Referendum sulle trivellazionie. Si vota il 17 aprile. Un “SI” per fermarle

Domenica 17 aprile 2016 si vota per i Referendum sulle trivellazionie il Comitato nazionale unitario invita: “Vota SÌ per fermare le trivelle”.

VOTO SÌ. Il Coordinamento Nazionale “NO TRIV” ha fissato per il fine settimana dell’8-9-10 aprile una mobilitazione nazionale diffusa capillarmente su tutto il territorio nazionale: 1000 Piazze per il Referendum.

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da (POLITICAdeMENTE) il Blog di Massimo Del Mese

EBOLISi vota domenica 17 aprile 2016 e solo la domenica. Sarà una campagna referendaria lampo e difficile. – dicono Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente e Edoardo Zanchini, vicepresidente e responsabile politiche climatiche e internazionali –  Raggiungere il risultato di portare a votare il 50%+1 degli elettori (circa 25 milioni) non sarà infatti un’impresa facile. L’appello al Governo e al Presidente della Repubblica, arrivato da più parti, di accorpare la data del referendum alle elezioni amministrative è rimasto inascoltato, nonostante ci fossero serie motivazioni a sostegno (spreco di denaro pubblico, i due quesiti ancora pendenti presso la Corte Costituzionale, tempo utile per informare i cittadini).  Nel frattempo si raccoglie la sfida.

I protagonisti principali della campagna referendaria sono le nove Regioni che hanno promosso i quesiti referendari e le organizzazioni della società civile che hanno deciso di dare vita ad un Comitato nazionale unitario.

Legambiente nello specifico ha promosso un Comitato nazionale unitario delle associazioni, compreso il coordinamento nazionale NO TRIV, con l’obiettivo di guidare e coordinare la campagna referendaria e  moltiplicare la mobilitazione nazionale e territoriale. Si chiama Comitato nazionale “Vota SÌ per fermare le trivelle” e nei prossimi giorni renderemo pubblico il manifesto costitutivo con le prime sigle aderenti. Tra i promotori, ad oggi, ci sono:  Adusbef, Alleanza Cooperative della Pesca, Arci, Associazione Comuni Virtuosi, Coordinamento nazionale NO TRIV, Federazione Italiana Media Ambientali, Focsiv – Volontari nel mondo, Fondazione UniVerde, Giornalisti Nell’Erba, Greenpeace, Kyoto Club,  La Nuova Ecologia, Lav, Legambiente, Libera, Liberacittadinanza, Link Coordinamento Universitario, Lipu, Innovatori Europei, Marevivo, MEPI–Movimento Civico, Movimento Difesa del Cittadino, QualEnergia, Rete degli studenti medi, Rete della Conoscenza, Salviamo il Paesaggio, Sì Rinnovabili No nucleare, Slow Food Italia, Touring Club Italiano, Unione degli Studenti, WWF.

Il Comitato nazionale si doterà di una segreteria operativa di 3-4 persone e produrrà alcuni strumenti di comunicazione ed iniziative comuni: il logo “Vota Sì”, che ogni organizzazione/comitato e gruppo territoriale potrà affiancare al proprio, un sito e social, banner, materiali informativi e progetti grafici di gadget scaricabili via web, comunicazione stampa, raccolta fondi.  Puntiamo a renderlo operativo già dai primi giorni di marzo, ma in questa settimana vogliamo fare un primo comunicato di lancio.

E’ stato già fissato il fine settimana dell’8-9-10 aprile per una mobilitazione nazionale diffusa capillarmente sui territori: 1000 PIAZZE PER IL REFERENDUM. Vi terremo aggiornati su tutte le iniziative e gli strumenti che via via saranno messi in campo.  Nel frattempo è bene cominciare a prendere contatti con tutte le organizzazioni che territorialmente sono interessate a fare campagna referendaria e a coinvolgere anche singoli cittadini disponibili ad impegnarsi.  E’ bene che si raccolga il più ampio consenso, con l’avvertenza che lì dove ci sono difficoltà di rapporto tra organizzazioni/comitati vari è bene non perdere tempo con discussioni estenuanti. Ognuno potrà esprimersi al meglio, l’importante è che si porti più gente possibile al voto e che votino Sì. Fateci avere il referente dei comitati che nasceranno territorialmente, con mail e telefono, in modo da pubblicarli sul sito del Comitato.

Il Comitato nazionale sarà coordinato dalla nostra Maria Maranò (m.marano@legambiente.it; 347-2184795). Accanto alle attività del Coordinamento ci sarà la campagna referendaria specifica di Legambiente.

Le Regioni proponenti i quesiti referendari. Come sapete i quesiti referendari sono stati presentati da dieci Consigli regionali (l’Abruzzo però si è ritirato), per cui sono loro i Comitati referendari istituzionalmente riconosciuti. Le regioni in questione sono: Basilicata, Campania, Calabria, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto.

La Regione Basilicata, nella persona del presidente del Consiglio regionale Piero Lacorazza, sta svolgendo un ruolo di coordinamento fra le varie Regioni. Stanno già impostando il loro programma di iniziative e di comunicazione per invitare i loro cittadini a votare e per il 7 marzo organizzano a Roma la conferenza stampa di lancio della loro campagna referendaria. A seguire l’8 e il 9 marzo si dovrebbero tenere conferenze stampa regionali in cui saremo invitati a partecipare. Nelle altre regioni dovremmo essere noi ad organizzare conferenze stampa di lancio e invitare le rispettive istituzioni regionali. Vi daremo conferma con una prossima comunicazione. Cercheranno di incontrare i Vescovi e i Sindaci e stanno facendo pressione sull’Agcom per chiedere spazio sulle testate Rai. Si sono impegnati a coinvolgere le altre Regioni e i loro cittadini residenti all’estero e nelle grandi città. C’è un tavolo di confronto tra associazioni e Regioni proponenti con l’obiettivo, nel rispetto dell’autonomia reciproca, di raccordarsi. Istituzionalmente le nove Regioni non potranno finanziare la campagna referendaria che faranno le associazioni ma hanno preso l’impegno di invitare i rispettivi consiglieri regionali a fare sottoscrizioni liberali al Comitato nazionale delle associazioni.

Le Imprese. Promuoveremo un appello rivolto alle imprese della green economy per sostenere la campagna referendaria (avere sottoscrizioni) ed insieme puntare sul fatto che c’è già un’economia che guarda al futuro. Finora abbiamo una disponibilità di massima da alcune imprese, da quelle delle rinnovabili a quelle di produzione biologica. Sarà importante coinvolgere quanto più possibile il mondo economico e imprenditoriale.

Il quesito referendario riguarda l’abrogazione della previsione che:

“le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale

come previsto dall’emendamento proposto dal Governo alla legge di stabilità che va a modificare quanto disposto dall’articolo 35 del “decreto sviluppo” del giugno 2012. In sostanza con il referendum del 17 aprile si chiede agli elettori di fermare definitivamente le trivellazioni in mare. Nello specifico si chiede di cancellare la norma che consente alle società petrolifere di cercare ed estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo. Nonostante, infatti, le società petrolifere non possano più richiedere per il futuro nuove concessioni per estrarre in mare, le ricerche e le attività petrolifere già in corso non hanno nessuna scadenza.

Se si vuole mettere definitivamente al riparo i nostri mari dalle attività petrolifere occorre votare “sì” al referendum. In questo modo, le attività petrolifere andranno progressivamente a cessare, secondo la scadenza “naturale” fissata al momento del rilascio delle concessioni.

Inizialmente i quesiti erano 6. Cinque riguardanti l’articolo 38 dello sblocca Italia (quello che dichiarava le trivellazioni attività strategiche e toglieva alle Regioni le procedure di VIA per le attività a terra) e uno (l’unico su cui andremo a votare) sul vincolo delle 12 miglia. Con la legge di stabilità il Governo ha approvato una importante modifica normativa che di fatto ha fatto marcia indietro sull’articolo 38 dello sblocca Italia e quindi la Corte di Cassazione prima e Costituzionale dopo ha ammesso un solo quesito dei sei di partenza (il referendum ha già ottenuto un importante risultato quindi). Oggi però rimane ancora in sospeso il giudizio su due dei quesiti non ammessi, su cui le Regioni hanno sollevato il conflitto di attribuzione (perché il governo invece di modificare la norma secondo la richiesta dei quesiti ha stralciato la parte della norma su cui tali quesiti intervenivano). Siamo in attesa del giudizio di ammissibilità di tale ricorso (intorno al 8-10 marzo) e dell’eventuale riammissione (intorno al 10 aprile). Anche per questo chiedevamo di aspettare a fissare la data del voto. Il paradosso è che potremmo essere chiamati più volte a votare su referendum sullo stesso tema.

VOTA SÌ PER FERMARE LE TRIVELLE : già oggi si sta ottenendo risultati molto importanti, come il rigetto di tutte le istanze e le richieste entro le 12 miglia, tra queste la rinuncia di Ombrina, la storica battaglia anche nostra di fronte la costa abruzzese, e la riperimetrazione di molte richieste anche fuori le 12 miglia e alcune compagne stanno rinunciando a titoli già in loro possesso (è successo con la Petroceltic nel mar Adriatico, a ridosso delle Tremiti, e con la Shell nel mar Ionio).  Il referendum ci permette di fare un ulteriore passo in avanti per mettere la parola fine all’estrazione di petrolio nel nostro mare, ma dobbiamo essere bravi a considerare il referendum una parte, seppur molto importante, della nostra battaglia contro e trivelle e non il fine ultimo.

VOTA SÌ PER USCIRE DAL PETROLIO, PER IL CLIMA E PER LE RINNOVABILI: Bisogna tenere presente che le prossime settimane di campagna referendaria saranno una straordinaria occasione per discutere del futuro energetico del nostro Paese.  Lo abbiamo detto più volte, la Strategia energetica italiana è assolutamente carente e punta sui cavalli sbagliati (fonti fossili e estrazioni petrolifere). Soprattutto oggi, dopo l’accordo di Parigi e gli impegni presi dall’Italia nell’ambito della COP21 di dicembre 2015, serve ripensare le politiche energetiche nel nostro Paese. Di questo anche dobbiamo parlare nella campagna referendaria, utilizzando le nostre azioni e i contenuti su clima, efficienza, fonti rinnovabili, sistema distribuito, autoproduzione di energiae politiche sostenibili dei trasporti.

Salerno, 5 marzo 2016

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