Teatro Verdi e i 2 milioni di deficit: Piovono critiche dai Cinque Stelle

Si accendono i fari sui conti del Teatro “G. Verdi” di Salerno. Sotto accusa la gestione e 2 milioni di € di deficit. Ma Salerno non è Milano e Bologna.

Virtuoso (M5S) fa i conti: Una singola stagione prevede 5 spettacoli con 3 repliche, per 15 aperture di sipario all’anno e un incasso al botteghino di 400mila euro circa a fronte di un costo di 3milioni e mezzo e mette a confronto i casi della Scala di Milano e il Teatro Comunale di Bologna che chiudono rispettivamente con un utile di 128mila euro e 312 mila euro.

Francesco Virtuoso

Francesco Virtuoso

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

SALERNO – «Gli interessi culturali, formativi ed economici a vantaggio dell’intera collettività e non di singoli, dovrebbero essere la meta da raggiungere per ogni amministratore politico nell’esercizio della sua funzione pubblica. – scrive in una nota stampa Francesco Virtuoso attivista del Meetup del M5S di Salerno che cerca di accendere i riflettori sulla gestione del Teatro Verdi di Salerno avendo approfondito alcune notizie prima come cittadino e poi come attivista interessato alla spesa pubblica – La mia esperienza professionale in materia di trasparenza amministrativa e la particolare attenzione a tutto ciò che riguarda la materia che rientra nell’anticorruzione, – prosegue – mi ha spinto ad approfondire questo forte dubbio nei confronti della spesa del Comune di Salerno per la realizzazione della stagione Lirica al Teatro Verdi.

Nella gestione del Teatro Verdi di Salerno, – scrive Virtuoso dapprima interessato ad alcune risposte solo per curiosità, ma leggendo gli atti prodotti dal Comune negli ultimi anni e tenuto conto delle cifre enunciate e corrispondenti a quanto pubblicato dal Comune in atti pubblici (Delibere di giunta e determine di pagamento) si pone la domanda. – l’aministrazione comunale rispetta questo interesse pubblico? Si impegna a cercare soluzioni, come farebbe un buon padre di famiglia, che siano vantaggiose per la collettività?

teatro_verdi_salerno

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Proviamo a dare inseme una risposta dopo aver fatto un po’ di luce su questa gestione. – prosegue il pentastellato Virtuoso interessato a comprendere se questa spesa ha delle possibili ricadute sul territorio in termini di formazione e produzione di lavoro nel campo artistico e delle produzioni artistiche, ha pensato di analizzare i bilanci di altri teatri comunali gestiti in due città come: Milano e Bologna; e fare così dei confronti per mettere in evidenza quello che egli ritiene sia una cattiva amministrazione o semplicemente un fallimento del Comune di Salerno nel perseguire obiettivi culturali che riconducono alla Lirica, all’Opera e al Teatro. ricordando tra l’altro che – Il Teatro Verdi di Salerno fu inaugurato il 15 aprile 1872. Nel secolo scorso la partecipazione popolare è stata consistente, almeno fino al terremoto del 1980 che lo ha reso inagibile. il Teatro è rimasto chiuso per quasi 14 anni, è stato poi ristrutturato e re-inaugurato il 6 luglio 1994.

Dal 2007 il Comune di Salerno – Virtuoso fa un pò di storia ricordando – affida la direzione artistica del teatro a Daniel Oren. La spesa media, per la realizzazione di ogni stagione lirico-concertistica, è di tre milioni e mezzo di euro. Il programma lirico relativo ad una singola stagione prevede 5 spettacoli che vengono replicati in 3 date, per un totale di 15 aperture di sipario all’anno. – e fa due conti – Mediamente il Comune di Salerno incassa, nell’intera stagione, circa 400mila euro dal botteghino. Pur sommando questa somma ai contributi pubblici (regione e ministero) e a quelli privati (cassa di risparmio salernitana), il Comune è costretto ad accusare ogni anno una perdita di circa 2 milioni di euro.

Daniel Oren-concerto-senato

Daniel Oren-concerto-senato

Il Direttore Artistico, Daniel Oren, – spiega e rileva Francesco Virtuoso non si accontenta di guadagnare 240mila euro all’anno per la direzione artistica del teatro, che di fatto gli consente di gestire autonomamente tutti i 3 milioni e mezzo di euro, ma ogni anno si auto-assegna la direzione sinfonica di qualche opera raggiungendo un guadagno medio annuale di oltre 300 mila euro.

È chiaro, quindi, – per Virtuoso – che il Comune non si prefigge alcun obiettivo economico nei confronti di questa impresa, ma, probabilmente, intende alzare il livello qualitativo dell’offerta culturale al pubblico salernitano giovane e meno giovane. Tuttavia anche sotto questo aspetto la gestione è totalmente fallimentare. Infatti per ogni rappresentazione il costo medio è di 700mila euro, ma questi soldi non procurano alcun ritorno in termini di cultura, formazione, lavoro ai giovani e ai meno giovani salernitani.

Teatro La Scala Milano

Teatro La Scala Milano

Tutto il necessario per la realizzazione di un’opera, dalle scenografie ai costumi, dalle scarpe ai trucchi e perfino la manovalanza, viene noleggiato dal comune di Salerno sulla base delle indicazioni del direttore artistico. Un modus operandi – fa notare il pentastellato Virtuoso mettendo a confronto altre realtà teatrali italiane – che non trova eguali in nessun altro teatro pubblico d’Italia. A Milano, ad esempio, il Comune affida alla fondazione Teatro alla Scala la gestione dell’omonimo teatro. Nel 2016, a fronte di un contributo di 6 milioni di Euro, la fondazione ha messo in scena ben 197 rappresentazioni per un totale di 261 aperture di sipario. A queste vanno aggiunte 36 aperture di sipario in Tournée all’estero.

Il bilancio della Fondazione Teatro alla Scala di Milano – evidenzia ancora Virtuoso – chiude il 2016 con un valore di produzione di ben 121 milioni di euro ed un utile d’esercizio di ben 128 mila euro. La diffusione della cultura teatrale, nel capoluogo lombardo, è palpabile; basta guardare il numero degli ingressi al teatro: 127 mila persone complessivamente. Tra queste, oltre 18 mila anziani, 88 mila giovani e circa 20 mila adulti lavoratori. Per incassi complessivi di 47 milioni di euro. Ma il dato interessante, in questa gestione, – per l’attivista del Meetup M5S di Salerno – è rappresentato dagli 800 dipendenti della fondazione che produce gli spettacoli con il coinvolgimento delle scuole milanesi e formando i loro allievi. Ecco dunque la giusta conseguenza in termini di cultura, lavoro e formazione, che un Ente pubblico deve perseguire a fronte di una spesa.

Teatro Comunale di Bologna

Teatro Comunale di Bologna

Un’altra realtà, più prossima alla nostra, è quella di Bologna. Anche qui il Comune affida la gestione del Teatro comunale ad una fondazione con un contributo annuale che si aggira intorno ai due milioni e mezzo di euro. – prosegue ancora Virtuoso – Ebbene, la fondazione del teatro di Bologna ha chiuso il Bilancio 2016 con un utile di esercizio di 312 mila euro a fronte di un valore di produzione di oltre 21 milioni di euro. 136 alzate di sipario nel 2016 con una presenza di oltre 83 mila spettatori, la fondazione fa lavorare sul territorio professori d’orchestra, maestri del coro, impiegati amministrativi, dirigenti e personale tecnico. Anche a Bologna la formazione, il lavoro e l’educazione all’opera teatrale è al centro degli obiettivi dell’Ente pubblico.

Questi esempi mettono in evidenza – secondo Virtuoso – una incapacità del Comune di Salerno di gestire, seppur con notevoli cifre, un teatro comunale in funzione dei benefici alla collettività. Con l’affidamento di una cifra così alta ad una sola persona e con la semplificazione dell’organizzazione attraverso il noleggio di qualsiasi elemento utile, non si è creato e non si creerà mai un’autonomia produttiva salernitana capace di creare figure professionali sul territorio.

Inoltre questo tipo di gestione – conclude l’attivista Francesco Virtuoso del Meetup M5S di Salerno – non crea alcuna infrastruttura di proprietà che, altrimenti, potrebbe essere messa a disposizione dei numerosissimi artisti presenti sul territorio che oggi devono, con enormi sforzi personali e senza alcun aiuto, provvedere alla propria crescita. Basterebbe un piccolo sforzo, il coinvolgimento dei professionisti del settore e tanta volontà per iniziare un nuovo percorso di crescita culturale, professionale e di formazione della nostra città intorno al Teatro Verdi».

teatro-verdi-salerno

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Purtroppo, senza contestare i dati che sicuramente, come ha scritto Virtuoso, li ha attinti da fonti ufficiali, va detto che Salerno non è Bologna e non è Milano, e non ha una tradizione artistica lirico-sinfonica e teatrale come quella di Bologna e di Milano. Va da se che comunque forse andrebbe fatto di più e magari in maniera più collegiale, pur lasciando l’autonomia artistica ad Oren e forse operare una gestione più oculata o quantomeno più a misura della realtà salernitana.

È giusto ricordare, indipendentemente dalle tradizioni, che Bologna con i suoi 400mila abitanti della sola Città e gli oltre 1milione e quattrocentomila circa della sua Area Metropolitana è la quarta Città più popolosa del Nord dopo Milano, Torino e Genova; Milano con 1milione e 400mila abitanti della sola Città e 5milioni della sua Area Metropolitana è una delle Città europee più popolose del vecchio continente; Salerno invece ha solo 130mila abitanti e la provincia intera di Salerno, una delle più estese d’Italia, ha 1milione e centomila abitanti, immaginiamo chi si dovrebbe recare da Sapri a Salerno o da Sala Consilina a Salerno per assistere ad una rappresentazione presso il Teatro Verdi. Di qui immaginare grandi “manovre” risulta veramente impossibile. Tuttavia va ricordato che da qualche anno a questa parte il cartellone artistico del Verdi è abbastanza interessante e riesce a collocarsi come produzione e come valore artistico tra i migliori palcoscenici, grazie anche al Maestro Daniel Oren.

Allora prendendo spunto da queste palesi realtà, forse sarebbe giusto, opportuno, ridimensionare il cartellone per ridurre i costi, ma di quì un altro interrogativo: Ce la sentiamo di privare la Città di Salerno e l’intera provincia di assistere a spettacoli teatrali, a rappresentazioni liriche e sinfoniche di altissimo livello solo perchè semmai il Teatro Verdi non è in un’area metropolitana abitata da milioni di persone laddove anche se si proietta il nulla si riempiono le sale? Nessuno direbbe si.

Forse la via di mezzo sarebbe quella, che riconoscendo un valore a questa domanda si potrebbe ritenere giusto che la funzione sociale del Teatro Verdi fosse quella di una “scuola” di cultura artistica, attraverso la quale si possa aspirare alla formazione di giovani talenti, offrendo loro il palcoscenico, per modo da rendere equivalente spesa e risultati, che ovviamente non devono e non possono essere trattati con un piglio ragionieristico.

Salerno, 23 dicembre 2017

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