo Agroalimentare che doveva sorgere in quell’area e  visto che la stessa ormai ha un’altra destinazione?
– Dove è andato a finire quel tavolo regionale di concertazione, presieduto da Antonio Lubritto?
– Esisteva un vincolo regionale per la destinazione in quelle aree del Polo Agroalimentare? chi lo ha rimosso?
– Chi ha “suggerito” i nomi di alcune professionalità che a vario titolo collaborano nei lavori di realizzazione dell’Outlet? C’è stato qualche scambio di favori?
– Perché si è accettato dalla Regione la destinazione di fondi specifici per la bonifica di quell’area che ora si vuole sgomberare?
– Se non vi fosse stato nelle adiacenze l’Outlet “Cilento Village” si sarebbe voluto lo sgombero?

Altri interrogativi che toccano gli immigrati sia se clandestini , sia se regolari, a cui non si sono mai date risposte sono:
– Perché si è consentito nel corso degli anni  uno scempio di tale specie sotto gli occhi “distratti” di tutti?
– Chi li sfrutta, dove lavorano e con chi lavorano?
– Quanti sono gli irregolari e quanti i regolari (il numero preciso)?
– Chi sono i “caporali”?
– Le aziende che operano nella Piana del Sele che utilizzano i braccianti, presentano dei piani agricoli-culturali, con la indicazione anche del numero delle maestranze necessarie per un determinato tipo di coltivazioni e dei relativi raccolti?
– Si è mai fatta una verifica delle corrispondenze lavorazioni- raccolti- braccianti?
– Si è aperta un’inchiesta all’indomani di una trasmissione televisiva di Rete 4 “Password”, che denunciava lo sfruttamento degli extracomunitari nella Piana del Sele e in alcune aziende in particolare?

In questa storia si ha la sensazione che oltre a contrapporsi le Istituzioni, si contrappongono il Ghetto e l’Outlet, o meglio il ghetto “disturba” l’Outlet, giacché c’è quella destinazione non può esserci il “ghetto”. deve rimanere solo l’Outlet. Due mondi diversi: l’uno, rappresenta il degrado, la povertà, l’abbandono; l’altro, il progresso, il lusso, la ricchezza, la modernità. Insomma l’Inferno o il Paradiso. Solo Dante Alighieri li ha messi insieme.

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