Il Lato Mancante

La maggioranza difendono se stessa copre gli angoli bui, laddove invece, sarebbe bene fare  luce.

L’istinto di Berlusconi è difendere ad oltranza gli esponenti discussi, e magari imputati, ritenendo sia il primo dovere di un leader politico anche a costo di pagare un prezzo sempre più alto.

Massimo Franco Editorialista Corriere della Sera

di Massimo Franco

È comprensibile la tentazione del centrodestra di reagire all’inchiesta che riguarda il coordinatore del Pdl, Denis Verdini, facendo quadrato. Corrobora la tesi del complotto antigovernativo della magistratura. Serve a serrare i ranghi, a costo di additare i dubbiosi come sabotatori, assimilabili agli avversari. Eppure, vicende del recente passato hanno reso applicabile al centrodestra la massima che l’ex premier Giulio Andreotti aveva dedicato ai «quadrati» che la Dc costruiva per difendere i suoi uomini sotto accusa: alla fine, al quadrato mancava sempre un lato. Il lato mancante dipendeva dalla spregiudicatezza politica di chi contava sulle disgrazie altrui; ma anche dal fatto che alcuni personaggi erano indifendibili.

Non è ancora chiaro a quale categoria appartenga Verdini: se di vittima delle congiure e del cinismo altrui, o di artefice della propria disgrazia giudiziaria. L’effetto che le sue vicende stanno producendo sul centrodestra, tuttavia, comincia ad assumere contorni chiari. Silvio Berlusconi è portato quasi d’istinto a difendere ad oltranza esponenti discussi, e magari imputati, ritenendolo il primo dovere di un leader politico: a costo di pagare un prezzo sempre più alto. Si è visto con i casi del ministro Claudio Scajola, del neoministro  Aldo Brancher, del sottosegretario Nicola Cosentino; e adesso del coordinatore del partito, risucchiato nell’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti per l’energia eolica in Sardegna accanto, fra gli altri, proprio a Cosentino. Si può magari ironizzare sul sottobosco di logge e lobby segrete che incorniciano questo nuovo spaccato della nomenklatura: sono un tocco aggiuntivo che rischia di sviare l’attenzione.

L’effetto dei primi risultati delle indagini è però quello di schiacciare e velare anche quanto di buono, poco o tanto che sia, il governo cerca di fare. Vengono messi in ombra alcuni successi indubbi del Viminale nella lotta alla criminalità, una manovra economica ambiziosa e contestata e il tentativo tormentato di riforma dell’Università. E si finisce per concentrare l’attenzione un po’ disgustata dell’opinione pubblica soltanto sul binomio politica-malaffare. Può darsi che ci sia chi vuole esagerare questi intrecci inquietanti; trarne conseguenze definitive e liquidatorie, e ricavarne vantaggi. Ma il modo in cui Palazzo Chigi e la maggioranza difendono se stessi e coprono anche gli angoli bui dove invece sarebbe bene fare entrare qualche lama di luce non sembra di buon auspicio. È rischioso lanciare ipotesi improbabili di unità nazionale mentre il Pdl vive in trincea.

Lo scarto fra presente e futuro accentua solo l’affanno in cui vive oggi la coalizione berlusconiana, prigioniera in un cul de sac politico-giudiziario. Si sta rivelando illusorio riuscire a tenere dentro tutto, rami secchi e marci compresi: al punto che c’è da chiedersi se Berlusconi possa andare avanti senza reciderli, condannandosi all’immobilismo e ad un’agenda dettata dall’esterno. L’impressione è che «la strategia del quadrato» non basti più. Manca sempre una sponda: oggi Gianfranco Fini; domani, magari, Umberto Bossi. E alla fine, il lato mancante potrebbe essere un elettorato che appena due anni fa ha consegnato il Paese al centrodestra.

Massimo Franco

Corriere della Sera

4 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Ma quale complotto, questa è una cricca che ha un unico scopo quella di fare affari a scapito dell’Iatalia e degli italiani.

  2. E’ evidente che le malefatte di Cosentino, Verdini, Anemone, De Santis, e di tutti gli uomini ” della cricca”, vengono SCOPERTE grazie alle intercettazioni. La volontà espressa in più occasioni da Berlusconi, nel voler PARLARE per telefono INDISTURBATO con chi vuole lui e dire tutto quello che lui vuole è alla base del blocco delle intercettazioni telefoniche e dice che gli taliani sono stanchi di non poter fare ciò. Ma chi non ha niente da nascondere di cosa deve temere?. Leggete questa news di ieri 13 luglio.
    ‘Dobbiamo registrare che e’ stata violata la privacy di tanti ‘ndranghetisti”. Cosi’ il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha risposto, ironizzando, a chi gli aveva chiesto una valutazione sugli impatti che il ddl intercettazioni potrebbe avere sulle indagini contro le organizzazioni criminali. Grasso, che oggi ha partecipato alla conferenza stampa in corso a Milano per illustrare i dettagli della maxi operazione che ha portato all’arresto di oltre 300 esponenti della ‘ndrangheta calabrese e lombarda, non ha voluto aggiungere altro sul ddl all’esame della Camera. Piu’ nel dettaglio e’ antrato il pm di Milano, Ilda Boccassini, che ha definito ”di fondamentale importanza” le intercettazioni telefoniche e ambientali.

    Quest’ultime, in particolare, sono secondo il magistrato ”difficilissime”, considerato che gli ‘ndranghetisti organizzano i propri summit ”in posti come cene, battesimi e matrimoni”, ossia ”luoghi scelti prima dove si sentono tranquilli”. Tuttavia, ha precisato il magistrato, e’ proprio grazie all’utilizzo delle intercettazioni che ”siamo riusciti a scoprire piu’ di 40 summit in due anni sul territorio di Milano”.

    Nessun commento nel merito sul ddl intercettazioni e’ invece arrivato dal procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone. ”E’ inutile – si e’ limitato a dire – parlare di un ddl che e’ in corso di cambiamento”. Il magistrato ha tuttavia citato l’intercettazione dove due esponenti di primo piano della ‘ndrangheta parlano, paradossalmente, proprio del ddl intercettazioni, con uno di loro che afferma ‘le rovine degli uomini (ossia gli uomini d’onore, ndr) sono le macchine e i telefonini’, lasciando cosi’ intendere che le intercettazioni telefoniche e quelle ambientali sulle automobili sono le piu’ pericolose per gli esponenti delle organizzazioni criminali. ”Questo – ha aggiunto il procuratore Pignatone – per ribadire quale e’ l’entita’ del problema”.
    E’ CHIARO ??

  3. Adesso Berlusconi è rabbioso. Ma la ciurma che gli sta intorno è indifendibile e lui stesso è indifendibile.

  4. Berlusconi è un personaggio unico nel panorama mondiale, di una unicità cui molti italiani farebbero a meno.Confonde il mandato elettorale come una sorta di slava-condotto “ab aeterno”, concezione aberrante della democrazia partecipata.Basta raffrontarci con la vicina Francia per renderci conto che sarebbe impensabile creare un clima di perenne contrasto con gli altri organi costituzionali, ed i partiti dell’opposizione, nei paesi civili i limiti si rispettano,come il galateo istituzionale.Ora urla al vento il solito complotto,invece di indignarsi, cercando di fare pulizia interna al partito, zeppo di personaggi “sinistri” con trame affaristica di dubbia provenienza.Ill rischio futuro, è che il Cavaliere lombardo, voglia forzare su di un progetto a lui caro: IL PRESIDENZIALISMO;erlusconi ha vari problemi e una soluzione unica per tutti: elezioni anticipate stroncando l’attuale legislatura, malgrado la maggioranza bulgara di cui dispone.Primo: questo Parlamento non è quello che eleggerà il prossimo Presidente della Repubblica. Dunque se Berlusconi vuole diventare capo dello Stato, deve aspettare il prossimo Parlamento. Ma il prossimo Parlamento sarà eletto soltanto fra quattro anni e Berlusconi sa che quattro anni di crisi economica sono lunghi e corrosivi. Oggi è al massimo del consenso, ma nessuno può dire che cosa accadrà fra quattro anni. Anzi, secondo le previsioni più ragionevoli, un governo che affronti una dura crisi economica, secondo quanto insegna la storia europea, alla fine perde le elezioni, o comunque raccoglie meno consenso di quello che aveva avuto all’origine.

    Altro problema: l’espansione della Lega Nord che in regioni come il Veneto marcia verso il 40 per cento.

    E ancora: la concorrenza di Fini che ha preso seriamente le distanze da lui, candidandosi come futuro leader del centro destra. Berlusconi non vuole che, quando e se salirà al Quirinale, governi Fini. Vuole che governi uno dei suoi: presumibilmente Alfano o la Gelmini. Berlusconi pensa di usare il settennato al Quirinale per seguitare ad avere un ruolo di comando sulla politica e i governi, scegliendo un primo ministro proveniente dalla sua nidiata e che esegua i suoi ordini, creando così di fatto un sistema presidenzialista alla francese, con un Presidente con ampi poteri e un primo ministro più o meno sottomesso. Come fare? occorre stroncare questa legislatura.

    Ma come si fa a stroncare una legislatura in cui ha già la maggioranza assoluta?

    In due modi: facendo in modo che il referendum abbia successo e vinca, oppure – se il referendum fallisce – attuando riforme costituzionali che costringano il Capo dello Stato a prendere atto del fatto che sono state approvate nuove regole che delegittimano le vecchie e che richiedono dunque elezioni generali anticipate.

    Al Congresso di unificazione le prime file sono state occupate da giovani che saranno i deputati della prossima Camera, tutti berluscones intorno ai 30 anni, tanti carfagnini e carfagnine d’allevamento, di bella presenza e cresciuti in batteria nel pollaio del berlusconismo più puro.

    Questi giovani riempiranno il prossimo Parlamento e circa l’80 per cento degli attuali parlamentari saranno licenziati. Questa conclusione è stata valutata da tutti come il risultato anche scenografico della scelta di relegare alle terze e quarte file gli attuali politici, privilegiando una generazione clonata e pronta ad eseguire con gioiosa passività gli ordini del capo. Sono giovani che non hanno mai conosciuto la vera politica, la democrazia, i partiti, le idee e le ideologie. Sono ragazzi opachi e entusiasti che recitano il breviario berlusconiano come un catechismo e sono ambiziosi, carrieristi e animati da uno spirito di pura adorazione del leader.Ma se dovesse emergere una tendenza al ribasso che lasci prevedere un declino del PDL e una sua erosione veloce, Berlusconi è pronto a giocare il tutto per tutto: approvare leggi elettorali e istituzionali alla svelta e correre al Quirinale. Occorre naturalmente che Napolitano sia della partita, ma il Capo dello Stato non ha molte alternative.

    Se il piano funzionerà, Berlusconi di fatto governerà l’Italia non solo per quel che resta di questa legislatura, ma di fatto anche durante il settennato quirinalizio, guidando governi di gente sua e relegando le ambizioni di Fini alla soffitta dei sogni.

    Non è una strada tutta in discesa: Berlusconi deve fare i conti con Lega e AN, è una partita dura e complessa, che prevede fra l’altro una tenuta flebile ma non rovinosa del PD di cui Berlusconi ha bisogno come elemento legittimatore. Questa è la ragione per cui PDL e PD d’accordo hanno voluto impedire che alle europee i piccoli partiti fossero rappresentati: grazie allo sbarramento al 4 per cento, il PD può fare il pieno dei voti di sinistra, senza mostrare per intero tutta la sua crisi e questo è un favore che Berlusconi ha reso alle opposizioni! In caso di bocciatura del «Lodo Alfano» i «danni» per il premier Silvio Berlusconi sarebbero gravi. Anzi, «irreparabili». La ripresa dei processi a suo carico, in una situazione attuale di «inefficienze e anomalie» con «spettacolarizzazione delle notizie» da un lato e lentezza dei processi dall’altro, potrebbe esporre il premier fino al punto da indurlo alle «dimissioni»Il «lodo Alfano» è invece una legge «non solo legittima ma addirittura dovuta» , perchè in grado di coordinare due interessi: quello «personale dell’imputato a difendersi in giudizio»; e «quello generale, oltre che personale, all’ esercizio efficiente delle funzioni pubbliche» svolte dal premier. Se invece la legge venisse bocciata dai giudici della Consulta, c’è il pericolo che si ripeta quanto accadde a Giovanni Leone quando lasciò anzitempo il Quirinale perchè travolto dalle polemiche sullo scandalo Lockheed: «talvolta la sola minaccia di un procedimento penale può costringere alle dimissioni prima che intervenga una sentenza ed anche quando i sospetti diffusi presso la pubblica opinione si sono dimostrati infondati». E ancora: la «eccessiva esposizione» del processo sui media unita alla lentezza della giustizia italiana rappresentano un ulteriore danno all’immagine pubblica del premier. «Sono rari – sottolinea l’avv. Nori – i processi penali che si concludono dentro il tempo di una legislatura (ancor di più, di un mandato di un Presidente del Consiglio dei ministri); di conseguenza quest’ultimo si trova esposto al rischio di subire per tutta la durata della carica i danni conseguenti». L’invito alla Consulta è di tener conto, nel giudicare il «lodo», non solo di «ipotesi astratte» ma anche della «reale situazione attuale».Ci si oblia che Tutti i cittadini devono essere uguali davanti alla LEGGE,Anche Berlusconi, ed il solo dover discutere di una legge tale, è a parer mio sinonimo di colpevolezza

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