Le Infiltrazioni camorristiche a Battipaglia: I dubbi dell’ex Sindaco Santomauro

Infiltrazioni camorristiche: I dubbi di Santomauro. L’ex Sindaco nel nel ricorso che ha presentato al Tar contesta, il decreto di scioglimento.

Santomauro, attraverso l’Avv. Andrea Di Lieto, ha chiesto ai giudici amministrativi del Lazio una decisione immediata. Non ci sarebbero i presupposti per un provvedimento. «I casi indicati dalla relazione riguardano solo i dirigenti».

Santomauro Giovanni

Santomauro Giovanni

di Oreste Vassalluzzo
giornalista professionista
per (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

BATTIPAGLIA – Sono due i ricorsi al Tar del Lazio contro il decreto di scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose firmato dal presidente della Repubblica lo scorso 7 aprile. Il primo è stato presentato da Etica per il Buon Governo, Battipaglia Nostra e firmato da numerosi cittadini e affidato al lavoro dell’avvocato Sara Di Cunzolo. Il secondo è stato inoltrato dall’ex sindaco Giovanni Santomauro che ha affidato l’incarico all’avvocato Andrea Di Lieto.

Nelle motivazioni, l’ex sindaco, smonta punto per punto la relazione della commissione d’accesso antimafia che è parte integrante della relazione del prefetto di Salerno Gerarda Maria Pantalone inoltrata al ministero dell’Interno nel gennaio scorso. Santomauro, oltre a difendere il proprio operato di amministratore cittadino, solleva una serie di incongruità e irregolarità contenute nell’atto emanato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e proposto dal ministro dell’Interno Angelino Alfano.

Nel ricorso, Santomauro, si è riservato la possibilità di inoltrare una ulteriore memoria relativamente al suo operato così come scritto nero su bianco dal commissario prefettizio Mario Rosario Ruffo che ha elogiato l’operato dell’amministrazione che ha raggiunto i punti programmatici prefissati. Insomma, se Ruffo dice che l’amministrazione ha raggiunto gli obiettivi c’è da crederci. L’udienza per discutere il ricorso dovrebbe tenersi tra il 9 e il 16 luglio prossimi. Nell’istanza Santomauro ha chiesto anche la possibilità di discutere il merito “immediata” attraverso una sentenza breve dei giudici del Tar del Lazio.

Santomauro ha chiesto anche l’acquisizione della relazione dei commissari, senza gli omissis, che gli è stata negata dalla prefettura di Salerno (per questo Santomauro lamenta la violazione della legge). Il ricorso si basa sulla falsa applicazione dell’articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000, della violazione degli articoli 3, 5, 97, 117 e 118 della Costituzione e degli articoli 1 e 3 della legge 241/1990. In primo luogo il caso Battipaglia non soddisfa il primo comma dell’articolo 143 della legge 267 del 2000 per i collegamenti con la criminalità organizzata che condizionano l’andamento dell’amministrazione.

Nella relazione dei commissari della commissione d’accesso e del prefetto non si percepisce il condizionamento degli amministratori locali ma soltanto, in casi specifici, dei dirigenti comunali (caso che prevede altri interventi e non lo scioglimento). «Si vuole dire che le illazioni – tali allo stato sono – circa il legame, diretto o indiretto, con la criminalità di alcuni beneficiari di comportamenti omissivi in campo edilizio o di rilascio di autorizzazioni non sono supportate né da un qualche accertamento giudiziario circa l’appartenenza del beneficiario alla criminalità organizzata, né ancor più dall’illegittimità degli atti amministrativi emessi o dell’oggettiva rilevanza del preteso comportamento omissivo per recare vantaggi ad organizzazioni camorristiche od anche su condizionamenti delle stesse».

L’avvocato Andrea Di Lieto, nel ricorso dell’ex sindaco Santomauro, fa notare come «nei confronti dei pretesi appartenenti alle organizzazioni camorristiche non solo non vi è condanna, ma non vi è neanche l’inizio di un’azione penale, o, quando questa vi è stata, si è conclusa in senso favorevole al preteso camorrista». E nel commentare l’emanazione del decreto «pur volendo ammettere che si siano verificati dei casi di cattiva amministrazione, ciò non può comportare lo scioglimento del consiglio comunale, che, invece, può essere disposto solo quando emergono “concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata di tipo mafioso o similare”».

Santomauro contesta anche lo scioglimento avvenuto dopo il periodo di commissariamento con il commissario Ruffo. Quasi come se lo Stato commissariasse lo Stato. Il decreto, infatti, è sopraggiunto a dieci mesi dalla nomina di Mario Rosario Ruffo alla guida dell’ente, e non con un consiglio comunale in carica. Santomauro, poi, smonta punto per punto la relazione dei commissari della commissione d’accesso, ma questa è un’altra storia.

(continua)

Battipaglia, 1 luglio 2014

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