Amianto a Eboli? Il Comitato “No Amianto” scrive al Sindaco e consiglieri

Appello al Sindaco e al Consiglio Comunale di Eboli sul pericolo amianto: “Non chiedeteci di rassegnarci al cancro!

L’appello del Movimento: Signori Consiglieri Comunali e Signor Sindaco, lavorate a fianco dei cittadini attivi, non contro di loro: in comune abbiamo “il bene” della nostra Città.

Ex APOS-Eboli

Ex APOS-Eboli

da POLITICAdeMENTE il Blog di Massimo Del Mese

EBOLI – Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera che il Comitato Togliamoci l’amianto dalla testa  di Eboli (SA) ha inviato ai Consiglieri Comunali e al Sindaco di Eboli Massimo Cariello, nella quale pongono sotto i riflettori il problema dell’Amianto e di tutte le conseguenze sull’ambiente e sulla salute delle persone, prendendo ad esempio l’ex Appof divenuta emblema dell’abbandono, del degrado, ma anche emblema dell’inquinamento da aminato.

Nella lettera che il Comitato Togliamoci l’amianto dalla testaha inviato ai consiglieri comunali e al Sindaco di Eboli, ma evidentemente anche alle Forze dell’Ordine e alle varie autorità come i Prefetto, il Questore, la Procura delle Repubblica, senza contare gli uffici preposti alla tutela dell’Ambiente, provocatoriamente chiede se passando da quelle parti se ne sono accorti. Quelle autorità forse sono affette da “strabisco congenito” ereditario d’ufficio, strabismo che non ha consentito loro di accorgersi di quello che accadeva all’ex mercato Ortofrutticolo di San Nicola Varco, fino poi ad arrivare allo sgombero forzato disperdendo circa 800 extracomunitari in tutta la Piana del Sele creando altri ghetti per nulla visti, sempre per colpa di quello “strabismo congenito d’Ufficio“. Strabismo che non fa vedere nemmeno le decine e decine di prostitute che giorno e notte presidiano la litoranea di Eboli, dietro le quali visono altre brutte storie fatte di sfruttamenti e di riduzione in schiavitù.

«I cittadini vi hanno eletti – scrive il Comitato Togliamoci l’amianto dalla testa rivolgendosi ai consiglieri e al Sindaco, aggiungendovi il: Questore, Prefetto, le forze dell’Ordine, l’Arpac, l’ASL e chi più ne ha più ne metta – perché tutti, maggioranza e opposizione, ognuno con le proprie responsabilità, facciate gli interessi della Città. Tra questi, rientra anche la tutela della salute e la rimozione delle cause di malattie (soprattutto di quelle gravi, di quelle tumorali), come ad esempio l’amianto.

Noi cittadini la nostra parte l’abbiamo fatta: abbiamo segnalato le enormi quantità di eternit presenti sul nostro territorio, studiato il problema e informato tutti con comunicati stampa, video, iniziative pubbliche con la presenza di esperti, interviste e appelli.

Non potete non aver visto i 15.000 m2 di eternit in disfacimento a copertura della fabbrica Apof (ex Mellone) a Santa Cecilia – chiede provocatoriamente il comitato nella sua lettera – : non possono e non devono restare lì per sempre!

Non è possibile che le autorità sanitarie e il Sindaco di Eboli non mettano in sicurezza o promuovano la rimozione di tanto materiale pericoloso per la salute di tutti: dirigenti sanitari e amministratori locali hanno l’obbligo e il dovere morale di affrontare questa situazione.

L’amianto abbandonato – aggiungono tra le righe – e completamente in frantumi come quello dell’ex Apof produce sicuramente miliardi di fibre (ciascuna fino a 1.300 volte più sottile di un capello) che, se inalate o ingerite, possono causare tumori incurabili a molti organi interni.

È scientificamente provato che fibre di amianto possono anche potenziare l’effetto di altri agenti che causano tumori diversi dal mesotelioma, moltiplicando il rischio di insorgenza di tali diverse patologie tumorali. Tutti noi, e i cittadini di Santa Cecilia in particolare, non meritiamo di convivere tutti i giorni per ancora altri anni a venire con una fonte di rischio per la salute di tali proporzioni:

BASTA FAR FINTA DI NIENTE !

Il proprietario, il giudice che ha in carico la pratica di sequestro penale, i dirigenti della ASL competenti sul nostro territorio, il Sindaco di Eboli, – chiedono provocatoriamente quelli del comitato – tutti voi dovete assumervi le vostre responsabilità ORA!!!

Noi riteniamo che, se il Tribunale o il Comune non ha mezzi propri per risanare quel sito, se non è possibile rivalersi su un proprietario in fallimento finanziario da anni, è necessario individuare altri soggetti privati che possano avere un legittimo interesse e un vantaggio da quella proprietà, perché di certo un problema tanto grave non si risolve da sé, solo facendo finta che non esista.

    Noi proponiamo un percorso concreto per liberarci di quei 15.000 m2 di eternit:

  • se l’intera proprietà di circa 4 ettari (40.000 m2) è da anni sotto sequestro e nella disponibilità di un giudice del Tribunale di Salerno, venga assegnata al Comune di Eboli, sul cui territorio ricade;
  • il Sindaco la venda ad un prezzo simbolico di 100 euro (in tutto, non al m2), con diritto di prelazione ai confinanti o a cooperative di giovani;
  • si vincoli l’acquisto a prezzo simbolico all’obbligo di sostenere i costi di smaltimento dell’eternit delle vecchie coperture e di bonifica del sito (che, secondo i costi di mercato, corrispondono a circa 150.000 euro);
  • l’acquirente otterrebbe una proprietà di circa 4 ettari di superficie, che vale più del doppio della spesa per la rimozione dell’eternit e la bonifica.

Altri Comuni – informano – hanno venduto a prezzi simbolici proprietà abbandonate o dismesse, allo scopo di recuperare dei beni ad uso legittimo, anche privato. Proviamo a farlo anche ad Eboli: lo scopo, la salute dei cittadini, ci sembra importante, troppo importante per non provarci.

Vi chiediamo di ragionare sulla nostra proposta o di trovare altre strade per affrontare e risolvere questo problema. L’unica cosa inaccettabile è chiudere gli occhi, mettere la testa sotto la sabbia, far finta che il problema non esista: quando riaprirete gli occhi, quel bubbone sarà ancora là; le coperture potranno anche andare completamente in frantumi fra vent’anni, ma cumuli di fibre di amianto resterebbero sempre e comunque su quel terreno e continuerebbero a volare nel vento che spazza l’intera Piana.

Noi non ci rassegneremo! Continueremo la nostra battaglia per rimuovere quella abnorme fonte di pericolo per la salute; lo faremo chiedendo a tutti gli abitanti di Santa Cecilia e a tutti gli ebolitani di sottoscrivere una petizione da portare in tutte le sedi competenti:

ci sarà pure un giudice a Berlino!”.

Vogliamo, però, – conclude il Comitato Togliamoci l’amianto dalla testa  di Eboli –  credere di trovarci di fronte a delle persone ragionevoli e responsabili che amministrano il nostro Paese, pensando anche alle future generazioni. Signori Consiglieri Comunali e Signor Sindaco, lavorate a fianco dei cittadini attivi, non contro di loro: in comune abbiamo “il bene” della nostra Città».

Eboli, 1 maggio 2016

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