PUC Battipaglia: Tra Stakeholder e Stakeholderdisti. L’Arch. Vitolo precisa

Dietro le procedure, i progetti, ci sono gli uomini con i loro comportamenti. E su quei comportamenti che bisogna fare il distinguo tra legittimità e opportunità.

Vitolo: “Non deve spaventare il voler  perseguire gli obiettivi e/o il confronto sulla Legalità e Sviluppo. Io voglio una Battipaglia diversa, con più lavoro, con più cultura, con più sociale, con più solidarietà. E, con meno trasversalità”.

Nicola Vitolo

Nicola Vitolo

BATTIPAGLIA – Sta incominciando ad essere interessante il dibattito sul PUC di Battipaglia, non tanto per le polemiche che sono inevitabili in questi casi, ma quanto per i temi che si introducono di volta in volta, veicolati, manco a farlo a posta, proprio dalla polemica, come nel caso che si propone, fornitici da alcuni interventi sul Piano Urbanistico Comunale, pubblicati sul settimanale del Comune di Battipaglia “Il Battipagliese“.

Interventi che oltre alla informativa hanno ospitato, tra gli altri, un’intervista dell’Architetto Nicola Vitolo e un intervento dell’Architetto Brunello Di Cunzolo, che a loro volta hanno spinto il capogruppo del PD di Battipaglia Egidio Mirra a prendere alcune “difese” e a rilanciare lo spirito che muove l’Amministrazione comunale e il Sindaco Giovanni Santomauro, respingendo qualsiasi accostamento ad interessi vari “Stakeholders” o a speculazioni. Non poteva mancare, la risposta dell’Architetto Vitolo che a stretto giro di posta ha inviato al direttore de “il Battipagliese, che POLITICAdeMENTE l’ha ricevuta, e ritenendola interessante così come aveva fatto per intervista l’ha pubblicata, traendone naturalmente proprie valutazioni che escludevano dai contenuti della stessa. Si è certi che allo stesso modo non tarderà ad arrivare nemmeno quella dell’Architetto Di Cunzolo.

Ebbene, indipendentemente dall’intervento di Nicola Vitolo, che quì di seguito si riporta integralmente, e per i lettori che non sono informati si riporta anche quello di Egidio Mirra, è opportuno fare alcune precisazioni, che sono propedeutiche ad ogni altra considerazione: Il Piano Urbanistico Comunale, inquanto strumento di pianificazione ha dei costi ed è portatore di interessi. Il primo interesse, quello superiore è ad appannaggio della Città e quindi dei suoi cittadini, ma non esclude che tra questi interessi generali, vi siano interessi di parte, interessi che dovrebbero essere convergenti e dovrebbero rappresentare una summa, e per questo non bisogna guardare a questi interessi etichettandoli aprioristicamente come speculazioni. Se questi interessi sono “speculari” alla manovra urbanistica complessiva, bisogna cercare di ottenere da questi il massimo del vantaggio per la Città, e l’Istituto della contrattazione urbanistica introdotta nella legislazione ne è la prova.

Quello che invece va sottolineato, è che ci troviamo a Battipaglia, e questa città per stessa ammissione dei vari attori politici, ma sempre a seconda del ruolo che occupano, è stata presa d’assalto negli ultimi 40 anni, (ovvero dal 1972, dall’avvento del Piano Regolatore redatto da Renato Fuccella, ad oggi), da vari gruppi di interessi singoli, contigui, associati: i famosi Stakeholder a cui Mirra fa riferimento. Generalmente in Italia quando si usa l’inglese le definizioni nascondono sempre qualcosa di brutto e preannunciano conseguenze nefaste.

Nel caso di Battipaglia più che gli Stakeholder ci sono stati e ci sono gli Stakeholderisti: i primi concorrono in maniera solidale, convergendo in una proposta, che compendia tutte le varie istanze riconoscendone nel complesso la loro validità; i secondi invece stanno sempre a cercare di ricevere il massimo con manovre singole volte ad avere solo vantaggi e cercano in questi di speculare al massimo e a scapito della collettività e degli altri operatori economici. Ora bisogna capire quali dei due si preferisce.

Preferenze a parte, con il PUC, Battipaglia e la sua Classe politica deve decidere in che modo vuole onorare il suo ruolo preminente nella Piana del Sele, e deve cogliere l’occasione per cercare di uscire fuori dalla logica del “fortino” o del “cortile” per cercare l’occasione per essere la Città guida e appropriarsi di quel ruolo che naturalmente si è conquistata. Per questo è necessario cercare un coinvolgimento che va nella direzione di quell’Area vasta, a cui faceva riferimento l’Architetto Vitolo, pensando di progettare un futuro assetto urbanistico, che si estenda e coinvolga le realtà circostanti, piuttosto che operare come negli ultimi anni ha fatto l’amministrazione “ritirandosi” da tutte le forme consortili e di partecipazione azzerando quel processo di espansione che per Battipaglia è naturale. Risponde il PUC a queste caratteristiche? E’ capace di coinvolgere altri territori? E’ consapevole che non si può demandare solo alla Provincia con il PTCP il suo coinvolgimento con le Città vicine pensando ad un’area metropolitana e progettare il suo futuro in termini di servizi e di risposte organiche finalizzate a questo disegno?

Di occasioni ce ne sono tante ed è inutile suggerirle se non si registra la benché minima volontà di procedere in quella direzione.

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di Nicola Vitolo

Egregio Direttore, ho letto quanto ha commentato il mio amico Egidio Mirra, e, in tal merito necessitano alcune dovute precisazioni, essendo stato tirato per la giacca dal Mirra, in un ragionamento che non lo vedeva coinvolto. Mi auguro che la polemica termini da subito, non appartenendomi modi e metodi.

Caro Egidio, la tua “impertinenza è perdonata, esclusivamente per la parte specialistica, in quanto tu non sei conoscitore (ignorando la materia) né della parte tecnica né di quella giuridica, di ratio ed accompagnamento alla materia, che di per sé appartiene alle attività complesse. Puoi tranquillamente, forse trovare conforto, attraverso svariati segretari comunali, tecnici comunali e non, e/o altri appartenenti a frequentazioni legati all’edilizia in genere. La mia me ne viene da altri percorsi, professionali, a te, e non solo a te, noti, tenuto conto che non sono stato mai né sindaco, né assessore, né consigliere comunale, né componente di commissione edilizia né …. né … Pertanto anche volendolo non ho potuto esercitare e non ho esercitato. nessun tipo di potere per modificare al meglio (o al peggio) questa città. Non ho mai approvato in nessuna commissione edilizia e/o consiliare nessun fabbricato, nessuna lottizzazione e/o piano particolareggiato o piano regolatore. Per un brevissimo periodo sono stato coordinatore del PUC. E, ti ricordo che mi sono dimesso, con nota scritta, regolarmente protocollata, dove già mettevo in evidenza delle forti perplessità comportamentali, e, se del caso, sei autorizzato a recuperarla e renderla pubblica.

Il mio primo scritto in questo settore risale ai primi anni ’80, circa 30 anni fa, e riguardava una corretta e necessaria  pianificazione della litoranea. Ancora oggi non è stata attuata. Ci provò Fernando Zara e solo una sciatteria burocratica dell’epoca non produsse gli effetti dovuti. Ancora oggi vi è una disputa tra come attrezzare i suoli a valle o a monte della strada litoranea (SP n. 175). La sollecitai, perfino, all’allora sindaco Alfredo Liguori, spero se ne ricordi, quando la Provincia redigeva la prima stesura del PTCP e voleva anticipare alcuni temi di Area Vasta, tra i  quali un unico intervento lungo la fascia litoranea che andava da Agropoli a Salerno.

Ma quali sono le questioni che ti hanno “attizzato”? non certo  quando si è parlato (benché superficialmente) di pianificazione, di area vasta, di sviluppo ecc. No! Solamente quando si è parlato dei comportamenti degli uomini. Quando si è sollevata la questione morale. Quando si è manifestato il distinguo implicito tra legittimità e opportunità. Quando si è detto che dietro le procedure, i progetti, ci sono gli uomini con i loro comportamenti. Quando si è detto che la classe politica di questa città col passare del tempo ha consentito che venisse smantellato tutto ciò che poteva rappresentare qualcosa.

Perfino i pali dell’illuminazione posti a “piazza municipio”, sono stati eliminati, il tabacchificio, i Casoni Doria, ……. e chi più ne ha ne mette.

Infine caro Egidio, quando si vorrà affrontare una dissertazione, un ragionamento a “tutto campo”, anche in un confronto pubblico, su questi argomenti, Pianificazione e/o Edilizia; piani esecutivi: PEEP, PIP, di Lottizzazione (vecchi, nuovi, presentati, approvati, bocciati, varianti, inesattezze rappresentative ); norme di regolamenti edilizi; piano ASI: commerciale e/o industriale; volumi tecnici; riqualificazione urbana in periferia; su quello che si è fatto,  su quello che non si è fatto o su quello che si poteva fare. Io ci sarò.

Infine, caro Egidio, non ti deve spaventare il voler  perseguire gli obiettivi e/o il confronto sulla Legalità e Sviluppo. Tu sei stato e sei  Consigliere Comunale da tempo. Conosci benissimo il profondo legame che c’è tra questi due termini. Il potenziale che gli stessi offrono all’economia locale.

Io voglio una Battipaglia diversa, con più lavoro, con più cultura, con più sociale, con più solidarietà. E, con meno trasversalità.

Infine, il “ rivolgersi alle autorità competenti ”. Prendi i miei atti e sottoponili ad approfondimenti pubblici. O, se vuoi sottoponili  alle autorità da te richiamate. Nel mio quotidiano, svolgo azioni di tutela della legalità e di implicito sviluppo.

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Mirra: «Stakeholders e cittadini»

IL CONSIGLIERE COMUNALE RISPONDE AGLI INTERVENTI DI DI CUNZOLO E DI VITOLO SUI PIANI URBANISTICI DELLA CITTÁ

pubblicato sul n° 16/17 dicembre 2012 de “Il Battipagliese

di Egidio Mirra

Caro Direttore, ho letto con attenzione ed interesse gli articoli pubblicati nello scorso numero, con protagonisti due autorevoli professionisti, sicuramente con maggiori capacità del sottoscritto in materia urbanistica. Mi riferisco agli architetti Brunello Di Cunzolo e Nicola Vitolo. Grazie all’antica amicizia e stima che ci lega mi auguro perdoneranno la mia impertinenza, se cerco di entrare in un campo “straniero”.

Sia Vitolo che Di Cunzolo (il primo con una visione più “pubblica” rispetto a Di Cunzolo) hanno un punto in comune: il giudizio negativo sull’operato del Sindaco Santomauro e della sua maggioranza, della quale io faccio parte.

Partendo da Di Cunzolo, egli dopo una riflessione articolata sulla questione PUC e, più in generale, sul comportamento della maggioranza di Santomauro per quanto riguarda la pianificazione del nostro territorio afferma che “…i portatori d’interesse sono osteggiati e danneggiati…”. In che modo sarebbero danneggiati ed osteggiati?

Perché l’Amministrazione non avrebbe (volontariamente) accettato oltre 50 proposte degli “stakeholders”, solo per giustificare la “…sterile produzione di un pessimo progetto di interessi…” concordato tra l’amministrazione Barlotti (Barlotti, chiaro Di Cunzolo?) e la regione Campania, rappresentata allora dall’Ass. Cascetta.

Altra accusa è quella che sul percorso di redazione del Puc – sigla che immagino a Di Cunzolo comporti fastidio – egli aveva immaginato di utilizzare due leggi: il Piano Casa ed il Decreto Sviluppo. Leggi derogatorie, a termine la prima, fino alla regolamentazione da parte della Regione la seconda, dove solo eufemisticamente direi che mal si addice ad un organico sviluppo ed utilizzo del territorio, in quanto legge “suicida” in un panorama quale il mezzogiorno d’Italia, in cui la “deroga” e l’interpretazione delle leggi urbanistiche, anche se restrittive, consente l’abusivismo più sfrenato che è sotto gli occhi di tutti. Con queste leggi si sta provando anche di coinvolgere nuovi soggetti nell’Ufficio (con l’Ing. Busillo, responsabile Urbanistica e PUC) per dare risposte che naturalmente non siano in contrasto con l’indirizzo dato dall’Amministrazione, per costruire una manovra a volumetria invariata, riqualificando l’esistente. Ciò, certamente, non vedrà tutti gli operatori d’accordo: potranno sicuramente produrre qualche contenzioso. Ma chi ci dice chi siano i vincitori dei contenziosi? Direi di aspettare e vedere.

Tanto altro ha scritto Di Cunzolo, ma non mancherà occasione di continuare questa discussione. Con Di Cunzolo è sempre stimolante.

Passiamo al mio amico Nicola Vitolo. Cosa dice? A leggere tra le righe ed interpretando le sue ultime frasi, l’architetto muove una critica “speculare” e cioè riferendosi alle riunioni organizzate dai tecnici comunali e precisamente su quali siano i luoghi decisionali, Vitolo attacca: “…ma quali? quelli di quali tavoli? quelli delle riunioni tecnico/politiche, impettiti e pieni di splendidi paroloni? quelli degli altri tavoli? quelli che siedono attorno ad entrambi i tavoli?”.

Egli intende riferirsi ai tecnici/politici che prima preparano l’accordo “speculatprofessionale e, perché no, quella politica. Dimentica, Vitolo, le lotte intestine durante la prima Repubblica sulla questione urbanistica, quando venivano destituiti sindaci di continuo, ovvero negli ultimi anni quando i sindaci si sono scontrati con lo stesso problema, arrivando alle dimissioni. Non nasconde una irritazione sul modo di condurre la politica urbanistica, che cozza con quella della visione di Di Cunzolo che, altresì, ci accusa di “bloccare la libera iniziativa”.

Ad entrambi rispondo che, umilmente e sommessamente, l’Amministrazione della “Res Publica” non è la somma, seppur legittima, dei singoli interessi pubblico – privati ma è null’altro che il giusto equilibrio che si dovrebbe creare tra la libera iniziativa, tenendo presente soprattutto gli interessi diffusi dei “non stakeholders”, che rappresentano la maggioranza che vive ed usufruisce della città, luogo in cui una Comunità dovrebbe vivere e prosperare in armonia.

Dove, aggiungo, gli “skateholders” rappresentano il volano di un’economia sana ma che non deve perdere la funzione sociale e i principi etici della professione, mentre chi è a conoscenza di “prenditori a rischio zero” non dovrebbe fare altro che rivolgersi alle autorita competenti, pena un terrorismo gratuito e senza costrutto..

Il ruolo di un Sindaco, concludendo, è quello di tentare di avere equilibrio e Santomauro ci deve provare, come ci sta provando, senza nascondere limiti (anche caratteriali) e difficoltà contingenti.

Con l’aiuto di tutti, specie di quanti sanno mettere in discussione le proprie certezze per il fine ultimo del bene comune.vo” (che favoriscono i ‘portatori di interesse’ che egli chiama, senza distinzione “prenditori a rischio zero”) e poi delle anime pie (come questo giornale…) ed i consiglieri comunali (quindi anche io) “vendono” politicamente, nel tavolo istituzionale e collettivo, l’accordo speculativo. L’architetto Vitolo va oltre. Scrive che oggi, più di ieri, (ah, Architetto Vitolo!!!) a Battipaglia sarebbe opportuno ripristinare la legalità e la trasparenza.

Oltre ad essere ingeneroso, risulta in contraddizione con la sua storia.

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Battipaglia 7 gennaio 2013

3 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Lavare la testa all’asino, vuol dire perdere acqua e sapone.
    I nostri amministratori non si rendono conto che sono un freno per Battipaglia.
    Questa Citta’ come bene evidenzia il dott Del Mese, ha un ruolo nella piana che gli viene solo per la laboriosita’ e la vivacita’ imprenditoriale dei battipagliesi.
    Da loro solo sprechi e palazzi.
    Per pensare in grande evidentemente si deve essere grandi, ma anche se non lo si e’ ci si potrebbe provare a farlo, senza rincorrere i palazzinari e rincorrendo invece le potenzialita’.
    Aprire un dibattito e non quelli programmati, che sono sicuramente importanti, ma che riportano solo piccoli interessi, piuttosto di perseguire grandi vie.
    Ci vorrebbero piu’ voci critiche e meno voci di “coro”.

  2. Concordo con il Dott. Del Mese ed il Battipagliese inguaribile: basta cemento, più rispetto per il territorio, più spazi aperti e verdi!
    Basta suolo agricolo bruciato a scapito dell’economia agricola ed a favore di palazzinari, strozzini e camorristi!
    C’è gente che s’è magnata la città ed ha ancora il coraggio di fiatare atteggiandosi a casta e pura, proponendosi come novità!
    Che faccia di bronzo!

  3. L’analisi che fa Vitolo e quelle come fa spesso Del Mese, sono pertinenti, ma purtroppo non c’é peggior sordo di chi non vuol sentire.
    L’amministrazione vorrebbe far passare gli incontri che ha programmato come aperture democratiche. L’evidenza pubblica è un obbligo di legge, ma indipendentemente dalla para democrazia urbanistica, é opportuno rilevare come nella proposta politica non vi é nessun indirizzo.
    Insomma Battipaglia, cosa vuole fare da grande? Vuole continuare ad essere un paesone isolato o vuole coinvolgersi con il resto della piana?
    Ma questo non creda possa risponderci Mirra o altri, forse potrà farlo Santomauro e quelli che vitolo chiama trasversalità e Del Mese Stakerholderisti, con qualche precisazione dei tecnici.
    peccato

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