Eboli amministrative e dopo voto: La vittoria dei veleni

Melchionda ha vinto da solo, non c’è spazio per gruppi e sottogruppi, la realtà impone la formazione di una Giunta di valore ma anche quella di assumersi  il carico politico della gestione del suo Partito.

Melchionda scelga: la libertà o la prigionia politica

La vittoria elettorale,  non copre e non cancella problemi e contraddizioni emersi prima delle elezioni e che hanno logorato PD e Melchionda.

Melchionda il Comizio della Vittoria

EBOLI – Le elezioni amministrative sono passate, Martino Melchionda è stato riconfermato Sindaco di Eboli, tra i 18 Consiglieri Comunali ci sono vecchie conoscenze e nuovi ingressi  e il clima tra le due coalizioni sembra si sia un poco disteso anche a seguito delle dichiarazioni responsabili dello stesso Melchionda. Adesso però sembra che ci siano diversi tentativi di “capitalizzare” la vittoria.

Scampato il pericolo di una clamorosa sconfitta a seguito dei suoi tentennamenti pre elettorali, ora il Partito Democratico, il maggiore “azionista” del nuovo assetto politico, deve dare prova di maturità, evitando di fagocitare gli alleati-concorrenti delle altre due liste: Fatti per Eboli, propaggine del PD, e l’API di Rutelli.

La vittoria elettorale, in ogni caso, non copre e non cancella i problemi che sono emersi prima delle elezioni e prima ancora della presentazione delle liste. Problemi che sono da ricondurre alla diversa storia politica dei singoli soggetti appartenenti al PD  e a quella delle varie aree politiche che compongono il PD stesso: gli eredi del PCI-PDS-DS; cattolici della Margherita, eredi della tradizione cattolico-democratica della DC -Popolari; liberal-socialisti e socialisti-riformisti, eredi della migliore tradizione socialista e orfani di quella classe dirigente socialista che a seguito di tangentopoli fu abbandonata dai suoi dirigenti e dispersa dalle varie circostanze politiche.

A questi problemi di carattere politico-ideologici, si sono aggiunti quelli della convivenza, venuta fuori dai nuovi assetti politici e dalla emersione di “nuove” classi dirigenti e “nuovi” leaders, che inevitabilmente si sono scontrati con quelli “vecchi”, generando un vero e proprio gioco al massacro e ingessando un Partito, che aveva la presunzione di fare da argine a Silvio Berlusconi e al suo modo “fluido” di rapportarsi con l’elettorato.

E’ avvenuto dappertutto ed è avvenuto anche ad Eboli, che riproponeva in maniera perfetta questo scontro tra le varie anime e i vari soggetti: Conte, Cuomo, Capaccio, e Melchionda, che nel frattempo amministrava senza guida e senza indicazioni indebolendo il PD stesso e la sua azione proiettata più al suo interno che diversamente all’esterno. Lo scontro si è alimentato fino all’inverosimile, eccezzion fatta per lo “spazio” dedicato alle primarie, durante le quali si dissotterrava l’ascia di guerra e si ritrovavano sempre in un accordo, rinviando continuamente quello che era il problema vero: l’integrazione tra i vari soggetti e le varie eree e l’intercettazione dei nuovi bisogni della società.

Mentre il Partito Democratico si attardava nelle scelte, si logorava e inevitabilmente logorava anche Melchionda salvo poi a recuperarlo in “zona cesarini” e ricandidarlo, Massimo Cariello approfittando del vuoto territoriale, intuitivamente lo ha occupato e anche se la sua proposta politica non era del tutto convincente, si è lanciato in una campagna elettorale poi divenuta aspra e violenta.

L’andamento è comune a tutti e le conclusioni vittoriose del Sindaco uscente Martino Melchionda, sono altrettanto note a tutti, come è apparso evidente. Proprio per quelle sue contraddizioni che il PD e i suoi principali attori si portavano appresso, che si è affrontata una campagna elettorale in tono “minore”, convinti di non giungere ad un risultato utile, offrendo per contro, ai propri avversari-contendenti  e agli stessi elettori un’immagine di disfatta.

Lasciato solo e con il suo partito e la sua coalizione indebolita, Melchionda ha risalito la china ed è riuscito a vincere un battaglia che sembrava persa sul nascere. In effetti Melchionda ha vinto da solo, con i suoi candidati e con i suoi elettori. Alla vittoria non ha contribuito per niente la la classe dirigente provinciale e nazionale e non hanno contribuito deputati e senatori del PD.

Quella classe dirigente, o meglio dominante, che ora vorrebbe attribuirsi meriti si è mantenuta a debita distanza, e addirittura alcuni avrebbero remato contro: c’è chi lo ha fatto prima, ostacolando a tutti i costi la candidatura Melchionda; c’è chi lo ha fatto durante, partecipando apertamente anche ai comizi di Cariello, come l’Assessore del Comune di Salerno Raimo  e Simone Valiante, e ordendo complotti trasversali e provinciali, con la partecipazione anche del Presidente della Provincia Edmondo Cirielli; e chi lo fa ancora adesso, beccandosi pubblicamente e a mezzo stampa, sui meriti e sulle responsabilità come hanno fatto Carmelo Conte e Antonio Cuomo.

Melchionda ha vinto da solo, ed ora non c’è spazio per gruppi e sottogruppi, questa realtà impone al Sindaco oltre alla responsabilità di dare subito e senza condizionamenti una Giunta di valore, anche quella di assumersi  il carico politico della gestione del suo Partito. La lezione avuta e le sofferenze provate nel corso della campagna elettorale impongono soluzioni che non devono rispecchiare gli scenari ante elezioni. Non bisogna farsi trascinare in una strada senza uscita e trasformare la vittoria elettorale in una vittoria di “veleni”.

Il ballo delle poltrone è iniziato. Nelle ultime ore avanzano ipotesi di formazione della giunta seguendo una specie di manuale Cencelli che attribuirebbe a questo o a quel partito o lista pesi, contrappesi e piazzamenti, dando l’impressione   che nulla è cambiato. La città ha bisogno di essere amministrata e non ricattata da gruppi vari.

L’opportunità per Melchionda di formare una giunta di peso politico e di valore indiscusso, anche attingendo dalle stesse liste, ci sono e gli elettori lo esigono. Un segnale forte sarebbe sicuramente quello di dare una rappresentanza in giunta alle singole liste, ma senza farsi coinvolgere nel discorso dei gruppi. Dalle urne è uscita una sola indicazione politica e chi volesse discostarsene va nella direzione di riproporre vecchi schemi che nel corso della legislatura potrebbero fare nuovamente prigioniero il Sindaco e l’Amministrazione.

Melchionda scelga: la libertà o la prigionia politica.

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